IL FIGLIO DI GIUSEPPE PUO’
ESSERE MAI IL MESSIA?
(domenica IV per
annum)
Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di
grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è il figlio di Giuseppe? – Ma egli
rispose: Di certo voi mi
citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a
Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! – Poi aggiunse: Nessun profeta è bene accetto in
patria. Vi dico anche che c’erano
molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni
e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse
fu mandato Elia, se non a una vedova in
Zarepta di Sidone. C’erano
molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu
risanato se non Naaman, il Siro.
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si
levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del
monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne
andò” (Lc 4, 21).
DIO SI E’ FATTO UOMO, E’ VENUTO IN MEZZO A NOI E HA TALMENTE NASCOSTO LA SUA DIVINITA’
CHE E’ IMPOSSIBILE RICONOSCERLA senza una speciale rivelazione. Così è avvenuto per trent’anni a
Nazaret, così avviene da noi nei riguardi del sacramento dell’altare, da duemila
anni (meno trenta).
Gli abitanti di Nazaret non si resero conto della presenza di Dio nell’uomo Gesù né di alcuna sua prerogativa straordinaria. E questo per lo spazio di trent’anni. Scoprirono le sue non ordinarie qualità soltanto quando la fama della sua sapienza e dei suoi miracoli si era rivelata in altre località. Allora i paesani di Gesù rimasero stupefatti, e si dicevano l’un l’altro: “Ma non è lui il figlio di Giuseppe?” “Non è il figlio del falegname?”
Così dunque il Figlio di Dio si è fatto simile a noi, è venuto vicino a noi per il suo grande amore! Quanto dovremmo essere riconoscenti! E invece proprio la sua vicinanza è occasione di indifferentismo, di ribellione e di odio!
Anche oggi Gesù è talmente nascosto nella santa ostia che (al pensarci attentamente) ci lascia sbigottiti. A Nazaret nascose la sua divinità. Nella santa Eucaristia nasconde anche la sua umanità. Quella santissima Ostia sembra un pezzo di pane, una cosa, non una persona. Ma pane non è, è il grande Dio che regge l’universo, ci ha creati, ci ha redenti, ci dona se stesso in comunione; un giorno ci giudicherà e ci assegnerà la sorte per sempre!
E se si facesse vedere per quello che è, l’infinita maestà di Dio, chi si accosterebbe alla comunione? Dio nasconde la sua divinità per il suo immenso amore per noi. E questo nascondimento è occasione di irriverenze continue all’augusto mistero dell’Eucaristia!
Gli abitanti di Nazaret non riuscivano a capacitarsi che il figlio di
Giuseppe potesse essere un uomo straordinario, peggio ancora un profeta, uno di
quelli di cui parlavano le pagine della Bibbia. Anzi Gesù pretendeva di essere perfino
il Messia, il personaggio più qualificato della storia della storia umana. E noi
cristiani aggiungiamo ancora: egli
è Dio, vero Dio e vero uomo.
Neppure noi cristiani riusciremo mai a capire tutta la ricchezza divina
di quella piccola ostia: l’infinito Dio, Gesù, nato da Maria vergine.
I nazaretani per trent’anni
avevano squadrato bene il loro paesano,
lo avevano osservato in mille circostanze. Il paese era molto piccolo; tutti si conoscevano. Le case erano piccole; servivano più da
rifugio nella notte e nelle intemperie che da abitazione. La vita si svolgeva per le strade. Perciò tutti si conoscevano bene. Inoltre, la permanenza di Gesù a Nazaret
non era stata di un giorno o di
pochi anni. Per poco tempo
uno si può camuffare, ma per trenta
anni non può nascondersi o fingere.
E anche noi siamo stati tante volte
davanti al SS. Sacramento, quante volte siamo entrati in chiesa e non abbiamo
neanche pensato alla presenza reale e viva di Gesù. Poche volte forse abbiamo capito che
quel Gesù nascosto ha un cuore che palpita molto più del cuore della mamma e del
papà, dei figli e della sposa e dello sposo.
Forse per noi cristiani è sorprendente il suo comportamento tutto umano a
Nazaret. Siamo convinti che Gesù è
Dio, e non possiamo immaginare come mai non lo abbiano scoperto i suoi
paesani. Però mi domando: siamo
davvero convinti che è Dio colui che sta nella piccola ostia? Se fossimo convinti dovremmo restare
sbalorditi. Senza immenso stupore
non è possibile stare davanti Dio.
Anzi, io direi: neppure sappiamo che cosa vuol dire Dio. Dio è al di là di ogni pensiero e
immaginazione. Egli è l’infinito; e l’infinito sfugge alla mente umana
limitatissima. Il mistero di
Gesù nascosto a Nazaret è perfettamente uguale al mistero di Gesù vivo e
nascosto nell’Eucaristia. Noi
non sappiamo che cosa vuol dire Dio, ma non sappiamo neanche che cosa vuol dire
l’uomo perfetto Gesù. Eppure, anche
come uomo, Gesù nascose le sue uniche prerogative di uomo perfetto. Lui solo e la sua SS. Madre erano senza
alcun peccato: innocenti, santi,
miti, senza egoismo né materialismo.
Non si può attribuire a colpa non aver scoperto le qualità
straordinarie fino al tempo della loro rivelazione. La responsabilità iniziava quando Gesù
cominciò a darne segni manifesti della sua straordinarietà. Però proprio allora i nazaretani
mostrarono la loro cattiveria.
Prima di tutto perché rimasero fermi nella loro opinione, nonostante le
prove contrarie. Non cambiarono
mentalità e dicevano: E’ il figlio
di Giuseppe e basta. E’ il
falegname e non può essere altro.
Questa è durezza di mente a sua volta era fondata sulla durezza di
cuore. Ecco due colpe in un
atteggiamento ostile. C’è una
terza colpa: non accettare la prima
prova, quella della sapienza straordinaria, e chiedere la prova dei
miracoli. Infatti Gesù disse: Voi mi dite: quanto abbiamo udito nelle città vicine
fallo anche qui nella tua patria.
Chi non vuol credere non
crederà neanche se le prove si moltiplicano. Più ci sono prove e più aumenta
l’incredulità perché si indurisce il cuore. Questa osservazione vale per i
nazaretani e anche per tutti coloro che vengono a contatto con il mistero di
Cristo nella storia: cristiani e
non cristiani.
LA GRANDE LEZIONE CHE
APPRENDIAMO DAL NASCONDIMENTO DI GESU’ E’ CHE DIO E’ TALMENTE UMILE DA FARCI
SORPRENDERE E SI E’ FATTO UMILE PER GRANDE AMORE. LA SUA BONTA’ METTE IN RISALTO LA
CATTIVERIA UMANA.
Dio si fa umile e l’uomo si
fa superbo, disprezza Dio e lo
bestemmia. C’è gente che pensa di
essere superiore a Dio e lo umilia, come se egli fosse nulla e loro fossero
tutto.
Umiltà viene dal latino
“humus” che vuol dire terra. Dio è
sceso in terra e si è umiliato nella polvere, come tutti gli uomini e molto più
di loro, per attirarci al suo cuore e colmarci di felicità. L’uomo disprezza Dio, trova la sua
infelicità e di ciò ne fa accusa a Dio.
Sono molti i modi di
presenza umile di Dio in mezzo a noi:
egli si nasconde nella santa Ostia, nella santa Bibbia: quelle parole sono sue: non pretendiamo di sapere più di
Dio! Egli ci giudicherà e
severamente. Ha ragione.
Dio si nasconde nella carne umana, ma è
proprio lui: quello che facciamo a uno qualsiasi lo
facciamo a lui in persona o di bene o di male: stiamo attenti! Alla fine della vita ci giudicherà non
per quello che abbiamo goduto, ma per quello che abbiamo fatto a chi era nel
bisogno. Gesù ci dirà: Ero Io quel bisognoso, quel povero,
quello scorbutico! Non ti sei
accorto? Non hai letto il Vangelo
di Mt, c.25: Tutto quello che fate
a una sola persona umana, lo fate a me che mi sono rivestito di carne
umana?
IL FIGLIO DI GIUSEPPE E’MESSIA, SALVATORE E DIO
Dopo che Gesù prese la
parola nella sinagoga di Nazaret, dice il Vangelo: “Tutti gli rendevano testimonianza ed
erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e
dicevano: Non è il figlio di
Giuseppe?”
I sentimenti dei nazaretani erano:
stupore e ammirazione, poi incredulità, invidia, odio. Stupore e ammirazione nel constatare la
sua straordinaria sapienza.
Incredulità nel ritenerlo solo come il “figlio di
Giuseppe”.
Avrebbero dovuto ragionare così:
fino ad ora non ci siamo accorti del valore di questo umile operaio,
nostro paesano. Lo abbiamo conosciuto soltanto come maestro di ascia e ora lo
riconosciamo come profeta, Messia e Dio.
L’UOMO DEVE CAMBIARE MENTALITA’ E CREDERE
La durezza di mente e di cuore meritò la risposta di Gesù: Siete peggiori dei pagani
increduli! Disse infatti: Elia sfamò la vedova di Zarepta, Eliseo guarì
Naaman: le due persone soccorse
miracolosamente erano pagane, non della vera religione (per allora), quella
ebraica. Questo vuol dire che
non si salva chi appartiene alla vera religione se non dimostra
fede.
Che cosa è la fede? L’abbandono sincero, leale davanti ai
fatti rivelativi.
La vedova di Zarepta (che
era pagana) obbedì a Elia che le parlava con autorità divina. Ella fece come il profeta le aveva
detto. Gli abitanti di Nazaret
avrebbero dovuto dire: Bene, ora ti
riconosciamo come Inviato di Dio.
Non fecero così, ma chiesero altre prove (quella dei miracoli).
Perché chiedevano
miracoli? Per un’ulteriore prova e
anche perché pretendevano di avere un titolo di superiorità sugli altri paesi,
un privilegio su Dio, e volevano servirsi di Dio per il loro beneficio
esclusivo. Gesù invece proclamava
l’universalità della salvezza, la necessità della fede per incontrare lui. I pagani erano vicini alla salvezza,
mentre Israele, e in particolare Nazaret, diventava sempre più lontano da
Dio. Dio non si
strumentalizza per gli interessi privati.
Dio è Dio di tutti. Per
incontrarlo è necessario l’ impegno personale, anche se si è nella vera
religione (ebraica prima e cristiana poi).
Gli abitanti di Nazaret si sentirono gravemente feriti nell’essere
considerati inferiori ai pagani mentre ritenevano di essere superiori a tutti
gli altri israeliti. Si ribellarono
e volevano uccidere Gesù. Chi non
vuol credere, pretende di uccidere Dio. Dice: Io sono ateo, non credo. Sono agnostico. - Come se con queste frasi si potesse
distruggere Dio. Dio c’è anche se
tu non lo vedi o non lo vuoi vedere.
Il sole esiste e splende meravigliosamente anche se ciechi sono a
migliaia e a milioni.
Dice la prima preghiera della liturgia odierna: O Dio, nei profeti, accolti dai pagani e
rifiutati in patria, manifesti il dramma dell’umanità che respinge la tua
salvezza. Fa’ che alla tua Chiesa
non venga mai meno il coraggio dell’annunzio missionario del
Vangelo.
L’uomo non ha ragioni per non credere: Dio si è reso visibile, è venuto in
mezzo a noi, ci ha parlato, ci ha salvati con la forza inesauribile della sua
redenzione. Ma quando la volontà
umana si oppone al bene non vede ragioni che possano condurla sulla retta
via.
Constatare la malizia umana davanti alla verità del Vangelo, non deve
frenare l’ardore della evangelizzazione nella Chiesa. Noi dobbiamo sempre predicare Cristo e
il suo messaggio anche se gli uomini fanno opposizione. La nostra fiducia è posta in Dio che sa
trovare sempre anime docili che accettano il messaggio come fra i pagani si sono
trovate persone ben disposte.
“Non spaventarti, io faccio di te come una fortezza, come un muro di
bronzo contro” coloro che ostacolano il Vangelo. Dio è molto più grande dell’uomo e pur
nella sua libertà alla fine l’uomo deve cedere alla forza travolgente della
bontà di Dio.
LA CONCLUSIONE la troviamo
nella frase rivolta a Maria: Beata
te che hai creduto, si compiranno tutte le promesse del Signore in tuo
favore. La Madonna avrebbe potuto
portare molte prove per non credere accanto alle tante per credere. Avrebbe potuto dire: Come potevo io credere quando lo vidi
perseguitato, umiliato, crocifisso e finito in croce? Eppure credette.
La fede è il più bel atto di amore a Dio, attira la sua benevolenza e la
gioia di essere con lui.
Però la fede deve rispettare
i limiti imposti dal mistero. Non
possiamo pretendere di SENTIRE la presenza di Dio. Dio vuole che la onoriamo, la adoriamo,
la ossequiamo con l’adesione della nostra VOLONTA’ alla sua. Ha molta fede non chi sente di più la
presenza di Dio, ma chi vive in conseguenza come se lo vedesse e lo
sentisse. Dio premia la volontà e
non il sentimento.
Non dobbiamo credere solo quando Dio appare come pare e piace a noi. Dio invece ama l’umiltà, la semplicità,
la via ordinaria. Egli carica di
divino la vita umana e la lascia intatta nella sua condizione puramente “umana”,
e vuole che combattiamo la mania del vistoso e purifichiamo la mania del
visibile, che è una specie di materialismo.