CRISTO PASTORE E IL SUO GREGGE
Domenica IV di pasqua –
C
“Gesù disse: Le mie
pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno
mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più
grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola.” (Gv
10, 27-30).
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (7,
9ss):
“Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa , che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E uno degli anziani disse: Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.
Prendiamo tre frasi dalla Parola di Dio e riflettiamo su di esse: 1)
Vidi una moltitudine immensa di salvati; 2) l’Agnello li guiderà alle
fonti delle acque della vita; 3) io conosco le mie pecore, esse ascoltano la mia
voce e mi seguono.
1) I salvati dalla redenzione di Gesù sono una moltitudine immensa, non
sono pochi, ma moltissimi; non provengono da un popolo soltanto, ma da tutte le
razze. Segno che la redenzione di
Gesù è onnipotente ed è universale.
Salvati sono quelli che sono uniti a Gesù vita e vita come nella
comunione, nel battesimo e nei sacramenti.
Salvati sono i cristiani che vivono il cristianesimo; e sono anche coloro
che raggiungono la salvezza definitiva del paradiso.
La Parola di Dio ci insegna
che una moltitudine immensa segue Gesù;
2) e che essi sono condotti
dal Redentore alle sorgenti delle acque della vita. “L’Agnello sarà il loro pastore e le
guiderà alle fonti delle acque della vita”.
Agnello è Gesù in quanto
sacrificato per noi in croce e con la sua risurrezione ci ha riempiti di quello
Spirito Santo che lo trasformò da Crocifisso in Risorto. Come il suo corpo fu trasformato dallo
Spirito Santo, così anche noi veniamo santificati.
Gesù come pastore guida i
cristiani verso le sorgenti della vita.
Nell’antichità erano chiamati pastori i reggitori dei popoli, coloro che
comandavano e dominavano indisturbati. Gesù ha assunto questo potere con la sua
morte amorosa e con la sua risurrezione onnipotente e divina. Egli vinse la morte (che nessuno mai ha
sognato di farlo), così vince ogni male e conduce alla pienezza della vita e
della gioia.
Gesù è Dio fatto uomo per
condurre l’umanità nel cuore di Dio, alle sorgenti delle acque della vita, cioè alla massima
felicità, quella che è propria di Dio.
E’ come un ferro infocato che rimane ferro, ma ha le qualità del fuoco:
l’uomo in Dio rimane creatura, ma ha le qualità divine, le gioie di Dio
stesso.
3) Infine, dice la Parola di
Dio che tra i fedeli e Cristo intercorre e deve intercorrere un continuo dialogo
di intimità, di gioia, di ascolto e di conoscenza sempre più viva e più
intima: “Le mie pecore, dice Gesù,
ascoltano la mia voce (sono in continuo contatto con la Parola di Dio. E’
infatti la Parola di Dio soltanto che può darci messaggi del genere,
divini. Non si può essere cristiani
senza conoscere e vivere la Parola di Dio!), io le conosco (cioè le amo) ed esse
mi seguono (prendono come modello di vita e di ideale Gesù, non i grandi del
cinema o dello sport o della politica).
E sono pochi o molti quelli
che seguono Gesù così, con tanta intimità e vivezza? La Parola infallibile di Dio dice: sono
una moltitudine immensa.
Contro la delusione degli sfiduciati, Dio ci insegna che non sono poche
le persone che si mettono al seguito di Cristo. Sono invece “un’immensa moltitudine che
nessuno può contare, di ogni nazione, razza, popolo e
lingua”.
Queste parole furono scritte nei primi tempi della Chiesa, ma oggi, dopo
duemila anni di cristianesimo, si vedono ancor meglio realizzate. Il cristianesimo ha raggiunto tutti i
popoli, le razze e le lingue.
La parola di Dio affermava
con solennità il valore dei seguaci di Cristo anche quando erano perseguitati
dai pagani e dai giudei. Allora la
Chiesa era ancora ai primi passi e in mezzo a difficoltà enormi. Molti si domandavano: Potrà reggere il cristianesimo all’urto
con il potente giudaismo e all’urto del potente impero romano
imperante?
Anche oggi pare che il
materialismo sia al primo posto nell’interesse della maggior parte della
gente. Pochi anni addietro il
comunismo sembrava che distruggesse fin dalle fondamenta la fede cristiana
nell’est Europa. Eppure il
comunismo crollò, come l’impero romano e il cristianesimo sfidò i secoli e li
sfiderà ancora per sempre.
L’autore dell’Apocalisse ai
primi cristiani diede una risposta di fede che è valida per sempre. Egli dice: L’Agnello è il pastore di una
moltitudine immensa di credenti da lui purificati e santificati e arricchiti di
una fonte di vita divina inesauribile, meravigliosa e felicissima.
Pastore nell’antichità
veniva chiamato chi era al comando dei popoli e delle nazioni. L’Apocalisse, dunque, dice che al
comando della storia e del mondo è Gesù.
Lui è il sommo dominatore, lui è che fa storia, che ha valore nella
vita. E con lui anche coloro che si
mettono al suo servizio. Gli altri
periranno miseramente e saranno come la luce di un sol giorno e spariranno per
sempre. L’Agnello Gesù
li guiderà alle fonti delle acque della vita.
Fonte della vita è Dio Padre
da cui scaturì dall’eternità il Figlio e sbocciò lo Spirito di eterno amore, lo
Spirito Santo. Noi come battezzati
e figli di Dio siamo innestati nel cuore stesso di Dio per abbeverarci per
sempre nella sua vita che è divina come qualità e come durata, cioè eterna.
Che cosa possiamo cercare di
più se già da questo mondo siamo tuffati nella fonte di ogni bene? Anche se ora non lo conosciamo, ma lo
crediamo per fede, tuttavia vi siamo tuffati e inondati: è una grande e bella
realtà.
Tutti quelli che viviamo in
questo mondo siamo alla ricerca di un punto di appoggio stabile per vivere senza
fine, per vivere nel miglior modo possibile. La Parola di Dio prima assicura che i
seguaci del Redentore sono una moltitudine immensa e aggiunge subito che sono
guidati dall’Agnello “alle fonti delle acque della vita”.
Quante volte si tocca con
mano la povertà dell’esistenza umana!
Quante volte si sente dire:
Che vale la mia vita? – Sì, la vita umana è molto povera, misera e
breve. Ma fortunati noi se
incontriamo Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo come noi per arricchirci di
divinità. Dio è la fonte
dell’esistenza e della vita. Egli è
colui che è sempre stato e sempre sarà.
Egli è tutta la ricchezza della vita, ne è fonte e sorgente inesauribile
e divina.
E Gesù dice: “Le mie pecore mi seguono. Non andranno mai perdute, nessuno me le
rapirà dalla mia mano. Il Padre mio
che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del
Padre mio”.
Con Dio nel cuore, il
cristiano deve stare in continuo ascolto (con la frequenza della Parola di Dio),
in pronta obbedienza amorosa (con l’esercizio della volontà docile al divino
volere), in ricerca attenta a seguire il Maestro e Modello di vita apparso nel
mondo, Gesù; certi di essere per sempre felici perché siamo nelle braccia di chi
è più forte di tutti.
Noi abbiamo la certezza
assoluta della ricchezza di vita divina che ci viene comunicata attraverso i
sacramenti. Dobbiamo abituarci a
scoprire con la fede che grazia immensa è confessarsi e avere il cuore puro e
santo davanti a Dio che è santissimo: stare davanti a lui con la certezza e la
sicurezza della santità data da un mezzo divino, la confessione sacramento; con
la gioia dell’altro sacramento, la comunione che ci innesta vita e vita con
Gesù, il Padre e lo Spirito Santo, fonte della vita, sorgente delle acque della
vita.
Chi teme la morte si accosti
a Gesù che purifica con la confessione, mezzo divino di purificazione per un
sacrificio dolorosissimo e amorosissimo del Redentore; si accosti alla comunione e si tuffi
nell’abbondanza della vita divina calata giù dal cielo da Gesù che per noi si è
fatto uomo, si è fatto pane e sacramento per guidarci alle fonti delle acque
della vita.
La domenica attuale è stata
scelta per celebrare Cristo pastore, colui che ha il potere regale e divino
irrefragabile di arricchirci di vita divina ed eterna.
Nella vita, ogni persona ha
una sua caratteristica propria che si chiama vocazione, il modo proprio di
esprimere personalmente la propria esistenza. Chi è medico, chi è insegnante, chi
tecnico e chi artista. Ma in questa domenica si parla in modo particolare di
quelle vocazioni che direttamente
collaborano con Cristo pastore per arricchire l’umanità di vita
divina. Queste persone sono coloro
che guidano le comunità cristiane come sacerdoti, religiosi, consacrati
vari…
Se è grandiosa e
meravigliosa la vita divina che Gesù dà all’umanità è anche grandiosa la
vocazione a collaborare con Cristo per diffondere il suo regno o il suo gregge,
la sua Chiesa.
Ci sono nel mondo svariate
associazioni per gli innumerevoli servizi all’umanità. Fra tutti eccelle quel servizio che è
teso a formare i cittadini del regno di Cristo. Se i giovani sono interessati a molte
attività, molto più dovrebbero interessarsi a questa che è al supremo
valore.
Perciò oggi siamo invitati a
pregare perché molti giovani seguano il Cristo pastore o guida delle anime verso
la fonte delle acque della vita, Dio Padre.
Dice l’Apocalisse: La grande
moltitudine di salvati da Cristo e che fanno parte del suo gregge o suo popolo
stanno in piedi cioè nell’atteggiamento del Risorto. Sono già partecipi della risurrezione
(mediante i sacramenti); sono stati avvolti dalla vita divina che li inonda
nell’anima e che un giorno si trasformerà in gioia eterna nel paradiso e in
risurrezione per il corpo.
“Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione (non
si può essere fedeli a Cristo senza sacrificio e senza attraversare la passione
dolorosa come lui) e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue
dell’Agnello (la passione di Gesù purifica, ogni sofferenza accolta in unione a
Cristo è redenzione). Per questo
stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo
santuario (tutti i cristiani formano come un tempio invisibile, ma reale che li
avvolge tutti in un alone di santità e di divinità); e Colui che siede sul trono
stenderà la sua tenda sopra di loro (è il gesto della protezione massima unita a
intimità straordinaria da formare un solo corpo e un solo sangue come avviene
nella comunione). Non avranno più
fame né avranno più sete né li colpirà il sole né arsura di sorta (sono già da
questo mondo in uno stato di paradiso dentro il cuore, nonostante i sacrifici e
le difficoltà che però si accolgono con amore e con immensa gioia: E’ tanto il bene che aspetto che ogni
pena mi è diletto).
Un’intimità divina intercorre tra i fedeli e Dio: essi sono nascosti dentro il suo cuore
più e meglio di un bimbo nel grembo materno: questa è la vita terrena, ma che sarà
quella eterna?
Gesù dice nel Vangelo: “Le
mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno
mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano”.
Conoscere nella Bibbia significa una relazione di massima intimità, di
affetto superiore a ogni altro. Con
Dio c’è conoscenza e amore, gioia di seguire e obbedire e la felice sorte di
essere inondati della sua infinita e gioiosa vita senza fine e senza
esaurimento. La gioia è eterna e
divina: il paradiso del cielo è
preceduto in terra da quello della interiorità nella vita di orazione continua o
di dialogo perenne con il Padre, il Fratello Gesù e lo Spirito Santo Amore.