GESU’ PASSA E CHIAMA CON VOCE POTENTE

 

Domenica XIII dell’anno C

 

 

         Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri.  Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero:  Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? – Ma Gesù si voltò e li rimproverò.  E si avviarono verso un altro villaggio.

         Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: Ti seguirò dovunque tu vada. – Gesù gli rispose:  Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. – A un altro disse:  Seguimi. – E costui rispose:  Signore, concedimi di andare prima a seppellire mio padre. – Gesù replicò:  Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio.

         Un altro disse:  Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi  da quelli di casa. – Ma Gesù gli rispose:  Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9, 51ss).

 

 

Il Vangelo ci presenta Gesù in cammino, con decisione ferma e irreversibile!  (Si diresse decisamente verso Gerusalemme)  A Gerusalemme darà la vita per la nostra salvezza.

Lungo il cammino Gesù chiama alcuni a seguirlo:  vuole che partecipino alla sua stessa missione e che siano coinvolti nella stessa decisione.

 

         Dice il Vangelo:  Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato tolto dal mondo, egli si diresse DECISAMENTE verso Gerusalemme. “DECISAMENTE”:  questa parola spiega perché Gesù corre, va in fretta e non si lascia fermare da nessuno.

         Nella lingua originale del Vangelo si legge:  Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato rapito, egli rese dura la faccia…

         La partenza di Gesù da questo mondo viene messa in connessione con il rapimento del profeta Elia in cielo (2 Re 2, 9).  Dunque non è la morte che attira Gesù, ma il cielo, l’ascensione al Padre; è l’amore verso il Padre che lo affascina.  E sebbene il raggiungimento del Padre fosse connesso con il sacrificio di sé in croce, Gesù si consegnò al sacrificio con immenso coraggio, perché era spinto dall’immenso amore per la gloria del Padre e per la salvezza di noi, suoi fratelli.

         Gesù aveva un gran desiderio di raggiungere il Padre e con una grande moltitudine di fratelli. 

Dice il Vangelo:  Rese dura la faccia. - Questa frase si riferisce al servo di Dio di cui parla il profeta Isaia (50, 6).  Quel servo doveva compiere  una missione difficile, dolorosa, ma per la salvezza di una grande moltitudine e perciò accolta con generoso amore e con suprema fortezza d’animo.  Quel servo era Gesù che avrebbe dato se stesso per la redenzione del mondo.

         Un’altra volta Gesù aveva detto:  Ho un battesimo di sangue da subire e quanto desidero che sia compiuto. – E ancora:  Sono venuto a portare il fuoco sulla terra (il fuoco dell’amore verso Dio e  il prossimo): e quanto desidero che sia acceso e divampi.

        

In questo contesto di amore supremo di Gesù per noi e per il Padre, in questo clima di amore eroico fino al sacrificio della croce, noi dobbiamo collocare le chiamate di Gesù ossia la vocazione (= chiamata) dei discepoli.  Chi sono questi privilegiati?  Tutti i cristiani e cioè coloro che vogliono seguire Gesù, farsi suoi discepoli.  Infatti quelli che nei vangeli si chiamano discepoli, in seguito furono chiamati cristiani.  Così attesta At 11, 26:  Ad Antiochia i discepoli per la prima volta furono chiamati cristiani.

Gesù vuole che i cristiani lo seguano con il suo stesso amore eroico.  Gesù vuole cristiani decisi a tutto per Iddio e non cristiani per modo di dire, all’acqua di rose.  Nessuno può dire che non ha la forza; la forza ci viene data dallo Spirito Santo amore persona divina.

         La vocazione cristiana ci è testimoniata dai santi.  I santi sono gli eroi del Vangelo, i cristiani, autentici seguaci di Cristo.  S. Francesco d’Assisi chiese e ottenne una grande grazia:  quella di sentire il dolore e l’amore del Crocifisso nel suo corpo e nel suo cuore.  E divenne stigmatizzato, piagato come Gesù. 

Noi spesso ricorriamo ai santi per essere esentati dai sacrifici necessari per santificarsi.  P. Pio (anche lui stigmatizzato) scoppiò in pianto dopo di aver letto molte lettere in cui gli si chiedeva liberazione dai dolori, dal sacrificio.  E disse:  Ma la grazia da chiedere è quella di soffrire come Gesù e insieme con lui!

Ecco il vero discepolo di Cristo, il vero cristiano.

        

         Gesù dunque cerca collaboratori per la sua opera di redenzione e dei collaboratori speciali, non una folla anonima che si lascia trascinare facilmente e presto dimentica tutto.  Gesù vuole gente contagiata dalla sua stessa passione, figli di Dio come il Figlio, deciso a dare la vita in croce per raggiungere il compimento della missione assegnatagli dal Padre:  Mentre stavano per compiersi i giorni in cui Gesù sarebbe stato rapito da questo mondo, rese dura la faccia: si voleva dedicare totalmente al sacrificio liberatore e di salvezza.  Per questo ebbe il coraggio di indurire faccia e cuore davanti alle sofferenze sue personali per salvare l’umanità che si perde per la corsa sfrenata al piacere.

         Gesù cerca collaboratori anche oggi; e precisamente fra noi che abbiamo sentito il suo Vangelo.  Il Vangelo si legge perché si attui.  Quello che si legge si deve mettere in pratica. 

Gesù, che ora rivolge la chiamata a noi, è colui che porta i segni del suo amore eroico, le piaghe.  Lo sapete che Gesù anche dopo la risurrezione porta le piaghe?  Leggete nel Vangelo la risurrezione di Gesù e vedete come egli appariva con le piaghe.  E le porterà fino alla fine del mondo.  Perché?  Per mostrarle a tutti, dicendo:  Ecco fin dove ti ho amato.  - Anche a me le mostrerà, anche a voi. A tutti anche a quelli che non credono, anche a coloro che non praticano e si accontentano di un cristianesimo di parole.  Gesù non ci ha salvati a parole.

 

         Questo Gesù chiede collaboratori per la redenzione del mondo.  Noi ci lamentiamo che il mondo va male.  Noi possiamo e dobbiamo salvarlo.  Come? Collaborando con Gesù.  Come?  Con lo stesso sacrificio di Gesù.  Così dice il Vangelo.  Così ci insegna la tradizione cristiana:  Preghiera e sacrificio salvano il mondo, non le chiacchiere o il divertimento.  Il tempo della vita è sacro e non va sciupato.  Siamo in viaggio per un’avventura eterna.  Siamo fatti per il paradiso e non per la terra.  La vita è molto importante quanto importante un’eternità che non finisce mai.  E deve essere curata con la stessa importanza, con lo stesso peso, con impegno pari all’infinito.

         Gesù dunque anche ora passa in mezzo a noi e dice:  Seguimi! -  Gesù ci chiama. 

La risposta è varia:  alcuni rifiutano, come i Samaritani, altri chiedono sconti:  Sì, ma… prima ho tante altre cose da fare…

         I Samaritani oppongono un rifiuto netto.  C’è gente che si rifiuta a Cristo!  Poveri sventurati!  Se non si ricredono trovano la rovina eterna.

         Uno dice a parole che seguirà Gesù ovunque.  Ma Gesù gli fa notare che mettersi dietro di lui significa perfino essere privi del necessario, restare senza casa, senza pane, senza famiglia, senza nulla, ma con Dio solo e Dio solo è tutto.

         Non sono soltanto i missionari chiamati ad affrontare sacrifici senza numero.  Tutti i cristiani, dice il Vangelo di oggi, devono essere missionari per la salvezza del mondo e missionari con gli stessi sacrifici del Crocifisso per amor nostro.  Oltre tutto è un dovere di gratitudine:  mi ha salvato con quel prezzo doloroso e anch’io devo fare altrettanto per altre persone.  Quello che faccio per uno qualsiasi lo faccio per Gesù, dice il Vangelo.  E’ dunque dovere di gratitudine.

         Tutti i cristiani sono missionari, infatti, Gesù dice:  Va e annunzia il regno di Dio. – Tutti coloro che seguono il Vangelo con forte impegno sono voce che proclama e annunzia Gesù al mondo in modo misterioso e solenne.

Un altro disse:  Ti seguirò, ma prima lascia che io mi conceda con quelli di casa.  E’ una sequela condizionata.  Nessuna condizione si deve porre al Dio infinito, al Cristo infinito amore per noi fino alla croce.

         Un altro disse:  Concedimi prima di andare a seppellire mio padre. -  Chi è più caro del padre qui in terra?  Dio solo e Gesù che è Dio.  Il cristianesimo è trattare con Dio e perciò con supremo impegno.  Dio è più importante degli affetti più cari.

Nella mentalità ebraica il padre era la persona più cara, anche al di sopra della madre.  E poi il dovere di seppellire il padre era il gesto più sacro verso il genitore, al quale ormai nulla si poteva dare.  Quel gesto era tutto.  E Gesù dice: No! - Dunque il regno di Dio o entrare nella Chiesa o religione di Gesù ha importanza somma.  Sì, al di sopra di tutto e di tutti.  Nulla esiste di più importante.

         Prendiamo noi la religione cristiana come supremo interesse?  Al di sopra della famiglia?  Trascuriamo noi con facilità i doveri religiosi?  Che cristianesimo è il nostro?  Non quello del Vangelo, non quello di Gesù.

         E Gesù grida:  Chi mette mano all’aratro e poi si volge dietro non è adatto per il regno di Dio, cioè per la Chiesa cioè essere vero cristiano, eroico come Cristo.  E tutti i cristiani devono esserlo perché hanno lo stesso Spirito Santo amore divino persona, quello Spirito che condusse Gesù in croce per immenso amore.

         Gesù si deve seguire nell’estrema povertà, nella totale dedizione al di sopra di ogni affetto più caro (come quello verso il padre e il padre morto).

Gesù anche a questo ha la sua obiezione:  Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annunzia il regno di Dio.  Non è la famiglia umana che è fonte di vita, ma Dio.  Se andiamo contro Dio distruggiamo la famiglia.  Che ti serve dire:  Ho la  famiglia, non posso pensare a Dio?

Dice Gesù:  Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, tu va e annunzia il regno di Dio. -  L’annunzio del regno di Dio è  predicare la Chiesa di Gesù, è l’invito a seguire Gesù dentro la comunità da lui fondata per fare una fraternità divina in terra.  Chiunque segue Gesù con eroismo è predicatore di Cristo e suo missionario.  La Chiesa è una famiglia superiore a quella naturale.  Non sapete che il battesimo ci dà una vita divina e che tutti i battezzati sono una sola famiglia che si chiama Chiesa?

         Non c’è dunque nulla di più importante che seguire Gesù, che entrare nella sua scuola o Chiesa.  Non c’è nulla di più urgente che dedicarsi a questa causa. 

         Quanto è grande dunque il regno di Cristo, la Chiesa, entrare a far parte della scuola di Gesù, divenire vero cristiano, eroico cristiano fino alla morte totale fisica, affettiva, morale…