DIECI LEBBROSI GUARITI IN SAMARIA
Domenica
28 dell’anno C
“Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la
Galilea. Entrando in un villaggio,
gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la
voce dicendo: Gesù maestro, abbi
pietà di noi! – Appena li vide, Gesù disse: Andate a presentarvi ai sacerdoti. – E mentre essi andavano, furono
sanati. Uno di loro, vedendosi
guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per
ringraziarlo. Era un
Samaritano. Ma Gesù osservò: Non sono stati guariti tutti e
dieci? E gli altri nove dove
sono? Non si è trovato chi tornasse
a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero? – E gli disse: Alzati e va’; la tua fede ti ha
salvato!” (Lc 17, 11ss).
Gesù guarisce i lebbrosi rivelandosi il Messia che è venuto per distruggere il male e donare salute, vita, gioia e salvezza. Egli è il Salvatore dell’umanità. Dobbiamo ricorrere a lui, farci guarire nel corpo e salvare nell’anima. Dei dieci lebbrosi guariti uno solo fu salvato per la sua fede piena nel Messia, e divenne suo discepolo.
LA CONDIZIONE PIU’ DISPERATA
Il lebbroso era una persona senza speranza e senza aiuti da parte della società. La lebbra era contagiosa e inguaribile. Chi la contraeva era destinato alla segregazione. Spesso restava isolato fino alla morte.
In quel tempo, la lebbra era il “male brutto” che neppure si nominava, il male che conduceva alla morte. Era considerata la suprema rovina. Ma Gesù è il Salvatore venuto proprio per ridare speranza anche ai più emarginati, senza speranza e senza aiuti.
I dieci lebbrosi, abbandonati da tutti, avevano trovato un certo conforto vivendo insieme. Era un aiuto apparente perché, pur uniti fra loro, si aiutavano solo a piangere insieme la triste sorte, moltiplicando il dolore e il senso della disperazione. La sofferenza assume proporzioni molto più ampie quando coinvolge molta gente.
Dal punto di vista religioso, il lebbroso era considerato un maledetto. Dice infatti la Bibbia di un servo di Dio, figura del futuro Crocifisso: Non ha apparenza, né bellezza… disprezzato e reietto dagli uomini. Gli si diede sepoltura tra gli empi…(era ritenuto un essere lontano da Dio, anche se)… trafitto per i nostri delitti… per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53). Gesù fu crocifisso fuori delle mura di Gerusalemme, la città santa, perché non la contaminasse. Egli si era fatto per noi “peccato” e “maledizione” (dice la Bibbia in 2 Cor e Gal), non perché avesse peccato, ma perché si associò a noi peccatori assumendo la stessa pena sulla croce per distruggerla con la risurrezione.
Gesù conosceva bene i passi della Bibbia che lo paragonavano ai lebbrosi e agli emarginati. Egli si era assimilato ad essi con le sue piaghe e con la morte ignominiosa. Quali sentimenti provava nel suo cuore quando veniva a contatto con i lebbrosi? Gli stessi sentimenti dei genitori davanti ai figli sofferenti, condannati a morte e inguaribili. I genitori preferirebbero la propria morte a quella dei figli. Così ha fatto Gesù per noi: ci ha amati al di sopra di ogni amore che si possa immaginare!
Mentre tutti sfuggivano i lebbrosi, Gesù li cercava, stendeva la mano e li toccava. Non poteva temere contagio lui che è la vita. Era lui che contagiava con la sua salute gli inguaribili.
Non solo i lebbrosi erano avvicinati da Gesù, ma tutti coloro che soffrivano, tutta l’umanità. Egli è il redentore dell’umanità piagata da mali di ogni genere. La vera lebbra è il peccato che sta all’origine di tutte le sofferenze. Causa di ogni male è’ la superbia, l’empietà, il materialismo.
Dice il Vangelo: Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea… Gli vennero incontro dieci lebbrosi.
Gesù era diretto a Gerusalemme dove avrebbe redento il mondo con la morte in croce. A lui che, per amore nostro sarebbe diventato lebbroso, si accostarono i dieci. Il numero dieci ha valore anche simbolico, vuol dire una comunità, un popolo. Il Vangelo perciò intende dire: Il nostro Redentore si è immedesimato con il popolo dei lebbrosi, con tutta l’umanità dilaniata terribilmente dal peccato, dall’orgoglio, dalla cattiveria.
La gente teneva lontano i lebbrosi, Gesù li cercava e li guariva. E dove li incontrò? Lungo il viaggio che lo avrebbe condotto a morte, un viaggio attraverso la Samaria e la Galilea.
Anche la Samaria era considerata terra maledetta. Samaritano però era uno solo. Gli altri erano Giudei, appartenevano al popolo eletto. E anche essi, come lebbrosi, erano accomunati al disastro universale del peccato. Lebbrosi dunque non sono soltanto i Samaritani o i lontani, ma tutti indistintamente: Giudei e Samaritani, pagani e cristiani.
Tutti siamo peccatori e bisognosi della salvezza di Cristo. Eppure non vogliamo riconoscerci peccatori e ci ribelliamo quando subiamo le sofferenze che sono conseguenze del nostro insano agire. Gesù non disdegna di unirsi alla massa dei peccatori e dei lebbrosi. Dobbiamo vincere la superbia, riconoscere umilmente lo stato di miseria e invocare la salvezza di Gesù: allora saremo felici e salvati.
LA DISPERAZIONE SI CAMBIA IN SALVEZZA PER CHI SI LASCIA INCONTRARE DAL SALVATORE
Beati quei dieci lebbrosi che incontrarono Gesù, beata quella terra ritenuta maledetta, la Samaria, ma visitata dal Salvatore!
Non esiste terra in cui Gesù non si renda presente per salvarla. Non esistono lebbrosi o peccatori che non possano incontrare il Redentore. Tutti i peccatori possono udire la parola consolante di Gesù: La tua fede ti ha salvato! Egli è accanto a tutti quelli che vivono in questo mondo, in qualsiasi angolo della terra.
Per incontrarlo, bisogna accostarglisi, invocarlo, lasciarsi guarire e salvare. Tutti furono guariti, ma uno solo fu salvato totalmente (nel corpo e nello spirito) e divenne discepolo di Gesù. Fu proprio quello che era considerato il peggiore di tutti: il Samaritano, uno straniero al popolo eletto.
Tutti possiamo essere fortunati perché possiamo incontrare Gesù e, se vogliamo, possiamo essere perdonati, guariti e salvati completamente (con il sacramento della confessione o riconciliazione), far parte del popolo dei salvati ossia della Chiesa di Cristo, diventare suoi discepoli o cristiani.
CHE COSA FECERO I LEBBROSI?
Dice il Vangelo: 1) Alzarono la voce, dicendo: Gesù maestro, abbi pietà di noi! 2) Obbedirono alla parola di Gesù prima di essere guariti: Andate e presentatevi ai sacerdoti. 3) Andare di nuovo da Gesù (= farsi suo discepolo) e ringraziarlo.
QUANDO GESU’ SI MISE IN VIAGGIO?
Gesù si mise in viaggio da quando si fece uomo. Da allora cominciò a visitare prima la Palestina e poi tutto il mondo mediante i suoi inviati o missionari. Egli disse ai suoi discepoli: Andate in tutto il mondo, insegnate quanto vi ho detto e portate a tutti la salvezza. Io sono con voi sino alla fine della storia.
Tutti possono incontrare Gesù nella santa Ostia consacrata, nei sacramenti che sono gesti di Cristo per la nostra salvezza, nella parola di Dio che si trova sulle labbra di coloro che Gesù ha mandato in tutto il mondo e nella Bibbia.
Gesù non emargina nessuno, avvicina tutti, guarisce e salva. Ma dobbiamo gridare come i lebbrosi: alzarono la voce dicendo: Gesù maestro, abbi pietà di noi!
La preghiera viene chiamata “grido” nella Bibbia. Dobbiamo gridare con la voce della disperazione dei lebbrosi, ai quali era giunta la notizia che Gesù si avvicinava; ed era un maestro che faceva miracoli. La nostra preghiera non deve essere sonnacchiosa o fredda, ma surriscaldata dalla speranza di trovare quello che nessuno può darci, una salvezza che ha dimensioni eterne e divine. Non siamo fatti per vivere sempre in questo mondo. La nostra patria è il cielo e la nostra vita deve tendere sempre verso di là.
Se ci rendiamo conto dei mali che esistono nel mondo, se crediamo che la preghiera può tutto, come non saremo fervorosi nel pregare? Se fossimo nelle condizioni dei lebbrosi che cosa faremmo? Non siamo forse in condizioni peggiori? Il peccato è più pericoloso della lebbra perché rovina il nostro destino eterno. Pensate che cosa vuol dire finire nell’inferno per sempre… Quando preghiamo dobbiamo gridare con maggiore impegno di quello dei lebbrosi e gridare per noi e per tutto genere umano.
DOBBAIMO CREDERE ALLA PAROLOA DI GESU’
Gesù disse ai lebbrosi: Andate e presentatevi ai sacerdoti perché constatino la vostra guarigione e vi concedano di rientrare in società. La guarigione avvenne dopo. I lebbrosi credettero alle parole di Gesù. Anche noi dobbiamo credere alla parola di Gesù o letta o ascoltata dai sacerdoti.
Gesù ci chiama nelle chiese ove egli vive nel santo Sacramento. Non dobbiamo trascurare la casa di Gesù. Là egli sta nella santa ostia, là ci ascolta ancor di più e ci nutre la fede con la parola divina. Come potete credere se non sapete che cosa credere e che cosa ha detto Gesù?
E la guarigione avverrà come avvenne quella dei lebbrosi. Il Vangelo è messaggio divino. Non viene mai meno. Quello che dice si avvera per tutti, perché è il libro universale.
DIVENTARE DISCEPOLI OSSIA INTIMI DI GESU’
Tutti furono guariti, ma uno solo fu salvato. Di quelli che vanno in chiesa non tutti ricevono la salvezza anche se tutti ricevono benefici divini. La salvezza è la partecipazione alla vita di Gesù, entrare in comunione con lui, vivere da amici intimi e familiari più che figli e fratelli e coniugi.
Quando Gesù diventa l’amico più caro e più intimo, allora siamo entrati nella sfera dei veri seguaci di Cristo. Per giungervi occorre, dice il Vangelo, tornare dietro verso Gesù, lodare Dio ad alta voce e prostrarsi ai piedi di Gesù.
Tornare dietro. Sempre dobbiamo riformare quello che abbiamo fatto per renderlo maggiormente conforme al Vangelo. Dobbiamo correggerci continuamente, convertirci continuamente.
Dobbiamo alzare la voce fino al cielo per dire: O Dio, grazie, gioia, felicità nel mio cuore desidero scoprirti sempre più di momento in momento.
Infine, buttarsi ai piedi di Gesù: Quante ore di preghiera al giorno?
Miei cari, la fede e la vita cristiana sono cose serie, impegnative al massimo, molto grandi e molto valide.