I - DIO CI AMA

 

            Dio ama le sue creature perché “se non le avesse amate non le avrebbe create”, dice la Bibbia.  Dio ama in particolare le creature umane perché il Figlio suo si è fatto uomo e non angelo, carne della nostra carne; e la Madre di Dio è della nostra stirpe.

            Dio ci ama e per questo noi ci nutriamo della carne e del sangue di Gesù nella comunione e diventiamo suoi consanguinei e con corporei  (nella comunione).  Dice la Bibbia:  “Nessuno odia la sua carne, ma la nutre e ne prende cura”.  Dio non può rinnegare se stesso.  Noi siamo carne del Figlio di Dio che si è fatto nostro fratello.

 

            DIO DUNQUE CI AMA E NON  PUO’  NON AMARCI.

 

            Questa frase dobbiamo scolpirla bene nell’animo e dobbiamo ripeterla notte e giorno.  Dobbiamo credere fermamente all’amore di Dio per noi.  Credendo avremo la beatitudine rivolta alla Vergine:  “Beata te che hai creduto, si adempiranno in te le parole del Signore”.  “Noi abbiamo creduto all’amore di Dio per noi”, così ci suggerisce la Bibbia.  Chi non crede al suo amore è un grande ingrato e un povero infelice.

            DIO CI AMA PERCHE’ LUI E’ BUONO, non perché abbia bisogno di noi o perché noi meritiamo il suo amore.  Dire che Dio non è buono è la più grande offesa a Dio.  Il massimo degli attributi divini è l’amore.  Egli non esisterebbe se non fosse amore per essenza.  La Bibbia dice:  DIO E’ AMORE!  - Questa è la migliore definizione di Dio.  La fisica insegna che una materia, portata all’infimo grado di calore,  non esiste più.  Dio è il supremo amore e perciò esiste per se stesso, esiste per il suo infinito amore o calore divino.

            Dire che Dio è grande ci fa paura, che è bello ci fa invidia.  Ma se diciamo che è buono ci apre il cuore: noi, come bambini incapaci di tutto, abbiamo trovato chi ci ama perché ci ha messi al mondo; e lo ha fatto per puro, grande e immenso amore.  E noi siamo fortunati sotto l’amore sicuro di Dio.  L’ infinitezza di Dio sta proprio nel suo amore.  Dalla lingua tedesca ho imparato che vivere è amare (leben ist lieben):  Dio è il supremo esistente e perciò il supremo amante per  forza intrinseca di bontà infinita.

            Dice la Bibbia in Isaia:  “Può una madre dimenticare il frutto del suo grembo?  E se anche una donna dimenticasse il figlio suo io mai!”  E ancora:  “Ho scritto il tuo nome sul palmo della mano destra:  non mi dimenticherò mai di te!”

            In realtà, noi siamo molto più strettamente legati a Dio che non ai genitori.  Questi ci danno il corpo, Dio ci dà l’anima.  Quanto l’anima supera il corpo tanto l’amore di Dio è superiore all’amore di tutti i genitori messi insieme.

E osserva bene come Dio ci ama.  Egli ha pensato a ciascuno di noi personalmente, ci ha programmati, ci ha visti prima che nascessimo, ci ha amati, ci ha sorriso, ci ha chiamati al mondo.  I genitori non possono vederci prima, non possono sorriderci prima…  Eppure ci amano di immenso amore.  Dio ci ama di amore infinito.  E lo dice lui stesso con le parole della Bibbia.  Fra l’altro c’è una parola che è ripetuta migliaia di volte nella Bibbia:  “Misericordia”.  E’ una parola che nella lingua biblica è detta rahamìm (viene dalla parola rèhem che vuol dire utero):  la madre non può non fremere all’unisono con il figlio, sente nel suo grembo tutti i suoi sentimenti.  Dio è legato a noi più della madre, ci dà vita più di lei:  vita umana e vita soprannaturale o divina che ci lega a Cristo suo Figlio.  Come il Padre freme per il Figlio, così nello stesso amore ha unito tutti noi.  Rahamìm è un nome solo al plurale perché indica gli infiniti accenti dell’amore divino.  Egli infatti sintetizza tutti gli amori terreni: paterno e materno, filiale e fraterno, sposale.  Gesù per far capire a noi, che viviamo l’esperienza umana, ha usato tutti i vocaboli dell’amore familiare per parlarci del Padre suo amorosissimo.

            “Nessuno mai ti amerà dell’amor  mio”, dicono le mamme ai figli.  E in Calabria c’è il detto:  “Chi ti vuole più bene di mamma con le parole t’inganna”.  Non c’è nessuno che ci possa amare come Dio:  egli  per noi ha dato il Figlio suo in croce; per noi Gesù ha dato la vita e ha detto:  “Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici”.  E la lettera ai Romani dice:  “Forse per una persona dabbene ci sarà qualcuno che è disposto a dare la vita, ma Dio dimostrò il suo amore per noi perché ha dato il Figlio a morte quando eravamo suoi nemici.  Quanto più ci amerà ora che siamo suoi figli?”

            Dio ci ama perché ci ha legati indissolubilmente al Figlio suo fatto uomo.  Perciò Gesù ha detto:  “Quello che fate all’ultimo degli uomini lo fate a me personalmente”.

            Dio ci ama perché ci nutre con il suo corpo e il suo sangue nella comunione.

            Che cosa volete di più?  Chi ha inventato cose simili per noi?

           

            I genitori sentono che i figli sono un pezzo del cuore, il pezzo centrale e fondamentale.  Per Iddio siamo molto e molto di più.  Allora siamo dei fortunati:  abbiamo per padre colui che è domina l’universo!

            Egli ci ha legati cuore e cuore con il Figlio suo unico, ci ha versato lo Spirito Santo, persona divina Amore.  L’amore dunque esiste?  Sì.  Ed è una persona.  Sì, persona divina.  I pagani romani  chiamavano dio Cupido l’amore.  La rivelazione cristiana ci dice che si chiama Spirito Santo Amore.  Quello che noi chiamiamo sentimento, affetto, amore, il sentire e l’essere sensibili e fremere di amore…  Tutto questo in Dio è una persona e si chiama Spirito Santo.  Noi dunque siamo in grado di amare divinamente mediante lo Spirito Santo.  Siamo perciò amati come Gesù dal Padre e possiamo amare come Gesù ama il Padre cioè in modo divino.

            Amare ed essere amati è la suprema felicità.  Non è il matrimonio, non la famiglia il luogo dove si gode il supremo amore.  E’ Dio, famiglia trinitaria che mi fa partecipe della sua vita di amore eterno, infinito e divino.

            E’ inconcepibile, ma è vero.  E’ stato rivelato.  Dobbiamo crederlo.  E’ felice crederlo.  E’ la realtà della vita cristiana vissuta nella sua verità.

             MERAVIGLIOSA VITA CRISTIANA!  Ma la viviamo integralmente?  E se non la viviamo, non siamo cristiani.  Il cristianesimo non è un’accademia, ma una vita.  O si ha tutta o nulla!  O la vivo o non sono niente.  O pratico o non sono credente.  Fede infatti è un vocabolario della vita familiare.  La fede è l’anello nuziale.  Credere è legarsi vita e vita, cuore, anima e corpo.  Proprio come lo siamo con Gesù fino alla comunione eucaristica che è il culmine dell’essere cristiani, ma anche l’inizio.  Senza comunione come si può essere cristiani?

 

            “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente!  Carissimi, fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.  Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato (dopo morte), noi saremo, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo (lo toccheremo, lo abbracceremo) così com’egli è”  (1 Lettera di Giovanni nella Bibbia:  leggila tutta).

 

 

 

II – DIO PARLA

 

 

            Dice la Bibbia (1 Lettera di Giovanni):  “Dio è amore”.  Se è amore significa che egli è in relazione con qualcuno, è in comunione con qualcuno:  non può essere un solitario, altrimenti non sarebbe amore per essenza.  L’amore è la suprema gioia.  Se Dio fosse un solitario sarebbe il più grande infelice perché pieno di possibilità e non le godrebbe.  Godere è condividere, non consumare egoisticamente da solo.  Dio è amore, Dio è comunione.  Dio è parlante, Dio è PAROLA PER ECCELLENZA.

            Il modo più alto per vivere nell’amore non è con la sessualità, ma con la parola.  Dio infatti è asessuato ed è Amore e felicità per essenza.  Mediante la parola si prende tutto il mondo interiore e si riversa negli altri con il colloquio.  Parlare e sentire, rispondere e tacere è il supremo esercizio di amore, di gioia e di felicità.  La gioia più grande si sperimenta in famiglia quando si parla nella massima intimità, con la più grande schiettezza e con amore.  Non parlare è interrompere le relazioni di amore.

            Dio per questo non può essere un solitario.  Egli è famiglia trinitaria:  Padre, il parlante per eccellenza;  la sua Parola è il Figlio.  Il figlio è la massima espressione di se stessi.  Il Figlio di Dio è LA PAROLA PER ECCELLENZA.  Il Figlio è colui che dice tutto del Padre, che dice tutto il Padre.  Per questo Gesù ha detto:  Chi vede me vede il Padre.

            La parola si realizza per l’emissione di fiato caldo che viene dall’intimo.  Dalle profondità di Dio; dall’intimo più intimo di lui esce lo Spirito Santo Amore che fa  pronunziare la Parola con infinito Amore, Calore divino.

            Così si può vedere la totalità di Dio: il Parlante (Padre), la Parola (il Figlio, sua espressione), l’Alito caldo che fa vibrare le corde vocali di Dio.  Dio è sempre unico e lo stesso, ma diverso nelle persone:  Parlante la Parola Caldissima, infocata e divinamente surriscaldata.

            Dio dunque non è muto.  Gli idoli sono muti, non hanno senso, non significano nulla, non dicono nulla:  “Hanno bocca e non parlano”, dice la Bibbia.  La vita umana senza Dio è senza significato, non dice nulla, è un vestito di cenere che si dilegua.  La vita in Dio entra nella dinamica dell’amore divino:  si ode Colui che è bellezza, grandezza, potenza e amore infinito.  Egli parla e dice la Parola  con la poesia, la grazia e l’amore infinito dello Spirito Santo, come una mamma che canta al oppure il suo bambino.  Per caso, in ebraico Spirito è di genere femminile.

            Il Figlio è la Parola del Padre, la sua rivelazione, la sua espressione, sua immagine e impronta della sua sostanza.

            Come parla il Padre?  Dice una sola parola:  Figlio (unico, prediletto, amatissimo)!  Che cosa dice il Figlio:  Padre!  Abbah! (Parola aramaica, lingua materna di Cristo, corrispondente non a padre, ma a papà, anzi – dialettalmente –“paparuzzu mioooo!” – La “ah” finale della parola “abbah” è stato enfatico che corrisponde all’a finale della parola papàaaa, una a prolungata per modulare con suoni inarticolati la veemenza dell’affetto indescrivibile, ineffabile, indicibile).

            Queste due parole (Figlio! Papà!) sono il culmine di tutta la Bibbia, storia della salvezza che è il risultato di un amore infinito, in cerca dell’uomo per farlo figlio prediletto nel Prediletto Gesù.

            Di che cosa può parlare il Padre se non del Figlio?  Di che cosa può parlare il Figlio se non del Padre?  Osservate i discorsi dei bambini:  sono per papà e mamma.  Dio è per noi padre e madre insieme.

            Dio è felicissimo perché parla: parla il Padre col Figlio nello Spirito:  parlare e udire, tacere e rispondere, dare e ricevere la vita e il calore di amore, questa è la felicità e la vita divina.  Questa è la sorte a cui è chiamato anche l’uomo con la rivelazione cristiana.

            Apri la Bibbia e leggi con amore.  Entrerai nel dialogo del Padre con il Figlio nello Spirito.  La lettura fatta con fede e amore è una vera e propria comunione mediante lo Spirito Santo.

 

            Dio ci parla dalla creazione.  Infatti la prima Bibbia è il creato.  La creazione è parola di Dio, perché si è effettua così:  Dio disse:  Sia la luce.  E la luce fu.  Dio creò parlando e parlando con grande amore:  lo Spirito Santo era lì presente perché la parola non esiste senza fiato caldo di amore.

            “Dalla parola del Signore furono fatti i cieli;  dal soffio della sua bocca ogni loro ornamento”.  Ogni creatura è una lettera della parola di Dio.  L’intera creazione è tutta la Parola, cioè Gesù.  Tutto il creato non può esistere se non in Cristo e per Cristo.

 

            Perché è stata necessaria la Bibbia, se il creato è già parola di Dio?  Perché l’uomo è diventato sordo alla voce di Dio per il peccato.  Fu necessaria una nuova emissione più forte di Parola di Dio:  ecco la Bibbia.

            Creazione e incarnazione sono due modi di parlare dell’unico Padre.  La creazione ci parla con la bellezza, con l’amore, con la verità…con la vita, con la famiglia, con lo studio, con gli occhi, con le orecchie ecc.

            L’incarnazione del Figlio di Dio è l’espressione massima della sua Parola, la massima rivelazione.  E la Parola si fa carne e abita in mezzo a noi.  E noi diventiamo suo corpo, suo sangue nella comunione eucaristica, massima rivelazione di Dio.

            Rivelare vuol dire dare.  Dio si dà in modo sommo nella comunione.

            Dio con la creazione e l’incarnazione ama, comunica e dialoga; ci dà la sua felicità, la sua gioia.  L’uomo, quando ascolta, entra nel cuore di Dio.  Nella messa entriamo nel cuore di Dio già ascoltando la sua parola che viene letta, proclamata, pregata, spiegata (omelia), cantata.  E’ la prima comunione reale nella messa a cui segue quella eucaristica.  Non dicevano così i discepoli di Gesù quando lo ascoltavano?  “Non ci ardeva il cuore nel petto quando egli ci spiegava le Scritture?”  La Parola diventa comunione mediante la sua ispirazione o pienezza di Spirito Santo.  Scrutare le Scritture con fede è lo stesso che strofinare una menta con le mani:  il profumo emana e ci ristora.  La Parola emana Spirito Santo e ci mette in comunione con il Figlio verso il Padre.

            QUESTA E’ LA VITA CRISTIANA, E’ LA RIVELAZIONE CRISTIANA: fare la comunione con la Parola, cioè con Gesù.

            Noi diventiamo figli di Dio come Gesù, pieni dello stesso Spirito Santo e teso con amore filiale verso il Padre: a) con la comunione della Parola, b) con il battesimo e i sacramenti.  Dice Gesù:  Chi crederà (accoglie la Parola-Gesù) e sarà battezzato (riceverà lo Spirito e la vita del Figlio) sarà salvo, altrimenti sarà condannato.  E noi siamo felici come il Figlio quando gridiamo pieni di amore:  Padre, Padre mio, Padre nostro!  Già da questo mondo siamo in Dio, suoi figli, eredi della sua felicità.

            Il cristianesimo non è un pensiero o uno studio.  E’ una vita divina donata e pulsante nelle vene.  Si può chiamare cristiano chi ha qualche pensiero di Cristo, ma non la sua vita?  Non esistono credenti e  non praticanti nella vita cristiana.

            Con il Figlio-Parola, Dio entra in comunicazione con noi come lo è Padre, Figlio e Spirito Santo.  Noi entriamo nella famiglia trinitaria, non più come ospiti e forestieri, ma come veri figli, veri eredi.  Che fortuna immensa essere cristiani e non dirsi soltanto tali!

            Se essere cristiani è essere figli di Dio (come Gesù), anche noi siamo Parola di Dio nel mondo.  Ogni cristiano è rivelazione di Dio, è un missionario per la sola sua presenza nel mondo.  Se molti sono cristiani davvero, il mondo in breve sarà evangelizzato e avrà un’epoca di felicità.

            Come Gesù possiamo dire:  Chi vede me vede il Padre;  io e il Padre siamo una cosa sola, cioè una sola vita (come Padre e Figlio), un solo respiro (=Spirito Santo).

 

            E’ molto importante ascoltare la Parola di Dio.  Si diventa cristiani mediante l’ascolto ossia con la catechesi (dal greco: katehèo).  E’ un ascolto come eco.  La parola, che ha pronunziato Gesù in terra, ancora si propaga come eco mediante l’insegnamento vivo dei suoi inviati o missionari (parola latina) o apostoli (parola greca).  Quindi non è tanto leggendo la Bibbia che si diventa cristiani, ma sentendo una viva voce, eco di quella di Cristo.  Gesù infatti non mandò i suoi discepoli a distribuire Bibbie, ma a parla in nome suo:  “Chi ascolterà e crederà sarà salvo”, disse Gesù.  E aggiunse:  “Io sono con voi fino alla fine del mondo”. E’ Gesù presente mediante ogni suo inviato a far vibrare la sua voce anche oggi.

            Noi diventiamo cristiani non leggendo la Bibbia, ma quanto la parola di Dio è vibrata su di noi mediante i sacramenti:  “Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (sacramento del Battesimo);  “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (sacramento della confessione);  “Prendete e mangiatene tutti:  Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi” (sacramento della comunione).  Non si può consacrare la santa Ostia accostando il messale, ma pronunziando le parole.

            Certo anche la lettura della Bibbia ha un grande valore.  Ma il primo valore spetta alla parola viva che risuona o diventa catechesi, katà-eko= eco della voce di Cristo nel mondo.

            Dice la Bibbia:  “Ascolta, figlio, figlia!”  Ascoltare e rispondere alla Parola di Dio è vera fede o dialogo con Dio.  Non è fede rivelata e cattolica quella di chi crede senza rispondere all’ascolto della Parola.  Qualcuno dice:  Io ho fede! – Perché hai fede?  Hai ascoltato quello che Gesù ci dice e hai risposto? – NO, non ho mai ascoltato la parola di Dio, ma credo. – No, senza parola di Dio tu credi a te stesso, fai parte della religione che inventi tu.  Il cristiano fa parte della religione di Gesù, Parola viva di Dio, che risuona e fa vibrare tutte le cellule della nostra esistenza.  Non crede a se stesso, ma a Gesù, Parola di Dio.

 

 

 

III. – LA RICONCILIAZIONE

 

            Propongo alla vostra riflessione tre frasi della Bibbia, due dalla Lettera ai Romani e la terza dal Vangelo di Matteo.

            1)  “Tutti hanno peccato e sono sotto l’ira terribile di Dio”.  Tutti hanno peccato, giudei e pagani, cristiani e non cristiani, sacerdoti e religiosi e perfino tutti i santi, eccetto Gesù e la Madonna immacolata.

            Questo è un dato di fede.  Chi non lo ammette è fuori della religione cristiana.  Si è dentro o fuori di essa se si ammette o no la Parola rivelata.

            Pertanto, come io credo che l’Ostia consacrata è Gesù vivo e vero, pur non vedendolo con gli occhi, così io credo fermamente di essere peccatore anche se non me ne rendo conto.  Anzi, quanto meno mi rendo conto dei peccati, tanto più devo dire che sono molto rozzo e insensibile alla realtà che mi viene indicata con certezza assoluta dalla fede.  Al contrario, è un segno di sensibilità spirituale e di avvicinamento a Dio quando mi rendo conto di molti peccati.

            Per conseguenza devo dire che tutto il male che c’è nel mondo e che vedo negli altri ha la sua gran parte anche in me.  Lungi dal giudicare, più vedo male negli altri e più mi rendo conto di quello che altri vede in me.  Abbiamo gli occhi rivolti verso gli altri ed è difficile vedere il proprio volto come vediamo quello altrui.  Così è dei peccati.

            Non c’è male nel mondo che non esista anche in me.  Infatti tutti siamo parte dello stesso genere umano in cui bene e male si propaga per legge di solidarietà.  Non è solo il peccato di Adamo che si è diffuso in tutta l’umanità, ma anche il peccato di ognuno di noi.  Negli altri posso vedere il mio volto come in uno specchio.

            Dunque siamo tutti peccatori e incapaci di salvarci.  Gesù ci salva gratis, se lo amiamo nel prossimo (quello che fate al prossimo lo fate a Cristo).  L’atteggiamento saggio del cristiano è quello dell’umiltà, della comprensione e del perdono.  Così anche Dio, nostro Padre, ci perdona “come noi perdoniamo ai nostri debitori” (diciamo nel Padre nostro).

 

            2) “Ora invece si è manifestata la bontà misericordiosa di Dio che ci ha perdonati gratuitamente per mezzo del sangue di Gesù”.

            Solo con la venuta di Gesù il mondo viene salvato, redento, perdonato e liberato dal peccato.  Come?  Con la presenza del Figlio di Dio in carne umana.  Allora avvenne la salvezza per mezzo di tre principi teologici: a) la legge dell’incarnazione, b) la legge del contrasto, c) la legge della solidarietà.

            Rom. 8:  “Quello che Dio non poteva ottenere, perché la debolezza umana lo rendeva impossibile, l’ottenne mandando il Figlio suo in carne umana” (legge dell’incarnazione e della solidarietà).  Che cosa non poteva ottenere?  Che il peccatore riconoscesse i propri peccati, chiedesse perdono a Dio e accogliesse la sua bontà di salvezza.  Quanto più l’uomo è peccatore tanto meno riconosce la propria colpa, chiede perdono e accetta la salvezza gratuita.  Anzi si ribella sempre più a Dio (bestemmie) e al prossimo accusando gli altri e mai se stesso, puntando il dito e non dicendo mai: Per mia colpa, per mia grandissima colpa.

            Gesù è entrato nell’umanità peccatrice, ha accettato tutte le conseguenze del peccato (pur essendo innocente), ha sofferto come tutti quelli che peccano e non ha reagito con superbia e odio.  Egli ha sofferto e obbedito al Padre che lo mandò nel mondo;  ha amato l’umanità peccatrice e non la odiò.

            La sofferenza innocente ha un valore immenso di salvezza.  Per legge di contrasto:  dove abbondò il peccato dell’uomo sovrabbondò la bontà del Redentore.  Egli non rispose male per male, ma alla cattiveria umana rispose con amore e dolcezza.  Questo è il principio redentivo:  Vinci il male con il bene.  Non dire:  Fai come ti hanno fatto ché non è peccato.

            Essendo Gesù, per l’incarnazione, uno del genere umano, quello che uno fa si diffonde in tutti per legge di solidarietà.  Ed ecco, dalla Calvario si diffuse nel mondo e in tutta la storia la forza risanatrice di Gesù che tocca i cuori e li converte al bene.

            “Quello che Dio non poté ottenere con gli uomini” perché peccatori, superbi e ribelli, lo ottenne con la bontà di Gesù che vinse il male con il suo ben volere.  Nel mondo si diffuse la bontà di Cristo che opera continuamente per tutta la storia.

            Dal sacrificio di Gesù, una folla di anime sante seguono il suo esempio e vincono il male con il bene, moltiplicano il bene e neutralizzano il male.  Tutto il bene che esiste nel mondo (in tutto l’arco della storia) proviene dalla forza redentrice di Cristo.

            Gesù divenne crocifisso, umiliato, calpestato.  Egli ci amò ugualmente, ci perdonò e ci salvò con il suo sacrificio pieno di dolore e di amore.  L’amore, nonostante la cattiveria umana,  è la causa di ogni redenzione.

            Per noi Gesù divenne “maledizione” e “peccato”, dice la Bibbia.  Cioè si fece come coloro che meritavano ogni maledizione, come coloro che sono pieni di peccato.  Gesù era innocente.  Non si ribellò, non odiò, amò e così ci salvò.

            Ora dunque la salvezza è già presente e operante nell’umanità e resterà a nostra disposizione fino alla fine del mondo.  Come facciamo per usufruirla?  Soprattutto mediante i sacramenti.  La confessione riversa sul peccatore i meriti di Gesù e lo rende innocente; la comunione ristora l’umanità e la fa partecipe degli stessi sentimenti di Gesù in croce, dato che ci nutriamo del suo “corpo offerto in sacrificio”.  La S. Ostia non è solo la presenza reale di Gesù, ma la sua presenza nello stesso atteggiamento di amore e di bontà quale si rivelò morendo in croce.

 

            3) Dice Gesù nel Vangelo di Matteo:  “Che cosa è più facile:  dire a un paralitico:  Ti sono rimessi i peccati oppure dire: Alzati e cammina?  Affinché sappiate che il Figlio dell’Uomo ha il potere di rimettere i peccati, dico a te:  Alzati e cammina. – Tutti lodavano Dio perché aveva dato agli uomini il potere di rimettere i peccati”.

            Dio solo può rimettere i peccati.  Ma Dio si è fatto uomo e ha dato la prova che è capace di rimettere i peccati.  I miracoli che ha operato sono segno di quel miracolo più grande di perdonare i peccati all’umanità.  Ha risuscitato i morti, ma più grande ancora è perdonare i peccati.

            Quello stesso Gesù disse (Gv 20):  “Coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi e coloro ai quali non li rimetterete resteranno non rimessi”.  A chi si rivolgeva Gesù?  A coloro che dava un sacramento che si chiama Ordine sacro, cioè ai sacerdoti.  Infatti prima disse:  “Ricevete lo Spirito Santo” e poi aggiunse:  “Coloro ai quali…”  Quando perciò il sacerdote rimette i peccati nel sacramento della confessione, ricorda che dietro quel sacramento c’è la morte in croce di Gesù.  Non è il sacerdote che perdona, ma la morte di Gesù in croce.

            S. Faustina Kowalska era malata e non poteva comunicarsi.  Gesù le mandò un angelo per più volte.  Una volta, la Santa disse:  O angelo di Dio, mi puoi confessare? – Rispose l’angelo:  Nessuno degli spiriti celesti ha questo potere.

            Il sacerdote ha questo potere.  Perciò il Vangelo di Matteo dice:  Lodavano Dio perché ha dato questo potere agli uomini.

 

            CONCLUSIONE

            Non dire bugie né a Dio né a te stesso come le dici agli altri;  non dire:  Io non faccio peccati, gli altri fanno male e io faccio sempre il bene.

            Chi si accusa, Dio lo scusa;  chi si scusa, Dio l’accusa.  Chi si confessa è perdonato;  chi non si confessa rimane nei peccati.

            Non dire:  Io non credo alla confessione. – Amico, se dici questo, tu dici per ciò stesso:  Io non credo a nulla. – E non sei cristiano… Quel Dio che ha detto:  Questo è il mio corpo (ecco Gesù vero nella santa Ostia), ha detto anche ai sacerdoti:  Coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi, coloro ai quali non li rimetterete resteranno non rimessi.

 

            FINE:    Dio ci ama, Dio ci parla, Dio ci perdona.

Lasciati amare da Dio, ascoltalo e ricevi il suo perdono.  Così sia.  Pace e bene………..