IL BUON SAMARITANO

 

Domenica XV dell’anno C

 

            “Un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù:  Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? – Gesù gli disse:  Che cosa sta scritto nella Legge?  Che cosa vi leggi?- Costui rispose:  Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso. – E Gesù:  Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai. – Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù:  E chi è il mio prossimo? – Gesù riprese:  Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.  Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.  Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.  Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione.  Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.  Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo:  Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.  Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti? – Quegli rispose:  Chi ha avuto compassione di lui. – Gesù gli disse:  Va’ e anche tu fa’ lo stesso (Lc 10,25ss).

 

 

            Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico”:

            Gerusalemme si trova a 750 metri sopra il livello del mare, Gerico invece a 380 sotto il livello del mare.  C’è un dislivello di 1200 metri e una distanza di 30 km., tutta occupata  dal deserto.  La strada affianca burroni, diventa piena di curve,  spesso si incunea nascondendosi fra dirupi.  E’ il luogo preferito dei beduini, che indisturbati si possono avventare contro gli indifesi:  prendono da loro ogni cosa, perfino le vesti.  I beduini, uomini del deserto, sono privi di tutto e vivono di rapine.

            “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”.

            Chi è quest’uomo che scende e incappa nei briganti?  1) E’ ogni uomo che vive in questo mondo.  Questo mondo è un deserto perché è privato di Dio.  Dove Dio non può comandare, regnano sempre l’ingiustizia, la violenza e il diritto del più forte. 2) E’ tutta l’umanità.  In questo mondo non esistono persone soltanto buone o persone soltanto cattive:  tutti siamo buoni e cattivi, tutti siamo persecutori e perseguitati.  Tutti siamo in parte buoni e in parte cattivi, e perciò persecutori di alcuni e perseguitati da altri.   Non esiste una persona che non ha offeso un altro o che non offende nessuno. 

            Tutta l’umanità è spogliata della bontà originale che Dio aveva infuso in noi.  Dice infatti la Bibbia che l’umanità si trovò priva di ogni bene quando seguì Satana e si ribellò a Dio:  “si vide di essere nuda!”  Che desolazione e che deserto senza Dio e contro di lui!

Tutta l’umanità è percossa, piagata e lasciata mezzo morta, a terra, in una terra deserta. AI MARGINI DELLA STRADA.

            SU QUESTA STRADA PASSA L’UMANITA’.  Tutti percorriamo la stessa via nella vita.   Tutti (o in un posto o nell’altro, prima o poi), tutti ci troveremo spogli, piagati, mezzo morti, in fin di vita e morti.  Non c’è nessuno che non muore mai. Tutti ci dobbiamo soccorrere vicendevolmente, senza badare ad altro se non che c’è una persona bisognosa accanto a noi.  Non dobbiamo domandarci se è uno straniero o un colpevole, se ci è scomodo soccorrerlo o fuori programma.  Chi ha bisogno deve essere aiutato.  Questo è l’insegnamento del Vangelo, così dice Gesù.

            E invece che cosa succede?  La gente passa e vede.  Ma fa finta di non vedere.  Gesù dice: Vede e va oltre. - Questo è un gran male.  Chi ha bisogno deve essere soccorso da tutti, subito e fino alla perfetta guarigione.

            Gesù segnala particolarmente tre tipi di persone che passavano per quella via:  un sacerdote, un levita e un Samaritano.

            Il sacerdote era l’uomo del culto, il maestro della Legge (i primi libri fondamentali della Bibbia); era un uomo qualificato nella religione ebraica.  Il levita era pure lui uomo del culto e della parola di Dio specialmente quella dei profeti.  Il sacerdote “scendeva” da Gerusalemme.  Gerico era una città dove abitavano sia sacerdoti che leviti.  Erano incaricati per il tempio di Gerusalemme. 

Una prescrizione liturgica proibiva di toccare cadaveri o moribondi (come la vittima dei briganti) altrimenti si entrava in uno stato di impurità liturgica che impediva di servire all’altare senza le necessarie purificazioni.  Queste duravano per diversi giorni.  Gesù però osserva che venivano da Gerusalemme e perciò avevano già prestato il servizio all’altare.  Potevano benissimo soccorrere il malcapitato.  Ma quel sacerdote e quel levita erano talmente “devoti” (falsamente devoti!) che non volevano “sporcarsi” con quell’uomo al margine della strada.

            Eppure Gesù, il Figlio dell’Altissimo, da buon Samaritano, si sporcò le mani con noi.  Ci vide caduti nel male e venne tra noi, si fece lebbroso per noi e piagato, crocifisso e umiliato per salvarci.  Ci salvò prendendo su di sé le nostre miserie, sofferenze, ingiustizie subite…

            Dice il Vangelo:  Il sacerdote “scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre  dall’altra parte.  Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre”. 

            Gesù aveva detto che la carità fraterna prevale anche sulle leggi del culto:  “Se all’altare ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì l’offerta e prima va a riconciliarti con il tuo fratello, poi vieni e compi la tua offerta”.  L’offerta a Dio non ha nessun valore se è priva della carità fraterna.  Come si può onorare Dio se non si presta attenzione alla sua immagine?  Dice la Bibbia:  Dio creò ogni uomo a sua immagine e somiglianza.  E ancora:  Dio si è fatto uomo e prese la vita e le sofferenze di tutti.  Chi aiuta un bisognoso aiuta Cristo in persona.  Disse Gesù:  Quello che fate anche all’ultimo degli uomini, lo fate a me.

            Nel tempio si cerca Dio?  E Dio si è fatto uomo, ogni uomo è immagine sua da onorare più di tutte le statue messe insieme. Le statue sono di materia morta, la persona umana è immagine viva di Dio.  Nel tempio abita Dio?  Ma Dio, ci insegna Gesù, dimora prima di tutto e soprattutto nel cuore umano. 

            La carità fraterna, nel Nuovo Testamento, assume le dimensioni massime.  Nel Nuovo Testamento non si parla più di due precetti diversi, quello di amare Dio e quello di amare il prossimo.  Si parla di un nuovo precetto, unico e nuovo, ed è quello di amare il prossimo perché Dio si è fatto prossimo; e dovunque c’è una persona umana, là c’è Dio fatto uomo.  Servire il prossimo è servire Dio:  questo è il culto cristiano primario della religione cristiana. 

Nessun atto di culto può sopprimere la carità fraterna.  La carità fraterna è il supremo culto del cristiano:  perciò dobbiamo amare Dio incarnato nell’umanità e adorarlo dentro tutte le circostanze della vita e della storia.

            Gli uomini dell’Antico Testamento (il sacerdote e il levita) presero le distanze dal malcapitato, languente ai margini della strada.  Non se ne fecero scrupolo.  Si  consideravano felici di possedere quella gioia intima del cuore per aver partecipato al culto a Gerusalemme.

            Gli uomini del Nuovo Testamento, i discepoli di Gesù, invece devono essere infelici se lasciano di praticare la carità e pensano di servire Dio e goderselo da soli.  La carità verso Dio, da quando il Figlio suo venne in carne umana, si chiama carità verso il prossimo.

            Gesù vuole che ci facciamo vicini a chiunque soffre e ha bisogno di quello che noi possiamo dare.  Ci dobbiamo fare vicini al superlativo.  Il superlativo di vicino non è vicinissimo, ma prossimo.  Prossimo, nella lingua italiana, è superlativo di vicino.

            Dobbiamo farci prossimi a chiunque soffre.  E poiché la sofferenza è condizione di ogni persona umana, oggi tocca a me, domani toccherà a te.  Nessuno è esente dalla sofferenza, neanche il presidente degli Stati Uniti di America e nessun uomo politico o di scienza o di denaro.  Neanche il Figlio di Dio fatto uomo, Gesù, il Crocifisso per amor nostro.

            Ci sono tante persone che soffrono e sono vicine a noi, non al terzo o quarto mondo.  Facciamo finta di non vederle? Prendiamo le distanze e passiamo oltre?  Siamo fuori dell’area del Vangelo. Non si dica:  Ma anch’io ho i miei guai. – Non dobbiamo cantare miseria e restare impantanati del male.  Dobbiamo tutti imboccarci le maniche.  Soccorrendo gli altri saremo alleggeriti anche noi.  Chi non pensa agli altri è il più grande misero perché si trova chiuso nel suo egoismo.  Chi si cura di altri esce da sé e si solleva soccorrendo gli altri.

            Ci sono tante sofferenze che si potrebbero eliminare.  Spesso diciamo:  Che cosa fa Dio?  Che cosa fa lo Stato?  Che cosa fa la Chiesa?  -  Il Vangelo dice:  VAI E ANCHE TU FA’ LO STESSO. – Diceva Gesù:  Vuoi sapere chi è il prossimo?  Colui che si fa vicino al sofferente.  Se l’ hai capito, ora tocca a te fare lo stesso.  VAI E ANCHE TU FA’ LO STESSO.  La fede deve diventare pratica, altrimenti non è fede.  Anche il demonio crede, ma sta nell’inferno.  Crede davvero chi pratica.  Vai e anche tu fa’ lo stesso,  questo insegna il Vangelo.

            A coloro che dicono:  Perché Dio non interviene?  A quei tali, il Vangelo risponderebbe:  Vuoi sapere perché Dio non interviene?  Perché ha creato te che puoi e non vuoi aiutare.  Sei tu che disobbedisci al comando di Dio.

           

            Il Vangelo dice che dopo del sacerdote e del levita, passò per la stessa strada un Samaritano, che era in viaggio.  Infatti era uno straniero in terra di Giuda.  Il sacerdote e il levita invece erano della stessa stirpe e della stessa religione.  Il Samaritano era considerato dagli Ebrei come un maledetto perché non aveva tutta la rivelazione di Dio posseduta da loro.  Eppure, quel Samaritano, quello straniero, quello che era considerato maledetto, che non aveva tutta la rivelazione di Dio, proprio lui si fermò e si prese cura del malcapitato fino alla guarigione perfetta.  Presso Dio non vale tanto conoscere la legge di Dio, ma praticarla.

            Quel Samaritano passandogli accanto, lo vide e ne ebbe compassione.  Questa è la parola più importante di tutte le altre che descrivono l’intervento del Samaritano.  Nella lingua originaria del Vangelo è scritto: esplaggnisqh (esplangnisthe) che vuol dire:  si commosse nel profondo delle viscere, come una mamma che sente vibrare nel grembo le necessità del figlio.  Così dovremmo amare il prossimo, ogni prossimo, come una mamma il proprio figlio, come Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri, come la Madonna il bambino Gesù.

Dice il Vangelo del Samaritano:  gli si fece vicino o prossimo, versò vino sulle ferite per disinfettarle e olio per lenirle; poi lo caricò sul proprio giumento, lo condusse in una locanda, estrasse due denari (erano la paga per due giornate lavorative) e li diede all’albergatore.  Glielo raccomandò e si fece garante di tutte le spese fino a guarigione completa.  Che cosa non si fa per i propri figli?  Gesù ci ama con un amore di questo genere e vuole che noi ci amiamo nello stesso modo:  Quello che fate agli altri (anche all’ultimo, al più lontano, al più misero, al più irriconoscente) lo fate a me.

            Gesù vuole insegnarci che presso di lui non vale né il culto, né il credere senza la carità concreta verso i bisognosi.  Non serve a nulla dirsi religiosi o cristiani senza le opere del cristiano:  dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.  Sono le sette opere di misericordia corporale, scritte nel catechismo che tutti i cristiani devono avere (costa L.3000.  Posso mandarlo anch’io).  Poi sono le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.

            Che cosa dice il Vangelo di Gesù?  (Un altro libro che deve stare fra le mani di tutti i cristiani, altrimenti non sono cristiani) Quali sono le opere di Cristo?  Egli si commosse davanti alle malattie, alle sofferenze, all’ignoranza, ai peccati, ai moribondi, ai morti; intervenne efficacemente e comandò ai suoi:  Da questo vi conosceranno per miei discepoli, se avrete carità gli uni verso gli altri.

            Gesù divenne per noi il buon Samaritano.  Tutta l’umanità cadde tra le grinfie dei briganti cioè Satana e tutti i maligni (l’uomo maligno è dentro ciascuno di noi e c’è anche l’uomo buono) I briganti spogliano,  percuotono, la piagano e lasciano mezzo morti e uccisi sul ciglio della strada.

            Di questa umanità, chi più di tutti ebbe compassione fu Gesù.  Egli non scese da Gerusalemme a Gerico (30 km di distanza e 1200 metri di dislivello), ma dal cielo in terra per istruirci, illuminarci, salvarci, arricchirci delle sue grazie.     Per ottenere questo risultato, egli divenne più di tutti piagato, crocifisso, percosso e umiliato, spogliato, nudo morì sulla croce.

            O Padre tu sei misericordioso come una tenera madre.  E  nel comandamento della carità hai posto il compendio e l’anima di tutta la fede cristiana.  Donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie del prossimo per essere simili a Gesù, il buon samaritano di tutto il genere umano.