IL RICCO PENSA DI ESSERE NECESSARIO A DIO
il povero crede che è necessario solo Dio
(Marco 12, 38-44)
Domenica 32 B 2000
Gesù loda il gesto della vedova che diede a Dio “tutto quello che aveva, tutto quello che le serviva per vivere”. Con queste parole, Gesù vuole che facciamo un vuoto assoluto dentro di noi e che fissiamo il nostro appoggio solo in Dio.
Chi pensa di trovare fuori di Dio il fondamento della sua vita è un grande illuso. Chi ritiene le sue “ricchezze” (salute, stima, affetto, giovinezza, successo, averi, poter…) come sicurezza di vita e di esistenza è il più grande povero che possa esistere.
Oggi c’è gente che ragiona: Come faccio senza TV, senza milioni o miliardi, senza tante altre cose “mie” di cui c’è assoluto bisogno… oggi…?
Abbiamo molte cose, ma siamo senza Dio e senza felicità, pace. Il mondo del benessere è povero di Dio, vedovato del più grande Amore!
UNA POVERA VEDOVA
aveva solo due spiccioli. E li buttò via, li diede al tempio. Restò senza nulla, ma felice. Aveva Dio e solo Dio è tutto.
Ci sono altri due detti evangelici utili a ricordare: 1) “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno di Dio”, nel regno della gioia. I bambini non hanno nulla, ma hanno due cuori amorosi, quelli dei genitori e più che ricchi, vivono quella che comunemente è chiamata età felice.
2) “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14, 33). Per avere Dio tutto, si deve rinunziare a tutto. Perché? Perché a) Dio è tutto, b) è indivisibile, c) è santissimo.
Non può entrare dentro di noi Lui che è infinito e non si può dividere, se non facciamo piazza pulita di tutto quello che è dentro di noi. Non può venire il santissimo Dio, se dentro di noi non c’è assoluta pulizia.
Una povera vedova getta nel tesoro del tempio due piccole monete, le più piccole che esistevano, le uniche da lei possedute. Non aveva altro, ma diede tutto quello che aveva, “tutto quello che le serviva per vivere”, dice Gesù. I ricchi invece – dice il vangelo – “gettavano molte monete”, ma di quelle che erano superflue per loro. Prima pensavano a sé e poi al tempio. Tutti ammiravano le offerte dei ricchi. Nessuno dava importanza ai due spiccioli della vedova povera. Non servivano neanche per comprare un pizzico di incenso; non contavano niente per le molte spese del culto.
C’erano tredici cassette che raccoglievano offerte per le spese del tempio: per il fabbricato, per i sacrifici, per gli inservienti, per i sacerdoti ecc. Un sacerdote annunziava, a voce alta, il nome dell’ offerente, la somma e la sua destinazione.
I due spiccioli della vedova non furono calcolati, e la donna restò nell’anonimato. Ma c’era uno che osservava attentamente sia i ricchi che i poveri. Era Gesù. E proprio lui, il nostro Dio e salvatore, il giudice dei vivi e dei morti, gridò a voce alta che quella povera vedova “aveva gettato nel tesoro del tempio più di tutti gli altri” (messi insieme). Essa non solo doveva essere considerata tra i più grandi offerenti, ma l’unica che SUPERAVA LE SOMME DEGLI ALTRI messe insieme.
L’UOMO VEDE IN FACCIA, DIO NEL CUORE
L’occhio di Gesù si fissa con grande attenzione su colei che nessuno calcolava. Gesù vuole comunicare anche a noi la sua stessa sensibilità divina, il suo modo di valutare uomini, cose, gesti, sentimenti del cuore.
I ricchi pensavano di essere loro a sostenere le spese del tempio e di essere PERFINO NECESSARI A DIO con le loro offerte, altrimenti il tempio si doveva chiudere.
Gesù al contrario prostra a terra e umilia la loro superbia, in conformità alle parole che aveva suggerito alla poverissima, umile e santissima sua Madre: “Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.”
Gesù vuol mettere in risalto il valore eminente degli umili, pieni di fiducia e di abbandono in Dio, ricchi di beni superiori a tutti quelli materiali.
Quella donna povera e vedova, non calcolata da nessuno, era proprio lei che rispecchiava in sé le qualità del Redentore divino. Egli ci redense non per le sue ricchezze terrene, ma per IL DONO AMOROSO E TOTALE DI SE STESSO. La vedova è riferita nel vangelo come modello del discepolo di Cristo. Per questo Gesù chiamò solennemente attorno a sé i discepoli per presentarla come loro esemplare di vita cristiana.
Ed è esemplare discepola di Cristo in quanto non ha dato il suo superfluo al tempio di Dio, ma “tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”, come Gesù che diede tutta la sua vita per la nostra redenzione.
Dopo l’offerta, la povera vedova rimase senza nulla di proprio. Aveva solo quei due spiccioli, le due più piccole monete. Non aveva fatto calcoli (come i ricchi, che davano il superfluo); non pensò di dare una moneta a Dio e l’altra di usarla per comprare almeno un panino quella sera, e così poter dormire non a stomaco vuoto.
Era una donna vedova. Gli orfani e le vedove erano al margine della società senza appoggio, senza alcuna fonte di guadagno. Eppure, ella ebbe il coraggio di dare tutto a Dio, perché solo Dio è tutto.
I ricchi tornarono a casa pieni di molte altre monete. La povera tornò sola e senza nulla, ma ricca di Dio. E DIO E’ L’UNICO NECESSARIO. Dio è tutto, il solo bene, sommo bene, tutto il bene, bene per tutti, così diceva il Poverello di Assisi che gridava di gioia dicendo anche: Dio mio e mio tutto!
I RICCHI PENSANO DI ESSERE NECESSARI ANCHE A DIO. I POVERI SANNO CHE L’UNICO NECESSARIO E’ DIO.
LA POVERA VEDOVA DIEDE PIU’ DI TUTTI MESSI INSIEME, dice Gesù. Ella era più utile a Dio che tutte le offerte del tempio e il tempio stesso. Infatti è con il dono di sé che Gesù crea un nuovo mondo, la nuova società, la chiesa di Gesù, la religione cristiana, il nuovo tempio per il culto in spirito e verità.
Gesù in croce, sofferente, nudo e povero, ci ha salvati con il dono di sé. Egli vuole che ogni persona (che lo segue) dia se stesso a lui come lui e per la stessa opera di salvezza. Questo è il nuovo tempio di Dio. Per mantenere le sue spese non occorrono offerte di oro e di argento, ma offerte di vittime piene di Spirito Santo e di amore divino.
Bisogna mettersi in atteggiamento di estrema povertà davanti a Dio per ricevere i suoi immensi beni e riversarli nel mondo. Solo se si sperimenta il vuoto assoluto si diventa capaci di ricevere da Dio ogni bene; e non soltanto a proprio beneficio, ma per tutto il mondo. Ecco l’utilità della povertà di spirito! E’ una salvezza universale e utilissima più di tutti i denari e di tutte le attività umane.
La Madonna perché umilissima ricevette Gesù e lo diede al mondo intero. Così, ogni cristiano è chiamato a fare la stessa opera e con lo stesso stile umile, povero e fidente solo in Dio e non nei mezzi umani o materiali e perfino non confidando neanche nelle capacità spirituali proprie. Davanti a Dio si deve essere poveri nel corpo e nello spirito.
“Chiunque non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere discepolo” di Cristo (Lc 14, 33). Per essere suoi discepoli bisogna fare il vuoto assoluto, la pulizia totale di sé, la nudità vera, la rinunzia totale, il rifiuto di ogni appoggio umano.
La povera vedova, quella sera, tornò a casa senza niente, col vuoto sotto i piedi, senza speranza di trovare un marito o un figlio, ma trovò il Figlio di Dio che le riempì il cuore. Quando si fa il vuoto assoluto, solo allora ci possiamo riempire di Dio.
Ma che cosa è questo vuoto assoluto? E’ - secondo il detto di Gesù – “rinunziare a tutti i propri averi”. Che cosa sono gli averi? Denaro, possessi, ricchezze, tempo, salute, stima, affetto, capacità morali, spirituali, virtù, successo… Tutto quello che si ha e che – secondo noi – rende lieta la vita e senza di essi saremmo poveri, miseri. Gesù dice: Togli tutto per avere il Tutto. Chi ha il coraggio di sperimentare il vuoto troverà la pienezza; chi si butta nel nulla troverà il Tutto; chi cerca la povertà assoluta trova la massima Ricchezza. Questo è il paradosso del vangelo di Gesù!
RICCHI EPOVERI DAVANTI A DIO E DAVANTI AGLI UOMINI
Nel brano del vangelo il contrasto è stridente fra la povera vedova e i farisei, gli scribi, i “ricchi” della religiosità.
Dice il vangelo: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi… Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere”.
I “ricchi” dello spirito o della materia, della religiosità o della società sono dei grandi poveri. Solo se si riconoscono tali ed entrano nel vuoto assoluto, potranno essere riempiti di Dio ed essere un valore in lui e per lui solo.
Al tempo di Elia, un’altra povera vedova con un unico figlio aveva solo un pugno di farina e un po’ di olio, in tempo di grande carestia. L’orfano e la vedova vivevano insieme. La vedova pensava: Vado a raccogliere un po’ di legna, faccio l’ultima focaccia e poi morirò. - Incontrò il profeta Elia che le disse: Abbi fede in Dio. Dài a me quella focaccia e stai sicura che non resterai senza nulla. Avrai il tutto di Dio. - La vedova credette, si mise nel nulla assoluto e trovò il Tutto: “La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziato per mezzo di Elia” (2 Re 17, 10-16).
IL VUOTO DELLA VITA UMANA VIENE RIEMPITO DA DIO E LA PIENEZZA DEI SUPERBI VIENE SVUOTATA TRAGICAMENTE.
Dio non ha bisogno di nulla, a lui non manca niente, da lui viene ogni cosa, egli ha creato cielo e terra per puro amore. A DIO MANCA UNA SOLA COSA: IL CUORE UMANO, LA VOLONTA’ UMANA.
Questo è gradito a Dio; e lo si dona quanto più ci distacchiamo da tutto per essere totalmente ed esclusivamente suoi.
Dio ci ha creati liberi per renderci capaci di amare. Se non c’è libertà non ci può essere amore. Dio ci ha dato tutto, ma vuole che noi liberamente, spontaneamente e con grande amore gli diamo tutto, non perché egli abbia bisogno di qualche cosa, ma PERCHE’ COSI’ GLI DIMOSTRIAMO IL NOSTRO AMORE.
Quando amiamo Dio, compiamo l’opera più grande che una persona può fare: diamo a Dio quello che egli non ha: il nostro cuore, la nostra volontà libera. E quando non lo amiamo noi facciamo la cosa più terribile: gli sottraiamo una creatura.
Soltanto l’uomo e l’angelo (che sono liberi) possono andare nell’inferno o nel paradiso perché possono decidere liberamente per amore o per odio.
Date tutto, dice il vangelo oggi a tutti noi, date tutto a Dio e così lo riconoscete come vero Dio, come oggetto supremo di amore. Ma non date tutto, se conservate anche un solo filo di capello. Date tutto e sarete felici come i bambini che non hanno nulla, ma hanno i genitori. Se trascurate Dio, anche con tutti i beni del mondo del benessere, sarete dei grandi infelici.
Il vangelo dice: “Molti ricchi gettavano molte monete… Guai a voi, gridò Gesù. Ma una povera vedova gettò nel tesoro solo due spiccioli, tutto quello che aveva per vivere” e attirò lo sguardo amoroso di Dio.