a        GESU’ “SALI’ AL CIELO” PER INTRODURVI TUTTA L’UMANITA’

 

 

     Gesù sale in cielo per portare anche noi

 

     Il Credo cristiano professa la “salita al cielo” di Gesù.  Questa è una cosa del tutto impossibile per l’uomo.  Dice infatti la Bibbia:  “Chi mai è salito al cielo?” per indicarne l’impossibilità.  Eppure Gesù compie l’impossibile per introdurre tutta l’umanità in Dio.    Grazie alla divina bontà infinita che ci dona meraviglie inesplorate.  Oh, se tutti conoscessero il cristianesimo!

     Ma che cosa vuol dire precisamente la frase idiomatica o simbolica “salire al cielo”?  Significa diventare simili a Dio.  Noi possiamo diventarlo se accogliamo Gesù che riversa la vita divina in noi.

Però questo non si può dire di Gesù.  Se egli è salito in cielo non significa che allora divenne simile a Dio perché da sempre “è Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero”.  E che cosa vuol dire allora che Gesù è salito al cielo?  Che la sua umanità entrò nella sfera della divinità dopo di aver subito l’umiliazione del Calvario. L’ascensione è una delle feste pasquali.

 

Colui che era sceso nella morte, sale nella vita nuova

 

     Nella passione, Gesù era stato umiliato al di sotto di tutto il genere umano, nella pasqua fu elevato al di sopra di ogni creatura. Gesù, risorgendo dai morti, ritornò in vita, non però come Lazzaro o il giovane di Naim risuscitati da lui.  Questi ripresero la vita di prima e poi morirono.  Gesù invece entrò in un’esperienza di vita umana del tutto nuova.  La sua umanità (corpo e anima) subì una trasformazione radicale, assumendo delle caratteristiche che sono proprie della divinità.  Il suo corpo divenne glorioso ossia di una bellezza inimmaginabile, di uno splendore divino, di una felicità che è solo e propria di Dio.  La 1 Cor 15 enumera quattro proprietà del corpo risorto: la gloria, l’agilità con la velocità del pensiero, la penetrabilità ovunque e l’impassibilità (non può soffrire né invecchiare né morire).  L’eternità è propria di Dio, la velocità come il pensiero non è capacità umana e tanto meno dei corpi materiali.

     Dunque il corpo di Gesù (insieme con la sua anima umana) divenne “celeste” cioè divino ossia assunse caratteristiche che sono solo di Dio.  Questa è essenzialmente l’ascensione di Gesù in “cielo” o in “Dio”.  E’ una trasformazione della sua umanità; non è un cambiamento di luogo, ma  di stato.

     Il corpo umano di Gesù restò corpo umano, infatti il vangelo riferisce che egli mangiò davanti ai discepoli, fu visto, toccato, non era un fantasma, ma vero corpo di carne, sangue e ossa (Lc 24, 39ss).  Come però un ferro se gettato nel fuoco diventa infocato e incandescente, così il corpo, e tutta l’umanità di Gesù, entrarono in una strettissima unione con la divinità da partecipare alle sue caratteristiche.  Che cosa sarà un corpo incandescente o splendente di divinità è impossibile poterlo anche solo immaginarlo.  Qualche cosa si può intuire e pensandolo si rimane stupiti, come rimasero fuori di sé i discepoli nel vedere il Risorto.

 

     Gesù vuol condurre con sé tutta l’umanità

 

     La glorificazione del corpo insieme con l’anima è riservata a tutti coloro che si uniscono a Cristo con i sacramenti e muoiono nella fedeltà con lui.  Questo stato è il paradiso che verrà goduto anche con il corpo al tempo della risurrezione finale.  Ma già dal battesimo si possiede lo stato di figli di Dio.  Il battesimo riversa la vita divina e unisce in un abbraccio amoroso con Dio.  L’anima già lo possiede, ma lo vive nella fede, lo sente in proporzione al grado di fede che raggiunge.  Lo vivrà in pienezza appena raggiungerà il paradiso.  Il paradiso o cielo è entrare in questa gioia.  Non è un luogo, ma uno stato.

     Gesù ci ha meritato tutto questo con la sua morte e risurrezione.  Egli PER NOI si è fatto uomo (è disceso dal cielo), PER NOI è morto (entrando nelle profondità della terra,  anziché stare in cielo), è risorto risalendo alle altezze divine PER INTRODURRE ANCHE NOI NEL CIELO ossia nella divinità.  E così la vita umana diventa divina.  Quale sorte mai l’uomo poteva desiderare o immaginare?  Quale fortuna più grande?  Questa fortuna è alla portata di tutti.  Basta unirsi a Cristo ed restargli fedeli.  La felicità esiste, è al di sopra di ogni desiderio umano, tocca le altezze del cielo e si chiama vita cristiana.

 

     Con i sacramenti avviene il contatto con il Risorto

 

     Il battesimo ci mette in relazione personale con le tre divine Persone:  con il Padre ci fa figli comunicandoci la sua vita, con il Figlio ci fa fratelli, amici, compagni, vicini, prossimi e parenti strettissimi, con lo Spirito Santo ci fa vita e vita, respiro e respiro, sentimenti e passione, amore e gioia tutt’uno con lui.

     La trasformazione dell’umanità personale di Gesù avvenne nella sua  risurrezione o pasqua.  La nostra pasqua avviene quando partecipiamo alla sua  stessa sorte mediante i sacramenti.

 

     LA RISURREZIONE DI GESU’ HA TRE ASPETTI INSEPARABILI FRA LORO.  Essi sono:

1)  Gesù ritorna in vita o RISORGE (risurrezione) e cioè 2) assume un’umanità nuova che entra anch’essa nella sfera del divino o ASCENDE IN CIELO (ascensione).  Per tutto questo Gesù 3) è capace di COMUNICARE la sua sorte a quanti si uniscono a lui con i sacramenti  (pentecoste o dono del suo Spirito Santo e della vita divina).  Gesù divenne risorto e datore di risurrezione (manda lo Spirito Santo).

1)  Risurrezione, 2) ascensione e 3) pentecoste sono tre aspetti dell’unico

pasquale.  La sorte del Risorto si espande a tutti i redenti, ai suoi credenti, ai suoi seguaci.

     Se un corpo umano (quello di Cristo) è risorto vuol dire che tutti i corpi possono risorgere.  Ciò avviene con il dono dello Spirito Santo che viene effuso in chi riceve il battesimo e i sacramenti.  Lo Spirito Santo infatti è l’Amore e la Vita divina.  Entrando nelle anime le trasforma in deiformi o divine o cristiane o di Cristo, appartenenti a lui, legate e unite a lui vitalmente e al Padre.

 

 

     I TRE ASPETTI DELLA RISURREZIONE SONO INSEPARABILI, ma vengono celebrati in tre date diverse: pasqua, ascensione, pentecoste.

     Sono inseparabili.  Infatti il vangelo di Luca dice che Gesù ascese al cielo lo stesso giorno della risurrezione (Lc 24, 50).  Giovanni dice che, lo stesso giorno, effuse lo Spirito Santo e diede potere di rimettere i peccati (Gv 20, 22).  Però Luca in un altro libro che scrisse (Atti degli Apostoli) dice che quaranta giorni dopo la pasqua Gesù si fece vedere ascendere in cielo.

 

     Ascensione essenziale e ascensione sperimentale

 

     Esiste dunque un’ascensione essenziale (inseparabile dalla risurrezione) e un’ascensione sperimentale o visibile, avvenuta quaranta giorni dopo.

     Il Catechismo della Chiesa cattolica (insegnamento ufficiale della nostra fede) dice che Gesù fu glorificato fin dall’istante della sua risurrezione.  Questo è provato dalle caratteristiche divine nella sua umanità, come entrare a porte chiuse, rivelarsi nello splendore della divinità…  Durante i quaranta giorni prima dell’ascensione sperimentale,  Gesù mangia e beve familiarmente con i suoi discepoli, li istruisce sul regno (cioè la Chiesa) che sarà inaugurata con la venuta dello Spirito Santo.

     In quei quaranta giorni prima dell’ascensione, la gloria dell’umanità di Cristo resta ancora come velata sotto i tratti di un’umanità ordinaria per dare possibilità ai discepoli di sperimentarlo ed essere poi testimoni della sua risurrezione.  L’ultima apparizione termina con l’entrata irreversibile nella gloria divina simboleggiata dalla nube luminosa o gloriosa in cui è avvolta per sempre l’umanità di Cristo.  La nube è simbolo della divinità.  Nella trasfigurazione quella nube divina aveva avvolto l’umanità di Gesù soltanto per un istante.  Nell’ascensione lo avvolse per sempre e irreversibilmente.  Così Gesù entrò in cielo oppure (è la stessa cosa) sedette alla destra del Padre, nella stessa condizione del Padre.  E’ nel pieno dominio proprio della divinità a cui fu associata anche l’umanità personale di Gesù.

    

     Colui che ascese fino a Dio è sempre con noi

 

     Quando il Figlio di Dio “discese” in terra, si incarnò, non abbandonò il cielo ossia la divinità.  Quando “ascese” non abbandonò la terra né i suoi discepoli.  Tant’è vero che Luca, alla fine del suo vangelo dice che i discepoli erano pieni di gioia proprio per l’ascensione di Gesù.

 

     Anzi egli domina tutto il cosmo

 

     Il corpo umano di Gesù è collocato al di sopra del cosmo, sopra ogni creatura terrestre, umana e angelica.  Egli è il gran sovrano che guida tutta la storia verso Dio ossia verso la salvezza.

     Genesi 1, nel primo capitolo della Bibbia c’è scritto:  L’uomo deve dominare la terra.  Con la ribellione a Dio mediante il peccato, si perse il dominio del cosmo.  L’uomo fu vittima di diluvi, terremoti, guerre, odi…  Ora l’uomo-Dio Gesù riprende il dominio.  E’ vero che ancora la volontà ribelle dell’uomo ritarda il bene.  Ma la storia ha preso una svolta decisiva con la risurrezione-ascensione di Cristo.  Essa è irreversibilmente diretta verso la vittoria della risurrezione.

     Quale scienza e capacità umana può mai raggiungere tutto il cosmo immenso costituito di miliardi di anni-luce?  Il corpo umano glorioso potrà raggiungere tutte le parti del cosmo. Se il corpo umano risorgerà, anche il cosmo sarà trasfigurato, dice la Bibbia (Rm 8, 19ss).

 

     Ha detto Gesù:  “Vado a prepararvi un posto.

 

Poi ritornerò e vi prenderò con me.  Nella casa del Padre mio ci sono molti posti “ (Gv 14, 3…).

     L’ascensione deve portare nel cuore una nostalgia struggente di correre quanto prima là dove si trova ogni gioia, dove Cristo ci ha preceduti e ci ha preparato un posto inimmaginabile.  Non esiste papa o mamma amorosi e facoltosi che possano preparare per i figli cose più belle, meravigliose quanto quello che Dio ha preparato per noi fin dall’eternità.

     La nostalgia del cielo viene dalla fede.  Più essa viene coltivata e più forte diventa la nostalgia.  Ma alla nostalgia bisogna aggiungere la carità e il sacrificio.  Non si può andare in paradiso da soli.  Non siamo figli solitari, ma con una moltitudine immensa. Crescendo i figli, cresce anche l’amore. Un papà o una mamma imparano sempre meglio il proprio affettuoso ruolo quanto più numerosi sono i figli.  Dio ama infinitamente.  La moltitudine non è scapito dell’amore.  Ci conosce tutti per nome e ci chiama per nome.  Per nome viene a chiamarci in quel momento solenne quando sarà finita la corsa in questo mondo:  “Giovanni, Antonietta, vieni dal tuo amoroso papà del cielo, vieni nella sua casa, che è tua, più calda e più affettuosa di ogni nido”.

     Il sacrificio deve rendere il nostro amore più puro, sincero, vero e forte.  Gesù l’ha detto:  “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15).  Mi sarete testimoni fino agli estremi confini della terra” (Atti 1, 8).

     Annunziare il vangelo significa portare ai fratelli la bella notizia della fede cristiana e del destino ambito del paradiso.  Essere testimoni, in greco si dice: essere martiri.  Si testimonia Cristo con la stessa moneta sua:  il sacrificio, la croce, l’amore immenso…

 

“La nostra patria è nei cieli

 

di là aspettiamo come salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso in virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3,20s).

     Patria viene da padre e vuol dire casa paterna, il luogo dove siamo nati e cresciuti sotto l’affetto caldo dei genitori.  E’ il nostro nido, l’ambiente naturale ove ci troviamo bene, il punto di appoggio, la base su cui la vita è piena, rigogliosa, felice, dolce, amabile.

     Con quanto affetto i genitori stringono al cuore i figlioletti?  E i piccoli quanta gioia hanno di stare con loro?  Che felicità, che conforto e che sicurezza!  Il Padre che è nei cieli è la fonte di ogni amore e di ogni sicurezza.  Egli ci ama infinitamente di più.  E noi siamo immensamente più felici, sicuri, fortunati in lui.

     Noi abbiamo le radici in Dio e non sulla terra, lì e non qui, anzi saremo infelici finché non riposeremo nel cuore del vero e grande Padre. Allora troveremo la pienezza di noi stessi.  In terra siamo inquieti perché collocati fuori del punto naturale di appoggio e di vita, di sussistenza e di conforto.

     Il più deve venire ancora, il più non si vede, ma si attende con speranza perché speriamo in Colui che ci ha creati, che ha dato per noi la vita, ci ha redenti e ci ha fatti figli.  Ci ha preceduti per preparare un posto e renderci completamente come lui è:  Dio, uomo, risorto, glorioso.

     Finché vivremo nel mondo, potremo provare solo degli assaggi di quello che può essere la futura e stabile dimora.  Sono semplicemente assaggi o annunzi molto lontani dalla realtà:  la vita di famiglia più pacifica e affettuosa, la gioia della salute, degli affetti, delle amicizie…  Il fondamento di ogni amore e di ogni esistenza è Dio solo.  Ed egli si è fatto mio padre.

     Devo dunque vivere di forte nostalgia verso quello stato e quella forma di vita che ci è destinata per sempre, che è stata inaugurata dall’uomo (e Dio) Cristo Gesù, mio salvatore:  “Quale gioia quando mi dissero:  Andremo nella casa del Signore.  E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, o Città santa di Dio” (Sal 121, 1ss).

     “Quanto sono amabili le tue dimore, Signore.  L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente.  Anche il passero trova la casa, la rondine il nido dove porre i suoi piccoli.  Beato chi abita la tua casa:  sempre canta le tue lodi!” (Sal 83, 2ss).

 

     Essere testimoni di Cristo

 

     Finché sono qui sono in esilio, lontano dal Signore vivo per espletare una missione.  Come Gesù è venuto dal cielo per condurci là, così ogni cristiano ha il dovere di aiutare i fratelli a salire con Cristo.

Ha detto Gesù:  “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo”, la bella notizia (in greco: eu-anghelion) di Gesù morto e risorto per salvarci.

     Disse ancora Gesù:  “Siate miei testimoni fino agli estremi confini della terra” (At 1, 8).

     Molti non sanno chi è Gesù, che cosa ha fatto, che cosa ha promesso, che cosa dobbiamo fare per raggiungere la sua stessa sorte e liberarci dalla odiata morte.

     Il Salvatore dell’umanità è venuto.  Bisogna predicarlo sui tetti.  Il mondo è triste.  Bisogna dargli al gioia, Gesù, il salvatore grande dell’umana  esistenza.

     Come predicarlo?  Con voce forte, efficace, testimoniandolo con la vita.  Allora il mondo sente una voce eloquente e si volge a Cristo o si converte a lui.

     Ha detto Gesù:  “Fra poco il mondo non mi vedrà, voi mi vedrete perché io vivo e voi vivrete.  Allora voi saprete che io sono nel Padre, voi in me e io in voi” (Gv  14, 19s).

     Chi vive la vita di Dio abita in Gesù come le tre divine Persone che sono compenetranti fra loro e sono una sola divinità.  Chi dimora in Dio lo “sente”, lo “avverte”, lo gode nella luce e nel “sentore” dello Spirito Santo.  E’ un’esperienza soprannaturale, ma che può essere comunicata ad altri attraverso segni che fanno intuire e fanno avvicinare a Cristo.

    

       Il racconto dell’ascensione in Atti degli Apostoli 1,1ss.

 

     Nel mio primo libro      (E’ il vangelo di Luca che è autore anche di At.)

Ho già trattato di tutto quello

che Gesù fece e insegnò fino quando fu assunto in cielo.

Egli si mostrò vivo ai discepoli, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando

del Regno di Dio.              (E’ la Chiesa o comunità dei discepoli di Gesù. 

Ordinò loro di attendere       Essi furono istruiti durante la vita terrena

lo Spirito Santo, essere       di Gesù e anche dopo la risurrezione.  Dopo la

battezzati in lui e ren-       risurrezione i discepoli non si sentirono soli,

dergli testimonianza           ma, come raccontano gli Atti, sapevano che Gesù

fino agli estremi confi-       aveva messo a capo gli apostoli con Pietro al                  

ni della terra.                comando.)

   Detto questo,

fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.  E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero:  “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?  Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.

     Non occorre guardare verso il cielo lontano per incontrare Gesù.  Egli è   nei nostri cuori.  Con l’ascensione si è fatto più vicino mediante lo Spirito Santo che abita in noi per il battesimo.  Con lui sono anche il Padre e il Figlio che sono inseparabili e formano una sola divinità tripersonale.  Ormai Gesù è là dove sono i suoi discepoli ossia la sua Chiesa (assemblea,in greco,dei discepoli).  Infatti (dicono gli Atti) ciò che faceva Gesù in terra ormai lo fa con tutti i suoi discepoli o cristiani guidati da Pietro (il papa) e gli apostoli (vescovi e sacerdoti).

 

     Un altro racconto dell’ascensione (secondo Marco, 16, 15-20):

    

     Gesù apparve agli Undici e disse loro:  “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.  Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.”  Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

     Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

 

     Giunsero fino a noi… e noi siamo diventati cristiani.  Ma sappiamo ora che cosa è essere cristiani?  Conosciamo le grandi meraviglie di Dio in mezzo a noi?  Chi vuole conoscerle meglio prenda il Catechismo della Chiesa cattolica e legga.  Ci trova tutta la Bibbia tradotta in linguaggio moderno, senza bisogno di altri studi se non quelli della lingua italiana.

                                                  Pace e bene…………