APPUNTI DI UNA LUNGA RELAZIONE SULL’INFERNO
Verso gli anni 50 muore in un incidente stradale una
giovane signora tedesca di nome Annetta.
Una sua amica pregò molto conoscendone la vita poco religiosa. Una settimana dopo Annetta apparve a Clara e
le disse: Clara, sono dannata! Te lo
comunico non ntrando nell’eternità è del tutto impossibile.
Dio si
mostra misericordioso perché non si avvicina in questo remoto stato di tormenti
e così soffriamo di meno; e anche perché ci fece morire prima che la nostra
malizia si manifestasse tutta quanta, ciò che avrebbe aumentato il tormento per
tutta l’eternità.
L’inferno si
può sbagliare a descriverlo, ma non si esagera mai. Non esistono parole per dire quale terribile tormento è, quanto
doloroso e quanto penetrante perché lo abbiamo voluto nonostante i molti e
ripetuti inviti di Dio a convertirci.
Non è vero che non si crede in Dio:
non lo si vuole servire, non si vuole cambiare le tristi abitudini che
poi non danno mai quella gioia che si cerca.
La notte in
cui mio padre morì, sentii per tre volte:
Che sarà se muore tuo padre in queste condizioni? - Non volli dare retta all’invito di fare un
‘opera buona.
Mi
dicevi: Se non preghi finirai
nell’inferno. Io facevo finta di non
crederci. Ero convinta, ma rifiutai di
accogliere l’invito. Sì, è vero: Chi prega si salva, specialmente il ricorso
a Colei che noi non nominiamo mai (la Madonna). Dio ha legato la salvezza a una cosa tanto facile quanto è la
preghiera. Dicevo di non avere
tempo. Era inganno del demonio. Non credetti mai all’influsso del demonio,
oppure egli influisce gagliardamente.
Ossessi esterni sono pochissimi, ma sotto l’influsso interno di Satana
sono formicai!
Io odio il
demonio eppure mi piace perché rovina le anime anche se ogni dannato aumenta il
nostro tormento: ci dilaniamo a
vicenda. Non è Dio che ci tormenta,
siamo noi che siamo cattivi come avvenne nei campi di sterminio dei nazisti.
Mi illudevo
dicendo che l’anima dopo morte finisce oppure va in un altro essere e così mi
ingannavo di mettere a posto l’angosciosa questione dell’al di là.
Non
occorreva che cambiassi religione. Me
ne avevo fatta una per conto mio, suggerita abilmente dal demonio. Dio lo lasciavo in pace, non lo disturbavo. Si crede così bene a quello che pare e
piace! Una cosa sola mi avrebbe forse
fatto aprire gli occhi: un lungo e
profondo dolore. Comprendi com’è vero
che Dio castiga quelli che ama? Ma
anche a me non ha mai fatto mancare i mezzi abbondanti per convertirmi a lui e
io non volli.
Il mio dio
era il mio ragazzo e poi mio marito.
Facevo tutto per attirarlo a me e staccarlo da tutte le altre
contendenti. Gli facevo tutte le moine,
però non mi sono data completamente a lui prima del matrimonio per il mio
carattere superbo, non per timor di Dio.
Questa è
l’apostasia da Dio: dare tutto a una
creatura e gli scarti di tempo e di opere a Dio, come faceva Caino. Ripetevo, come tutti gli idolatri: Non ho tempo per la chiesa; non sono
bigotta; non mi abbasso alla stirpe
balorda dei preti. Tutte scuse, e tutte
a mia rovina, che ora piango senza riparo.
Mentre
esternamente ridevo, internamente non fui mai felice. Una certa serenità l’ho acquistata con il matrimonio perché è
vero quello che tu mi dicevi che Dio è giusto e premia il bene o in terra (come
fu per me) o in cielo.
Con te
facevo la superdonna. Quando mi parlavi
di fuoco dell’inferno, io per canzonarti ti accesi un fiammifero, te lo posi
sotto il naso dicendo: E’ così il fuoco
dell’inferno? Ora ti dico: E’ fuoco di
tutt’altra natura, ma vero fuoco, peggiore di tutti i bruciori. Le parole sono vere: Via maledetti nel fuoco eterno!
Il tormento
maggiore è la perdita di Dio, che i beati godono e voi potete amare. Se tu sapessi che cosa è essere privi di lui
che sorregge ogni creatura! Altro è
parlare di morte e altro morire, altro è parlare di privazione di lui che è
tutto il bene e ogni bene e altro è sentire come noi la perdita di ogni
conforto, comprensione, amore, bontà!
Tu mi dicesti
che nessuno va all’inferno senza saperlo.
Io mi misi a ridere. Nessun
mortale può conoscerlo com’è, ma io ero ben convinta e fingevo per tacitare la
mia coscienza e i richiami continui di Dio.
Sai come
avvenne la mia morte per incidente stradale?
Una settimana fa (secondo quello che voi dite. Per me sembrano già molti anni di tormento). Una settimana fa, era domenica. Mio marito mi fece la proposta della solita
passeggiata. Mi sentivo bene, ma dentro
di me sentivo come un’implorazione: Tu
potresti almeno una volta andare a messa. Io opposi un NO RISOLUTO, NETTO E
CHIARO! E pensai: Con queste cose
bisogna finirla una buona volta. Mi
addosso tutte le conseguenze. ORA LE
PIANGO!
Lungo il
viaggio, a un tratto, mio marito perdette il controllo della macchina. Un dolore straziante e fui senza l’uso dei
sensi. In un certo momento mi svegliai
improvvisamente dal buio. Era il tempo
del trapasso in cui venivo ancora a prendere coscienza per l’ultima volta del
rifiuto o dell’accettazione di Dio. E dissi ancora NO! Come in uno specchio, l’anima mia vide tutta
la serie di negazioni fino all’ ultima e decisiva, conclusione di tutta una
catena di rifiuti. Mi sentii come un
assassino portato davanti alla vittima esanime… Io mi ero suicidata volutamente nell’anima davanti a Dio. Mi devo pentire? No, mai… Soffrire sì e una sofferenza senza nome. E subito fuggii lontano da Dio: ecco che cos’è l’inferno!
Conclude la relazione Clara: Dio solo mi deve bastare per tutta la vita e
per tutto l’oro del mondo. Non voglio
andare nell’inferno.
CONCLUSIONE:
Nell’inferno
dunque va chi vuole andare. Non è Dio
che condanna, ma la persona che gli sfugge, nonostante gli innumerevoli
richiami. Non respingete l’invito di
stasera. Non trascurate la preghiera,
specialmente alla Madonna, fate spesso l’atto di dolore. Un atto di dolore perfetto (cioè sincero,
totale e per aver offeso Dio bontà infinita, che è morto in croce per noi),
perdona anche i peccati mortali con il proposito di confessarsi quando si ha
l’opportunità. Ma la comunione si può
fare solo dopo la confessione sacramentale.