PRIMO NOVEMBRE 1999, GRUPPO DI CULTURA E DI CONSAPEVOLEZZA DELLA FEDE

 

            Oggi festeggiamo i morti,

quelli che sono in Paradiso.  Domani ricorderemo quelli che sono in Purgatorio e li aiuteremo con i nostri suffragi.  Però mai si ricorderanno quelli che sono nell’inferno:  sono caduti nell’oblio eterno, hanno un’esistenza perduta, come un vestito di cenere che si dilegua, ma non finisce.  E’ un’eterna agonia, una rovina eterna, una situazione che sconcerta al solo pensarci:  per sempre, senza fine… una sofferenza di 30, 50, cento anni finisce.  Quella dell’Inferno mai!

            Potremmo trovarci anche noi, se fossimo trascurati nei nostri doveri.  Chi sa quanti conoscenti o parenti o amici… si trovano lì!  Per essi non valgono preghiere e suffragi perché hanno rifiutato coscientemente il sangue di Gesù.  Nessuno va all’Inferno senza saperlo.

            Ma buttiamoci fra le braccia dell’infinita bontà di Dio:  egli ci perdona subito se ci pentiamo per aver offeso la sua bontà,  lui che  ha sofferto tanto per amor nostro!  Non dubitate mai della misericordia divina.  Sarebbe una grave offesa per colui che ci ha amati fino a morire in croce.

 

            Pensare ai morti significa toccare con mano alcuni punti fondamentali della fede cristiana:  i morti vivono, non sono degli scomparsi, vivono come vive Dio, come vivono i santi che operano ancora opere portentose più di tutti i potenti o i superbi della terra.  I morti vivono la vera e definitiva vita.  Per quella siamo fatti anche noi.  Non siamo per la morte, ma per la casa nostra, la casa del Padre, la nostra eredità meritataci da Gesù.

            I morti vivono.  Come vivono?  Che cosa è la vita e la morte?

            Chi ci può illuminare su questi argomenti fondamentali?  Gesù.  E’ venuto per questo dall’altro mondo, si è fatto visibile, ha parlato, ha lasciato Bibbia e Chiesa per istruirci in nome suo.  Sono duemila anni e c’è gente che vive come se mai fosse venuto.  E’ importante allora celebrare con solennità il secondo millennio della sua venuta e istruirsi sulla fede cristiana.  Tutte le famiglie devono avere in casa almeno un catechismo piccolo (come “Spiegazione facile della dottrina cristiana”, ed. MIMEP-DOCETE, via Papa Giovanni XIII, 2 – Pessano – MI); e poi quello ufficiale della Chiesa cattolica.  Il catechismo è più utile della Bibbia.  Che vale la lettura della Bibbia se non si conoscono i principi di interpretazione?  Il catechismo è la Bibbia in lingua corrente, mentre la Bibbia da sola è arabo per la maggior parte dei cristiani.  Neanche coloro che frequentano le adunanze liturgiche conoscono le verità di fede… Quelli che le conoscono sono appena il 25% dei praticanti.

            Che dice la gente sull’al di là?  Non sanno nulla oppure le novità di moda come la reincarnazione.  Mai ne parla la Bibbia.  Si lascia la rivelazione di Dio e si corre alle favole inventate dagli uomini… Il mondo è materialista, praticamente ateo:  che valore può avere per essi un Dio di cui non si interessa, a cui non si obbedisce e non si bada per impostare le scelte della vita?  La sorte per sempre non preoccupa.  Si cerca di sviare il pensiero sulla morte.  E al vuoto del cuore non si pensa?  Però esiste ed è lancinante!  Perché tante malattie mentali, sociali, di cuore?  Non è nascondendo che si risolvono i problemi, ma affrontandoli.  NON SI PUO’ VIVERE FINCHE’ NON SI RISOLVE QUESTO INTERROGATIVO:  CHE VALORE HA LA MIA VITA?  CHE COS’ E’ LA MORTE?

            Come si può vivere sul vuoto?  Si può morire da un momento all’altro.

            Il senso di Dio, dell’anima e dell’eternità è scritto a caratteri incancellabili nel profondo del nostro cuore, dell’animo, dell’essere e del vivere.

            L’uomo è stato definito un essere essenzialmente religioso.  Tutte le società sono caratterizzate da espressioni di religione.  L’ateismo è la più grossa bugia dei nostri tempi.  La più esiziale bugia della storia!

            Se l’uomo è religioso significa che porta in sé la nostalgia di Dio, della spiritualità di sé o anima e della vita senza fine.  Giustamente non accettiamo la morte perché siamo stati creati per esistere per sempre.  Neanche se si va nell’inferno si è distrutti.  E questa è la pena eterna:  dover vivere come si è fatti senza Dio e senza altro bene (ogni bene viene da Dio).

            Dio ci ha creati per la vita.  Anche il corpo risorgerà per godere o per soffrire insieme con l’anima.  Dio ci ha creati per amore:  in lui siamo, viviamo e ci muoviamo, respiriamo (dice la Bibbia).  Senza di lui si muore di asfissia.  Non si finisce, ma si resta in un’agonia eterna, perenne…  Questo è l’inferno.

            Gesù ha detto:  Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se morto vive e chi vive e crede in me non morrà mai.

            Per il cristiano non c’è né vecchiaia né morte.  L’anima non invecchia, il corpo invecchia e muore.  Ma il corpo morto non mi appartiene più di un vestito buttato nel burrone.  Io non sono quel corpo quando non è più legato all’anima, fonte di personalità.  Dopo la morte farò l’esperienza degli angeli, vivrò senza materia, ma non perdo la mia personalità, la conoscenza, la vita, la gioia, la felicità.  Un giorno avrò un corpo nuovo come quello di Gesù e della Madonna.

           

COME MAI TANTI HANNO SOFFOCATO IL SENSO DI DIO, DELL’ANIMA E DELL’ETERNITA’?

Perché siamo pieni di peccati e storture dalle origini.  Perciò la mente è ottenebrata, la volontà infiacchita e la ripetizione dei peccati produce oscurità, malessere e tristezza. Inoltre, per legge di solidarietà in tutto il genere umano, il male si moltiplica e si condivide, come anche il bene.

Se non reagiamo contro gli istinti maligni, cadiamo vittime del male e con il tempo si indurisce il cuore, per cui bene e male si equivalgono, verità ed errore si confondono.

Occorre fare opera di disintossicazione, di restauro, di pulizia, di abbellimento.  Chi zappa, zappa all’orto suo.  Vivere nella verità, nella rettitudine è come respirare aria salubre, pulita, ossigenata…

Ci vuole pazienza, ma si arriva.  Ci vuole coraggio, ma vale la pena.  Ci vuole fede, abbandono in Dio e preghiera.

Dice la Bibbia (in Rm):  Tutta la creazione è in attesa della redenzione dell’umanità per essere trasfigurata anch’essa con il corpo glorioso dell’uomo.  Anche la carne e le pietre saranno abbellite dalla pulizia interna.

(In Fil):  La nostra patria è il cielo.  Di là verrà Gesù che trasfigurerà il nostro misero corpo per configurarlo con il suo corpo glorioso.  E allora saremo sempre con il Signore.  O vita, o gioia, o felicità:  Luce intellettual piena d’amore, amor di vero bene pien di letizia, letizia che sorpassa ogni dolcezza.  Esulteranno di gioia e di gaudio senza fine.

Che giova all’uomo (dice Gesù) guadagnare il mondo intero se poi perde la sua vita, la vita eterna?

La vita presente è una prova come quella di Adamo e, prima ancora, degli angeli.  Non è la vera vita quella terrena.  Siamo stati creati per l’eternità.  Nove mesi siamo vissuti nel seno materno, novanta (al massimo) nel seno di questa terra.  Ma siamo ancora in gestazione per l’eternità:  con la morte nasceremo per sempre per una vita che sarà come noi abbiamo fatto che fosse.  Siamo anche noi autori della nostra esistenza: è una gioia, una responsabilità, ma anche un gran pasticcio se prendiamo l’argomento con leggerezza.  Quanti sprecano il tempo, la vita; poi gridano contro gli altri:  Che vale la vita?  Dovrebbero gridare contro se stessi.  La vita vale un’eternità.  Il tempo si trasforma in vita eterna.

La vita terrena è una prova, un purgatorio, una missione; è breve e in via di formazione.  Guai a chi dorme in tempo di semina, dice la Bibbia, al tempo del raccolto fa la fame…

S. Teresa d’Avila diceva della vita presente:  Ombra, paglia e vento.  E aggiungeva: Non appoggiamoci a rametti di rosmarino secco (tutti i beni terreni), ma a Dio infinito e buono.  La vita è un sogno al cui risveglio tutto svanisce…  Non si deve avere tristezza perché il tempo corre veloce, ma ci vuole impegno e gioia per una vita simile a quella di Dio e che resterà per sempre.  La vita presente ha un vantaggio ed è quello che possiamo dimostrare il nostro amore a Dio offrendogli sacrifici, come egli ne subì molti per noi.  Non guardiamo la morte del corpo, ma la vita che ci attende, Dio che ci aspetta come il più amoroso Padre.

Dobbiamo gridare di gioia:  Siamo fatti per Iddio, per l’eternità.  Presto passa questo tempo e si apre il sipario meraviglioso di quella vita che è vera e duratura vita.  Là stanno i santi, gli angeli, Dio stesso.  Dio è felicità perenne, infinita, inesauribile.  Egli ci ha dato l’esistenza e ce la arricchisce, ma vuole la nostra cooperazione.  Sarebbe deludente anche per noi essere accolti in paradiso senza aver fatto nulla.

Credo Dio, credo paradiso, credo la redenzione:  non temere, se tu ti impegni e  se preghi.  Tutto è possibile per chi prega.

            Io sono stato creato da Dio, direttamente che mi ha pensato, progettato, mi ha arricchito di doni e mi ha dato una missione propria e personale.  Sono frutto del suo amore.  Non è possibile che Dio odi quello che ha fatto con le sue mani, dice la Bibbia.  Tutti siamo gelosi delle nostre cose e delle nostre opere.  Dio è geloso di noi.  Siamo la cosa più preziosa ai suoi occhi più di tutte quelle che esistono nel mondo.  Ognuno di noi è visto, conosciuto e chiamato per nome e amato come unico esemplare.   Dio non crea in serie.

            Io mentre esisto, devo prendere coscienza di essere di Dio e aprire gli occhi pieni di stupore come il bambino che incontra il volto dei suoi amorosi genitori.  Non siamo figli del caso, buttati nel mondo non sappiamo da chi.

      O mondo ateo e incredulo, cambia mentalità e ritorna al tuo padre che ti attende con immenso amore.

            La mia vita è tesa là… e non mi inganno perché Gesù è venuto di persona a dirlo, è morto in croce, è vivo nella santa Ostia, è presente nei sacramenti, specialmente quello del perdono (confessione).  Che cosa dobbiamo temere?  Anche se siamo pieni di peccati, Dio è di infinita misericordia ossia di bontà materna…  Dio è padre e madre insieme.  Io sono fortunato figlio di re; e nessuno me lo può negare…  Solo il demonio, per invidia, tenta di darmi la sua sofferenza infernale.  Ma io prenderò la forza di Cristo e vivrò sempre felice già qui in questo mondo. Amen.

 

(1 nov. sera)

 

Oggi è la festa che il Padre fa con i figli in paradiso.

      Tutte le anime dei santi, tutti i fedeli defunti che sono in paradiso e sono santi, esultano di gioia indicibile.  Tra loro chi sa quanti sono che conosciamo, che forse piangiamo come perduti, che offendiamo ritenendoli infelici, mentre invece godono senza fine una gioia che non possiamo neanche immaginare.

            Vi prego, non vogliate considerare perduti quelli che vivono in Dio.  E’ una pietà irrazionale, contro la fede, quella che dice dei defunti:  Povero figlio mio, ora poteva godere e invece è lì sotto terra.

      No, no, i morti vivono e vivono sempre con Dio, se sono morti in grazia di Dio e sono usciti dal purgatorio.  Sventurato è chi è morto in peccato.  Somma sventura è quando uno si ammala e i parenti atei e materialisti a tutto pensano fuorché alla sua anima.  Si chiama il medico e non il sacerdote, anche quando il medico non può far niente.  E si esce in quelle espressioni antiumane, anticristiane:  Non chiamiamo il sacerdote perché si impressiona… -  E’ meglio che si impressioni e salvi l’anima anziché correre il rischio di una pena eterna nell’inferno.

 

            OGGI DOBBIAMO FAR FESTA GRANDE ANCHE NOI CHE RICORDIAMO QUELLI CHE SONO ARRIVATI IN PARADISO.  E’ la gioia più grande possibile e immaginabile, è il raggiungimento del traguardo finale dell’esistenza umana, è la vera sistemazione definitiva, felice, fortunata, invidiabile, gioiosa.  E’la gioia di Dio, di Dio Padre che fa festa con i figli;  di Gesù, figlio di Dio, venuto in terra per portarci in paradiso.  Fa festa Gesù perché le sue sofferenze hanno raggiunto lo scopo, la nostra salvezza.  Fa festa lo Spirito Santo Dio, anima della mia anima, vita della vita mia e di Gesù e sentimento appassionato, intimo, divino versato in noi dal Padre e dal Figlio divino.

            La gioia che una volta era solo di Dio, ora viene comunicata a tante persone chiamate all’esistenza per amore.  Battezzate in Gesù, cioè fatte figli di Dio con quel sacramento che ci ha meritato Gesù.  Tutti i sacramenti tendono a formare in noi l’immagine perfetta di Gesù.  Resi figli come lui, ci presentiamo al Padre.  Egli ci stringe in un solo abbraccio insieme con il Figlio unico.

            Il vangelo ripete molte volte:  Beati, beati, beati… anche se hanno sofferto la fame e la sete, dolori e persecuzioni, malattie e morte.  Beati perché ora tutto è finito e rimane la gioia senza fine e senza pericolo di perderla.

            Il vangelo grida:  Beati, e noi continuiamo a dire:  Poveraccio, è morto.  Come se questa vita qui in terra fosse beata, come se fossimo stati creati per questa misera e insignificante esistenza che tutti diciamo infelice, ma che poi non vogliamo lasciare.  Abbiamo perduto la fede, non crediamo più all’amore di Dio per noi, alla sua infinita grandezza, ricchezza, bellezza, bontà, amabilità, gioia, felicità.

            Siamo sollecitati a puntare lo sguardo a quella sede beata fatta per tutti noi;  là dove c’è ogni bene, bene per tutti e condivisione di vita e di amore, di beni e di felicità.  Il paradiso è la famiglia di Dio che ebbe inizio con la formazione della Chiesa qui in terra.  Dio ci ha radunati nella Chiesa per dare inizio alla vita gioiosa e piena di amore in paradiso.

            Quando saremo là possiamo dire:  Questa sì che è vita e vale la pena di vivere!  Aveva ragione Gesù di soffrire tanto per meritarcela.  Avevano ragione i santi quando ci esortavano a tenere lo sguardo là ove sono le vere gioie.

            Dobbiamo cambiare mentalità, credere al vangelo, credere a Gesù che è venuto dall’altro mondo per parlarci di ciò che ci attende, di ciò che il Padre ha preparato con amore per i suoi figli.

            E nel cuore di ognuno di noi dovrebbe uscire il grido di S. Paolo:  Ardo dal desiderio di morire ed essere con Cristo e con i miei santi fratelli e sorelle del paradiso.

            E’ necessario che spesso pensiamo alle cose di lassù e meno a quelle della terra.  Perciò questa sosta di oggi nel pensare all’al di là deve portarci al proposito di istruirci e di pregare più spesso e più a lungo.  Ogni domenica deve essere sacrosanta la messa.

            Apriamo il catechismo (se lo avete apritelo a pag.126 ss), se lo conoscete bene, comprate quello più grande:  Il catechismo (ufficiale) della Chiesa cattolica.

            Dio, nella sua infinita bontà, ci ha voluto rivelare quello che ci attende dopo questa vita terrena:  morte, giudizio, inferno o paradiso (spesso preceduto dal purgatorio).

            Chi non ha fede, anche è un grande scienziato, non sa la cosa più importante della vita e vive nell’incertezza, nella tristezza, nel dubbio angoscioso:  Che vale questa vita se poi finisce con la morte?  No, no, non finisce con la morte.

            La morte è la porta attraverso la quale si passa da questa vita terrena e passeggera a quella eterna.  La morte è dolorosa, ma se si accetta per amore di Gesù e insieme a lui crocifisso, si trasforma in chiave d’oro che apre il paradiso, la gioia eterna in Dio.

            E alla fine del mondo che cosa attende tutta l’umanità?  La risurrezione del corpo (perché deve godere o soffrire insieme con l’anima:  l’uomo è anima e corpo e non solo anima né solo corpo); dopo la risurrezione ci sarà il giudizio universale e la trasformazione del mondo materiale fatto da Dio tale da poter ospitare degnamente il corpo glorioso.  I buoni saranno separati definitivamente dai cattivi e nel mondo ci sarà pace, gioia, felicità, fraternità, amore e serenità senza fine.  Il corpo glorioso avrà delle qualità tali che può recarsi in un attimo in tutti i punti dell’immenso cosmo, può andare dentro il sole senza bruciare, sondare le profondità del mare, le meraviglie del creato.  Non ci sarà più né fame né sete né male né cattiveria né sofferenza né tristezza, ma gioia senza fine, dolcezza e bontà.

            E non finirà mai, mai, mai.

            Il paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità e in lui di ogni altro bene senza alcun male.  L’inferno invece sarà il contrario:  chi non ha voluto Dio e fino all’ultimo l’ha respinto, non lo avrà più.  Poiché Dio solo ha creato tutte le cose belle, buone, amabili, gioiose e graziose, senza Dio si ha ogni male, ogni sofferenza.  In terra, finché si è in vita, anche senza Dio, ci sono tante cose che provengono dalla sua infinita bontà e che ci allietano:  la famiglia, la bontà, l’affetto, i beni materiali, la salute ecc.  Ma poi, nell’inferno non c’è Dio e nessun altro bene, con ogni male:  sofferenze, odio, tristezza, disperazione, morte continua e senza fine, come un’agonia eterna, eterna, per sempre, per sempre, non finirà mai.

            L’esistenza del paradiso e dell’inferno ci è stato insegnato molte volte nel vangelo da Gesù.  Non ci facciamo illusioni.  E poi è così logico:  se Dio è giustizia infinita non può rendere il bene simile al male.  Chi ha fatto bene non è uguale a chi ha fatto male.  L’inferno c’è perché c’è la possibilità di fare bene e male.  La libertà è responsabilità:  se siamo liberi, siamo anche responsabili.  Chi andrà nell’inferno, non vi cadrà senza saperlo, non senza cocciutaggine che merita giustamente quello che si è scelto liberamente.  Stiamo attenti a vincere le passioni, perché se ci abituiamo al male, c’è il pericolo che anche alla fine perderemo la testa come Lucifero, il demonio, che era l’angelo più bello e divenne come una bestia.  Così diverranno coloro che vogliono vivere senza leggi morali.

            Nell’inferno si va anche con un solo peccato mortale non perdonato o con la confessione o con il dolore perfetto per aver offeso colui che è bontà senza fine.  Un peccato mortale non è cosa da nulla, se Dio lo punisce così gravemente.  Così sono le bestemmie ai santi, la trascuratezza della messa festiva, i peccati di sessualità, il vivere come marito e moglie, ma senza esserlo (non può farli il sindaco o il governo italiano, ma solo il sacramento del matrimonio)… ecc.

            Fratelli, sorelle, siamo stati creati per il paradiso.  Dobbiamo andare tutti noi in paradiso.  Così vuole Gesù che è morto in croce e sta qui nella santa ostia consacrata.  Lo vuole il nostro Padre che è nei cieli e ci attende con ansia.  Lo vuole lo Spirito Santo che è nel cuore dei battezzati e lì ricama la nostra santità e la nostra felicità eterna.

            Fiorisca sempre nelle nostre labbra la preghiera:  Salvaci, o Gesù, che sei morto in croce per me.

            Ripetiamo spesso:  Sono stato creato per il paradiso e voglio andarci ad ogni costo.  Perda tutto, anche la vita, ma non il paradiso.

            Anzi con gioia:  Un giorno troverò la mia vera felicità, il vero matrimonio, la famiglia eterna, la sistemazione perpetua:  il paradiso.

 

OMELIA XXXII PER ANNUM A 1999

 

            Gesù usa i termini familiari quando vuol parlarci di cose grandi e belle, intime, serene, gioiose, segno che la famiglia è qualche cosa di divino in terra.  Dio è amore e dov’è amore c’è Dio.  Ma che cos’è l’amore perché possiamo avere il senso chiaro del divino?  L’amore di Dio Padre è Gesù.  Nella comunione è in me e anch’io divento come lui amato dal Padre con lo stesso e identico amore. L’amore è lo Spirito Santo.  E io l’ho nel cuore, se sono battezzato e senza peccato mortale.  Lo  Spirito Santo è la passione divina di amare e di amare divinamente.  Io dunque nel Figlio sono amato e nello Spirito Santo posso amare.  Amare ed essere amati, ecco che cos’è l’amore. Nessuno è escluso da quell’amore che è universale e non solo riservato alla famiglia.

 

            Quando Gesù vuol parlarci delle cose più belle usa le immagini della famiglia: padre, madre, figli, fratelli, sorelle, sposo, sposa.  Soprattutto l’immagine nuziale è preferita da Gesù, come del resto in tutta la Bibbia.  L’immagine nuziale è anche preferita dall’esperienza umana. Segno che Gesù è ottimo conoscitore dell’animo umano: è vero uomo (e conosce i nostri gusti); è vero Dio (e conosce le meraviglie divine più di tutti e ce le rivela). Gesù parla delle cose divine nel modo umano più consono.

            Il paradiso è amore, è famiglia, è invito a nozze.

      Quando ci si riferisce alla nuzialità, si parla della famiglia nel suo aspetto più affascinante e superlativa.  I giovani colorano la loro famiglia con immagini fantasiose che poi, nella realtà, restano solo idealizzazioni.  Le realtà terrene sono povere, rovinate dal peccato e dall’egoismo che si annida anche nella famiglia.  Le cose terrene sono ombra, immagine, preludio, preannunzio di ciò che sarà senza fine solo in paradiso.

            Quando si parla di sposo o sposa si entra in un alone di paradiso, di bellezza, di gioia, di bontà… Si mettono insieme i sentimenti più nobili della vita umana.  Il giorno delle nozze è considerato il giorno più bello della vita, un giorno che si abbellisce quanto più è possibile, si rende gradevole con la presenza di amici, parenti… non manca la musica, danza e pranzo…

            Le nozze sono così divine che Gesù volle una madre vergine, ma sposa e anche le anime, che a lui si consacrano, le chiama spose.

            Il vangelo dice che di questo genere è il paradiso,  la nostra sorte eterna con Dio e con tutti i fratelli e le sorelle.  Sarà del tipo nuziale, ma elevato all’infinito; è lo stupendo e gioioso incontro con Dio attraverso la porta d’oro che è sorella morte corporale, dico corporale perché non muore la persona, ma una parte di noi, che poi non è tutto, non la parte migliore, è la parte più povera, che separata dall’anima, è inservibile e fradicia da fare orrore.

            Dice Gesù:  Il regno dei cieli è simile a dieci ragazze che, prese le lampade, USCIRONO INCONTRO ALLO SPOSO… A mezzanotte  si levò un grido (di immensa gioia):  Ecco lo sposo, andategli incontro!  Le ragazze che erano pronte entrarono con lui alle nozze.

            Dice la lettera ai Tessalonicesi:  Il Signore, alla voce dell’arcangelo, discenderà dal cielo:  saremo rapiti insieme tra le nubi, per andare incontro al Signore, e così staremo sempre con lui!

            Il libro della Sapienza:  La sapienza della fede è radiosa e indefettibile.  Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia con essa sarà presto senza affanni.

 

            Dobbiamo lasciarci invadere dalla sapienza della fede, lasciarci trascinare con gioia verso quelle sfere eterne dove abita Dio con gli angeli e i santi;  dove non c’è né timore né pianto né affanno, ma pienezza, gioia vita, amore, felicità, gaudio, giubilo.

            Dio è l’infinito, infinito amore, infinita grandezza, infinita bellezza, infinita felicità.  La fonte di ogni bene non è qui in terra, ma in cielo, in Dio. Egli è la fucina inesauribile di gioia, di bellezza e di ogni altro bene: è fonte, miniera inesauribile, fabbrica sempre capace di emettere prodotti. E Dio chiama a sé le anime dei giusti, le immerge nel suo cuore:  in lui saremo, vivremo, respireremo, staremo, nella fonte del bello e dell’amoroso e della felicità.  Solo in paradiso c’è felicità senza paragoni, senza fine.

            Dobbiamo combattere fortemente contro la mentalità materialista, atea, che si presenta come unica gioia e invece distrugge la felicità, perché rompe il contatto con la fonte di ogni bene, Dio.

            Alzate il capo, dice Gesù, in un altro brano del vangelo, e vedete le meraviglie della redenzione avvicinarsi e trasformarvi in gioia perenne, letizia sempiterna, gaudio ed esultanza…

            E’ un’eredità favolosa che Dio ci ha preparato e che ci donerà per sempre.  Non c’è nessuno che è ricco come lui, che è buono e generoso, sorridente:  dona con gioia:  vale più la gioia che il dono, ma qui dono e gioia si equivalgono.  Dio è gioia e Dio è donatore di sé alle creature, che chiama nella sua casa, alla stessa mensa cioè alla stessa felicità.  Siete invitati a partecipare alla sorte di Dio, dice la Bibbia.

            Se Gesù usa le immagini della famiglia per indicarci la sorte felice e divina che ci attende, dobbiamo allora dire che il paradiso è l’incontro con il papà del cielo; è il ritorno alla casa paterna, dopo una lunga assenza; è l’abbraccio dei bambini con i genitori, la gioia di stare per sempre con i fratelli e le sorelle, la felice compagnia dell’intimità domestica senza problemi, senza malattie, senza cattiverie perché in paradiso non entra nulla di immondo.  In paradiso non ci sono difetti, non ci sono cose storte, perché tutti saremo raddrizzati dalla purificazione del purgatorio.  Il grido dei bambini alla vista dei genitori… così è il paradiso:  un grido sempre nuovo, sempre fresco.  Il paradiso è il grido che annunzia la venuta dello sposo e della sposa, dice il vangelo.  E si entra nella casa della felicità per sempre.  Le nozze umane vengono idealizzate dal senso del divino che è scritto dentro di noi.  Poi nella realtà, quanti problemi in tutte le famiglie!  Le divine non sono inimmaginabili.  Se le potessimo immaginare non sarebbero più divine, ma umane.

            Ma che cosa ci ha preparato Dio?  Solo una mente di amore infinito e di potenza senza limiti infinita può dirlo.

            Lo Spirito Santo ci pone sulle labbra questa preghiera:  O Dio, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.  La tua grazia vale più della vita. 

            O vita della mia vita, dicono gli innamorati.  O vita della mia vita, sostegno che mi sostieni, grida S. Teresa d’Avila a Gesù, sposo della sua anima.  Continua il Salmo:  Mi sazierò come a lauto convito, esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

            Anche l’immagine del pranzo è strettamente legato a quello delle nozze.

            Tutte le gioie terrene sono immagine di quello che è Dio, l’anima e il paradiso.

            Alla voce del Salmo risponde la Beata Faustina Kowalska:

            Nostalgia dell’eternità:

O giorno eterno, giorno desiderato, t’aspetto con nostalgia e desiderio.  Ben presto strapperà i veli (del corpo) e tu (o giorno beato) per me sarai la salvezza.

            O giorno bellissimo, momento incomparabile, quando per la prima volta vedrò il mio Dio, l’amore dell’anima mia, il Signore dei Signori.

            Sento che allora la mia anima non avrà più timore.

            O giorno solennissimo, giorno di splendore, quando l’anima conoscerà il suo Dio e tutta s’immergerà nel suo amore e saprà che sono passate le miserie dell’esilio.

            In concreto, ecco che cosa dicono i santi che hanno fatto l’esperienza di Dio amore già da questa terra:  Occorre un gran coraggio per essere per abbracciare Dio come tenerissimo padre.  L’Infinito si unisce alla creatura piccola, che sparisce davanti a lui.  E nell’abbraccio l’anima viene trasformata e resa divina, per quanto è possibile alle umane capacità.  Perciò l’amore e la gioia del paradiso sono al di sopra di ogni comprensione ed esperienza terrena.  Sebbene l’anima non può essere trasformata in sostanza divina, diventa divina per partecipazione come è infocato un ferro restando ferro.  Le tre divine Persone si comunicano all’anima personalmente.  L’anima intende divinamente che cosa è la sostanza del Padre, fonte di ogni bene.  E sente la stabilità dell’Infinito.  Intende che cosa è per il Figlio il ricevere in dono Dio Padre.  In altre parole, comprende che cosa è essere amati e amare infinitamente.  Che cosa è il “sentimento” dell’amore?  L’anima sperimenta lo Spirito Santo che è la “passione amorosa” di Dio, è l’Amore divino persona divina.

            La mente umana e il nostro cuore sono terribilmente ottusi da non comprendere le sublimi gioie del paradiso.  Per avere una pallida idea della nostra miseria di fede, riferisco un manoscritto antico che parla di un sogno o visione:

            “Mi sembrava di essere moribondo, sofferente e senza forze.  Ad un tratto mi sentii sorreggere da una forza invisibile e sollevare in alto.  Ero dunque guarito?  Non solo ero perfettamente guarito, ma avevo acquistato un modo di vivere mai sperimentato fino allora.  Mi sentivo libero dl peso della materia, ma integro in tutto il mio essere, come se non avessi perduto nulla di me stesso, avendo lasciato il corpo.  Ero solo anima, ma non mi mancava niente per essere pienamente me stesso, anzi ero molto più forte, più vivo, più felice e – direi – molto più pienamente me stesso come mai avevo provato neanche nei momenti di massima felicità, di gioia e di salute  in tutta la mia vita nel corpo.

            Capii una sola cosa con estrema chiarezza, ma fu un attimo e subito mi svegliai.  Compresi che stavo per passare nell’al di là e che ero per toccare la soglia di un mondo nuovo, inesplorato, meraviglioso e indescrivibile per la gioia che proveniva da lì, pur ancora non raggiunto.

            In un mezzo attimo ancora, vidi una scena che aveva del ridicolo, ma anche del sacrilego:  quello, che era stato il mio corpo, era attorniato da gente in stato di angoscia, di terrore e di sconcerto, in netto contrasto con la mia nuova condizione felice e invidiabile.  Mi veniva da ridere nel vedere il mio corpo così brutto, privo dell’anima.  Era come un fantoccio vestito e vuoto. Ringraziavo Dio di avermene privato, perché ormai era ridotto in condizioni inservibili.  Però, se avessi potuto (era impossibile, in paradiso non si soffre), avrei sofferto per l’agire insano della gente attorno a quel cadavere.  Piangevano me come morto mentre ero vivo; mi chiamavano infelice mentre ero contentissimo come mai nessun uomo al mondo.  Tutti erano attorno a quel cadavere senza vita, ma nessuno alzava gli occhi verso di me che ero altrove e in condizioni talmente invidiabili che mai avrei cambiato con la loro.  Nessuno mi salutava o si congratulava con me che ero raggiante di gioia”.

            Dice Gesù, e noi dobbiamo crederlo con entusiasmo:  la morte è invito alla festa nuziale del paradiso, momento felicissimo e ambito.  S. Teresa d’Avila  all’ultimo istante della sua vita disse:  O Gesù, è ormai tempo che ci vediamo.  E’ trascorso molto tempo in cui mi sono dovuta accontentare solo della luce oscura della fede, ora i miei occhi si aprono e per sempre, grande Dio di amore eterno.

            Dice la lettera ai Tessalonicesi:  Non voglio lasciarvi nell’ignoranza riguardo ai morti.  Dall’ignoranza viene quella tristezza che è caratteristica chiara di una vita senza fede, senza amore e senza speranza.  Senza Dio c’è solo disperazione e delusione.  E Dio lo possiamo avere ogni momento e tutto quanto.  Anche ora, se non foste contenti di voi stessi.  Ditegli con tutto il cuore che lo amate e che preferite lui a tutte le stupidaggini della terra.

            Continua la lettera ai Tessalonicesi:  Non affliggetevi davanti ai morti come coloro che non hanno speranza e sono pagani.  Noi sappiamo che Gesù ci ha dato la prova risorgendo da morte e facendosi vedere molte volte per testimoniare a tutto il mondo che c’è un Dio che ci ama, c’è un paradiso di eterna gioia.

            Beato chi vive nella grazia divina, senza peccato mortale:  ha già il paradiso nel cuore.  Quando morrà entrerà nella felicità sempre sognata e mai realizzata in questo mondo, mai realizzabile quaggiù.  E un giorno avremo anche un corpo nuovo e un mondo nuovo per godere anche la vita e il mondo materiale.

             

            Questa è la grande filosofia insegnataci da Gesù Cristo.  Coloro che non l’accettano cadono nei vaneggiamenti umani e sono chiamati dalla Bibbia “stolti”, come le vergini “stolte” della parabola di Gesù.  Pazze!  Hanno perduto una felicità così grande.  Svegliatevi, cristiani, non dormite lontano da Dio.

            La rivelazione di Dio è aperta a tutti.  Dice il libro della Sapienza:  E’ alla porta di casa, è trovata da chiunque la ricerca.  Per farsi conoscere previene chiunque la cerca.  Chi si leva di buon mattino per essa non faticherà, la troverà alla porta di casa.  Basta un catechismo, trascorrere ogni giorno in meditazione e preghiera, venire qui a trovare Gesù vivo e nascosto nella santa Ostia.

            Il vangelo dice che alcuni alla rivelazione divina rispondono con saggezza, altri da stolti, pazzi, incoscienti:  hanno altri interessi che riempiono il loro cuore, falsi interessi che si dileguano come fumo al vento.  Quando vedranno la porta delle nozze divine chiusa, diranno:  Signore, aprici.  Non vi conosco, andate via, operatori di iniquità.

            Quale impressione davanti a una porta chiusa, davanti alla porta della festa nuziale, davanti alla porta dell’eternità!

            Qui sta la sapienza:  puntare sempre il cuore e la mente a quella festa nuziale divina, eterna e non lasciarsi mai sviare dal suo fascino:  Là siano fissi i nostri cuori dove sono le vere gioie.

 

 

            DOMENICA XXXIII A 99

 

            Gesù disse questa parabola:  Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni: cinque, due, un talento.

            Il talento non era una moneta, ma una misura; corrispondeva a 40 kili.  Quel signore, di cui parla Gesù, era molto ricco perché al più povero consegnò  quasi mezzo quintale di oro.  Un talento di oro era ed è una quantità inaudita, una quantità che si trovava soltanto nell’economia degli stati, non in quella dei privati.  Quel signore della parabola era uno dei più grandi imperatori della storia, infatti possedeva circa quattro quintali di oro.  Egli “consegnò  i suoi beni”: cinque, due, un talento.

            E’ evidente che Gesù vuol parlare di Dio come il grande signore del cielo e della terra; e precisamente Gesù vuol parlare di se stesso, uomo e Dio, venuto dal cielo con un viaggio molto lontano, molto lungo.  La parabola parla del viaggio dalla terra al cielo, cioè dell’ascensione di Cristo con la promessa del suo ritorno.  Un giorno ritornerà VISIBILMENTE, come visibile è stato nei suoi trent’anni di vita in Palestina.  Gesù ritornerà per giudicare i vivi e i morti, diciamo nel Credo cristiano.

     Quando avverrà il ritorno visibile di Gesù come giudice supremo, imparziale, ineluttabile?

            Dice la II lettura della Bibbia:  Quel giorno “verrà come un ladro di notte, d’improvviso”, quando nessuno lo aspetta.  Perciò è necessario essere sempre pronti.  Potrebbe venire in quel minuto in cui ci si trova in peccato mortale e si potrebbe rovinare tutta l’eternità nell’inferno.

            Dice ancora le II lett. che i cristiani sanno bene l’imprevedibilità del giudizio; sono così ben informati dal vangelo che non occorre dirlo:  “Riguardo ai tempi e ai momenti, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti, voi ben sapete che come un ladro di notte, verrà”.

            I cristiani lo sanno, i Testimoni di Geova non sanno: sia la morte, come la fine del mondo non è rivelata nella Bibbia.  Eppure essi hanno fatto mille calcoli e hanno lanciato mille messaggi, sempre sbagliando.  E’ una prova fra le tante della loro ignoranza della Bibbia.  Ma tra i cattolici esistono persone molto più ignoranti;  perciò corrono dietro i Testimoni di Geova perché non conoscono né la Bibbia né la loro fede.  A partire da questa domenica e in tutte le altre, alle ore 16.30 ci riuniremo in questa chiesa per acquistare una buona cultura cristiana e per prendere consapevolezza della fede.  Vi esorto caldamente di istruirvi, perché dalla conoscenza viene l’amore e la pratica religiosa.

            Dice la II lett.:  “Non dormiamo, restiamo svegli e siamo sobri” nella vita, sempre pronti per accogliere il Giudice supremo con serenità, anzi con amore di figli, trasalendo di gioia quando egli verrà per portarci nella sua gioia per sempre.

            Il giudice regola tutti i conti del mondo, tutti i conti della storia,  giudica tutte le persone; e non scamperà nessuno.  Tutti i nodi verranno al pettine.  Tutti dovranno rendere conto a Dio, e a Dio solo; tutti i prepotenti che pensano di essere indisturbati, di rubare, uccidere, rovinare famiglie, arricchire, calpestare ogni senso di morale e di onestà.  Quelli che ritengono di essere senza coscienza, senza leggi, di essere esenti da ogni dovere e liberi di fare quello che pare e piace a dispetto di ogni autorità.  Nessuno scamperà.

            Il giudizio è particolare e universale.  Al momento della morte avviene il giudizio di ogni persona; ad esso segue il premio o la pena eterna, il paradiso o l’inferno.  Alla fine della storia saremo tutti radunati e giudicati pubblicamente:  si deve riconoscere pubblicamente la verità e la menzogna, il bene e il male, i buoni e i cattivi.  E uno solo si ergerà al di sopra di tutti e si chiama Dio, quel Dio di cui tanti non si curano.  Allora batteranno il petto, ma inutilmente.

            Su che cosa saremo giudicati?  Sul bene e sul male, dalla nascita alla morte e in maniera così chiara che nessuno fiaterà, così giusta che nessuno obietterà, così convincente che tutti si prostreranno ad adorare l’unico vero Dio e il suo Figlio, il Redentore e il Giudice, con lo Spirito Santo unico Dio.  Il giudizio avviene in modo sollecito, universale, totale, visibile a tutti, chiaro per ogni atteggiamento della vita e della storia.  Dio possiede mezzi di comunicazione più perfetti di quelli più moderni.  E’ lui che ha inventato le leggi della natura e ha dato il fondamento alla scienza umana.

            La nostra definitiva esistenza per sempre dipenderà da come abbiamo noi stessi operato nella nostra vita.  Dio ci ha dato un’esistenza gratuita e per amore, ci ha arricchiti di beni incalcolabili.  Gesù parlava di talenti ai suoi contemporanei, ed essi certamente restavano sbalorditi.  Oggi bisognerebbe parlare di migliaia di miliardi.

      Uomini che hanno miliardi esistono, ma migliaia di miliardi non penso che si trovino in mani private.  Solo uno stato può avere migliaia di miliardi.

            Eppure il Vangelo dice, a tutte le generazioni, che i beni di Dio posti nel cuore di ogni uomo è di migliaia di miliardi e ancor più, molto e molto di più.  Non esistono beni terreni, anche se uniti tutti insieme, che possano raggiungere il valore di un’anima che è fatta per Iddio, è costata il sangue prezioso di Gesù, è destinata per l’eternità, per sempre, per sempre, per sempre!

      La persona umana è molto più di tutte le ricchezze della terra e di tutti gli animali, anche se oggi esiste gente che ama più gli animali che l’uomo.  Una persona vale più di tutto l’oro del mondo, anche se c’è gente che calcola un figlio meno dei suoi beni.  Noi siamo stati creati con un’apertura all’infinito.  Accanto a Dio sta solo l’uomo che in certo modo è infinito perché creato per tendere a lui. Nulla può riempire il cuore umano che è  assetato di Dio.

            Se ci sbalordisce parlare di migliaia di miliardi (talenti), quello del valore della persona ci deve far stupire sopra ogni altra cosa.  Qui mirano le parole di Gesù:  farci aprire gli occhi, farceli colmare di stupefacente impressione, renderci coscienti del valore che siamo, che è il prossimo.  Quando impariamo quello che l’infinito Dio ci ha dato?  Esistono in noi ricchezze incalcolabili, talenti, migliaia e migliaia di miliardi!

            Sono doni di Dio (suoi talenti):  l’esistenza (non la sprecate), la vita (vale più di tutti i piaceri del mondo e più di tutte le ricchezze), l’intelligenza (giovani specialmente, non la sciupate atrofizzandola davanti al televisore), la volontà (non la rendete incapace dicendo:  E’ più forte di me il vizio), il cuore (è un tesoro), il corpo (è un capitale:  finché restiamo nel corpo possiamo guadagnare per l’eternità, dopo non si guadagna più), l’anima, la salute, il tempo e tutte le possibilità di beni che si trasformeranno in beni eterni, divini… altro che miliardi…

            Ogni persona davanti a Dio è un tesoro inestimabile, una perla preziosissima, un valore incomparabile.  Vale più di tutte le ricchezze del mondo unite insieme.  Queste finiscono, la persona non finisce mai.

            Dice Gesù:  Il padrone diede I SUOI BENI. La nostra vita è dono di Dio, è partecipazione alla sua esistenza, è un valore divino.  Dio ci ha affidato i suoi beni e ha dato la creazione nelle mani dell’uomo.  Siamo noi che la facciamo progredire o rovinare; siamo responsabili del bene e del male.  Non dobbiamo prendercela con Dio dei mali che noi causiamo.

            Ogni vita ha un progetto divino da espletare, una missione per il bene di tutta l’umanità.  Sprecare la propria esistenza significa fare del male anche agli altri.  Fruttificare i propri talenti significa fare progredire la civiltà, il benessere per tutti.  Quante esistenze vuote per sé e per gli altri!  Come dobbiamo riflettere sui talenti e prendere l’insegnamento di Gesù con sommo impegno.  Non perdere mai tempo, utilizzarlo sempre per il maggior bene.  Non accontentarsi mai di quello che si è fatto per fare di più.  La vita si vive una sola volta ed essa prepara l’esistenza eterna per sempre.

            Gesù redentore ci ha arricchiti di tesori divini:  ci ha dato lo Spirito Santo nei cuori che ci fa sentire la gioia di essere figli di Dio;  ci riversa la vita divina e l’amore divino per amare ed essere amati divinamente.

            Bisogna far fruttificare questi talenti divini e non solo umani.  I talenti non sono beni terreni, ma eterni o almeno con risvolti eterni.  Ecco perché sono di un valore incalcolabile.

            Se li facciamo fruttificare sentiremo l’approvazione del supremo Giudice:  Bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

            Servo buono e fedele:  deve trionfare la bontà, a dispetto dei vizi e della corruzione dilagante.  Chi zappa, zappa all’orto suo; si fa una posizione invidiabile; gode davvero la vita per sempre.

            Servo fedele:  essere fedeli al battesimo che ci ha fatti figli di Dio, al Vangelo che è la parola di Gesù e vale più di tutte le scienze umane.

            Sei stato fedele nel poco.  Tutto quello che faremo nella nostra vita, fossero pure i più grandi sacrifici, non sono paragonabili a quello che Dio ha preparato per i suoi eletti.  Dio non è paragonabile a nessuna creatura.  La sorte divina non è immaginabile:  Prendi parte alla gioia del tuo padrone.

            In paradiso saremo trasformati in esseri divini.  Ma già lo siamo fin da ora con il battesimo.  Vivifichiamo questo gran dono e saremo realizzati anche in terra, pur nel mistero della fede.

            E chi è infedele e sciupa la vita?  E’ un infelice già a partire da questa vita terrena e molto più dopo.  Ma se vuole può, Gesù gli dà la forza per cambiare.  Altrimenti le parole sono molto severe:  Servo malvagio e infingardo, cioè opera il male e lavora per il nulla.  Vita sprecata, vita da nulla, vita da fannulloni.

     Non dormiamo, dice la II lett., per non svegliarci nell’inferno per sempre.  Siete avvertiti.  Gesù ha parlato chiaro e parla a tutti nella coscienza.  Non fingiamo di non sentire.  Non c’è più sordo di chi non vuole sentire.

            Toglietegli il talento che ha e datelo a chi ne ha di più perché a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

            Alla fine della vita, chi non ha sfruttato le sue capacità sarà privato anche di quello che possiede per la sola esistenza.  La vita allora diventerà come un vestito di cenere che si dilegua, ma mai si distrugge.  Finché si è in terra, anche lontani da Dio si godono tanti beni come la famiglia, la salute, le gioie naturali.  Ma alla fine, senza Dio si è privi di ogni bene che ha origine da Dio solo.  La vita nell’inferno è la sola esistenza scheletrica: si hanno solo gli occhi per piangere e disperarsi, tormentarsi e rimproverarsi perché ci si è rovinati da soli.  Pianto e stridore di denti:  terrore, disperazione, infelicità, odio contro se stessi e contro tutti e anche contro Dio.  I dannati si scagliano anche contro Dio.  Infatti dice Gesù:  colui che aveva un talento e non lo trafficò per sua colpa, ma descrisse il padrone, cioè Dio, che è bontà infinita, lo descrisse così:  Sei un essere duro, che mieti dove non hai seminato (bugiardo!  Hai tu rovinato i doni di Dio.  Non dire:  Non posso, è più forte di me…).  Mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso.  Si sciupa la vita col non far niente e si sente il vuoto di non aver fatto niente gridando:  A che serve la vita?  Per paura andai a nascondere il talento sotterra.  La vita vale per quello che tu fai.  Sei tu che devi gestirla.  Se la trascuri entri nella paura, nel terrore, nello sgomento dei dannati all’inferno.  I peccatori sotterrano i doni meravigliosi di Dio e vanno in cerca di falsi beni che rovinano la loro vita.

            In questo stato di demenza e di stoltezza contratta da vizi, non si è più in grado di capire i grandi valori dell’esistenza arricchita da Dio di talenti.  Più ci si allontana da Dio e più si perde, si cambia l’esistenza da una situazione angelica a quella di bestie e di vili animali.

            Dice la II lett.:  Non dormiamo dunque, ma restiamo svegli e sobri.  E’ l’esortazione che fa bene a chi si è addormentato nella fede, è caduto nel letargo della materia.  Eleviamoci in alto, respiriamo aria pura, l’aria della fede che ci nobilita.  Siamo ancora in tempo per dare una svolta alla vita.

            La I lett. con l’immagine della donna laboriosa, industriosa, amorosa per la famiglia, mette in evidenza l’impegno per far fruttificare i doni di Dio mettendoli al servizio del prossimo.  Conclude la I lett. :  Fallace è la grazia, vana la bellezza, il timore di Dio (cioè il senso religioso) è da lodare. Com’è lodato il servo fedele, così la donna (l’anima di fede).

 

            La prospettiva di un mondo al di là dell’esperienza terrena non deve portarci al disimpegno, ma al fervore di attività, alla sete di guadagno vero.  Noi siamo in uno stato che trasforma i beni terreni in beni eterni, il denaro in kg di peso oro.  Viene portato a un altro ordine quello che è terreno, temporale e umano e diventa celeste, eterno e divino.  Quello che facciamo in questo mondo ha una ripercussione eterna, divina.  Mentre operiamo nel mondo prepariamo un’abitazione eterna in cielo.

            Gesù vuole che ci impegniamo al massimo per guadagnare sempre più per noi e per il prossimo, per liberare dalle fiamme dell’inferno molte persone che cadrebbero senza il nostro aiuto.  Salvare un’anima è un’opera che non si può calcolare.

            Quanta gente nel mondo calcola, lesina, sta attenta per beni che sono molto relativi.  E per i beni eterni che cosa non dobbiamo fare?  Il capitale che abbiamo è divino.  Guardate tutto con l’occhio della fede; suscitate la fede con le parole sacrosante del Vangelo.  Ascoltate e adorate chi le ha pronunziate e ora ce le fa sentire a noi qui.  Non dormite sul ciglio di un burrone, dentro un materasso di vipere addormentate che si svegliano col calore…  Non vivete mai col peccato mortale, confessatevi o fate un atto di dolore perfetto con tutto il cuore e pensando alla bontà del Crocifisso.

            Non sprecate tempo, salute, capacità, danaro… utilizzate tutto con visione divina della vita umana, guardando le enormi migliaia di miliardi che si possono guadagnare o perdere per sempre.

            La vita umana è grande e bella, ma può essere terribilmente rovinata.  Tutto dipende dalla responsabilità di ognuno di noi.  Dio ha messo nelle nostre mani dei beni incalcolabili con ripercussioni eterne e divine.  Con impegno e con amore dobbiamo dedicarci al compito assegnatoci dal Creatore e Padre.  Abbiamo a nostra disposizione la sua immensa bontà e il suo aiuto.  Ma non dobbiamo essere fannulloni, infingardi, vuoti…  Tutti siamo responsabili della nostra vita e di quella altrui.  E’ necessario sfruttare tutte le possibilità con diligenza e con fiducia.  “Entra nella gioia del tuo padrone”:  abbiamo davanti a noi una promessa meravigliosa:  partecipare alla gioia stessa di Dio, alla sua sorte, alla sua felicità.  Questo è il paradiso:  il godimento eterno

di Dio e in lui di ogni altro bene senza alcun male.

 

 

 

CRISTO RE A 1999

 

Dice la Bibbia (II lett.):  Bisogna che Cristo REGNI finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi.  L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte.

Gesù è il grande re perché compie quello, che nessuno mai si è sognato, di mettere sotto i piedi la morte.  Lo ha fatto per sé risuscitando, ha promesso di farlo per noi portandoci alla risurrezione corporale attraverso questa via: distruzione del peccato che è la causa della morte, donazione della vita divina che possiede il suo corpo risuscitato:  Gesù ci riversa la fonte della vita nella nostra vita umana attraverso il suo corpo risuscitato.  E noi raggiungiamo il corpo di Gesù con il battesimo, la confessione, la comunione.

Bisogna che Cristo regni finché non abbia posto i suoi nemici sotto i suoi piedi.  Sono suoi nemici:  il peccato (la bestemmia, l’odio, la trascuratezza dei doveri religiosi, della domenica, ecc.).

Bisogna che Cristo regni in noi, in ciascuno di noi, cioè che noi gli obbediamo.  Ed egli è capace di mettere sotto i piedi la morte, la tristezza, la miseria umana.

Mettere i nemici sotto i piedi era un uso antico dei re vittoriosi sui re vinti.  Era segno che i nemici erano ridotti a polvere che si calpestava; i re nemici erano ridotti al nulla, il loro potere era stato annientato.  Il re vittorioso invece proseguiva indisturbato il cammino di vittoria in vittoria.

Nessuna vittoria nella storia umana fu così clamorosa come quella di Gesù.  E’ una vittoria che tende non a distruggere le persone:  egli ha dato la vita per noi, per salvarci.  La lotta di Gesù è contro la morte tanto crudele che ci amareggia l’esistenza.  Gesù ha ridotto in polvere la sua morte, perché è risuscitato con un corpo glorioso.  Egli ha calpestato sotto i suoi piedi la morte, l’ha ridotta a nulla.  Nessuno ha osato fare una cosa simile.  Il grande Alessandro Magno conquistò il mondo allora conosciuto.  Era giovane, era un prodigio di potere, ma fu vinto dalla morte in giovane età.  Di fronte alla morte nessun conquistatore ha potere.  Solo Gesù è superiore alla morte.  Oh, che gran potere, che potere sovrumano, divino!  Gesù è re divino. La morte frena tutti i poteri umani: geni, denaro, bellezza, salute, forza, armi…

Gesù ha vinto la morte, è risorto, è venuto in mezzo a noi, l’hanno visto, toccato, testimoniato e hanno comunicato a noi il suo programma, il suo Vangelo, cioè il suo messaggio.  Quale messaggio ci ha dato questo uomo straordinario che è anche Dio? Quale progetto ha stabilito questo potentissimo e invincibile generale dell’umanità?  Gesù Cristo si è messo in mente di distruggere la morte di tutti, questa è la sua regalità, questo è solennemente affermato dalla Bibbia (II lett.):  Cristo è risuscitato dai morti.  Bisogna che egli regni (perché deve condurre a termine il progetto iniziato con la sua risurrezione, il progetto di distruggere la morte di tutta l’umanità.  Allora è necessario che gli diamo spazio libero in noi, che lo facciamo dominare.  Continua la II lettura: BISOGNA CHE EGLI REGNI FINCHE’ NON ABBIA POSTO TUTTI I SUOI NEMICI SOTTO I SUOI PIEDI. L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte. 

Nemici di Cristo non sono le persone, che egli è venuto a redimere, per cui ha dato il suo sangue sulla croce.  Nemici di Gesù sono la morte e la sua matrice, la radice della morte è il peccato.  Dio ci aveva creati immortali anche nel corpo.  Per il peccato è entrata nel mondo la morte.  Non ripetete frasi contro la Bibbia.  Una di queste frasi che si ripetono è:  Dio ha fatto una cosa buona, la morte per tutti. No!  Non è Dio che ha fatto la morte, ma il peccato.  Non è una cosa buona la morte.  Gesù vuole esentare tutti dalla morte, che ci siamo meritato tutti, perché tutti siamo peccatori senza eccezione.  L’unico uomo privo di peccato è Gesù (e la sua immacolata Madre).  Ed egli volle entrare nella nostra morte per distruggerla e l’ha fatto: è risorto.

Dice la II lett.:  A causa di un uomo (il primo uomo) venne la morte (non a causa di Dio!), a causa di un uomo (Cristo) verrà anche la risurrezione dei morti; come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno LA VITA IN CRISTO.

Cristo, che ha risuscitato il suo corpo, ha il potere di dare la vita anche ai nostri corpi mortali.

      Ecco come Gesù è re.  E’ RE CON POTERI INAUDITI NELLA STORIA UMANA, POTERI CHE NESSUN ALTRO UOMO HA PRETESO O PRETENDERA’.

Per questo Gesù è venuto nel mondo per distruggere LA MORTE CHE REGNA UNIVERSALMENTE. 

Come la Madonna ha dato al Figlio di Dio la sua carne umana, la sua vita umana, così il Figlio di Dio, Gesù, è capace di dare a ogni persona umana la sua vita divina e la vitalità risorta del suo corpo. La risurrezione di Gesù è contagiosa.  Può essere comunicata, deve essere comunicata. Per questo è venuto in terra il Figlio di Dio.  Ma dobbiamo accostarci a Gesù per ricevere la sua vita.  Prima di tutto con i sacramenti che effettuano contatti reali con Cristo:  la confessione, la comunione;  poi con la vita cristiana cioè secondo il Vangelo e non secondo il mondo frivolo e vizioso.

Cristo re ci conduce alla vita per sempre, alla risurrezione dei morti, ma prima deve regnare su di noi, lo dobbiamo lasciare regnare per distruggere il peccato e comunicarci la sua vita divina.  Chi riceve i sacramenti e vive senza peccato mortale vive la vita divina o grazia santificante.

Allora sperimenteremo la gioia della vittoria di Gesù sul male e sulla morte. Nessuna vittoria mai fu così clamorosa come quella contro la morte.  Cristo è risorto dai morti, ha calpestato la morte, l’ha ridotta in polvere sotto i suoi piedi.  Questa è la grande vittoria, questa è la speranza nostra: vivere per sempre anche dopo la morte e vivere divinamente in paradiso nell’attesa della risurrezione gloriosa del corpo.

Il nostro compito perciò sia quello di metterci sotto il potere del grande generale Gesù re.  Egli distruggerà quella nemica che ci rende amara tutta la vita e contro la quale nessuno ha mai osato opporsi:  né Hitler né Stalin, né il Duce né nessuno mai!

Una grande forza si sprigionò dalla divinità di Gesù e distrusse la morte del corpo crocifisso, QUELLA FORZA E’ VIVA E OPERANTE NEI SACRAMENTI.

I sacramenti sono forze di salvezza che hanno operato nel corpo crocifisso di Gesù e ora sono state captate da Gesù stesso e collocate nei sacramenti per portare anche in noi la sua stessa vittoria sulla morte.  I sacramenti li ha inventati e istituiti Gesù in persona.

      I sacramenti sono opere grandiose che si possono ricevere solo con una grande fede. Guardate i sacramenti nella loro interna realtà.  Se vi confessate pensate che riceverete quello scossone di salvezza che trasformò il corpo crocifisso in risorto; se vi comunicate pensate che ricevete quella forza potente che fece del cadavere di Gesù un corpo meraviglioso.  Quella stessa bellezza, maestà, grandezza viene a collocarsi dentro di noi.  I sacramenti si devono ricevere con grande fede e non come una semplice benedizione. Altro è ricevere una benedizione e altro la confessione o la comunione.  C’è la differenza che esiste tra una bambola e un bambino di carne e ossa. Certe confessioni, mi dispiace dirlo, sembra che sia fatte senza la coscienza di mettersi sotto la croce sanguinante di Gesù, senza scossoni, senza quella straordinaria impressione di chi vide il Crocifisso o di chi lo vide risorto.  No, prima di ricevere i sacramenti dovete prepararvi da diventare abbattuti, affranti, scossi, pigiati dalla grazia divina.  Poi vi confessate o vi comunicate.

Mentre nel corpo crocifisso di Gesù le forze divine uccisero la morte, in noi devono fare due opere: 1) distruggere la radice della morte, il peccato, 2) distruggere la morte in se stessa.

Gesù distrugge il peccato in noi dandoci il perdono e la vita divina.  Ma noi dobbiamo accogliere il dono, dobbiamo chiedere sinceramente perdono, dobbiamo accostarci ai sacramenti, non tenerci lontano.  Se non ci accostiamo ai sacramenti il potere di distruggere la morte c’è, ma rimane paralizzato per noi, inutile per noi.  Come se si avesse la medicina efficace contro il tumore e si trascura.  Quando c’era la possibilità di un certo rimedio Di Bella, tutti correvano.  E i sacramenti non devono essere presi con maggiore interesse e con maggiore impegno?

  I sacramenti si ricevono personalmente, perché la liberazione dalla morte è personale.  Non si manda la moglie in chiesa o il figlio e il marito o padre resta fuori.  Se resta fuori non percepisce la forza di salvezza di Gesù risorto e redentore.  La terapia è personale.  Non si può mandare all’ospedale un altro e non il malato.  Nello spirito tutti siamo malati.  Infatti tutti moriamo.  E se siamo sotto il potere della morte vuol dire che siamo super malati.

Gesù risorto, che ha vinto la morte, strapperà anche noi dalle sue grinfie con la stessa forza potente con cui le strappò il suo corpo personale crocifisso.  Ma occorre seguire fedelmente il re Cristo Gesù.  Non possiamo pretendere di avere i suoi beni se non lo incontriamo mai o quasi mai.  Se lo lasciamo solo nelle chiese, se non partecipiamo alla sua messa, se non ci uniamo a lui nella comunione, se non viviamo come persone nuove, persone di Gesù Cristo. 

Come vivere?  Ce lo dice Gesù nel Vangelo:  Quello che fate agli altri lo fate a me.  Il bene o il male che fate agli altri lo fate a me in persona.  Alla fine della vita e alla fine della storia, nel giudizio che terrà il giusto giudice e re dell’universo, Gesù, saremo giustificati o  condannati secondo le opere di amore verso Dio e verso il prossimo.

            Gesù è re, il re di amore, il super re, che dona la vita divina, che rende divini. Ma è anche il giudice severo per coloro che non lo accolgono.  Egli non è un re opzionale, che si può seguire o no.  Se si segue si ha tutto e anche quello che non immaginiamo.  Se non lo seguiremo perderemo tutto.  Che cosa dice il Vangelo del giudizio a cui saremo tutti sottoposti?

            Venite benedetti  del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 

            Avremo da Gesù, re supremo, un regno in dono;  saremo tutti re e regine.  Nessuno sarà più umiliato e assoggettato sotto i piedi.  Sotto i piedi andrà chi non segue Gesù.  Ad essi il giudice dirà:  Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.  E se ne andranno questi al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna.

           

            Gesù libera da ogni male.  Il suo regno fa gridare di gioia.  Il suo regno inizia già da questo mondo.  Ora regno di Gesù è la Chiesa ossia la comunità dei credenti,  uniti insieme come una famiglia. Formano un solo corpo perché mangiano il corpo e sangue di Gesù nella comunione, sono con lui come la Madonna e il divino Bambino.

            Nella messa dobbiamo imparare ad amarci come fratelli, a servirci, perché alla fine della vita saremo giudicati sulla carità, dice il Vangelo.  Quello che non abbiamo fatto al prossimo lo abbiamo rifiutato a Gesù.  Dio è con noi con il cristianesimo e si serve nella carità fraterna.

            E’ urgente vivere l’esperienza Chiesa perché il mondo si sta rovinando come le famiglie disgregate che si moltiplicano con tutte le conseguenze ben note.  Il mondo ha bisogno di amore, di comprensione e di fraternità:  questo è vivere da Chiesa e come Chiesa di Gesù.

            E’ urgente per il mondo attuare il regno in cui Gesù può regnare da sovrano;  è urgente che si istituisca prospera la vita di Chiesa, nostra salvezza.  In essa infatti troviamo Gesù e i mezzi per poter partecipare alla sua vita e alla sua redenzione.

            Nessuno salva il mondo se non la carità.  La prima lettura della Bibbia indica qualche cosa di terribile:  gli uomini che hanno avuto potere nel mondo hanno rovinato la società per l’egoismo, l’egoismo dei re, degli uomini di governo.  Quanti beni esistono nel mondo, si potrebbero sfamare altri dodici miliari di individui.  E c’è gente che muore di fame, perché?  Per l’egoismo.

            Lotta all’egoismo.  Ma chi ci dà la forza?  Colui che per noi è morto in croce e che noi possiamo mangiare nella comunione e fare nostri i suoi sentimenti e la sua forza divina.

      La I lett. dice che Dio stesso farà da re nel mondo rovinato dai governatori egoisti.  I re venivano chiamati pastori dei popoli.  Dice il Signore: Io stesso farò il pastore e guiderò ai pascoli il mio popolo.  Gesù ha detto:  Io sono il buon pastore, cioè il re buono.  Ed è re buono perché ha dato la vita per il nostro bene ed è venuto a servire e non ad essere servito.  Questa è la regalità, la politica del vero benessere, dell’amore.

      Gesù ha detto inoltre:  Il mio regno non è di questo mondo, non è come quello dei re terreni che si arricchiscono sfruttando i sudditi. -  Gesù dà inizio a un altro tipo di regalità che si chiama servizio e morire in croce per fare del bene.  E infatti con la sua redenzione, Gesù ha dato inizio a quel processo di trasformazione dell’umanità per cui essa viene liberata dal peccato, dalla morte, dall’egoismo e viene istituita la Chiesa, famiglia di amore, di pace e di fraternità, inizio dell’umanità nuova che vivrà per sempre nella pace di Dio e del prossimo.

            Il Salmo canta con gioia:  Il Signore è il mio pastore, il mio governatore, il padre e fratello, amico e compagno di vita e di benevolenza.  Non manco di nulla.  Su pascoli erbosi mi fa riposare.  Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerò alcun male perché tu sei con me.