CENACOLO UNO

 

PRATICHE RELIGIOSE CONTRO DIO ?

 

 Sì, esistono pratiche religiose, espressioni di religiosità che non solo sono umane, volute e inventate da uomini, ma perfino contro Dio. 

 Il fenomeno viene riscontrato anche dal Vangelo.  Ma si incontra anche di frequente nella vita quotidiana.  Un esempio:  una persona, molto devota del S. Cuore, era puntuale alla comunione del primo venerdì del mese.  Così  Gesù aveva chiesto a S. Margherita in riparazione delle comunioni sacrileghe.  Capita che un venerdì, quella persona molto devota, non poté confessarsi prima della messa e si confessò dopo la comunione.  Ma purtroppo quella comunione era sacrilega, cioè fatta in peccato mortale.  Al richiamo del confessore, ecco la risposta:  Ma io perdevo il primo venerdì! – E per non perdere il primo venerdì si fa una comunione sacrilega?  E’ una pratica religiosa contro Dio, in offesa aperta a lui!

 Leggiamo una pagina del vangelo di Marco (3,1ss):  “Entrò nella sinagoga.  C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e osservavano Gesù per vedere se lo guariva in giorno di sabato.  Disse Gesù:  E’ lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla? -  Ma i farisei tacevano.  Gesù, guardandoli tutt’intorno, con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:  Stendi la mano! – La stese e la sua mano fu risanata.  I farisei uscirono subito e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.”  

 Il sabato doveva essere il giorno del riposo, della libertà, del festoso incontro con Dio e con il prossimo, l’annunzio della gioia senza fine nell’eterno incontro in paradiso.

 La Bibbia dice:  “Sei giorni faticherai, ma il settimo giorno è sabato (= riposo) per il Signore tuo Dio:  non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né il tuo schiavo, né il tuo bue o l’asino perché si riposino con te.  Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso;  perciò ti ordina di osservare il giorno di sabato”  (Deuteronomio 5, 12ss).

 L’uomo non è stato creato per affaticarsi, per guadagnare senza misura, ma per Iddio e per formare davanti a lui una comunità di fratelli che vivono in pace e gioia la vita terrena nell’attesa di quella felice per sempre nell’eternità.  Il giorno festivo è perciò il giorno di Dio in cui tutti i suoi figli anelano alla gioia perfetta e la pregustano già in questo mondo.

 Il fariseismo aveva materializzato il precetto del sabato, staccandolo dalla vera fonte divina e religiosa autentica e ne aveva fatto un idolo contro il volere di Dio anzi opponendosi a Dio fino al tentativo della sua distruzione.  Gesù-Dio infatti per il precetto del sabato viene condannato a morte.  Per le pratiche religiose, fatte dagli uomini, si va contro Dio!

 Come si giunge a questo?  Prima di tutto con l’ignoranza religiosa, poi con la malizia e durezza del cuore.  Cuore significa l’intimo di noi stessi.  Le pratiche religiose devono addolcire i cuori, devono trasformare l’uomo verso il bene a partire dal di dentro.  Una religiosità che non scalfisce il cuore è falsa e va contro Dio e contro l’uomo.  Gesù che voleva salvare l’uomo malato viene condannato a morte.

       Il Papa ripetutamente dice che andare contro l’uomo, lottare e fare guerra in nome di Dio è una falsa religiosità.  Non si possono dichiarare mai “sante” le guerre, gli odi, le vendette davanti al Dio che si definisce Amore, Bontà, Benevolenza, Pace, Gioia.

       Prendiamo un’altra pagina del vangelo di Marco (12,1ss):  Un uomo piantò una vigna e la diede in affitto a dei vignaioli.  A suo tempo inviò un servo a ritirare i frutti.  Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote.  Ne inviò altri, ma essi li trattarono tutti così.  In ultimo mandò il figlio.  Quei vignaioli dissero:  Uccidiamolo e così la vigna sarà nostra.  Che cosa farà dunque il padrone della vigna?  Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri che la faranno fruttificare.

 La vigna è la religiosità.  Dio creò la religiosità in Israele con le sue varie rivelazioni lungo il percorso di quasi duemila anni, da Abramo (primo ebreo) fino a Cristo.  Ma quella religiosità fu senza frutti.  Frutti religiosi sono la pace, la fraternità, la bontà…

 I servi sono i profeti e gli uomini santi che Dio mandò in varie epoche fino a Gesù, figlio suo unigenito.  E Gesù fu ucciso in croce in falso nome di Dio.  Ma che è successo?  Israele, che era la vera religione, fu escluso dalla religiosità del Messia Gesù, il cristianesimo.  E già da duemila anni è fuori della religione rivelata oggi dal Messia.  E dire che erano stati creati apposto per preparare, accogliere il Messia e darlo al mondo. E invece, i pagani affluirono in massa nel cristianesimo, mentre Israele si autoscomunicò.

 Perché?  Perché cercavano una religiosità a modo proprio e contro Dio.  Dice la Bibbia (in Romani cc.9-11):  Israele cercò di stabilire una sua propria giustizia (cioè religiosità) contro quella stabilita da Dio.  Quale religiosità voleva e vuole Dio?  Quella della fede, dell’abbandono incondizionato a lui, della disponibilità al suo volere, della fiducia nella sua bontà…  Israele invece pretendeva di avere meriti davanti a Dio osservando le leggi del bene, ma in realtà trasgredendone molte perché è impossibile che l’uomo viva senza peccati.  Dio – dice la Bibbia nei  capitoli citati – ha richiusi tutti sotto il peccato cioè ha visto che tutti siamo peccatori e incapaci di salvarci.  Chi si salverà allora?  Chi si abbandona incondizionatamente fra le braccia del Redentore che per noi è morto in croce.  Non quindi l’uomo salva se stesso, ma Cristo salva chi a lui si affida con fede totale, piena, incondizionata…

 Non tutti gli Israeliti sono tali, ma solo quelli che agiscono come il primo Israelita, cioè Abramo, uomo di fede e di abbandono a Dio.  Anzi, se i discendenti carnali di Abramo non tutti sono da dirsi Israeliti, molti altri che vengono dal paganesimo sono graditi a Dio per la fede di Abramo e perciò suoi figli spirituali.

 Che dobbiamo dire che Israele è stato ripudiato da Dio?  No.  La salvezza è puro dono e si ottiene per la bontà di Dio.  E’ vero che Israele si è allontanato da Dio per mancanza di fede e per la pretesa di salvarsi con le sue sole forze.  Però Dio lo considera sempre suo popolo prediletto e attende il momento in cui si ravvederà da questa deleteria pretesa e si abbandonerà a Dio accogliendo il Redentore che salva gratis.  Allora tutto Israele in massa e come popolo entrerà nel cristianesimo.  Così insegna la Bibbia e così attendiamo.

 Dai capitoli 9-11 di Romani deduciamo cinque regole utili per la religiosità biblica autentica.

1) LA LEGGE DELL’INCARNAZIONE.

       La nostra grande salvezza proviene dal fatto che il Figlio di Dio si è fatto uomo e così ha assunto tutto il genere umano e ogni persona che a lui si affida e non si oppone.  Il primo grande sacramento che ci salva è l’incarnazione del Figlio di Dio.  Allora tutta la sua santità di vita fluisce in chi la accoglie e non si oppone osservando docilmente quanto Gesù ci ha insegnato nel Vangelo.

2) LA LEGGE DELLA FEDE.

       E’ aderire a Cristo, unirsi a lui, partecipare ai suoi sacramenti, alle sue parole, al suo amore, alla sua bontà implorandola, imitandola, fruendola quanto più egli la fa scendere in noi.

3) LA LEGGE DELLA PERSONALITA’.

       Ogni persona è un mondo intero e può raggiungere la salvezza e la pace se vuole aderire a Cristo a prescindere da qualsiasi situazione contraria.  Nessuno può dire:  Il mondo è corrotto, non c’è possibilità di salvezza.  Ma si deve dire:  Chi vuole può salvarsi aderendo a Cristo.  Aprite il Vangelo e aprite il cuore ad esso.

4) LEGGE DELLA SOLIDARIETA’.

       Ogni persona partecipa del bene e del male che esiste in tutto il genere umano perciò soffre e gode per l’operato altrui poiché siamo come un solo organismo.  Ma in questo misterioso organismo si è inserito il Figlio di Dio per cui la salvezza in definitiva è assicurata e fra tanto male c’è sempre il prevalere del bene perché il male viene da uomini, il bene da Dio che è incarnato nell’umanità:

5) LEGGE DEL CONTRASTO.

       Chi vuole può influire in tutto il mondo e il modo per influenzarlo e cambiarlo non è quello della delusione o della critica, ma quello del “contrasto”:  versa bene dove trovi male, rispondi al male con il bene, all’odio con l’amore. 

 Dice la Lettera ai Romani:  Quello che Dio non poteva ottenere (far sì che l’uomo risponda al male con il bene)  l’ottenne mandando il Figlio suo nella carne umana (cfr.c.8).  E così un uomo, Gesù, divenne capace di vincere il male con il bene.  Da quel momento, per legge di solidarietà, il bene si è diffuso a macchia d’olio:  quanti santi in duemila anni di cristianesimo!  Bisognerebbe leggere le vite di questi eroi ignoti e benefattori dell’umanità!

 Se per il peccato di uno solo (Adamo) il peccato entrò nel mondo e produsse disastri, quanto più si diffonde il bene per la bontà di un altro uomo, Gesù?  Così la stessa Lettera al c. 5.

 E allora?  Unitevi a Cristo.  Come?  Con il battesino e i sacramenti egli è ancora vivo, tangibile, e può diventare nostro corpo e sangue come Maria e Cristo così ogni cristiano e lui mediante i sacramenti di cui il più vistoso è la comunione eucaristica:  nutrirsi del suo corpo e del suo sangue!!!

 Giunti a questo punto, si può leggere la stessa Lettera nei capitoli 12ss:  sono insegnamenti pieni di spiritualità e di respiro elevato.

 Chi desidera un breve aiuto per leggere la Lettera ai Romani può rivolgersi al sottoscritto e lo avrà gratis.

 

(indirizzo e-mail sulla prima pagina del sito)

 

 

 

CENACOLO DUE

 

IL CRISTIANO E’ IN UNIONE INTIMA, VITALE E DIVINA CON CRISTO

 

 Il vangelo secondo Giovanni (2,13ss)dice che Gesù scacciò i venditori dal tempio di Gerusalemme a forza di sferzate.  Il gesto era motivato dal grave abuso che distruggeva la vera religiosità.  E infatti, proprio quella religiosità, troppo interessata dal punto di vista economico, avrebbe portato Israele a rifiutare il Messia.  Questo causò la distruzione della religiosità d’Israele.

 E’ necessario comprendere bene la pagina del vangelo per capire qual è la vera religiosità cristiana ed evitare il pericolo di falsificare i rapporti autentici con Dio come furono insegnati da Gesù.

 Gesù disse:  “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo riedificherò”.  Il vangelo commenta:  “Egli parlava del tempio del suo corpo”.

 Che cosa è il tempio secondo la Bibbia?  Gesù come può chiamarsi tempio di Dio?

 

 Il tempio è il luogo di incontro fra l’uomo e Dio.

 

 Nell’Antico Testamento si costruivano i templi nei luoghi in cui egli appariva e si metteva in contatto con i fedeli.  Il tempio aveva il compito di perpetuare lo stesso contatto divino quante volte si voleva entrando nel luogo sacro.

 Il tempio di Gerusalemme fu costruito sul luogo ove Dio apparve a Davide durante una peste che aveva mietuto molte vittime.  Alla preghiera del santo re, Dio concesse la grazia della fine della peste.

 Anche ora, i templi si costruiscono dove appare il divino (come a Lourdes, Fatima, Siracusa) oppure dove il divino viene regolarmente comunicato attraverso i sacramenti.

 

 Gesù è il tempio di Dio,

 

 tempio distrutto dalla morte e ricostruito splendidamente con la risurrezione.  Nel suo corpo umano, infatti, abita la pienezza della divinità (Col 2,9).  La sua umanità rende visibile la divinità.  Dio si è reso vicino e comunicabile attraverso l’incarnazione del Figlio venuto fra noi, uomo tra gli uomini.

 Gesù è il punto di incontro fra Dio e l’umanità.  LA RELIGIOSITA’ CRISTIANA, quella attuata da Cristo, E’ UN LEGAME INTIMO, REALE E DIVINO FRA CRISTO E I CRISTIANI.

 

 Gesù è legato con i cristiani mediante il suo corpo e il suo Spirito

 

 Gesù ha detto:  “Rimanete in me e io in voi…  Io sono la vite e voi i tralci “ (Gv 15,1ss).  La vite e i tralci formano una sola pianta, una sola vita come madre e figlio nel suo grembo, come la Vergine benedetta e il suo bambino Gesù nel suo seno.  Non è forse questa la grande e inimmaginabile realtà che avviene con la comunione eucaristica?  In essa, Gesù viene sotto le apparenze del pane a formare con noi una sola vita, un cuore, una carne e uno spirito.

 Gesù ci comunica anche il suo spirito, il suo animo, i suoi sentimenti, il suo sentire, il suo amore.  Tutto questo nella vita umana resta a livello di sentimenti.  Ma in Dio il sentire, l’amore e l’affetto è una Persona divina che si chiama Spirito Santo.  Gesù ci comunica il suo Santo Spirito, insieme con il suo Padre e con se stesso uomo e Dio.

 Ha detto Gesù:  “Io e il Padre siamo una cosa sola (una sola divinità) e verremo e abiteremo nel cuore del fedele.  Non vi lascio orfani, vi mando il mio Spirito Santo che abiterà in voi e presso di voi” (Gv cc. 14-16).

 Dunque le parole di Gesù (Rimanete in me e io in voi) hanno tutta la realtà dell’espressione.  Cristo abita in noi dal primo istante del nostro essere cristiani con il battesimo che vuol dire un tuffo nella divinità, un innesto in lui e nelle altre due persone divine, il Padre e lo Spirito.

 

 Che cosa è dunque la religione cristiana?

 

 E’ un fenomeno unico e solo, voluto da Dio che è venuto fra noi, si è fatto uomo, è diventato nostro concorporeo e consanguineo.  Non esistono altre forme di religiosità volute da Dio.  Chi non conosce il cristianesimo potrà cercare Dio come a tentoni.  Ma chi conosce il cristianesimo si sente cercato, trovato e raggiunto direttamente da Dio.

 La religione cristiana è il massimo legame che possa esistere fra persone e persone, fra Dio e uomo.  E’ al di sopra di qualsiasi legame o esperienza di amore.

 

 La Chiesa

 

 “Io sono la vite e voi i tralci”, ha detto Gesù.  Cristo una volta prese carne da Maria vergine, si legò a lei in maniera unica e singolare.  Ma quando ci meritò il perdono dei peccati con la sua redenzione e ci riversò il suo Santo Spirito con i sacramenti (a partire dal battesimo), allora l’incarnazione cominciò ad estendersi in tanti quanti sono i battezzati.  E tutti insieme formiamo un’immensa vite che abbraccia il mondo intero e va anche al di là includendo in sé tutti i trapassati che vivono in Cristo nella gioia senza fine del paradiso.  Questa immensa vite è il cristianesimo ossia la Chiesa, la “ekklesìa”, parola greca che significa raduno.  Ma quale raduno?  Una comunione di vita e di amore, di umanità e divinità, un corpo mistico meraviglioso, il corpo di Cristo che si estende in tutti i cristiani.

 Che esperienza di vita è mai questa?  Ora la percepiamo solo per fede.  Domani la sentiremo in tutta la sua realtà e sarà la gioia senza fine del paradiso, la partecipazione alla stessa sorte e vita di Dio per sempre.

 Si rendono conto tutti i cristiani di questa stupenda e divina realtà?  Di questa felice sorte toccata agli uomini?

 Il mondo conosce queste sublimi realtà che Gesù ha portato in terra?  Chi le conosce e le vive ha trovato la felicità.  Gesù è venuto nel mondo per renderci felici.  Ma la vera felicità si raggiungerà quando saremo nel traguardo finale della nostra esistenza.  Durante la vita terrena si vive di fede, di attesa, di preparazione e di sacrifici.  E’ il tempo della prova in cui dobbiamo anche meritare quello che ci è stato promesso.  L’uomo è persona libera e come tale deve andare da Cristo.

 

 Una parola ai cristiani

 

 Avete scoperto la vera essenza della vostra fede?  La vivete?  Oppure siete ancora ai margini per una carente conoscenza delle stupende realtà cristiane?  Quanti cristiani non hanno mai studiato seriamente la loro fede!

 Ditemi:

 La vostra religiosità è tutta protesa a Cristo oppure solo in parte?  Alcuni conoscono delle preghiere ai santi, ma poco sanno di Gesù.  Leggete e vivete il vangelo, i catechismi della dottrina cristiana…

 Entrando nelle chiese fate più attenzione alla statue dei santi o al Santo dei Santi, Gesù, che in molte chiese è vivo, vero, palpitante di amore nella santa ostia consacrata?

 Siete più facili alle “devozioni” che ai sacramenti, alla conoscenza adeguata del  cristianesimo?

  Vivete una fede miracolistica?  Questo accade quando si ragiona così:  Se Dio o i santi non mi fanno un miracolo, io non credo più.  Abramo, padre della fede, diceva:  Anche se Dio mi uccidesse, continuerei a credere e a sperare in lui.