GESU’
RIVELA IL PADRE CHE E’ NEI CIELI
Gesù
si riferiva costantemente al Padre suo nelle preghiere e nei discorsi. Soleva dire: O Padre, ti ringrazio; o
Padre, sia fatto il tuo volere. Il Padre
mio opera e anch’io opero.
Gesù
ha detto che la vita divina è vita di relazione in tre Persone ed è perciò vita
di amore sommo, intimo e strettamente congiunto. Dio è amore! Un amore che
Gesù esprime con le parole umane più toccanti:
padre, figlio. Che cosa c’è di
più vivo dei genitori per i bambini e di più caro dei figli? Gesù usò un’altra parola: spirito. Questo si può capire a partire dalle altre
due. Padre e figlio sono come un solo
corpo, pur essendo due persone. C’è
qualche cosa che li unisce. Nella
cultura umana in cui visse Gesù era lo spirito, cioè il fiato caldo, il senso
intimo dell’amore. E così Gesù ci ha
parlato di tre persone divine strettamente congiunte da essere un solo
Dio: il Padre è amore che si dona, il
Figlio è amore ricevuto e lo Spirito è il calore del Padre e del Figlio, ma in
Dio è una vera e propria persona.
Gesù
usa termini umani che parlano al cuore. Evidentemente le realtà divine sono
molto più vaste, più intime, più vive, e di una entità che non si può mai
immaginare da mente creata. Perciò
bisogna evitare di farsi un’idea della paternità o della figliolanza divina
secondo le realizzazioni umane specialmente in quelle forme più povere e
difettose. Dio è Padre come nessun
padre terreno anche nella migliore delle ipotesi. Dio è Figlio come nessun uomo può esserlo. Dio è Amore di una qualità che non esiste in
terra. L’amore divino è del tutto
superiore ad ogni amore umano. Però tra
i due amori, umano e divino, c’è una relazione che è utile per dare un’idea
dell’infinito Dio.
Nell’Antico
Testamento si era parlato di Dio come padre, ma solo Gesù ci ha dato un senso
nuovo della paternità divina. Dicevano
gli antichi scritti sacri: Dio è
premuroso come una mamma affettuosa che non può dimenticarsi della sua creatura
(Is 49, 14-16). Se Dio castiga è come
se facesse violenza al senso di padre amoroso:
“Non sforzarti all’insensibilità, perché tu sei nostro padre” (Is 63,
15).
Dio è padre
in quanto creatore. E’ lui che ci ha
dato l’esistenza, noi siamo sue creature, opera delle sue mani. Egli è geloso delle sue creature. E’ commovente pensare che Dio crea ogni
anima: la pensa, la vuole, la ama, la
programma e la chiama all’esistenza.
Dio ci chiama all’esistenza per nome, vale a dire: non ci crea in serie, ma personalmente. Ha amato me, ha voluto me, mi dato
l’esistenza!
Gesù però ci
rivela un altro volto di Dio Padre, quello che egli solo conosce come
Figlio. Una pittura è creatura di un
artista, è sua opera. Ed egli ne è
geloso. Ma che differenza tra un’opera
materiale, sia pure geniale, e un figlio vivo e palpitante, carne della propria
carne? Il figlio dell’artista è ben
altra cosa di tutte le sue “cose” o dei suoi prodotti materiali. Gesù ci rivela Dio come nostro consanguineo,
quasi carne della propria carne. Ma si
può parlare di Dio come di una mamma e di un papà? Sì, dal momento in cui il Figlio di Dio si fa carne come noi, il
Padre diventa Padre nostro come è Padre di Gesù, Figlio fatto carne.
Gesù ci rivela il Padre suo e Padre nostro. Era solo suo quando il Figlio non si era
fatto carne. Dopo divenne anche Padre
nostro perché il Figlio si è fatto uomo e abitò in mezzo a noi. Perciò Dio Padre rivela il suo vero volto
soltanto nel Nuovo Testamento, perché prima era solo Creatore dell’umanità, poi
divenne anche Padre.
Gesù ci rivela il Padre perché ci fa realmente suoi
figli. Gesù fa scorrere nelle nostre
vene la vita divina che è in sé Figlio e in sé Figlio fatto uomo. Questo è l’inaudito che viene realizzato nel
cristianesimo dal nostro Redentore.
Egli si fa uomo e diventa simile a noi;
muore in croce e ci fa morire al male che allontana da Dio; ci tuffa
nella sua vita e ci fa figli di Dio. Ci
“tuffa”! In greco, lingua del vangelo,
si dice “bapto, baptizo”. I battezzati,
cioè i cristiani, sono fatti realmente figli di Dio Padre, fratelli di Gesù,
Figlio di Dio, e capaci di un Amore divino (cioè soffusi di Spirito Santo,
infocati del calore amoroso del Padre e del Figlio, avvolti nelle spire dello
Spirito Santo, Amore divino).
La
rivelazione che Gesù fa a noi del Padre non è comunicazione di idee, ma
donazione reale di vita divina che proviene dal Padre, si effonde nel Figlio e
avvampa con il fuoco dello Spirito Santo.
Gesù non ci dice solo a parole che Dio è nostro padre, ma ci fa essere
figli suoi insieme con se stesso, Figlio di Dio. Si potrebbe dire: ce lo
fa sperimentare, in maniera misteriosa e per fede, ora in terra. Poi nella chiarezza della visione
eterna. E questo è il paradiso: la gioia di essere figli reali di Dio, non
perché dèi, ma perché per puro dono “tuffati”, sommersi, inzuppati di Dio o
“indiati” (direbbe Dante). Noi siamo
come il ferro arroventato: tutto fuoco,
ma resta ferro. Siamo indiati, ma
restiamo creature. Solo Gesù è la
medesima divinità con il Padre e lo Spirito.
“Non vi
chiamo più servi, ma amici. Il servo
non sa quello che fa il padrone. A voi
invece io ho svelato tutto quello che ho udito dal Padre mio”. Non ci sono più segreti nella vita
divina. Si sono tutti scoperti, aperti,
rivelati, donati; ora nella fede e nel
mistero; fra poco, nella chiarezza
eterna.
Questo era
il piano originario di Dio fin dalla creazione: “Benedetto sia Dio che in Cristo ci ha colmati di ogni
bene!” Dio ci ha voluti suoi
figli; si è legato a noi in maniera
indissolubile (almeno da parte sua).
L’incarnazione è un punto di arrivo e di partenza: il Figlio si fa uomo perché l’uomo è stato
progettato figlio. Il Padre dunque è
Padre di Gesù e Padre nostro. Egli non
ha due figli, ma uno solo, Gesù, Dio e uomo.
In lui ci siamo anche noi: “Il
Padre in me e io in voi, voi in me”.
Chi è dunque
il Padre? E’ il mio Dio e mio Padre, il
mio caro Papà del cielo. E’ un Papà
divino e non umano con tutti i difetti e i limiti della paternità in
terra. E fin dove arriva il suo
amore? Leggi la parabola del figlio
prodigo, leggi la preghiera di Gesù donata a noi: “Padre, venga il tuo regno, dacci il pane, perdonaci…” (Lc 11,
1ss). Era una preghiera che solo il
Figlio di Dio poteva fare. Il Figlio si
è fatto uomo e l’ha pronunziata con bocca umana, suscitando lo stupore dei
discepoli presenti che l’udirono. E
dissero: Tu preghi così, ma noi non
possiamo! Dacci qualche preghiera
simile. - No, ci ha dato la stessa preghiera perché ci ha comunicato la sua
stessa vita e la sua filiazione.
Chi è dunque
il Padre? E’ un’esperienza che si deve
fare e non una cosa che si deve dire.
Un’esperienza che non è terrena, ma tipica e unica, cristiana, nello
stesso Spirito (animo, sentimento, sentore….) di Gesù. Gesù infatti ci ha dato il suo Spirito e lo
Spirito ci ha cristificati spingendoci nel cuore del Padre.
O Padre, che
non ho mai visto, e mi sei Padre! Ora
sto per rendermi conto che sono tuo figlio.
L’ha detto Gesù. Che
fortuna! Non l’ho mai pensata né
desiderata, non la conoscevo. Gesù me
l’ha data. Sto per aprire gli occhi
alla vita. Vengo dal nulla, ma vengo a
te, Padre. Tu mi hai pensato e mi hai
chiamato. Grazie. Ancora non ho aperto bene gli occhi. Li aprirò il momento della morte, quando
vivrò per sempre in te e per te come figlio di un Padre che è nei cieli e non
qui sulla terra. Le mie radici sono in
alto e non sotto terra. La mia casa è
lì. In terra si hanno brutte esperienze, anche dei padri e delle madri (in
questo tempo di aborti legalizzati!) Tu
sei il mio paradiso, il mio tutto. Io
sono il niente. E sono quello che tu
hai voluto. Io voglio essere tutto
quello che tu vuoi. Quello che tu vuoi
è voler bene perché tu solo sei il vero, unico, vero Bene.