ESSERE SORDI E MUTI DAVANTI A DIO
(vangelo di Marco 7,31ss)
Domenica XXIII B
a cura di Liborio da Cavallerizzo
“Gesù, di ritorno dalla regione di Tiro,
passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di
Galilea, in pieno territorio della Decapoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di
imporgli la mano. E portandolo in disparte, lontano dalla folla, gli pose le
dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un
sospiro e disse: Effatà,
cioè: Apriti. E subito gli si aprirono
gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più
egli lo raccomandava , più essi ne parlavano e, pieni di stupore,
dicevano: Ha fatto bene ogni cosa; fa
udire i sordi e fa parlare i muti”.
Dice il Vangelo: Gesù andò “in pieno territorio della Decapoli”. Era una regione non abitata da Ebrei, ma da Greci e Romani. Là si erano stabiliti soldati che avevano partecipato alla guerra di conquista della Palestina, fatta dall’impero romano. Gli abitanti della Decapoli erano tutti pagani.
Dice il Vangelo: Condussero a Gesù un sordomuto, pregandolo di guarirlo.
Questa guarigione si trova solo nel Vangelo di Marco, colui che accompagnò S. Pietro nell’evangelizzazione di Roma pagana e gli faceva da interprete. Queste notizie ci servono per capire che cosa intendeva dire Marco ai pagani di Roma quando narrava loro la guarigione del sordomuto.
E’ importante conoscere il pensiero di chi scrive le pagine della Bibbia. Il Vangelo è il culmine della Bibbia. Poiché Dio si servì di uomini da lui ispirati per comunicarci i suoi messaggi, il suo pensiero si incarnò negli scrittori sacri. Per questo più si conosce l’intenzione dell’autore e più si comprende il pensiero di Dio.
Che cosa intendeva dire Marco con la narrazione della guarigione del sordomuto?
Il sordomuto era visto da Marco in quei pagani di Roma che aderivano alla fede, si aprivano alla conoscenza del messaggio meraviglioso del cristianesimo e aprivano la lingua per lodare Dio e per pregarlo con immenso amore e gratitudine.
IL SORDOMUTO ERA IL PAGANO, che davanti a Dio non è capace di udire la sua voce e di rivolgergli i sentimenti dell’animo mediante la preghiera. Il pagano non aveva l’esperienza religiosa degli Ebrei che da due millenni conoscevano Dio. Essi poi erano ancora molto più lontani dall’esperienza religiosa dei cristiani. Questi avevano avuto il contatto con Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, apparso in Palestina. Di lui sia Pietro che Marco erano missionari ferventi. Lo avevano visto con i propri occhi, erano stati testimoni dei suoi fatti straordinari che proprio allora venivano messi in iscritto a Roma da Marco nel suo Vangelo.
I due missionari Pietro e Marco erano stati fatti dallo Spirito Santo autentici testimoni di Cristo mediante il sacramento dell’Ordine sacro (o sacerdozio). Ogni giorno sperimentavano la presenza del maestro Gesù negli incontri di preghiera propri dei cristiani e specialmente mediante la santa messa. Nella messa, Gesù è vivo e si comunica intimamente mediante la comunione.
Di tutte queste meraviglie, i pagani erano del tutto ignari. Avevano una conoscenza limitata di Dio e molto confusa come tutti coloro che sono vittime degli errori del paganesimo. Non avevano affatto l’idea cristiana del Dio pieno di bontà fino a giungere a morire in croce per amore, a rinchiudersi nella santa Ostia consacrata per stare cuore e cuore con i propri fedeli.
Al contrario, la conoscenza di Dio presso i cristiani era molto elevata ed era perché confermata dalla fede soprannaturale, che è come un microscopio per vedere i microbi. Quando Marco descriveva la guarigione del sordomuto, pensava al Battesimo che fa il dono della fede soprannaturale.
UNA RELIGIOSITA’ SORPRENDENTE E INAUDITA
Dalla fede dei cristiani derivava il modo di rapportarsi con Dio ossia il pregare e tutto il complesso di pratiche che costituivano il loro senso religioso tipico. Il cristiano, vivendo la fede mediante la preghiera, si eleva continuamente verso Dio, suo padre, suo fratello e suo amico (Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo amore). Dio è visto con la fede, è toccato con la speranza certa, è amato con la carità soprannaturale. Il cristiano ama Dio in modo divino e cioè mediante lo Spirito Santo amore. Il cristiano è esattamente il contrario del sordomuto. Il pagano è sordo a Dio perché è incapace di ascoltarlo, non conosce la sua rivelazione storica e codificata nella Bibbia; non ha la gioia di gustare le parole di Dio e di mettersi in contatto con lui mediante la preghiera. Il pagano è muto perché incapace di parlare con Dio pregando.
I Greci e i Romani erano popoli di una grande cultura, ma riguardo al vero Dio erano sordi e muti. Di lui conoscevano quel po’ che l’uomo può intuire con il lume della ragione. Ma poiché erano pagani, vivevano nella notte oscura degli errori. Infatti è la rivelazione divina (fatta a Israele e al cristianesimo) che fa conoscere chiaramente e senza errori anche le verità raggiungibili con il lume della ragione non ostacolata da errori e da vizi. Nonostante la sapienza filosofica e la produzione letteraria dei Greci e dei Latini, avevano dei punti di oscurità invalicabili: Chi è in realtà Dio? Che relazione ha con noi? Che cosa ci attende dopo la morte? - Il corpo era considerato un sottoprodotto. Il cristianesimo invece professa l’incarnazione del Figlio di Dio e la risurrezione della carne.
Il pagano è un sordomuto riguardo alla grande rivelazione divina a Israele.
Il sordomuto è in una condizione psicologica inferiore al cieco. Il cieco non vede le meraviglie del creato, ma sente i discorsi degli uomini ed entra nell’animo e nel cuore degli altri attraverso il linguaggio. Il linguaggio è il mezzo proprio degli uomini per rapportarsi. Le bestie si comunicano attraverso le immagini. Gli uomini invece, con il linguaggio, possono comunicare molto meglio e scambiarsi pensieri e sentimenti riversando il proprio animo in quello del prossimo. Il sordomuto non può comunicare chiaramente le proprie idee e i sentimenti del cuore. Con i gesti e con le immagini si dice ben poco della realtà alta del pensiero, della volontà e dell’intimo dell’animo umano.
Così sono i pagani davanti a Dio privi della rivelazione e senza la capacità di dialogare con lui mediante la preghiera. I pagani non conoscevano Dio come gli Ebrei. Questi avevano una lunga tradizione di rivelazioni divine. Tali rivelazioni poi erano fatte oggetto di continue riflessioni, di preghiere, canti e gesti liturgici. E perciò venivano sviluppate e approfondite. Un ricco patrimonio religioso autentico e senza errori era a disposizione degli Ebrei e dei cristiani.
I PAGANI, SORDI AI MESSAGGI DIVINI, E MUTI DAVANTI A DIO, non sentivano la sua voce, non riuscivano a far giungere a lui i propri sentimenti. Non avevano neanche l’idea di un Dio che si rivela, che parla, che viene ad aiutare il suo popolo, come aveva fatto con i suoi ripetuti interventi da Abramo (primo ebreo) a Cristo nel corso di circa duemila anni di storia sacra ebraico e cristiana.
Quanti fatti erano accaduti agli Ebrei a contatto con Dio, quanti doni avevano ricevuto, quante volte erano stati ribelli e avevano pagato cara la ribellione, ma avevano pianto la colpa e avevano imparato ad amare l’unico grande Dio!
SORDITA’ davanti a Dio è non sapere, non conoscere, restare insensibili come se egli non esistesse. MUTISMO davanti a Dio è non saper rivolgergli la parola, non incontrarlo mai mediante la preghiera. La preghiera è una grande grazia. Ci fa entrare in quel dialogo familiare, amoroso e dolce che allarga il cuore e riempie la vita di beni soprannaturali.
Dobbiamo dire con triste realismo, però, che oggi esiste un vasto mondo di sordità e di mutismo davanti a Dio. E questo è spaventoso. Quanta gente vive come se Dio non esistesse, come se mai avesse parlato, come se mai fosse venuto nel mondo. MOLTI NON CREDONO PIU’ ALLA RIVELAZIONE STORICA DI DIO nella Bibbia e neanche alla venuta storica di Gesù in terra, alla sua nascita a Betlem, alla sua morte per amore nostro, a tutto quel patrimonio di insegnamenti cristiani che elevano il tenore della vita e la rendono divina, gioiosa di felicità soprannaturale.
Gesù ci ha svelato il valore redentivo della sofferenza, la speranza grande per chi crede e segue lui, la certezza della liberazione dalla morte mediante i sacramenti e i comandamenti di Dio.
Senza Dio c’è tristezza e disperazione. Perciò considerare la vita senza speranza e senza redenzione è RAGIONAMENTO DA SORDOMUTI, è immaginazione personale di gente isolata, emarginata dalla sordità e dal mutismo. Non hanno mai inteso il messaggio gioioso del cristianesimo, la vittoria pasquale di Gesù sulla morte, sul peccato e sulla paura. Chi non ha avuto la retta educazione alla fede ha orecchi atrofizzati e lingua legata. Quella lingua dovrebbe cantare le meraviglie di Dio, dovrebbe lodarlo con gioia e invece piange nel buio della sordità.
IL SORDOMUTO E’ UN EMARGINATO, UN ESTRANEO. Non riesce a entrare nel dialogo, nel discorso con gli altri. Comunica appena qualche vaga e confusa idea. E’ privo del linguaggio veramente umano, con il quale si riversa negli altri il proprio animo e si riceve l’animo altrui da vivere in una felice comunione di vita e di amore. IL MODO PIU’ ALTO DI ESPRIMERE L’AMORE E’ COSTITUITO DAL DIALOGO. Chi non ama non parla. Chi non parla è segno che non ama. Chi non risponde si isola. L’amore apre il cuore, l’odio e l’indifferenza isolano.
Essere sordomuti nella società è una grande tristezza, ma esserlo davanti a Dio è la somma disgrazia. Il sommo amore è quello con Dio, non amarlo è inferno che sgretola l’esistenza come un’infiltrazione di acqua in terreno non roccioso. “Roccia del mio cuore è Dio”.
Una vita fallita è quella senza dialogo con Dio, senza preghiera.
Eppure Dio è venuto fra noi, ci ha parlato, ci ha aperto il cuore del Padre. Quante volte nel Vangelo Gesù parla del Padre suo e Padre nostro con tenerezza infantile che incanta. Ma chi è sordo al Vangelo, chi non ha fede, chi non conosce … è come chi muore di fame e non si accorge dell’enorme quantità di cibo accanto a sé.
Gesù ha parlato di se stesso come Dio venuto fra noi per farci come lui figli di Dio e condurci nel cuore del Padre per mezzo dei sacramenti; ha promesso e inviato lo Spirito Santo nei cuori. Non occorre andare a finire chi sa in quale regione remota per trovare Dio. Egli è vicinissimo a noi, è nella santa Ostia consacrata, è nelle chiese dove si trova Gesù sacramentato.
Tutto questo è vero, ma il discorso della fede cristiana per molti è un parlare tra i sordi, un imbattersi tra muti. Si è terribilmente soli in un mondo che è meraviglioso. Si ricordi la gioia del primo natale e di ogni natale: Vi annunzio una grande gioia, oggi è nato per voi il Redentore del mondo.
Mio Dio, che condizione infelice è quella dell’uomo moderno, pieno di beni e incapace di goderli. Anzi li distrugge pazzescamente, si autodistrugge disperatamente. Si rovina la vita con la droga e con i vizi; si incendiano i boschi… perché? Per disperazione, per gusto di vedere distruzione, morte, deserto, e non verde, speranza, gioia, vita… Si giunge perfino ad adorare Satana, il suicidio e la morte…
Dice il Vangelo: Condussero a Gesù un sordomuto pregandolo di imporgli le mani per guarirlo.
Il mondo non si salva da solo né per mezzo di uomini. Dice il Vangelo: Condussero a Gesù il sordomuto. – Bisogna condurre a lui tanti nostri fratelli infelici, privi di facoltà di parlare, incapaci di sentire e di vedere Dio. Dobbiamo avere la convinzione di trovarci tra pagani, la Decapoli di oggi molto popolosa. E dobbiamo fare i missionari. Ognuno secondo quello che può, dove si trova, con le persone vicine, care, amiche. Bisogna rivelare l’amore di Dio, la sua bontà infinita che lo ha fatto nostro fratello e compagno di viaggio: si è fatto uomo ed è vicino a noi.
Il mondo ha bisogno di essere evangelizzato con amore grande. Così fece Gesù: venne in terra, spinto da grande amore, si fece povero come noi, si fece crocifisso, non si ribellò a Dio Padre né all’umanità che lo crocifiggeva. Amò fino alla morte di croce, vinse e trionfò attirando tutti a sé.
BISOGNA CONDURRE A GESU’ IL MONDO ATEO O MEGLIO SORDO E MUTO. Il Vangelo non parla di atei, ma di sordomuti.
Dobbiamo – dice il Vangelo – “pregare Gesù di imporre le mani” su questi malati di Dio (che malattia terribile e pietosa è la malattia nei riguardi di Dio!).
PREGARE GESU’
Non siamo noi che possiamo fare il miracolo di dare l’udito a chi non l’ha e la parola a chi ne è privo. Solo Gesù può farlo, dice il Vangelo: “Condussero a Gesù un sordomuto pregandolo di imporgli le mani per guarirlo”. Gesù lo guarì. Al sordomuto si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della lingua e parlava correttamente.
Il miracolo è fatto, ma è un miracolo che può fare solo Dio venuto fra noi e tutt’ora presente. Se Gesù resta con noi fino alla fine della storia. Il miracolo si può ripetere. Bisogna provocarlo, sia conducendo a Gesù i sordomuti, sia pregando Gesù di guarirli.
Che cosa fece Gesù?
Gesù lo condusse in disparte, gli toccò gli orecchi, la lingua, emise un sospiro e disse: “Effatà”, cioè “Apriti”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
CONDURRE IN DISPARTE
Chi vuol guarire dalla sordità e dal mutismo davanti a Dio cominci a cercarlo dove può . Si separi dal mondo di prima che lo condusse alla sordità e al mutismo, cerchi la solitudine, il silenzio, cerchi Dio, gridandogli: O Dio, che non conosco, voglio vederti, sentirti, e voglio parlare con te. Legga e rilegga il Vangelo, il libro di Gesù.
ESSERE DOCILI ALLE MOZIONI DELLA GRAZIA
Bisogna lasciarsi condurre in disparte, aprire il cuore a Dio, essere disponibili a quello che egli vuole o ci suggerisce nel profondo del cuore. La voce di Dio è silenziosa, profonda, nascosta. Ma esiste, è vicina a ogni uomo. Occorre molta introspezione per udirla. Una volta incontrato Dio, si prova un’esperienza altissima, grandiosa, attraente.
GESU’ TOCCO’ E DISSE
Un gesto e una parola di Gesù compiono il miracolo. In genere, gesti e parole di Gesù sono i sacramenti che riversano la grazia di Dio con efficacia straordinaria e con certezza assoluta.
L’evangelista Marco, vedeva con gioia che i pagani, convertiti al cristianesimo, ricevevano il Battesimo ed erano pieni di gioia. Si rendeva conto che la felicità della guarigione spirituale era molto più grande della guarigione fisica. E comprendeva che Gesù, nel fare il miracolo, alludeva al futuro Battesimo. Per questo nella liturgia battesimale, dai primi tempi del cristianesimo fino ad oggi, si ripetono i gesti della guarigione del sordomuto.
Viene dunque il momento del tocco di Cristo sui sordomuti. Allora si avverte il divino, quasi si tocca con mano… Viene il miracolo della fede, si aprono gli occhi, gli orecchi e scioglie la lingua nel lodare Dio per la grande gioia di aver incontrato Lui, infinito bene.
Il miracolo della fede è dono e conquista. E’ dono perché è più grande di un miracolo, il più grande miracolo. E’ conquista perché ci si deve disporre per poterlo avere, altrimenti è come chi ha ogni bene, ma non è in grado di usufruirne.
Quando Dio si sente, subito viene la voglia di parlare con lui, di pregare a lungo. La preghiera è in proporzione alla fede. Molta fede, molta preghiera. Poca fede e poca preghiera. Preghiera quasi nulla, fede inesistente.
Quando c’è la fede, allora il mondo non è più un deserto in cui non si ode nulla, non si gode nulla. E’ popolato da Dio e pieno di divino; è bello, attraente, e specchio di Dio, pregustazione del paradiso. Allora si canta la gioia. La preghiera è soprattutto rendimento di grazie per la gioia di essere figli di un Padre che è Dio.
CONCLUSIONE
Il Vangelo ci invita a lasciarci toccare da Gesù continuamente perché sordità e mutismo non guariranno mai completamente in questo mondo, finché non raggiungeremo il paradiso.
Oh, le meraviglie di Dio… la gioia di vivere con lui, di sentirlo nel dialogo amoroso della preghiera. Pregare è ASCOLTARE E RISPONDERE, PROPRIO IL CONTRARIO DEL SORDOMUTO.
Apriamo il cuore a Cristo, accostiamoci a lui perché ci tocchi con la potenza dello Spirito Santo, dito della destra di Dio, con l’amore divino che riscalda, rallegra e vivifica. Se vedessimo in un attimo un raggio della luce divina! Se vedessimo le meraviglie di Dio in paradiso, come cambierebbe la nostra vita! Se vedessimo la somma disgrazia dell’inferno, quale impressione avremmo? Mai commetteremmo un peccato per tutto l’oro del mondo!
Vivere perennemente sotto questa impressione è vivere di fede. Quando la convinzione supera ogni attrattiva terrena è segno che abbiamo avuto il miracolo dell’udito e della parola, siamo diventati sordi e muti al linguaggio di questo mondo e “parliamo correttamente” il linguaggio del mondo di Dio, dell’anima e dell’eternità. Allora la voce di Dio entra continuamente in noi e ci parla, e noi rispondiamo in un dialogo senza fine. E’ il dialogo della fede vissuta, il dialogo con Dio, la vita da veri fortunati figli di Dio.
Il breviario suggerisce questa preghiera conclusiva: “Signore, apri il nostro cuore e comprenderemo la tua parola, apri le nostre labbra e la nostra bocca proclami la tua lode”