CROCIFISSO PER LA REDENZIONE
DEL MONDO
Domenica delle
palme
La lettura della passione di Gesù
introduce la settimana santa. In
essa ricordiamo il dolore e l’amore di Gesù per la nostra
salvezza. Il suo amore si
espresse attraverso una sofferenza inaudita; le piaghe di Gesù sono eloquenti e
ci dicono chiaramente quanto ci ha amati.
Egli soffrì volontariamente per la nostra salvezza. Nessuno poteva mettere le mani addosso a
Gesù, se egli stesso non lo avesse voluto.
Gesù lo volle perché senza il suo sangue non saremmo stati liberati dal
male.
Gesù sapeva bene che
mediante il suo dolore avrebbe toccato e trasformato i cuori umani per quella
legge fortissima che Dio mise nell’umanità e che si chiama legge di
solidarietà. Quanto bene potremmo
fare in tutto il mondo se accettassimo anche noi i sacrifici e le umiliazioni in
spirito di riparazione e di redenzione!
La nostra sofferenza porterebbe immensi beni a tutto il mondo. Questa è l’unica via per salvare il
mondo dal male.
Il dolore e l’amore di Gesù portarono al mondo la distruzione del
peccato e della morte, l’inizio di una nuova vita. Dalla redenzione di Gesù, mediante i
sacramenti, fluisce nei cuori umani una vita divina che li fa veramente figli
di Dio partecipi della sua vita.
Così siamo cristiani cioè consanguinei di Cristo, suoi fratelli, e
con lui figli dello stesso Padre Dio, pieni dello Spirito Santo; chiamati a
godere per sempre la stessa felicità di Dio.
Perché Gesù ha voluto soffrire? Per togliere il peccato e per darci la
vita di figli di Dio. Solo con il
sacrificio di sé egli avrebbe toccato i cuori induriti dell’umanità.
Il peccato si può togliere in tre maniere: 1) distruggendo quelli che lo compiono. Bisognerebbe distruggere tutta l’umanità. Il Vangelo ripetutamente insegna che tutti siamo peccatori. Questo modo di togliere i peccati viene spesso invocato da chi non ha la fede cristiana e pensa di non essere peccatore e invoca la distruzione degli altri. Gesù non usò questo modo per togliere i peccati. 2) Un altro modo è quello di convincere gli uomini a non peccare. Ma è impossibile a) perché è impossibile che l’uomo non pecchi; b) perché un peccatore possa essere salvato è necessario che riconosca il suo peccato e ritorni sui suoi passi. Ma purtroppo quanto più l’uomo è peccatore tanto meno riconosce i suoi torti, e sempre più accusa gli altri e lo stesso Dio. Solo per le sofferenze amorose di Cristo il peccatore si sente toccato nel cuore e si convince a chiedere perdono e a invocare l’aiuto divino. Il peccato ci rende sempre più superbi ed egoisti. 3) Gesù per salvarci usò il modo suo proprio, quello di coinvolgersi personalmente nella nostra sofferenza. La Bibbia dice: “Quello che era impossibile per l’uomo (fare il bene, osservare la legge) Dio lo rese possibile inviando il Figlio suo in una carne (o condizione) simile a quella dei peccatori. Ed egli vinse il peccato mediante la propria carne (cioè entrando nella condizione umana)” (Rm 8).
L’uomo peccatore era caduto in una fossa di rovina e di impossibilità di redenzione. Gesù mostrò il suo infinito amore scendendo nella stessa fossa, infangandosi e rovinandosi come tutti i peccatori (pur essendo innocente). Gesù raggiunse il massimo di abiezione e di dolore, ma mantenne la sua bontà e dignità divina. In mezzo al diluvio di malizia e di odio del mondo si udì il profumo dell’amore e della bontà di Cristo redentore. Allora tutto l’ambiente cominciò a rasserenarsi. Dietro il Crocifisso uno stuolo di santi, trasformati interiormente dal suo amore, cambiarono il mondo in un luogo di bontà.
Tre sono le leggi della redenzione sfruttate da Gesù: 1) la legge
dell’incarnazione: si è fatto
uomo come i peccatori. 2) La
legge della solidarietà: ha
partecipato alla vita umana come tutti gli altri, eccetto il peccato: non invocò un trattamento di privilegio
per sé perché Figlio di Dio o perché senza peccato. No, Gesù fu perseguitato come l’ultimo
impotente e misero di questo mondo.
3) La legge del
contrasto: ha vinto il male con il bene: non si ribellò a Dio (come fanno i
peccatori), non odiò il prossimo che lo crocifiggeva. Il peccatore incolpa ogni male sempre
agli altri e anche a Dio, mai a se stesso.
Cristo fu oggetto di persecuzioni e di ingiustizie, come tutti gli uomini in questo mondo malvagio. Era venuto per incontrare noi peccatori e vivere come noi nella stessa sofferenza, senza averla causata perché innocente. Se Gesù non fosse venuto fra noi, non ci avrebbe salvati. Egli soffrì fino alla morte in croce, ma (a differenza di tutti gli uomini) non si è ribellò né a Dio né ai suoi fratelli; non rispose male per male, ma bene al male; e vinse il peccato nella propria carne ossia nella condizione umana di peccato.
Il modo di agire di Gesù non rimase chiuso nella sua individualità, ma si estese a tutta l’umanità per la legge della solidarietà. E’ una legge fortissima: poiché tutti veniamo da un solo uomo, per questo formiamo come un solo organismo. Siamo come il corpo della madre e del bambino in grembo che vivono dello stesso sangue. Noi non ce ne rendiamo conto, ma è così. Ora quando il corpo è malato in qualche suo membro, basta iniettare una medicina (veramente efficace) in qualsiasi parte dell’organismo e guarisce.
Il mondo è malato di
potere
(superbia), avere (avarizia) e piacere (edonismo), sono le tre
belve che dilaniano il genere umano.
A questo organismo occorre iniettare una forte dose di umiliazioni,
privazioni e sofferenze. Questo
ha fatto Gesù con la sua passione dolorosa: ha raggiunto il culmine della
sofferenza, dell’odio e del disprezzo
e lo ha fatto per amore.
Il genere umano però è un
organismo molto grande. La medicina deve essere proporzionata. Gesù ha una capacità infinita di amore e
di dolore. Nessuno ha mai sofferto
quanto lui nel corpo, nel cuore e nell’anima. I dolori fisici sono stati gravissimi,
quelli del cuore non si possono calcolare.
Fu odiato senza ragione, fu calunniato e maltrattato per sola malizia di
tutti gli uomini (che sono empi).
Gesù venne in mezzo a noi per operare il contrario dei peccatori e
vincere il male con il bene (legge del contrasto).
Per avere un’idea della
sofferenza di Gesù bisognerebbe misurare la sua sensibilità e la crudeltà della
malizia umana, malizia non di un solo luogo e di una sola generazione, ma di
tutti i luoghi e di tutti i tempi. Egli soffriva per redimere tutti.
Oltre alle sofferenze del
corpo e del cuore, Gesù subì quelle dell’anima. Provò l’abbandono del Padre, come se
fosse entrato nell’inferno. Egli si
immedesimò con tutti i dannati.
Gesù sentiva la legge dell’amore molto più di ogni uomo e amava ogni
persona molto più dell’amore paterno e materno. Per questo disse: Quello che fate agli altri lo fate a me
in persona.
Dice la Bibbia: Dove abbondò
il peccato sovrabbondò la salvezza di Cristo (Rm 5). Il peccato di ogni uomo e di tutti gli
uomini era immenso. Il dolore e
l’amore di Gesù erano senza limiti.
Solo lui poteva prendere sulle spalle il peccato di tutti che pesava
enormemente su ognuno.
Ora comprendo perché Gesù ha sofferto tanto! Non perché doveva pagare il prezzo a
qualcuno o placare l’ira del Padre, ma per liberare tutti dall’enorme peso del
peccato. Dolore e amore
sono strettamente congiunti. Poiché
il cumulo di peccati erano senza misura, l’amore e il dolore di Gesù furono pure
senza misura.
Gesù aveva un amore infinito
nel suo cuore colmo di Spirito Santo.
E vedendo l’umanità nell’impossibilità di salvarsi, si buttò a capofitto
nel genere umano (legge dell’incarnazione), come una mamma che vede il suo
bambino in mezzo alla strada a pochi passi da un autoveicolo in velocità: si
lancia per scansare il figlio, lo salva, ma rimane vittima dell’incidente. Così Gesù si è insanguinato per venire
in mezzo a noi e vivere in questa umanità piena di peccati, di malizia e di
ingiustizie.
L’uomo era come il bambino
prediletto cascato in mezzo alle spine.
L’amore spinse Gesù fino a
buttarsi in mezzo alle pungentissime spine e insanguinarsi tutto. Ecco il Crocifisso! Ma il bambino amato venne protetto con il suo
corpo piagato di Gesù. Fu tratto
fuori l’uomo dal male, ma Gesù divenne una sola piaga, dalla pianta dei piedi
fino al vertice del capo. Grazie,
immenso amore di Gesù per noi!
Il male nel mondo era molto
più che una selva di spine. La
malignità del mondo si scagliò contro Gesù, perseguitandolo in tutte le
maniere. Gesù non invocò legioni di
angeli per essere liberato. Era
venuto in mezzo all’umanità proprio per farsi solidale con noi (legge della
solidarietà) e per vincere il male con il bene (legge del contrasto).
Così Gesù si è sacrificato
per ciascuno di noi, così il Padre non risparmiò il Figlio suo unico, ma lo
diede per tutti noi peccatori. Gesù
per noi divenne come se fosse un maledetto e come se fosse il più grande
peccatore. Egli volle entrare in
questo mondo di malizia. Se non
fosse entrato non saremmo stati salvati.
Eravamo venduti al demonio che spadroneggiava su di noi e non avevamo la
forza di capire la nostra rovina per chiedere aiuto a Dio. Il peccato ci aveva
fatti pieni di odio, di incoscienza e di disperazione.
Quello che era impossibile a
noi, infossati nel male, fu possibile a Gesù pieno di bontà e di amore
divino. Gesù nella nostra stessa
condizione di miseria estrema non rispose al male con altro male, ma facendo del
bene e perdonando. Così il male fu
vinto dalla forza infinita di bene. Gesù vinse il male con il bene, la malizia
con la bontà, la vendetta con il perdono, l’odio con l’amore (legge del
contrasto).
Per questo Gesù non poteva
stare nella morte, ma risorse perché il suo amore era superiore a tutta la
malizia umana messa insieme.
L’amore è vita e risurrezione.
Gesù era stato vinto fisicamente con la morte del corpo, ma il suo amore
superò tutto il cumulo di malizia umana piombata contro di lui. Prevalse il suo amore sulla nostra
malizia.
La risurrezione di Gesù segnò la vittoria sul male, sul peccato e sulla
morte. I peccatori vengono
perdonati, i mortali vincono la morte e vivono la vita divina che è eterna. La vittoria di Gesù non fu un fatto
puramente individuale, ma fortemente sociale. Gesù era il capo dell’umanità, il re e
il dominatore del mondo. Per questo
egli comunicò la sua vittoria a tutti coloro che si uniscono a lui mediante i
sacramenti. Così viene riversata la
salvezza nel cuore di coloro che si fanno cristiani con i sacramenti.
LA SETTIMANA SANTA INIZIA
CON IL RACCONTO DELLA PASSIONE DI GESU’, TENDE ALLA PASQUA DI RISURREZIONE E SI
CONCLUDE CON LA NOSTRA RISURREZIONE ALLA VITA NUOVA OSSIA DIVINA O
CRISTIANA.
Come Gesù risorse da morte con un corpo glorioso, così anche noi dobbiamo
risorgere a vita nuova. Sarebbero
sterili lacrime piangere sulle sofferenze di Gesù, ma non cambiare vita. Se il peccato ha fatto soffrire Gesù, la
virtù lo consola. Ma come possiamo
noi salvarci senza la forza infinita di Gesù? Gesù ci comunica la sua forza con i
sacramenti.
Era forte Gesù nell’amore quando subì ogni sofferenza, ma non ci
maledisse, non ci odiò, ci amò fino alla morte. Chi dà anche a noi la forza di amare
come lui e di non odiare? Odiare
una persona è odiare Gesù che disse:
Quello che fate agli altri lo fate a me.
Gesù era forte quando soffrì sino alla morte dolori e umiliazioni
inaudite. Chi ci dà la forza per
non ribellarci né a Dio né al prossimo anche in mezzo ai tormenti? Gesù ce la comunica con il sacramento
della confessione e della comunione.
SENZA SACRAMENTI NON ESISTE
VITA CRISTIANA, NON C’E’ REDENZIONE NE’ FEDE NE’ CELEBRAZIONE DI PASQUA. Credere vuol dire entrare in intimità
con Gesù. Non crede chi ha il
cristianesimo solo nella mente.
Deve portarlo nel cuore e nelle opere, allora è credente quando diventa
anche praticante. Anche i demoni
credono, ma sono nell’inferno nonostante la redenzione di
Cristo.
Gesù era forte, anzi fortissimo, quando infranse le porte della morte e
risuscitò. Chi dà anche a noi la
grazia di non morire, di vincere la morte, di non temerla? Ce la dà la vita di figli di Dio. La confessione distrugge ogni peccato
perché è un gesto che compie Gesù mediante il sacerdote e per la forza della sua
dolorosa e amorosa passione e morte.
La comunione ci unisce a Gesù in maniera unica, intima e vitale, cuore e
cuore, anima e anima, corpo e corpo:
diventiamo consanguinei e con corporei con Cristo, cioè diventiamo
cristiani. Cristiani significa
avere la vita di Cristo, essere legati a lui come nella
comunione.
Non esiste cristianesimo senza sacramenti e senza messa domenicale,
presenza viva di Gesù fra noi.
Non vale nulla la settimana
santa senza incontrare Gesù vita e vita e non una volta sola, ma per sempre fino
a vincere la morte come la vinse lui.
Siamo fatti per Dio e per il paradiso. Siamo stati salvati con la morte e
risurrezione di Gesù. Dobbiamo
portare Cristo dentro la vita. E
questo avviene mediante i sacramenti.
Così i cristiani celebrano
la settimana santa e la pasqua di risurrezione.