I – INCONTRO AL SIGNORE CON GIOIA

 

 

         “Gesù disse ai suoi discepoli:  Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.  Infatti, come nei giorni che presedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo.  Allora due uomini saranno nel campo:  uno sarà preso e l’altro lasciato.  Due donne macineranno alla mola:  una sarà presa e l’altra lasciata.

         Vegliate dunque perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.  Questo considerate:  se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

         Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà” (Mt 24, 37ss).

 

        

“Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”.

        

“Figlio dell’uomo” è un’espressione biblica (libro di Daniele) per indicare il Messia cioè quell’uomo che riceve da Dio il supremo potere nella storia umana e nel mondo.  Chi comanda, dice il libro di Daniele, non sono i re o gli imperatori, ma quell’uomo che Dio manderà come Messia o Salvatore.

Un uomo si può designare come un nato da donna.  Nell’ambiente orientale spesso si preferisce mettere in evidenza l’uomo (il padre) anziché la donna (la madre).  Perciò si preferisce dire: Figlio dell’uomo e non nato da donna.  Figlio dell’uomo, di per sé, vuol dire semplicemente uomo; però in seguito alla profezia di Daniele si chiamò così quel particolare uomo che sarebbe stato Messia o Re divino.

         Molte volte nel Vangelo Gesù attribuì a se stesso il titolo biblico di Figlio dell’ uomo.  Egli è quell’uomo eccezionale, nato dalla vergine Maria, vero uomo e vero Dio e Messia cioè il supremo re dell’universo, colui che regge e domina tutta la storia e la guida verso il suo destino finale. 

Il Figlio dell’uomo è Gesù che nasce a Betlem, che noi attendiamo con la celebrazione liturgica annuale dell’Avvento;  Gesù che incontriamo amorosamente nella santa eucaristia visitandolo, mangiandolo nella comunione; Gesù nell’incontro finale:  incontreremo lui nella morte e alla fine della storia... 

 

Il Vangelo dice:  “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo”.  La venuta di Gesù viene paragonata al diluvio universale, a quel grande cataclisma che ha lasciato tracce in tutte le letterature antiche da quelle dei Sumeri fino a quella romana con la narrazione di Deucalione e Pirra.

Se Gesù è il personaggio più grande della storia, il suo ingresso nel mondo è l’ avvenimento strepitoso e massimo.  Così fu l’ incontro con lui a Betlem; così sarà quando verrà alla fine della storia;  incontro sempre straordinario è pure nelle celebrazioni liturgiche, in ogni comunione o confessione. 

Sotto gli occhi dei cristiani avvengono cose grandi, e spesso non ci si rende conto.  Se scoprissimo per un attimo che cosa è quella piccola Ostia consacrata, resteremmo fortemente impressionati più di ogni altra cosa o persona o avvenimento di questo mondo. 

Se l’incontro con Gesù, il grande re, Dio e uomo, è una cosa straordinaria, dobbiamo spesso domandarci:  Curiamo gli incontri con Gesù come i massimi avvenimenti della storia?  Facciamo così la comunione?  Riceviamo così la confessione e gli altri sacramenti?  Ci prepariamo alle celebrazioni sacre con sommo impegno?

Per questo è doveroso fissare fortemente nel cuore le parole del Vangelo:  “Come fu ai giorni di Noè, così è la venuta del Figlio dell’uomo”.  Gesù è il celebre Figlio dell’uomo che regge la storia, che salva, che giudica, condanna o premia per una sorte eterna e divina!

 

Quali atteggiamenti occorre avere davanti al Figlio dell’uomo?

 

Il Salmo 121 ci suggerisce:  Andiamo con gioia incontro al Signore. E S. Paolo ci esorta:  E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno” (Rm 13, 11ss).

Gli atteggiamenti davanti a Gesù che viene a noi devono essere: 1) quello della gioia più grande 2) e della massima consapevolezza:  Andiamo con gioia; è tempo di svegliarsi!

Sarebbe letale cioè mortale il sonno davanti all’avvenimento più grande che possa esistere:  viene Dio a incontrarci ogni giorno, se vogliamo, con la messa, la comunione, i sacramenti, la preghiera. 

La Vergine Madre come ricevette Gesù nel suo grembo?  Con quanta fede, con quanto amore? Come lo riceviamo noi?  Come attendiamo la morte, la suprema comunione con Dio? 

La Bibbia ci dice di svegliarci dal sonno dell’incredulità e del peccato e di aprire gli occhi della fede e della speranza.

 La morte e la fine del mondo lasceranno l’impronta decisiva a tutta l’esistenza di ciascuno di noi e di tutti noi.  Come si muore, così si resterà per sempre.  L’esistenza umana non finisce con la morte, ma proprio allora inizia definitivamente.  Allora incomincia la vera fase della vita umana e sarà per sempre.  Dobbiamo tendere con fervore, con immenso impegno, con desiderio e amore:  Andiamo con gioia incontro al Signore.

L’ultimo avvenimento della storia, la fine della storia, sarà l’inizio di una nuova epoca.  Sarà la realtà vera per cui Dio ci ha creati.  La nostra condizione attuale nel mondo è uno stato provvisorio, iniziale.  Quello finale sarà la rivoluzione e la trasfigurazione cosmica più che il diluvio universale:  verranno cieli nuovi e terre nuove, insegna la Bibbia.

         Dio ci ha rivelato quello che ci attende alla fine della vita.  Noi lo crediamo perché ce l’ ha detto lui.  Chi non crede anche se è un grande scienziato o un supermiliardario, è un infelice perché vive nell’ansia del dubbio, nell’incertezza, nell’angoscia di ciò che appare esternamente:  lo sfacelo del corpo…

         La morte è dolorosa per chi è in peccato mortale, ma per chi è in amicizia con Dio è la piena realizzazione di se stessi:  il godimento eterno di Dio e in lui di ogni altro bene senza alcun male.  Così è detto il paradiso.  L’inferno invece è il patimento eterno della privazione di Dio e di ogni altro male senza alcun bene.

Non si può dormire tranquilli, se la morte può venire da un momento all’altro con le conseguenze tanto diverse:  gioia senza fine o disperazione senza fine. Che cosa fareste se poteste vincere il superenalotto per questo Natale?  Quanti sacrifici non si risparmierebbero!  E per guadagnare beni divini, eterni, quelli veri, quelli che riempiono il cuore?  Il denaro non si mangia.  Sì potrai comprare quello che si desidera, ma dopo che si è riempito lo stomaco, i miliardi non si possono mettere dentro il cuore.  Il cuore rimane vuoto.  Dio solo lo riempie e lo riempie con la confessione sincera che purifica, con la comunione amorosa che ci comunica la stessa  gioia della Vergine Madre.  Dio si è fatto cibo e bevanda di vita, balsamo, veste, dimora, forza rifugio, conforto, speranza e gioia senza fine.

         Dobbiamo aprire gli occhi della fede che ci fa vedere le cose che non vediamo a occhio nudo.   La fede cristiana poggia su due dimensioni straordinarie: interiorità ed eternità.  Noi abbiamo il divino racchiuso nel piccolo: dentro il nostro cuore può abitare tutto Dio.  Una piccola ostia consacrata vale più dell’intero universo.

         L’eternità è l’altra dimensione che apre la visione all’infinito, senza fine… per sempre.  Questo piccolo uomo, che è ognuno di noi, anche il più misero, è stato creato per l’eternità e per Iddio; per essere felice sempre.  Non esiste un uomo che finisce con la morte.  Tutti siamo per l’eternità, che sarà buona o cattiva secondo quello che ognuno vuole e prepara durante la vita terrena.  Non è poco, non è nulla!  Svegliatevi, fratelli, dice oggi la Bibbia!  Non vi addormentate nella incredulità deleteria e terribile…  Vi potreste svegliare nell’inferno per sempre.

         Il Vangelo aggiunge:  State pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà.  E verrà come un ladro che non annunzia il momento del suo arrivo.  Questo considerate:  se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

         Che non avvenga come ai giorni di Noè:  mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito; e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li inghiottì tutti.

         La sorte sarà molto diversa  fra chi è in amicizia con Dio e chi è in sua disgrazia.  Esternamente vivevano insieme come due donne presso la mola, ma la sorte sarà totalmente diversa: una sarà presa nella gloria e l’altra abbandonata nel fuoco eterno!

         Un potente richiamo viene fatto dal Vangelo a chi trascura la vita spirituale, a chi vive in peccato mortale!  Svegliatevi, andate incontro al Signore vivendo con consapevolezza e con gioia.

         La vigilanza richiesta dal Vangelo avviene mediante le opere buone, come dice S. Paolo:  Comportiamoci onestamente:  non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie.  Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri (Rm  13, 11ss).