INTRODUZIONE
Un numero
precedente di Cenacolo (anno 1999,1) ha introdotto il lettore alla “lectio
divina” della Bibbia su testi principalmente del NT (=Nuovo Testamento).
Abbiamo
invogliato alla lettura amorosa del libro per eccellenza (Bibbia = i
libri). Si sono trovate delle
difficoltà per i testi dell’AT (=Antico Testamento). Ora vogliamo introdurre gli appassionati della Bibbia nelle
pagine dell’AT. Non certamente in
tutte, ma in buona parte di esse. Dopo la conoscenza di quello che stiamo per
scrivere, ci auguriamo che una grande
quantità di pagine bibliche saranno più chiare e più attraenti.
Ci sono
alcuni libri che meritano uno studio particolare, come per esempio il
meraviglioso libro di Giobbe o del Qoelet .
Non si può dare tutto lo scibile biblico in poche pagine. A noi interessa dare la possibilità di
meditare con frutto anche su molte pagine
dell’AT.
Preferiamo
lo stile proprio della conversazione per introdurre amabilmente il lettore nel
libro che rivela l’immenso amore di Dio per noi. Le conversazioni sono numerate e di breve stesura, quasi per
offrire la materia a brevi sorsi. Ciò
comporta delle ripetizioni, ma tra amici esse sono normali nella conversazione.
Con molti e cari saluti
Frate Francesco Tudda ofm.
I. LA BIBBIA
E’ LA PAROLA DI DIO
Dio ha
parlato, molte volte e in diversi modi, dai tempi antichi e infine
mediante suo Figlio (Eb 1, 1ss) che si
è fatto uomo e venne ad abitare fra noi. Dio dunque ha parlato all’umanità e ha
fatto anche scrivere le sue parole:
questa è la Bibbia, la parola di Dio scritta. Dio ha voluto che le sue parole si scrivessero perché si
conservassero integre e raggiungessero
tutti gli uomini.
La Bibbia è
la lettera che Dio indirizza a ogni persona.
Egli vuole che la sua parola raggiunga tutti, senza preferenze di sorta
(Ef 6,9). Egli fa piovere sui buoni e
sui cattivi e fa sorgere il sole per tutti (Mt 5,45).
Le parole e
gli scritti di Dio, poiché sono stati rivolti per la prima volta a uomini
storici, sono rivestiti di modi espressivi adatti ai primi destinatari. Ma siccome sono diretti a tutta l’umanità
sono sempre freschi e attuali nella sostanza del messaggio divino. Le parole degli uomini invecchiano, ma
quelle di Dio sono eterne. Il messaggio
della Bibbia è perenne, ma il suo rivestimento umano va soggetto a
invecchiamento come tutte le parole degli uomini. Dio si è espresso per mezzo di uomini e alla maniera umana. Ha parlato come le persone storiche da lui
incontrate per la prima volta. Per questo, i modi espressivi devono essere
sempre adattati secondo il linguaggio dei lettori. Fatta questa doverosa traduzione, il messaggio della Bibbia
rimane sempre attuale per tutte le generazioni. La Bibbia è la lettera che il
Padre manda a tutti i suoi figli per comunicare loro il suo affetto e le
premure paterne. Questa è la
felicità: conoscere e amare il Padre
che è nel cielo e si fa vicino a noi dialogando amorosamente.
Dice la
Bibbia: “Ascolta, figlio mio,
l’istruzione di tuo padre (Pr
1,8.10). Se accoglierai le mie
parole e custodirai i miei precetti, troverai la scienza di Dio (Pr 2,1. 5). Non dimenticare i miei insegnamenti, e il
tuo cuore custodisca i miei precetti perché ti porteranno lunghi anni di vita e
di pace” (Pr 3, 1s).
La parola di
Dio è “dolce più del miele per la bocca” (dice la Bibbia), è luce, gioia, vita,
respiro (Sal 119, 103ss). Molta gente è
angosciata, paurosa e dubbiosa… E’
segno che non ha sentito la “bella notizia” di salvezza registrata nella Bibbia
e diffusa dai discepoli di Gesù o cristiani.
La Bibbia si
rivolge a tutti e a ciascuno. Essa
dice: “Questi sono i comandi, le leggi
e le norme che il Signore ha ordinato perché tu lo tema tutti i giorni della
tua vita; tu e tuo figlio e il figlio di tuo figlio; e così sia lunga la tua
vita e tu sia felice. - Il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il
cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze. Guardati dal dimenticare il Signore: lo temerai e lo servirai” (Dt 6,1ss).
NOTA: Il lettore diligente deve prima di tutto
familiarizzare con l’indice della Bibbia, rendersi conto dei vari libri, del
modo di citarli e delle grandi distinzioni:
Antico e Nuovo Testamento, libri storici, profetici e
sapienziali... Ogni tanto andrà a
consultare le citazioni che noi riportiamo, leggerà il testo e qualche frase
prima e dopo. Questo è un metodo
semplice per impratichirsi del sacro libro.
Non è consigliabile aprire la Bibbia dalle prime pagine e andare avanti
senza alcuna istruzione. Sarebbe lo
stesso che aprire la Bibbia ebreica e pretendere di leggere senza aver imparato
quella lingua. La sola traduzione del
testo, senza altre conoscenze, non è sufficiente per comprendere la
Bibbia. Non ci stanchiamo di
ripetere: LEGGERE LA BIBBIA SI’, SENZA
UNA GUIDA NO!
II. PAROLA VIVA
Ambito della Bibbia
“Dio ha
parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi per mezzo dei profeti,
ultimamente ha parlato a noi per mezzo del Figlio, per mezzo del quale ha
fatto anche il mondo” (Eb 1,1s). Così
hanno scritto i primi discepoli di Gesù nella Bibbia (NT).
Il primo
uomo, al quale Dio rivolse la sua parola (circa 4000 anni fa), fu Abramo. Con lui inizia il discorso registrato nella
Bibbia. Abramo non è il primo uomo
della storia, ma il capostipite degli ebrei, ai quali Dio affidò la sua
rivelazione per tutta l’umanità.
Fin dalla
creazione, Dio aveva parlato all’umanità, ma poi il peccato aveva interrotto le
relazioni tra uomo e Dio. Così fanno intendere
le poche pagine poste dagli ebrei come introduzione alla rivelazione ad Abramo
(Gn 1-11). Non si leggano per il
momento questi capitoli, si potrebbero facilmente fraintendere. Dopo la conversazione n. X, si potranno
leggere con le dovute riserve che verranno indicate nelle conversazioni
VIII-X.
Il discorso
della Bibbia inizia in realtà 1850 anni a.C. e si conclude con la rivelazione
di Gesù, scritta dai suoi discepoli nel primo secolo cristiano. La stessa Bibbia dice chiaramente che si
interessa dei discorsi fatti ai padri degli ebrei “nei tempi antichi… per mezzo
dei profeti” (Eb 1,1s) e non dei primi
uomini dell’umanità. Il padre degli
ebrei fu precisamente Abramo. La Bibbia, dunque, si occupa della
rivelazione di Dio agli ebrei (AT) concluso poi con la missione di Gesù (NT).
Dio parlò a
viva voce
La parola di
Dio, prima di tutto, fu rivolta a persone vive e con linguaggio parlato. Poi fu scritta, ma non perse mai il
carattere di parola. Anche dopo la
scrittura della Bibbia, la parola di Dio è stata affidata primariamente a
persone vive che dovevano farla risuonare come eco nel mondo. Da qui viene la parola “catechesi” che
significa “risonanza” (come eco) della
parola e non tanto scrittura morta. La
comunicazione della parola di Dio venne fatta prima di tutto a viva voce. Al tempo di Abramo, la scrittura era
privilegio di pochissimi. Ma anche al tempo di Gesù il messaggio orale era al
primo posto riguardo a quello scritto. Gli inviati di Dio non vennero mai meno
nella storia. Così ha detto Gesù ai
suoi discepoli: “Io sono sempre con voi
(e s’intende, con i vostri successori).
Andate in tutto il mondo e annunziate tutto quello che vi ho detto. Chi non crederà sarà condannato” (cfr Mt 28,
18-20). Gesù manda missionari vivi ad annunziare
il suo vangelo e non un libro morto.
La
parola di Dio fu rivolta a persone storiche e poi fu messa in iscritto. Dio ha ispirato alcuni uomini perché
scrivessero solo e tutto quello che egli voleva, nella forma e nel modo
personale di ogni scrittore. Questi
accoglievano i messaggi di Dio, vi riflettevano e li esprimevano secondo le
proprie capacità. Così la Bibbia è un
libro che ha diversi e vari autori umani, ma un solo autore principale,
Dio; ha un messaggio che è divino e
un’espressione letteraria umana.
Parola
antica e… meno antica
Il discorso
di Dio nella Bibbia ha due tempi:
Antico e Nuovo Testamento; due
alleanze di Dio con l’umanità, una con gli ebrei e l’altra con i cristiani; ha
due caratteristiche: la promessa di salvezza a Israele e il suo compimento
mediante Gesù Cristo. Quello che Dio
avrebbe attuato nel cristianesimo, lo ha annunziato attraverso immagini nella
storia ebraica e quello che avverrà nell’eternità è già contenuto in germe nel
NT. Così abbiamo una economia materiale
(AT), una spirituale (NT) e una eterna.
Per fare un esempio: il regno
politico di Israele prefigura il regno di Gesù, la Chiesa, e questa è inizio e
segno del regno eterno.
Con Abramo,
Dio diede inizio a un popolo particolare che sperimentò la potenza e la bontà
di Dio nella propria storia e attese il compimento delle promesse con la venuta
del Messia, salvatore e redentore di tutta l’umanità. La religiosità ebraica è legata alla loro stirpe, è ristretta a
beni materiali, ma si proietta in un futuro che dovrà trascendere si la razza
degli ebrei come anche i semplici beni terreni.
Con Cristo
ebbe inizio il nuovo popolo di Dio, la Chiesa che accoglie le persone senza
distinzione di razza e interiorizza ed eleva la prospettiva religiosa ebraica. La Chiesa (o comunità raccolta dal Messia)
sperimentò il compimento dell’AT e vide
aprirsi prospettive divine ed eterne, ignote a Israele. La Chiesa professa la filiazione divina e
attende la risurrezione dei morti, la trasformazione del cosmo intero e la
separazione netta tra i buoni e i cattivi impenitenti (Mt 25, 31ss).
Come si vede, la Bibbia testimonia uno sviluppo graduale e
organico tra AT e NT, epoca terrena ed epoca eterna.
Parola che richiama i peccatori a salvezza
Nella Bibbia
si trovano brani di alta contemplazione (come nel libro dei Salmi) e anche
fatti orrendi di crimini disumani come in tutti i momenti della storia. La Bibbia non è il libro dei santi che
stanno in cielo, ma degli uomini malvagi di questo mondo cattivo e crudele,
dove Dio si è reso visibile per portarli a salvezza.
Si sa che
non tutti accolgono la salvezza offerta da Dio. Egli non costringe nessuno e invita tutti. Non esiste uomo che viene escluso dal
dialogo con lui né peccato che non possa essere perdonato.
Nella Bibbia si incontrano fatti scandalosi
perché è il libro dei peccatori chiamati a salvezza! I farisei si scandalizzavano di Gesù che accoglieva i peccatori. Oggi esistono farisei che si scandalizzano
dei crimini narrati nella Bibbia. Gesù
accusò i farisei di ipocrisia e di superbia perché non vedevano il male
esistente anche in essi. Chi riconosce
i propri difetti fa parte dei peccatori in via di salvezza. Chi non li vuole riconoscere (e sono dentro
tutti senza eccezione), viene escluso dalla storia dei salvati e dal discorso
salvifico della Bibbia.
III. MESSAGGI DIVINI CON PAROLE DI UOMINI
La Bibbia è un libro molto
antico. Fu scritta da uomini del popolo
di Dio, Israele (AT) e Chiesa (NT), quel popolo che sperimentò la presenza di
Dio in terra. Si legga, per
esempio, Es 19 e Lc 24. (Queste citazioni vanno trovate ne sacro
testo e lette con attenzione).
A
quegli uomini, Dio comunicava i suoi
messaggi, li guidava nella loro storia, faceva loro sperimentare la sua bontà e
la verità della sua parola. Poi faceva
esprimere le loro esperienze con linguaggio personale.
L’elemento umano nella Bibbia è preponderante insieme con
quello divino. La Bibbia non è un libro calato dal cielo, come un responso
numinoso, ma è il libro che Dio fece scrivere da uomini ispirati e usando un linguaggio pienamente umano. Altrimenti i contemporanei non avrebbero
potuto capire il messaggio divino.
Scrittori e destinatari della parola di Dio erano stati coinvolti nella
storia del popolo eletto, nelle grazie e nelle infedeltà. Capivano molto bene quelle pagine della
Bibbia che a noi oggi, dopo tanti secoli, sembrano enigmi. Si vedano, per esempio, gli episodi di Es 32
oppure di Nm 11, 23ss.
Nella Bibbia, Dio parla per mezzo di uomini e alla maniera
umana. Da qui viene la necessità di
studiare i linguaggi usati dagli scrittori sacri per poter capire le pagine che
essi scrissero. Il linguaggio, a sua
volta, è legato a un determinato momento storico. Il messaggio divino pertanto è rivestito di storia e di
letteratura. La Bibbia è un complesso
di teologia (messaggi divini), di storia (fatti avvenuti) e di letteratura
(modi espressivi del pensiero). Quello
che Dio vuole comunicarci (teologia) attraversa persone e situazioni storiche e
viene espresso attraverso il linguaggio degli uomini.
Riportiamo un esempio.
Per rendere più incisive le parole di Osea, nell’annunziare a Israele
l’ingratitudine dell’infedeltà a Dio,
il profeta (700 anni prima di Cristo) subì una grave disavventura. Aveva amato una donna e l’aveva allontanata
dalla prostituzione. L’aveva fatta
regina in una casa. La donna, dopo un
periodo di fedeltà al marito, ritorna alla condizione di prima. Osea, profondamente addolorato, si rivolge a
Dio, lanciando in alto un “perché” carico di sofferenza. Dio con maggior veemenza gli restituisce il
“perché” dimostrando una sofferenza molto più grave: era stato tradito da Israele, molte volte beneficato con amore
intenso e con una tenerezza paterna, materna e sponsale. Osea può ora riferire con grande efficacia
l’amore di Dio per il suo popolo e il dolore per la sua infedeltà.
Diceva Dio: “Quando
Israele era giovinetto, io l’ho amato:
lo traevo con legami di bontà, con vincoli di amore; ero come chi solleva un bimbo alla sua
guancia. Mi chinavo su di lui per
dargli da mangiare. Il mio cuore si
commuove, freme di compassione” (Os 11, 1-8).
“Sarò per loro come un leone, li assalirò come un’orsa privata dei figli
“(13, 7s). L’amore diventa
gelosia; la gelosia è pianto che
implora pietà: così è il Dio della
Bibbia per ognuno di noi!
Continua: “Torna al Signore, tuo
Dio. Io ti guarirò dalle infedeltà e ti
amerò di vero cuore” (14, 2.5). “Lo
attirerò a me , lo condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. (Nell’intimità, nella solitudine e nella
povertà dei beni materiali, Israele scoprirà il vero Bene). Là canterà come nei giorni della sua
giovinezza. Farò un’alleanza nuova: ti farò mia sposa per sempre nella
benevolenza e nell’amore” (2,16s. 20s).
Dio ci ama di un amore divino e infinito. Quando noi rinneghiamo l’amore, causiamo la
nostra infelicità. Ma Dio è più grande
e vince le nostre resistenze.
La Bibbia è il libro delle infedeltà umane e del trionfo
dell’amore onnipotente di Dio. Beato
chi riesce a scoprire il volto di questo Essere che è supremo amore! Anche se non ha forza, ha scoperto dove
trovarla. A Dio ci si accosta non per
capacità proprie, ma per abbandono confidente.
Non siamo noi che raggiungiamo Dio, ma è Dio che viene a trovarci e a
invitarci al suo amore.
Ora si consiglia la lettura del libro di Osea, una lettura
che deve essere preghiera, fiducia e grande speranza verso Colui che ci ha
creati per puro amore e ci conserva nell’esistenza per infinito amore.
IV. STORIA, LETTERATURA E
TEOLOGIA
Prima di leggere la Bibbia, occorre un’iniziazione almeno
elementare su tre aspetti del sacro testo:
storia, letteratura e teologia.
Non si può capire la Bibbia senza almeno alcune nozioni
elementari:
1) sulla STORIA
ossia sui momenti storici della salvezza, sul vissuto del popolo visitato da
Dio e invitato al dialogo con lui. Dio
infatti parla all’uomo storico e si esprime attraverso riferimenti propri del
loro tempo.
2) Sulla LETTERATURA ossia sui modi di esprimersi con i
quali gli autori sacri mettevano in iscritto i messaggi divini.
3) Sulla TEOLOGIA ossia sugli argomenti o temi attraverso i
quali Dio intesse il suo discorso nella Bibbia.
Prima del libro di Dio c’è la storia del popolo incontrato
da Dio e guidato dal 1850 a.C. (tempo di Abramo) e per lo spazio di quasi
duemila anni fino a Cristo. Abramo era
un amorreo. Si devono conoscere le
persone da cui Dio prese il primo ebreo.
E poi anche gli altri popoli che si susseguono in quel territorio del
vicino oriente antico: urriti, ittiti,
aramei, assiri, babilonesi, persiani, greci, romani. Quanto meglio si conosce l’ambiente in cui sono avvenuti i fatti
di salvezza e in cui furono messi in iscritto, tanto più si è in grado di
comprendere gli scrittori biblici e quindi il messaggio divino.
Esperienza storica di Israele
Questo popolo ebbe inizio da un uomo pagano, si chiamava
Abramo. Era vecchio, aveva una moglie
sterile e ormai senza speranza di aver figli.
Dio apparve ad Abramo e gli promise un figlio per puro dono. Il discorso di Dio con gli uomini sembra più
umano che divino. Dio si interessa dei
nostri problemi e vuol condurci alla nostra felicità. L’esistenza umana però non è solo corporea, come molti ritengono,
ma è anche spirituale; non è solo
terrena, ma anche eterna. Perciò il
discorso della Bibbia è terreno ed eterno, materiale e spirituale, umano e
divino, incentrato in Gesù, Dio e uomo.
Per giungere a questa visione integrale è stata necessaria l’esperienza
dell’AT (piuttosto materiale) e del NT .
Dal figlio di Abramo sarebbe venuta una discendenza
numerosa. Così promise Dio. Abramo credette e si mise al servizio totale
di Dio, secondo i suoi dettami. Da un
uomo credente nacque una famiglia che credeva nello stesso Dio. Così pure fecero i discendenti e le loro
famiglie: Isacco, Giacobbe e
Giuseppe. Il primo libro della Bibbia
parla di Abramo e dei suoi figli nelle loro famiglie patriarcali, come si usava
allora.
Poi gli ebrei divennero un popolo numeroso che fece paura
al faraone di Egitto. Si legga la prima
pagina del secondo libro della Bibbia chiamato Esodo. Gli ebrei con a capo Mosé si liberarono dalla schiavitù di
Egitto, dove erano scesi a causa di una carestia. In seguito Giosuè conquista l’attuale Palestina e dà una terra
stabile al suo popolo fino allora nomade.
Si legga qualche pagina del libro di Giosuè.
Con Davide, Israele divenne un regno organizzato e
forte. Si legga il capitolo 7 di 2
Sam. Sono passati 850 anni da Abramo,
siamo nel 1000 a.C. Il povero vecchio e
sterile Abramo è diventato un popolo.
Passeranno altri 1000 anni e Cristo compirà pienamente le promesse di
salvezza.
Esperienza terrena ed eterna
Con la venuta del Messia, il discorso della Bibbia diventa
più spirituale, eterno e universale.
Gesù di Nazaret è re ossia messia, ma non solo di Israele e non solo per
un regno politico. Fino allora la
salvezza era stata materiale, politica,
economica, ora diventava terrena ed eterna, materiale e spirituale, umana e
divina. L’AT era stato l’inizio della
salvezza, una promessa, un simbolo di quella vera e stabile. Per questo l’ AT deve essere letto con la
visione del NT, come suo annunzio e promessa.
Il regno di Israele nel NT è la Chiesa, il futuro regno del
paradiso. Il Messia o re nel NT è Gesù
e quanti lo rappresentano (papa, vescovi, sacerdoti). La salvezza non è soltanto liberazione da mali fisici, economici,
politici, ma anche e soprattutto da quelli spirituali, soprannaturali, eterni.
Si legga 2 Sam 7 e
Mt 1,18ss e Lc 1,26ss e 3, 23. 31.34.
Il nuovo David è Gesù e la nuova Gerusalemme è la nuova comunità credente
o Chiesa di Cristo.
V.
UMANITA’ CROCIFISSA DAL PECCATO E SALVATA DA CRISTO
La Bibbia nacque dalla storia di un popolo che incontrò
Dio: è la registrazione di questa
storia che (nelle linee essenziali) rimane modello per ogni rapporto religioso
autentico.
La storia d’Israele fu meravigliosa, ma anche
drammatica. Dio compì prodigi
straordinari da suscitare una fede incrollabile in lui e a ragion veduta: nessuno mai ha operato cose simili e in
nessun popolo del mondo.
Ma Israele non è stato sempre fedele al suo Dio: dal dire al fare c’è di messo il mare, si
dice. Israele era un popolo come gli
altri, con gli stessi vizi e le medesime mentalità barbare e crudeli. La convivenza con Dio lo aveva reso meno
aspro, come professavano gli altri popoli:
“Noi sappiamo che siete un popolo mite”. Tuttavia, la redenzione dell’umanità avviene per opera di Cristo
e non prima. L’umanità, di cui fa parte
anche Israle, è stata ferita da un peccato che la rende debole fin dalle
origini. Israele viene chiamato spesso
popolo di “dura cervice”. E’ un
insegnamento costante e universale della Bibbia e non un connotato esclusivo di
Israele. Non ci meravigliamo dunque che
esistano gravi delitti in Israele e perciò nella narrazione biblica, dato che
tutti gli uomini sono peccatori. Gravi delitti sono raccontati nella Bibbia,
terribili castighi e stupende trasformazioni per infinita bontà e potenza
divina. I peccati sono sempre connessi
con i castighi. Così dice la Bibbia: “E’ per la vostra correzione che voi
soffrite! Dio vi tratta come
figli; e qual è il figlio che non è
corretto dal padre? Se siete senza
correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete bastardi, non
figli! Dio lo fa per il nostro bene, allo
scopo di renderci partecipi della sua santità” (Eb 12, 7ss).
Tuttavia, a lungo andare, dopo 1850 anni di storia, in
Israele comparve il Messia, il Salvatore del mondo, figlio del popolo di “dura
cervice”. La Bibbia è una storia
meravigliosa e drammatica a lieto fine.
Essa vuol dire che la vita di ogni uomo e la storia di ogni popolo è
guidata da Dio con sapienza, potenza e bontà infinita, con amore, con severità
e con certezza di riuscita. I disastri
nel mondo sono sempre causati dalla ribellione dell’uomo a Dio, ma sono anche
guidati verso il bene. La storia
cammina irrevocabilmente verso il bene perché Dio è con noi: questo è un messaggio che sta sotto molte
righe della Bibbia. Scoprire questi
insegnamenti nascosti tra le righe, è
apprendere l’arte della lettura della Bibbia.
Gesù, punto centrale della Bibbia, con la sua morte e risurrezione ci insegna che la
storia è guidata verso il bene, ma attraverso il sacrificio: egli partecipò alla nostra condizione di
vita e divenne crocifisso con l’uomo peccatore, ma risorse da morte e trascinò
con sé tutta l’umanità verso la redenzione.
Come Gesù, anche la Bibbia è umana e divina (piena di
sofferenze e di fatti meravigliosi) , carica di scandali e di salvezza.
VI.
GLI ATTORI DELLA BIBBIA: DIO, UOMO,
TEMPO E CRISTO
Il messaggio della Bibbia si ricava non solo dalle parole,
ma anche dalla stessa struttura storica, dal modo di procedere della storia
guidata da Dio. E’ necessario scoprire
le linee portanti della storia biblica, del suo sviluppo lento e graduale fino
al compimento della storia di salvezza e del discorso biblico.
Se, per esempio, apriamo il libro dei Re, un lettore
sprovveduto di nozioni bibliche resterà sconcertato. E si domanderà: E’ proprio
questo il libro di Dio! Che cosa posso
mai imparare da pagine così misere, scandalose e crudeli? Assassini, usurpazioni, sete di potere,
infedeltà continue e senza speranza di miglioramento!… Si leggano i capitoli 9-11 di 2 Re.
Anche questi capitoli fanno parte della storia della
salvezza. Anche le innumerevoli
situazioni simili nel mondo rientrano nella storia della salvezza. C’è speranza anche per quelli che sembrano
ormai senza speranza. Nulla è
impossibile a Dio.
Si legga l’annunzio di gioia dato ai più lontani dalla fede
(i pastori) nella nascita di Gesù (Lc 2,8ss; si veda anche 4, 18ss) e si
rifletta: Questa storia deriva da
quella dei Re; il Salvatore viene dalle
generazioni israelitiche precedenti.
Le linee portanti della Bibbia sono: DIO, L’UOMO, IL TEMPO E CRISTO.
DIO è infinito, eterno, invisibile, invincibile,
irresistibile, buono e santo. La sua
azione ha le stesse caratteristiche; la storia biblica lo attesta. L’UOMO è un complesso di peccati senza
numero, un ammasso di miseria e di povertà, ma anche oggetto di un amore
infinito (si legga Is 49, 15ss: Dio ama
più di una mamma). Il tempo è il grande
maestro della storia: gradualmente,
lentamente, impercettibilmente, Dio riesce a cambiare l’uomo e a farlo suo
figlio prediletto come Cristo, nel quale gli diede esistenza e salvezza. CRISTO è l’inizio della storia, centro,
culmine, il fine e il mezzo che unisce Dio, uomo e cosmo, bontà e peccato,
misericordia e peccatori, rovina e salvezza, morte e risurrezione: Gesù si fece crocifisso come noi peccatori e
ci ha trascinati nella sua risurrezione.
Poiché la storia umana è un cumulo di mali, quella biblica
la rispecchia. Cristo non è crocifisso
soltanto sul Calvario, ma in ogni angolo della terra, in ogni persona umana,
nel corpo e nell’anima.
Quelle pagine misere della Bibbia (come 2 Re 9-11) sono il
vangelo della croce che attraversa tutta la Bibbia. Gesù è presente nella Bibbia e nella storia umana fin
dall’inizio; egli è il “principio” (Gv 1,1), e la fine (alfa e omega, Ap
1,8;22, 13). Il Cristo tutto è stato
creato e tutto sussiste (Col 1,17).
Prima dell’ipotesi del peccato per l’uomo creato libero, c’è il legame
indissolubile con il Salvatore che è più forte di ogni male!
Gesù è crocifisso fin dall’origine del mondo. La sua croce è il mezzo di salvezza
universale e onnipotente. Anche davanti
alle pagine più povere della Bibbia, come in ogni circostanza storica più
disperata, noi facciamo la professione di fede nel Cristo unico salvatore del mondo,
potentissimo Signore della storia.
E’ bene ripetere che non si deve leggere la Bibbia, se non
si possiede un corredo di principi interpretativi. Molti hanno tentato la lettura, ma sono rimasti delusi e incapaci
di riprendere in mano il libro di Dio.
Hanno sbagliato metodo. Se si vuole
conoscere il contenuto della Bibbia, il suo vero messaggio, si legga il
catechismo della Chiesa cattolica. Se
invece si vuol scoprire lo stesso messaggio accostandosi direttamente alla
Bibbia, occorre prima imparare la “lingua” della Bibbia, cioè il suo modo di
procedere, le sue coordinate, i suoi tempi, il suo vero linguaggio.
Non si può leggere la Bibbia nell’originale, se prima non
si imparano le lingue bibliche.
Ugualmente, se si vuole leggere la Bibbia, non basta tradurre le parole
nella lingua propria, si deve tradurre tutto il mondo biblico. Questo ci
sforziamo di comunicare al nostro caro lettore in forma breve e quanto mai
semplice.
VII.
LIBRO UMANO E DIVINO, PER GLI EBREI E PER TUTTA L’UMANITA’
Il primo impatto con le pagine bibliche tende a scoprire
il senso storico-letterario ossia quello che l’autore ispirato intendeva dire
ai suoi contemporanei (senso storico) con quelle sue parole (senso
letterario).
Ma ciò non basta per la lettura della Bibbia, che è il
libro di Dio rivolto a tutti i popoli (tramite Israele, AT o la Chiesa
primitiva, NT).
Oltre al senso storico-letterario occorre scoprire un altro
senso che chiamiamo “spirituale”. E’ il
messaggio che lo Spirito Santo intendeva rivolgere a tutti gli altri
destinatari della parola di Dio.
Il senso spirituale si deduce dall’unità del discorso
biblico e dalla diversità dei destinatari.
L’unità del discorso biblico è costituita dal suo centro che è Gesù, Dio
e uomo, morto e risorto e salvatore di tutta l’umanità. La diversità viene dagli svariati modi con i
quali si esprime il Cristo in ogni persona, in ogni tempo e luogo.
Da qui provengono due realtà importanti per la lettura
spirituale della Bibbia e per la sua applicazione ad ogni persona. Esse sono il cristocentrismo e il
simbolismo. Il cristocentrismo fa sì
che tutte le realtà bibliche sono rapportate a Cristo uomo e Dio, morto e
risorto. Ogni persona rivive o deve rivivere
Cristo perché è una realtà grande e creata a immagine di Dio (come Cristo è
vero uomo e vero Dio). Ogni uomo, per
la terribile realtà del peccato vive in una situazione misera. Cristo però ci salva, assumendo la nostra
miseria e risorgendo e trascinando a sé quanti aderiscono a lui mediante la
fede. Gesù, pur essendo Dio, si fece
simile a noi, anzi povero e servo di tutti, fu crocifisso, ma vinse la morte e
ogni male risorgendo da morte.
Questo nucleo essenziale delle realtà esistenti, della
storia umana e anche della Bibbia si può vedere in ogni essere e in ogni
persona, ma in maniera o in edizioni diverse e proprie. Per questa unità essenziale e per la
diversità propria di ogni essere fanno sì che ogni cosa e ogni persona può
essere immagine o simbolo di tutte le persone della storia e della Bibbia,
fatte le dovute proporzioni e applicazioni.
Quello che vediamo nel mondo può essere applicato a ogni
persona. Tutto quello che leggiamo
nella Bibbia può essere tradotto in chiave personale. Cristo è colui che assunse la nostra natura umana e la nostra
sorte per trasformarla nella sua.
Perciò egli diventa il prototipo di ogni essere.
Tutto quello che si legge nella Bibbia, oltre al
significato storico-letterario, diventa pure annunzio, segno, simbolo di Cristo
in modo eminente, della Madonna, della Chiesa, di ogni persona e di ogni
popolo. Le pagine bibliche vanno lette
in doppia dimensione, storico-letteraria e cristocentrica universale. Si può leggere anche l’AT come quinto
vangelo, se si è in grado di tradurre in termini cristiani tutte le sue
espressioni.
Facciamo un esempio.
Dio disse ad Abramo:
“Vattene dal tuo paese e dalla casa di tuo padre. Io farò di te un grande popolo (Gn 12, 1s). Alla tua discendenza darò questo paese” (12,
7).
Dio chiede all’uomo la rinunzia alla propria consanguineità
e alla patria per arricchirlo di una consanguineità divina mediante l’alleanza
(Gn 15) e di una patria che è la casa di Dio, la compagnia con lui e infine il
paradiso.
Dove va a finire il discorso di Dio iniziato con
Abramo? In Gesù, figlio di Abramo
secondo la carne. Gesù si fece figlio
di Abramo con l’incarnazione per inserire in sé (nella sua filiazione divina) e
nella sua eredità (paradiso) i figli di Abramo secondo la carne e secondo lo
spirito (cioè tutti gli altri).
L’uomo ispirato da Dio, che scrisse le pagine di Abramo,
non aveva la visione della salvezza come l’abbiamo noi cristiani dopo
quattromila anni e dopo la redenzione cristiana. L’autore umano vedeva la storia di Abramo nella storia di Israele
del suo tempo, circa mille anni dopo il patriarca. Noi cristiani la vediamo quattromila anni dopo. Lo Spirito Santo invece aveva la visione
chiara di tutta la storia. Però lo
Spirito Santo non poteva comunicare agli ebrei la visione cristiana né ai
cristiani dei primi secoli quella visione che abbiamo noi del duemila né a noi
quella che avranno coloro che vivranno fra mille o duemila anni.
Quel di più che si sviluppa lungo i secoli, mediante
l’opera dello Spirito Santo nelle generazioni future, si chiama senso dello
Spirito Santo o senso spirituale.
Mentre il senso storico-letterario si scopre con lo studio
della storia e della letteratura, quello spirituale si scopre con la conoscenza
della teologia nel momento storico in cui si vive. Così l’interpretazione della Bibbia può avvenire, oltre che con
lo studio, anche con la teologia e la sensibilità allo Spirito Santo ossia con
la preghiera. E’ lo Spirito che
suggerisce quello che intende dire con quelle sante parole ai lettori del
tempo.
Il patriarca Abramo, che udì per primo le promesse di Dio,
ebbe la certezza della protezione divina nella sua vita. E non si sbagliò. Ma non ebbe la conoscenza di quello che sarebbe avvenuto dopo di
lui. Le parole di Dio sono infinite… In
seguito Abramo divenne un popolo numeroso, un regno, padre del Messia, divenne
Chiesa cristiana nei suoi discendenti.
Quanto più il tempo progredisce tanto più la parola di Dio si esplicita,
si rivela come l’Autore principale intendeva dire con quelle parole antiche
della Bibbia.
La terra e la parentela, che Abramo era invitato a lasciare,
lungo la storia vengono sostituite con altri beni. Gli apostoli abbandonano la famiglia e seguono Gesù. Quello che Dio promise ad Abramo (beni
economici e sociali) diventa il “centuplo in questa vita e la vita eterna
nell’altra”, secondo il vangelo.
Chi legge il capitolo 12 del Genesi, se non lo colloca
nell’unità del discorso biblico ossia in tutta la sua storia, non vi coglie
tutta la ricchezza di cui è portatore.