VANGELO DI MARCO al quinto capitolo, v. 21

 

                                                                               a cura di A.T.

 

 

            Si legga tutto il testo prima e dopo il seguente commento:

 

            DAVANTI ALLA BARA DEI NOSTRI CARI, quale reazione abbiamo?

 

            Lo strazio del cuore è inevitabile, perché la morte produce uno strappo profondo.  Anche Gesù ha pianto davanti alla tomba dell’amico Lazzaro.

            Però un cristiano non deve comportarsi come un pagano che non ha fede.  Come si comportano i pagani?  Dice il vangelo:  “ trambusto”, “piangevano e urlavano”, facevano “strepito”. Gesù disse che il così detto “morto” “dormiva”.  “Lo deridevano”.

 

            SENZA FEDE, LA MORTE E’ INCONCEPIBILE  

 

E’ incomprensibile, inimmaginabile e fonte di disperazione…  Se si riflette bene, senza fede, sarebbe meglio se non si fosse mai nati.  Ma il senso naturale ci dice che questo non è esatto.  Allora non è neanche logica la reazione disperata.  Dunque?  Abbiamo estremo bisogno di fede per poter vivere in questo mondo, altrimenti la vita è impossibile!

            IL VANGELO CI SUGGERISCE DI IMITARE GIAIRO

I racconti del vangelo sono ANCHE insegnamenti.  Che cosa fece il padre la cui figlioletta stava per morire?  “Si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava con insistenza”.  Gesù ha molte cose da dirci sulla morte.  Per esempio (come dice la Bibbia):  “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.  Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza.  Ha creato l’uomo per l’immortalità;  lo fece a ad immagine della propria natura (come lui che è eterno).  La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo (che induce al peccato); e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 1,13ss;2, 23s).

            Dio è creatore, non distrugge, chiama all’esistenza;  è bontà infinita, non sa fare il male.  La morte è anti-Dio, Dio è anti-morte.  Chi non è con Dio cade nella morte.  “Chi crede in me, dice Gesù, non vedrà mai la morte”.

 

            GESU’ E’ VENUTO NEL MONDO PER DISTRUGGERE LA MORTE

 

            le malattie e il peccato, fonte di ogni male.  Egli passava per le vie della Palestina per consolare, guarire, risuscitare i morti. 

            I miracoli di Gesù sono però semplicemente dei segni:  sono un annunzio di una realtà molto più  grande.  Le guarigioni di Gesù e le risurrezioni dei morti non erano il suo vero messaggio.  Erano segni di altre realtà, quali:  la vita divina che ci avrebbe dato per mezzo del battesimo; la durata eterna di quella medesima vita e la risurrezione perfino del corpo e la trasformazione del mondo materiale.

            La fanciulla risuscitata poi morì.  Gesù non ci dà la vita umana per altri anni in più.  Egli ce la trasforma in divina e perciò eterna.  Gesù non è venuto per fare quei pochi miracoli in Palestina.  Quelli erano segni.  Le realtà di Gesù sono immense, stupende e sbalorditive e per tutti quelli che lo seguono.

            Se i miracoli suscitavano stupore presso i testimoni, ma che cosa dobbiamo dire delle realtà divine dateci da Gesù?  Oh, se conoscessimo un po’ il cristianesimo!  Oh, se vivessimo con la fede di Cristo nel cuore!  Come cambierebbe vita e morte!!!

            Quando Gesù risuscitò la fanciulla, disse “con insistenza” che nessuno venisse a saperlo.  Perché?  Gesù non vuole essere scambiato per un guaritore dell’India.  Il cristianesimo non è minimamente paragonabile a nessuna religione.  E’ L’UNICA RELIGIONE INSEGNATA DA DIO MEDIANTE IL SUO MESSIA.

 

            GESU’ DIEDE INIZIO AL CRISTIANESIMO CON LA RISURREZIONE DEL SUO CORPO UMANO PERSONALE

 

            Lo fece risorgere PER NON MAI PIU’ MORIRE, lo rese glorioso, impassibile e capace di muoversi con la velocità del pensiero e con altre prerogative proprie di Gesù risorto, come narrano i vangeli.  Questo è l’annunzio cristiano.  E vi si aggiunge:  Se Cristo è risorto, anche noi possiamo risorgere a patto che ci leghiamo vitalmente al suo corpo risorto.

            Quando Gesù guarì la donna, di cui parla il nostro brano, dice il vangelo che “uscì una potenza dal (suo) corpo”.   Se, pertanto, il corpo ancora mortale di Gesù era capace di emettere tanta forza vitale da richiamare in vita i morti e guarire i malati, che cosa sarà il suo corpo glorioso (cioè dopo la sua risurrezione)?  Se il suo corpo durante la vita terrena causò miracoli, che cosa produrrà il contatto con il corpo risorto?  Una rivoluzione universale!!!

 

            Osservate bene come Gesù guarì la donna malata e come risuscitò la fanciulla morta.  Dice il vangelo che la donna TOCCO’ la veste di Gesù e la fanciulla fu PRESA PER MANO.  Il contatto con Gesù è straordinario.  Ma non basta il semplice contatto fisico.  Tutti toccavano Gesù e facevano ressa attorno a lui, ma una sola persona fu guarita.  OCCORRE IL CONTATTO FISICO, LA SUA PAROLA E LA FEDE.

            Il contatto fisico è necessario.  Per questo il Figlio di Dio si è fatto uomo e venne ad abitare in mezzo a noi, perché con la sua incarnazione ci ha salvati.

            Il contatto fisico deve essere accompagnato dalla parola chiarificatrice.  Alla fanciulla Gesù disse:  “Alzati”.  Ed ella si alzò viva.  Alla donna guarita Gesù aggiunse la parola:  “Sii guarita dal male”.  E disse:  “La tua fede ti ha salvata”.  Al padre della fanciulla Gesù disse:  “Non temere, solo continua ad avere fede”.  Occorre dunque contatto, parola e fede.

            Dopo la risurrezione, Gesù ha stabilito sette mezzi di contatto con lui per avere le ricchezze divine che egli portò all’umanità con la redenzione.  La redenzione viene personalizzata:  coloro che “TOCCANO GESU’” vengono guariti, risuscitati, trasformati in esseri “divini” o meglio “deiformi”.

 

            I MEZZI DI CONTATTO CON GESU RISORTO PER PARTECIPARE ALLA SUA VITALITA’ DIVINA ED ETERNA SI CHIAMANO SACRAMENTI. 

 

Chi  partecipa ai sacramenti è in contatto vitale con Cristo, è vero cristiano, suo consanguineo come la Madonna.  Partecipa alla sua vita divina.

            Ogni sacramento è composto di tre elementi perché sia valido:  un gesto (o contatto fisico), una parola che specifica il gesto e la fede in colui che viene amministrato.  Il battesimo è composto di un gesto (far scorrere l’acqua sul capo), di una parola (Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo) e della fede di chi è battezzato, se ha l’uso della ragione.  Nella confessione il gesto è espresso nei gesti del penitente davanti al confessore (pentimento, proposito e confessione), le parole sono:  Io ti assolvo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

Per gli altri sacramenti confronta il catechismo:  “Spiegazione facile della dottrina cristiana”, MIMEP-DOCETE, V.Papa Giovanni XXIII, 2, 20060 PESSANO, TELEFAX: 02/ 9504075; 95741935, pp.230,L.3000 + spedizione.  Si può chiedere anche a noi.

           

Oh, se sapessimo che cosa avviene quando riceviamo un sacramento, una confessione o una comunione!  Altro che vedere un morte risorgere!  E’ molto più sbalorditiva la recezione di una sacramento che tutti i miracoli operati da Gesù nella sua vita terrena.

            Ma i sacramenti si devono ricevere con fede.  Non basta aprir bocca e ricevere “l’ostia”, non basta andare a confessarsi senza incidenza e senza coscienza di ciò che avviene.  Occorre prima una lunga e seria preparazione con la lettura del vangelo, di un buon catechismo, con la preghiera, con l’esame di coscienza…

            Altrimenti dobbiamo fare la dura constatazione:  in Italia tutti sono sacramentalizzati, ma pochi gli evangelizzati.  Almeno il sacramento del battesimo quasi tutto lo hanno ricevuto, ma quali convinzioni evangeliche hanno?

           

I sacramenti ci collocano nel cuore di Dio.

            La vita cristiana è divina, è eterna.

            COSI’ LA MORTE VIENE DISTRUTTA COMPLETAMENTE E PERDE OGNI POTERE E OGNI CAPACITA’ DI AVVELENARE LA NOSTRA ESISTENZA.          Diventa una vipera privata del dente avvelenato.  I bambini giocano con questi serpenti una volta velenosi, dice la Bibbia nel libro di Isaia.

            Con i sacramenti e senza peccato mortale, dentro di noi abita Dio stesso, la fonte della vita, della gioia, della felicità.  Il paradiso è dentro il cuore del cristiano che vive così come il vangelo ci indica.

            Allora la morte tocca semplicemente il nostro vestito, il corpo materiale senza avvelenare la persona.  Infatti, quando “muore”  (non è vera la parola) un tale cristiano, prova una felicità inimmaginabile.  Quello che era stato suo corpo è come un vestito di cui ci si disfà quando è inservibile.  Il corpo diventa inservibile quando è inguaribile.  Ma allora si butta sotto terra perché puzza.  Io non ho mai pianto un vestito vecchio buttato nella spazzatura.  Anzi ho goduto per il nuovo che ho comprato.  Il corpo separato dall’anima è un vestito esterno.  E non si deve guardare tutta la sorte dell’uomo da quel vestito vecchio.  La ragione per cui si teme la morte è perché non si crede a quello che dice il vangelo, non si pratica la vita cristiana e si guarda la morte dall’al di qua.  No, guardatela dall’al di là, aprite il cuore alla fede, alla speranza beata, alla gioia senza fine, a quello che saremo senza il corpo inservibile.  Un giorno Gesù ci darà quello nuovo, glorioso.  Ma intanto dal momento della morte del corpo, la persona è integra, piena, realizzata come mai nella vita, felice come mai.

            Dice Paolo nella Bibbia:  “Aspettiamo il Signore Gesù, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso”.  E aggiunge:  “Io vorrei essere trovato vestito (quando verrà Gesù) e non nudo”.  Vuol dire che desidera essere trovato rivestito di corpo alla risurrezione universale perché l’ultima generazione non subirà neanche la morte del corpo, ma solo la sua trasformazione.  Dunque è la Bibbia che chiama il corpo un “vestito” e non il sottoscritto.

 

            CONCLUSIONE

 

            Non si deve credere che il corpo sia tutto, che la vita umana è solo e tutta corporale.  Il più non si vede, il più è invisibile.

            Volete scoprire le meraviglie del cristianesimo dentro di noi?  Prima di tutto occorre lo studio della fede (vangelo e catechismo), poi un esercizio quotidiano:  andate a trovare Gesù nella santa Ostia consacrata.  Entrate in dialogo con lui.  Fatevelo amico fino a sentire il bisogno fisico (vorrei dire) di incontrarlo.  Quanto più quella santa Ostia diventa una persona divina vivente e sorridente, tanto più dimenticherete l’orrore della morte.  Se invece Gesù è creduto presente, ma non “creduto fino alle ultime conseguenze”, la morte falcia vittime e disperati.

           

LA VERA GIOIA E’ VIVERE IN CRISTO, SEGUIRLO NELLA FEDE CRISTIANA, GODERLO NELLA SANTA EUCARISTIA, LODARLO NELLE ORE DI ORAZIONE…

QUESTO PURE E’ IL MIGLIORE ANTIDOTO CONTRO LO STRESS MODERNO, CONTRO IL MAL DI CUORE E CONTRO TUTTI I  TUMORI E I TIMORI.

            L’amore caccia via ogni timore.