ESSERE NASCOSTO,SERVO, ULTIMO, PICCOLO, UCCISO E RISORTO

Questo ci insegna il vangelo di Marco 9,30ss

XXV domenica B

a cura di F.T.

 

            Gesù e i discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse.  Istruiva infatti i suoi discepoli e diceva loro:  Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà. – Essi però non comprendevano queste parole e avevano timore di chiedergli spiegazioni.

Giunsero intanto a Cafarnao.  E quando fu in casa, chiese loro:  Di che cosa stavate discutendo lungo la via? – Ed essi tacevano.  Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande.  Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro:  Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti. – E preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro:  Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato.

 

 

Gesù dice:  “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”.  Inoltre, Gesù fa capire che il suo discepolo deve essere servo umile, nascosto, piccolo come un bambino immaturo, incapace e non autonomo.  Così dobbiamo rapportarci davanti a Dio e anche davanti al prossimo.  Non quindi superbia, orgoglio di chi sa tutto, può tutto, ha tutto e non ha bisogno di nessuno.  No, dice Gesù, bisogna sentirsi come bambini bisognosi di tutto e di tutti.

Questo discorso è incomprensibile!  Lo dice lo stesso vangelo:  “I discepoli non comprendevano quello che Gesù diceva”.  Anzi facevano altri ragionamenti:  Chi è il più grande fra noi?  - Gesù insiste sulla sua affermazione e giunge a dare come modello non solo il bambino, ma perfino se stesso crocifisso e ucciso in croce.

Gesù vuole che la presente umanità sia totalmente distrutta per ricostruirla nuova e trasformarla come un morto risuscitato a vita nuova.

 

IL DISCORSO DI GESU’ E’ DIFFICILE, MA IL RISULTATO A CUI EGLI MIRA E’ AFFASCINANTE.

 

Gesù vuol fare un nuovo genere umano, una società in cui si cancella l’orgoglio, l’egoismo, l’odio e regna sovrano il suo amore divino, quell’amore che lo condusse a dare la vita per la nostra redenzione.  Ogni abitante di questo nuovo mondo deve essere come Gesù che dà la vita per amore del prossimo.

Al vecchio genere umano deve subentrare la nuova famiglia, quella di Gesù, la Chiesa o famiglia amorosa che impara ad amare come lui ci ha amati.

Chi è infatti la Chiesa o il regno di Gesù?  E’ la comunità che inizia con la morte e risurrezione del Redentore.  Come egli morì in croce, così ogni cristiano deve morire all’egoismo.  Come Gesù è risorto a una vita umana nuova, così il cristiano deve vivere una nuova vita, la vita divina che viene comunicata realmente mediante il Battesimo e i sacramenti.

Il cristiano è veramente figlio di Dio, abitazione della SS. Trinità, del Padre che è suo padre, del Figlio che è suo fratello, dello Spirito Santo che lo infiamma di amore nuovo, divino ed eterno.

Il cristianesimo possiamo un po’ capirlo a partire dalla comunione:  tutti diventiamo carne e sangue di Gesù e perciò stesso siamo un solo corpo, il corpo di Cristo.  Non siamo una sola famiglia, ma molto di più, un solo corpo.  Questo è il cristianesimo.  Lo dobbiamo prendere sul serio.  Allora capiremo le parole del vangelo, la carta costituzionale del cristiano. 

Se metteremo in pratica il vangelo, il mondo sarà un paradiso terrestre.  Immaginate che cosa sarà quando vai a un ufficio e trovi un vero cristiano.  Egli, in forza del vangelo, si mette sull’attenti per servirti con lo stesso amore di Gesù, superiore all’amore paterno e materno.

L’impiegato sarà vero cristiano, se è morto all’egoismo e ha fatto vivere in sé Gesù, lo Spirito Santo amore, il Padre che ci ama di tenerissimo amore.

Lo stesso si deve dire se, invece di presentarci a un ufficio, siamo davanti a un uomo politico di alto livello:  “Il primo sia l’ultimo e il servo di tutti”.  E se non si considera un bambino incapace di tutto e bisognoso di tutti, non è seguace di Cristo.

Il discorso di Gesù è duro a comprendersi, ma porta a uno scopo meraviglioso.  Per questo Gesù è venuto in terra, per portare cose divine a noi.  E se il cristianesimo non si vede nella sua divinità, non è quello del vangelo né quello di Gesù, ma è una religione come tutte le altre,  non in se stesso, ma perché non è stato accolto dai così detti cristiani.  Cristiani che di Cristo hanno solo in nome.

Avrebbe ragione l’indiano Gandhi:  “Il vangelo è divino, ma i cristiani no”.  Però se avesse visto Madre Teresa di Calcutta, avrebbe fatto un’eccezione.  E di Madre Teresa la storia cristiana è piena in tutti i tempi e in tutti i luoghi.  Questo vuol dire che il cristianesimo si può attuare.

 

Il vangelo dice:  “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo e il servo di tutti”.  Dunque, primo non è chi domina sugli altri, ma chi li serve;  non è chi li sfrutta, ma  chi sa compiere un servizio utile alle persone.  Chi non serve è  inservibile, vive una vita inutile, non serve a nulla. 

La logica di Gesù è stringente, il linguaggio è difficile. Eppure Gesù ha ragione.  Da dove vengono le guerre, gli odi, l’infelicità nelle famiglie e nel mondo?  Dall’egoismo.  Chi può distruggerlo?  Solo Gesù, se lo facciamo regnare dentro i nostri cuori.  Come? Ricevendolo con i sacramenti: la confessione, che ci purifica, la  comunione che ci dà la sua stessa vita, il calore, la forza divina, l’amore che condusse a morire per noi.  Cristianesimo senza sacramenti non è cristianesimo.  Sacramenti senza riflessione perché possano incidere in noi il divino, non sono sacramenti.  I sacramenti vanno ricevuti e bene.  Cristiano non praticante è contraddizione in termini.  Il cristianesimo non è accademia, è vita:  o c’è e non c’è.

I grandi nella società sono chiamati dalla Bibbia (libro di Daniele)  belve che sbranano, distruggono e calpestano ciò che non possono divorare.  La storia, recente e antica, è piena di conferme di queste parole della Bibbia.  I dittatori sono all’ordine del giorno.  Non servono a nulla, direbbe il vangelo che abbiamo udito.

Il vero grande fra tutti è Gesù, il Redentore, il Salvatore dell’umanità.  Egli è il primo  perché è colui che ha offerto il miglior servizio all’umanità operando la redenzione.  Come ci ha redenti?  Non certo schiacciando i deboli, i sudditi, i piccoli, gli  indifesi.  Gesù schiacciò se stesso in croce per infinito amore.  Egli, con il suo sacrificio, ha suscitato innumerevoli santi che hanno reso i migliori servizi all’umanità:  opere di carità (cioè di vero e intenso amore divino:  questa è la carità). Dal cuore di uomini e di donne piene di amore per il Cristo crocifisso sono sorte opere di promozione umana e sociale.  Non erano imitatori dei dittatori, dei potenti, dei così detti grandi…  Le grandezze del mondo sono giochi da bambini.  La vera grandezza è quella che dura per sempre, è quella davanti a Dio.

Il mondo attorno ai santi ha trovato pace, benessere, felicità. Hanno seguito il vangelo dell’umiltà, del sacrificio, della povertà personale per arricchire gli altri.

E invece, i peggiori nemici dell’umanità sono stati coloro che hanno avuto sete di potere, di avere e di piacere.  La loro vita fu inutile a se stessi e agli altri.  Hanno rovinato la loro sorte eterna, se non hanno fatto penitenza.

La forza travolgente del Cristo e del cristianesimo è il coraggio di dire no all’egoismo, al comodismo, agli averi materiali.  Va a vantaggio degli altri quello che si sottrae all’egoismo; e inoltre, l’esempio è una forza trainante nella società.  Così ci ha salvati Gesù, con il suo esempio che (per legge di solidarietà) divenne forza per vincere l’egoismo di tutti coloro che lo seguirono.

Nessuno dica:  Chi mai oggi fa cose simili. – Con la grazia di Cristo, tutti possiamo e dobbiamo farle.  E se uno le fa trascina misteriosamente mille con sé, perché il bene ha una forza travolgente più del male.  IL bene viene da Dio, il male non viene da lui.

E se invece di uno ci sono due a osservare il Vangelo, vengono trascinati cinquemila.  E se  sono tre, diecimila si muovono verso il bene.  Questa si chiama legge di solidarietà e di redenzione cristiana.

 

Gesù ha predicato la venuta del suo regno, ma non ha fatto mai azione politica.  Non si è messo a capo degli altri.  Ha scelto l’ultimo posto, quello del servizio, sotto i piedi di tutti per vero e puro amore.  Non predicava un regno di questo mondo. Per questo sfuggì sempre la mania umana di mettersi in mostra, di essere a capo degli altri e asservirli a se stesso. 

Dice il vangelo:  “Gesù attraversava la Galilea, ma non voleva che alcuno lo sapesse”. Gesù è contrario alla pubblicità, rifiuta di essere fatto; impone silenzio sui fatti prodigiosi che potevano essere presi come annunzio del re atteso, il Messia, colui che avrebbe dominato il mondo.  Ma allora pensavano che avrebbe dominato con il potere politico.

Gesù è venuto nel mondo per essere il re dell’umanità,  ma il suo regno è l’opposto dei regni terreni.  Tutti i grandi di questo mondo sono VITTIME DELLE TRE FIERE CRUDELI che rendono il mondo un covo di vipere e di bestie selvagge.  Queste tre fiere sono espresse dai verbi: POTERE, AVERE, PIACERE:  comandare sugli altri e assoggettarli a se stesso; avere sempre di più e non saziarsi mai; voler godere, solo godere e sempre godere ad ogni costo, come se la vita fosse solo materia e tempo presente, senza apertura verso Dio e l’eternità. 

Perciò il mondo è pieno di beni e di piaceri, ma vuoto di felicità, di gioia.  E’ privo di Dio, senza amore, senza benessere spirituale.  L’uomo non è materia, è soprattutto anima.  Sarà felice solo con Dio.

Gesù diceva di se stesso:  Il Figlio dell’uomo deve essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno;  ma una volta ucciso, dopo tre giorni, risusciterà.

Gesù dice:  Chi vuole essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti;  chi vuole essere grande diventi piccolo come un bambino immaturo e incapace.

Il discorso di Gesù e del vangelo sono linguaggio inaudito.  Chi di noi sa dire con S. Francesco:  E’ tanto il bene che aspetto che ogni pena mi è diletto?  Chi può dire con S. Teresa d’Avila:  O Signore, non posso vivere senza soffrire per distruggere l’insorgente egoismo.  O Dio, o fammi soffrire o morire.  Non posso vivere diversamente in questa povera vita in cammino verso la vera eterna vita.

La vita dei cristiani dunque deve essere come quella dell’uomo-Dio, Gesù.  Egli, “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,6ss).  Così devono essere i cristiani, imitando Gesù:  nascosti, servi gli uni per gli altri, piccoli e non superbamente orgogliosi, amanti dell’ultimo posto per mettere al primo coloro che amano di vero amore e cioè gli altri.  Cristo è stato ucciso in croce e anche i cristiani devono imitarlo quanto più possibile.  Se vengono realmente uccisi per il bene, per la fede, sono felici di dare la stessa testimonianza di amore che Cristo ha dato a noi morendo in croce.

Dobbiamo convincerci che l’umanità è affetta da un male inguaribile, un male che rende infelice la vita in questo mondo.  Il male è sete di POTERE, AVERE, GODERE.  Contro questo tumore maligno bisogna armarsi di coraggio per distruggerlo fino dalle radici, ricordando il detto:  Medico pietoso fa la piaga verminosa.

Contro le belve che distruggono l’umanità i religiosi fanno tre voti:  il voto di obbedienza (contro la mania del potere), il voto di povertà (contro l’avere) e il voto di castità (contro la sete insaziabile dell’edonismo o “piacerismo”).

All’inizio della storia umana, dice la Bibbia che l’uomo era in un paradiso terrestre perché libero dalle passioni disordinate di potere, avere e piacere.  Infatti seguivano il comandamento di Dio che diceva:  Voi dominerete (insieme) il mondo, servite Dio solo e nessuna creatura, amatevi vicendevolmente.  Le lotte sono subentrate quando non si servì Dio disobbedendo alla sua legge;  e allora il dominio sulle creature si estese sulle persone:  L’uomo domina la donna.  E la creazione si ribellò all’uomo rendendolo schiavo e sotto il giogo dei cataclismi e di ogni altro male.

Si potrà rivivere l’armonia del paradiso terrestre quando si comincerà a servire Dio, a rispettare e non dominare il prossimo, ma a servirlo e quando ci si dedica a soggiogare (non le persone), ma il creato attraverso il lavoro faticoso e redentore, col sacrificio.

 

Chi ci dà la forza per morire e risorgere?  L’Eucaristia.   Quando partecipiamo alla messa prendiamo coscienza delle parole che si dicono dopo la consacrazione:  “Ti offriamo, Padre, questo sacrificio vivo e santo.  Donaci la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo un sacrificio perenne a te gradito”.  Ci dobbiamo unire a Gesù, offerto in croce per noi e reso presente sull’altare in questo stato.  Il cristiano è un altro Cristo che si sacrifica e che da lui riceve forza e capacità per vivere per il servizio del bene e per rendere il mondo una famiglia amorosa e un vero paradiso terrestre.  Non potremo andare in paradiso, se qui in terra non abbiamo fatto di tutto per rendere l’umanità più amorosa.