SANTITA’ DEL BEATO UMILE DA BISIGNANO -CS
(fra non molto sarà proclamato santo, si attende solo la data della canonizzazione)
Dice La Bibbia (libro del Levitico): Siate santi perché io sono santo. Secondo la Bibbia, Dio è santo perché è il completamente diverso da ogni creatura. Egli riversa la sua santità a noi trasformandoci in esseri completamente diversi.
Dio è totalmente diverso dalle creature. Ecco qualche esempio: noi non riusciamo a capire come mai Dio esiste senza essere stato fatto. Perciò affiora nella mente l’interrogativo: Dio, chi l’ha fatto? – Ma Dio, proprio perché è Dio, ossia il Santo, il completamente diverso, è ed è senza essere fatto. E’ da sempre, è da sé, altrimenti non è Dio, cioè il totalmente diverso da tutte le creature. Lui è Creatore.
Un altro esempio. Quante volte,contro il Vangelo,
ripetiamo il detto popolare: Fai
come ti hanno fatto ché non è peccato.
Siamo talmente impantanati nel male che non sappiamo capire che cosa vuol
dire fare il bene per il bene, volere solo bene e sempre bene e non rispondere mai male per
male.
Dio è il totalmente
diverso da noi, perché è infinita bontà, e cioè è santo. Egli è stato capace di venire in terra,
lasciarsi umiliare e crocifiggere per un inconcepibile amore. No! non pensiamo seriamente che cosa è
l’amore del Crocifisso per noi!
E’ totalmente diverso, è
santo, cioè infinito amore. Essere
santi vuol dire amare come Dio e non come gli uomini. Per questo Gesù disse: Amatevi come io ho amato voi.
Ancora: Dio si fa uomo, si fa pane e diventa
corpo e sangue nostro. Possibile? Sì! Allora siamo divini? Totalmente diversi da
qualsiasi creatura, cioè santi? Sì, ma purché facciamo la comunione e ragioniamo
come il Crocifisso che messo in croce aprì il cuore a tutti e continua ad amare
infinitamente.
Se
dobbiamo essere santi come Dio, il Crocifisso, non possiamo fare la comunione
(ricevere il Santissimo in noi) e poi dire: Quella persona non merita di essere
amata, è antipatica, è ingrata, non la sopporto. - Non è così Dio. Dio ama sempre perché lui è buono e ama
anche i cattivi. Fare la comunione
e ragionare da persone umane non si è santi,ma profanatori di Dio che abbiamo
ricevuto in un cuore che odia. Lo
mettiamo dentro un cuore opposto al suo.
In pratica, come
diventiamo santi?
Prima di tutto con il
battesimo, con la confessione... Con i sacramenti avviene quello che mai è
avvenuto, il totalmente altro: Dio distrugge i peccati. Solo Dio può distruggere i peccati
riversando il sangue di Gesù crocifisso.
Battesimo,
confessione, sacramenti … questi sono i mezzi essenziali che comunicano la
santità di Dio. Con essi noi
riceviamo il perdono dei peccati, la purificazione, siamo fatti carne e sangue
del Dio-uomo, figlio di Maria. Sì, carne e sangue di Gesù con il battesimo e
anche con la confessione.
Non
sapete che la prima comunione è il battesimo? Che ogni sacramento rinnova la
comunione? L’ha detto Gesù: Io sono vite e voi tralci. Perché? Perché con il battesimo e i sacramenti
veniamo innestati a Cristo, come la Madonna che lo concepì nel suo grembo, come
la comunione che lo pone realmente in noi.
Il
cristianesimo è una vita, vita divina comunicata a noi. Non è solo una dottrina, un pensiero, un
sentimento, una credenza… Il
cristianesimo è straordinario, è divino, fa diventare santi cioè partecipi della
stessa vita di Dio come l’umanità di Gesù e come la
Madonna.
Con il battesimo noi
nasciamo alla vita di Dio che si chiama grazia santificante. Capite che cosa vuol dire essere in
grazia santificante? Avere il
paradiso nel cuore, tutto Dio e Dio Padre nostro, Gesù fratello e Spirito Santo
persona divina amore.
Quando
mi domandano: Posso far la
comunione? Mi confesso dopo? Io dico: Possibile che c’è tanta ignoranza? In questo tempo c’è chi ha parlato di
analfabetismo cristiano in Italia, colossale e universale analfabetismo! Il catechismo lo avete in tutte le
case? Costa solo L.3000
(Spiegazione facile della dottrina cristiana, ed. Mimep-Docete, via Papa
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Essere in grazia di Dio
significa: essere battezzati e
senza peccato mortale. Allora si
può, si deve fare la comunione, perché la comunione ci fa crescere nella vita
divina. Ma se si è in peccato
mortale, non si deve fare la comunione senza confessarsi: mettereste Dio in un letamaio, peggio in
un inferno! Ma mi confesso
dopo. No, prima devi uscire dal
letamaio, dall’inferno e poi potrai avere Dio.
Si deve fare la
comunione, perché?
Un bambino appena nato
e abbandonato a se stesso, muore subito. E cristiani appena nati con il
battesimo, abbandonati a se stessi e morti sono molti. Battezzati sì, ma messa e
comunione neanche la domenica, ed è un obbligo grave! Quanti aborti di cristiani, strage degli
innocenti come quella di Erode!
E il Beato
Umile?
Ah,no! Era un’altra
cosa! Ecco perché raggiunse la
grande santità. Egli come tutti noi fu battezzato; si accostava ai sacramenti
come molti di noi. A differenza di
tutti noi, era un modello di vita cristiana, un esempio che lasciò impressionati
i suoi contemporanei.
La santità ha un doppio
aspetto: 1) la vita divina o grazia santificante, puro dono di Dio mediante i
sacramenti. 2) Vita vissuta come
Gesù (uomo-Dio), vita divina portata a maturità.
Il
Beato Umile portò la vita divina a maturazione piena coltivando le virtù
cristiane: preghiera, sacrificio, carità, umiltà.
Leggo
nel processo di beatificazione:
Lucantonio (così fu chiamato nel battesimo), prima ancora di farsi frate,
era pubblicamente ritenuto un santo.
Così dicevano tutte le persone che lo praticavano e in particolare Don
Marcantonio Solima, suo direttore spirituale. La fama di santità si divulgò fin dalla
fanciullezza.
Fuggiva
le occasioni di peccato e attirava alla fede altri con parole dolci che
convincevano. Era umile con tutti e obbediva sempre. Era la copia conforme di Cristo,
obbediente al Padre fino alla morte di croce; obbediente a Giuseppe e a Maria
fino a trenta anni.
Lucantonio
cominciò a digiunare da bambino.
Fin da allora pregava. Senza preghiera non si ottiene nulla, con la
preghiera si ottiene tutto. Così ha
detto Gesù.
Lucantonio
si ritirava in un angolo della casa, altre volte scendeva nei bassi della sua
abitazione, in una grotta; e inginocchio pregava a lungo.
Come
pregare a lungo? Avete il Vangelo?
Leggete e sentite che cosa Gesù vuole da noi. Pregare è prima di tutto sentire
la voce di Dio, poi lodare, ringraziare, implorare, espiare. Prendete i Salmi della Bibbia, sono le
preghiere fatte da Dio stesso per noi.
Occorrono molte ore per recitarli tutti. Pregate con attenzione e con pause… Ripetete Padre nostro, Ave Maria, Gloria
dieci, venti, cento volte. Recitate il rosario. La preghiera è penitenza, è fede, è
credere che è una cosa importante come ha detto Gesù.
Lucantonio,
fatto grandicello e capace di coltivare i campi, spesso interrompeva il lavoro e
si dedicava alla preghiera. Faceva
delle croci sopra i tronchi degli alberi, si inginocchiava e pregava a lungo.
Meditava la passione di Gesù spargendo calde lacrime. In una di queste meditazioni, si
commosse fino a lacrimare sangue lasciando i segni sul
fazzoletto.
Era
iscritto nella Congrega dell’Immacolata.
Prima di fare la comunione, si scalzava e baciava i piedi a tutti i
confratelli. Si faceva dirigere
spiritualmente dal pio sacerdote Don Marcantonio Solima, perché la via della
santità necessita di una guida esperta nelle cose di Dio. Partecipava ogni giorno alla santa
Messa, ogni giorno! Sapeva trovare il tempo. Chi non ha tempo per Iddio, ma per la
tivù ritiene che Dio è al di sotto della tivù.
Lucantonio,
come arrivava in chiesa, si metteva subito in orazione, non si dava alla
chiacchiera, frequente nelle nostre chiese.
Una
vita a contatto con Dio porta necessariamente ad essere santi come lui. Infatti, Lucantonio era la copia di
Gesù. Menava una vita fervorosa, caritativa, povera nel vestito e nella rinunzia
al denaro.
Michelangelo
e Giovanni Linardo, cugini di fra Umile, dicevano che quando il servo di Dio
guardava i bovi, fu percosso con uno schiaffo da un gentiluomo della città. Lucantonio si inginocchiò e offrì
l’altra guancia, secondo l’insegnamento del Vangelo.
E’
chiaro che una vita di preghiera, di sacramenti e di esercizio nelle virtù
portasse frutti abbondanti di santità.
Ma se si trascura la messa, perfino nei giorni di obbligo, se non si
prega, se non ci si esercita nelle virtù, noi siamo come un campo non
coltivato: vi crescono spine,
zizzania, erbacce a non finire e non possono cogliere frutti, ma miseria e
tristezza. Allora si grida contro gli altri e contro Dio perché la vita senza
Dio è disperata.
Il
Beato Umile, con il suo regime di vita, raggiunse una santità eccelsa. I doni
divini, collocati in lui dal battesimo e dai sacramenti, produssero effetti
anche straordinari come i numerosi miracoli, la scrutazione dei cuori, le
estasi, l’attrazione di tutti al suo seguito come un
santo.
P.
Clemente da Bisognano riferisce nel processo che fra Umile fu trasferito più
volte dai conventi per evitare l’entusiasmo popolare. Da Cosenza dovette allontanarsi di notte
per evitare gli applausi della gente.
Attraversò il Crati e il Moccone a piedi asciutti e in modo miracoloso
insieme con il suo compagno di viaggio fra Marino. Questi riferì il fatto, di cui era stato
testimone. Allora i due fiumi erano
molto più abbondanti di acque che non ai nostri giorni. Il Crati era
navigabile.
Il
servo di Dio (è riferito nel processo di beatificazione) era umile e dolce.
Riferisce uno dei testimoni: Per
otto giorni stetti con fra Umile.
Non lo vidi mai adirarsi.
Aveva una continua affabilità.
Mai lo vidi alterato o turbato per qualsiasi cosa gli succedesse. Era
sempre allegro e piacevole nella conversazione. Tutti volentieri discorrevano
con lui. Ricevevano buoni consigli,
e si sentivano consolati.
Un
altro testimone dichiarò: Devo confessare un mio errore. Ero giovane, quando mio fratello prese
l’abito nello stesso convento di fra Umile. Io ero molto adirato e tentai di
smuoverlo dal proposito. Andai a trovarlo in convento. Ma non riuscii a convincerlo; più adirato di
prima,lasciai mio fratello e di corsa mi diressi verso l’uscita. Lungo la scala
incontrai fra Umile. Gli diedi uno
spintone e andai via. Egli non si turbò minimamente.
Fra
Umile parlava sempre di Dio e del paradiso. Unico suo desiderio era quello di
servirlo fedelmente, di fare tutto per suo amore e per la sua maggiore
gloria. Aveva grande devozione
verso Gesù sacramentato. Stava
davanti al SS.Sacramento per lungo tempo in ginocchio.
Era
spesso malato, ma non si lamentava mai, né mai per questo trascurò gli esercizi
della vita religiosa. Subiva
avversità, tentazioni e persecuzioni con fortezza di animo e
inalterabilità.
A
Cosenza fu rimproverato aspramente per falsa accusa di fra Domenico da
Cutro. Fra Umile accettò tutto in
silenzio e senza scusarsi.
Era
tormentato dal demonio che gli appariva in varie forme e lo percuoteva. Fra
Umile era sempre contento della divina volontà. Si rattristava però quando vedeva
cristiani che non davano a Dio il dovuto rispetto. Li esortava al suo amore. Desiderava che tutti vivessero
santamente. Andando per la questua,
esortava la gente al timor di Dio e alla speranza sulla sua bontà infinita. Parlava della passione di Gesù da
commuovere gli ascoltatori.
Che
cosa dobbiamo concludere? Per
essere santi e pieni di Dio già abbiamo ricevuto il battesimo. Dobbiamo frequentare la confessione e la
messa (ogni domenica, anche ogni giorno, se si può. Il Beato lo faceva)… messa e
comunione... Poi preghiera, preghiera, preghiera molta, ore… Però preghiera senza esercizio delle
virtù è falsa santità.
Così
diventiamo simili a Dio, il totalmente diverso, il santissimo, felicissimo,
amabilissimo…
Se
sapessimo che meraviglie esistono nell’anima in grazia di Dio! C’è Dio e il paradiso e perciò la gioia,
la felicità, la beatitudine. Lo scopo della nostra vita è santificarci e poi
godere per sempre Dio in paradiso.