LA GLORIA SI RAGGIUNGE ATTRAVERSO LA CROCE
Trasfigurazione
di Cristo e del cristiano
Domenica
II di quaresima
“Gesù prese con sé
Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò
d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con
lui: erano Mosé ed Elia, apparsi
nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a
compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi
compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini
che stavano con lui. Mentre questi
si separavano da lui, Pietro disse a Gesù:
Maestro, è bello per noi stare qui.
Facciamo tre tende, una per te, una per Mosé e una per Elia. - Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li
avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che
diceva: Questi è il Figlio mio,
l’eletto: ascoltatelo.
Appena la voce cessò,
Gesù restò solo. Essi tacquero e in
quei giorni non riferirono ad alcuno ciò che avevano visto” (Lc 9,
28ss).
All’inizio della
quaresima, viene presentata ai fedeli la meditazione del deserto, delle
tentazioni di Gesù e del sacrificio da affrontare per santificarsi. Questo avviene nella I domenica di
quaresima.
Nella
seconda domenica, invece, si medita la trasfigurazione di Gesù. Essa era l’annunzio della sua
risurrezione. Per noi è l’annunzio
della gioia che ci attende alla fine della quaresima con la celebrazione della pasqua e con
la trasformazione (o trasfigurazione personale) che viene operata dal cammino
penitenziale.
Quaresima
e pasqua, penitenza e trasformazione spirituale ricopiano il mistero di Gesù
morto e risorto; richiamano il nostro impegno cristiano contro il male e il
destino eterno di gioia che ci attende. La nostra patria è il cielo; siamo stati
creati per il paradiso, ma lo raggiungiamo con l’impegno della mortificazione,
della penitenza e della morte all’egoismo.
Nel cristiano deve vivere Gesù con la sua vita, morte e
risurrezione. Se lo seguiamo nella
morte e mortificazione, lo seguiremo anche nella
risurrezione.
Gesù
ci ha preceduti nel cammino penitenziale. Era venuto per distruggere il peccato
e per operare la nostra redenzione.
Per questo scelse una vita sofferta e accettò la morte. Così raggiunse la
risurrezione.
Gesù
ci ha dato l’esempio entrando nel deserto, digiunando e lottando con
Satana. Istruì i suoi discepoli sul
mistero della sua vita di croce necessaria per la
redenzione.
La
trasfigurazione di Gesù era il preludio della sua risurrezione. La trasfigurazione del Maestro viene
seguita anche dai discepoli mediante la purificazione quaresimale. E’ la trasfigurazione spirituale che poi
sarà seguita da quella totale dell’uomo e del cosmo, quando saremo conformati
alla risurrezione corporale di Gesù e avremo un mondo
nuovo.
La
trasfigurazione ci Ricorda il destino finale della nostra esistenza. Dice la
Bibbia: “La nostra patria è nei
cieli, e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale
trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in
virtù del potere che ha di sottomettere a sé tutte le cose” (Fil 3,
20s).
La
nostra patria è il cielo. Patria
viene dalla parola padre; e padre è connesso con fratelli e sorelle, con la
famiglia, il luogo caldo di affetto in cui sboccia la vita umana. La patria dunque è la nostra radice, il
luogo proprio della nostra esistenza, il nostro ambiente naturale in cui viviamo
e prosperiamo.
L’ambiente
proprio dell’uomo è quello dove abita Dio, nostro Padre. Là ci attendono destini
eterni, divini e inimmaginabili:
una vita senza confronti e senza pari, una vita corporale e spirituale,
umana e divina, eterna, quella che ci ha acquistato Gesù con la sua passione,
morte e risurrezione.
Questo
ideale si deve tenere sempre presente perché ci si convinca che vale la pena
accettare sacrifici, umiliazioni e morte come il Crocifisso. La prospettiva finale è divina e dura
per sempre. Non sono minimamente
paragonabili le gioie che ci attendono a quello che dobbiamo soffrire. Breve è la pena, eterno il premio;
piccolo il patire, infinita la gloria.
Gesù
istruiva spesso i discepoli su questo argomento difficile a capirsi. Ma essi non riuscivano a capire né la
mortificazione propria né la morte di Gesù e neanche la sua risurrezione. Di questa ancora non avevano
esperienza. E’ difficile anche per
noi per fino dopo duemila anni di predicazione cristiana sulla pasqua. Ma è del tutto inammissibile per chi non
ha alcuni dati di fede Cristiana quali sono: tutti siamo nel peccato, tutti
dobbiamo purificarci, tutti siamo chiamati dal Redentore alla salvezza e alla
gioia eterna.
Il
mondo di oggi è materialista, non crede in un al di là e neanche in Dio, colui
che è il Tutto. Per questo è
difficile che accetti il sacrificio e neanche quel benessere massimo promesso da
Gesù: il paradiso, la risurrezione corporale, il mondo materiale
trasfigurato.
Gesù
ci ha preceduti nella sofferenza e nella gloria. Nessuno può immaginare quando egli patì
per amore nostro. Le sue sofferenze
inaudite sono state seguite da un premio inaudito. Gesù è risorto davvero, e in quale
maniera? Se si leggono i vangeli
della risurrezione si rimane sbigottiti.
La
trasfigurazione di Gesù rientra in una di quelle catechesi difficili del
Vangelo, ma efficaci sulla necessità della sofferenza e sulla certezza della
risurrezione. La trasfigurazione è
stata come un lampo potentissimo e istantaneo, una luce abbagliante sulla futura
risurrezione di Gesù. I tre
spettatori, Pietro, Giacomo e Giovanni restarono stupiti. Pietro diceva: E’ bello stare qui, restiamo
sempre; io costruirò le tende per
voi.
Ma la trasfigurazione
non era ancora la risurrezione. Era
solo un preludio, un flash, un annunzio, una prospettiva istantanea. Una volta che i tre discepoli si resero
conto della straordinarietà della trasfigurazione e della certezza della
risurrezione, udirono la voce dal cielo:
Quel Gesù che ora vedete umile e dimesso, fra poco lo vedrete perfino
calpestato e crocifisso. Ma
sappiate bene che è il Dio altissimo, il Figlio prediletto del Padre, il vostro
salvatore. Ascoltatelo!
Ascoltatelo, finché starete in terra, anche se non riuscirete mai a capire che
cosa vuol dire peccato, necessità di penitenza e che cosa è la straordinaria e
inaudita felicità che vi attende.
Ascoltate lui che è Dio venuto in terra per darvi questo annunzio e per
condurvi alla felicità immensa del paradiso.
Noi
oggi abbiamo urgente bisogno di questo messaggio. L’uomo vive nel mondo come un drogato o
come un disperato, come un affogato nella melma della materia e del piacere:
senza fede, senza speranza, senza gioia e fortemente angosciato per un ideale
che è scritto dentro il suo cuore, si avverte, si desidera… ma ciononostante si
lascia prendere dalla disperazione, e grida: Non c’è felicità per
l’uomo.
Per
quale uomo? Quello del materialismo
senza fede, sì. Dice infatti la
Bibbia: “Molti (ve lo dico con le
lacrime agli occhi) si comportano da nemici della croce di Cristo: (Non vogliono
il sacrificio e non credono al Redentore).
La perdizione sarà la loro fine perché essi hanno come dio il loro ventre
e si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della
terra” (Fil 3, 18s).
RIFLETTIAMO
SULLA PAGINA DEL VANGELO PROPOSTA:
Dice
il Vangelo: Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e salì sul monte a
pregare.
I
discepoli scelti da Gesù sono quelli che dimostrarono maggiore difficoltà ad
accettare la passione e la morte di Gesù in croce. Pietro aveva detto al Signore: Non sia mai che tu debba morire in
croce. - Gesù lo aveva rimproverato aspramente dicendo: Va via, Satana. Tu ragioni secondo gli uomini perversi e
ubriachi di materialismo e non secondo Dio.
Giacomo
e Giovanni erano quei due fratelli che avevano chiesto i primi posti nel regno di Dio. Essi non potevano ammettere come ideale
la croce di Cristo. Ma quei
discepoli non avevano ancora ricevuto la forza dello Spirito Santo. I cristiani hanno ricevuto le meraviglie
della redenzione: il battesimo, la cresima, la comunione. Chi partecipa a messa diventa un solo
corpo con Cristo crocifisso. Per
questo dovrebbe sentire il bisogno di amare la croce come
Gesù.
Come
si fa a ragionare da veri cristiani e cioè da seguaci del Crocifisso
risorto? Ce lo dice il Vangelo
della trasfigurazione: Gesù salì
sul monte a pregare. E mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua
veste divenne candida e sfolgorante.
La
trasfigurazione fu preceduta da due azioni: salire sul monte e pregare. - Il
monte è il luogo alto che quasi tocca il cielo, il luogo dell’incontro con Dio,
del contatto con lui con la preghiera e con la contemplazione, con la visione
gioiosa della sua immensa bellezza, santità e gioia. Il monte nella Bibbia significa anche il
luogo della città eletta, la Gerusalemme del cielo, il regno beato dell’eterna
felicità, il paradiso.
Se
noi vogliamo ragionare secondo il Vangelo, dobbiamo salire frequentemente verso
il monte a pregare. Salire sul
monte è elevare il cuore e la mente verso le cose divine. Anche il corpo deve ritirarsi spesso nel
silenzio per meditare le meraviglie della fede, per vedere il volto di Dio nella
contemplazione.
Occorre
salire e pregare, e allora si può partecipare alla trasfigurazione. Salire è muoversi con tutta la persona
per tendere a Dio. Pregare è
mettersi in esercizio di orazione.
La
trasfigurazione è un puro dono divino, è una contemplazione, una visione
soprannaturale. Se siamo fedeli
all’esercizio frequente e prolungato dell’orazione, potremo raggiungere anche la
visione delle meraviglie divine. I
modi sono diversi e i gradi sono molti.
Se non tutti possiamo raggiungere le vere e proprie visioni celesti,
tutti però riceveremo contatti straordinari, forti, vivi con
Dio.
Questi
contatti ci elevano, ci rendono più che convinti delle realtà divine, come se le
vedessimo e anche meglio. Infatti
si vedono con la luce di Dio che è superiore a quella naturale o
intellettuale.
I
Santi prendono sul serio gli esercizi dell’orazione. Essi testimoniano le profonde
convinzioni, le esperienze super-umane o soprannaturali delle realtà della
fede. Così si formano nella fede e
sono capaci di ogni sacrificio per raggiungere gli ideali cristiani. La trasfigurazione non è una sola,
quella descritta nel Vangelo, ma si ripete molte volte e dà forza, gioia,
generosità nel seguire Cristo fino alla croce e alla
risurrezione.
Dice
il Vangelo: Gesù, mentre pregava,
il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e
sfolgorante.
Anche
di S. Elisabetta si dice che uscendo dall’orazione aveva il volto illuminato da
una luce divina. Se perfino
l’esterno era divinamente luminoso, quanto più l’anima! Dunque le parole di Dio, i suoi
insegnamenti, così difficili a entrare nel nostro cuore, con l’orazione
diventano luce abbagliante e certezza soprannaturale, forza trainante, che
produce opere straordinarie di fede.
E
non è solo di una santa che si parla di illuminazione del volto per la preghiera
ma di molti altri e perfino nell’Antico Testamento. Uno di questi era proprio
Mosé che, quando usciva dalla preghiera e dal contatto con Dio, aveva il volto
illuminato fino al punto da abbagliare gli israeliti; ed era costretto a velarsi
il volto.
Dice
il Vangelo: Ed ecco due uomini
parlavano con Gesù: erano Mosé ed
Elia, apparsi nella loro gloria. La
luce interiore si esprime anche all’esterno dei santi. E la luce della gloria eterna si rivela
in terra. Dio molte volte e in
diversi modi si rende visibile e fa comprendere quello che insegna fino alla più
grande convinzione, ma occorre dedicarsi agli esercizi di orazione perché la
fede diventi concreta, forte, viva e straordinaria. Allora non ci sono dubbi di fede,
tendenze e paure di seguire Cristo anche fino al Calvario, anzi si grida di
gioia: E’ tanto il bene che mi
aspetto che ogni pena mi è diletto.
Mosé
ed Elia parlavano della dipartita di Gesù che egli avrebbe portato a compimento
a Gerusalemme.
Dipartita,
nell’originale greco è scritto esodo. Gesù venne nel mondo per prendere
con sé l’umanità e condurla al Padre.
Questo condurre si dice esodo, che prima si effettuò in Gesù. Egli si era fatto in tutto simile a noi,
fuorché nel peccato: aveva accettato la vita umana sofferta, morì in croce, come
tutti i più sventurati del mondo, ma trasformò la sua morte e la nostra vita in
risurrezione. Ogni credente in Cristo deve seguire Gesù lungo la via della croce
e lo seguirà anche nella risurrezione.
Pietro
e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro
la gloria di Gesù e i due uomini che stavano con lui.
Quel
sonno era di ordine mistico, soprannaturale: era una forza divina che li elevava alla
visione delle meraviglie di Dio in Gesù e nei due personaggi dell’al di là
venuti in terra.
Finalmente
Pietro, Giacomo e Giovanni, quei tre che avevano tentato Gesù (come Satana) di
non seguire la via della sofferenza e della morte per salvare il mondo e che
avevano chiesto per sé la gloria e i primi posti, ora finalmente avevano capito
che esistono gioie, esperienze molto superiori e che vale la pena
desiderare.
Pietro
disse: E’ bello per noi stare
qui!
Non
avevano capito però che la trasfigurazione era un momento, un attimo, un
annunzio per poter vedere poi la crocifissione con un altro occhio. La gloria per sempre sarebbe stata
quella della risurrezione di Gesù, dopo la crocifissione e – per i discepoli –
dopo il martirio quotidiano e la morte fisica.
O
Dio grande e fedele, tu riveli il tuo volto a chi ti cerca con cuore sincero
nell’esercizio frequente dell’orazione.
Rinsalda la nostra fede nel mistero della croce; e donaci un cuore docile
perché nell’adesione amorosa alla tua volontà seguiamo come discepoli il Cristo
tuo Figlio. Amen.