Gesù infatti è
venuto nel mondo per svelare il mistero dell’unico vero Dio in tre persone,
Padre, Figlio e Spirito Santo. Alla
fine della missione terrena, Gesù disse:
“Non vi chiamo più servi, ma amici perché il servo non sa quello che fa
il padrone. A voi invece ho
rivelato tutto quello che ho appreso dal Padre mio” (Gv 15,15).
Con la venuta di
Gesù in terra non esiste più nessun segreto divino. Dio si è aperto totalmente a noi, ci ha
introdotti nella sua massima intimità.
Noi siamo dentro di lui come figli nel grembo materno. Con il battesimo
siamo veri figli di Dio e viviamo dentro di lui insieme con il suo unico Figlio
Gesù. Con la comunione siamo un
solo corpo e un solo sangue con Gesù, Figlio di Dio inseparabile dal Padre. Questa è la realtà della vita
cristiana: essere realmente
collocati nel cuore di Dio e avere realmente dentro il nostro cuore tutta la
divinità e tutta la sua ricchezza di un Dio che gode l’infinita gioia della vita
in comunione di vita e di amore come sono il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo.
Sebbene queste
meraviglie siano nascoste all’occhio materiale, sono svelate a quello della
fede. E chi più crede e più
vede.
Senza Gesù il
cielo (ossia Dio) è oscuro, chiuso e spaventosamente buio. Tuoni e lampi si addensano sopra il nostro capo e ci
rendono la vita paurosa. Così è
visto Dio da chi non ha fede cristiana, anche se è cristiano ma non vive la
fede.
La fede non è conoscere, ma
sperimentare e vivere. Nella Bibbia rivelare significa donare; e
donare non solo alla intelligenza (cioè conoscere), ma soprattutto in
realtà. L’Antico Testamento e tutte
le religioni naturali non furono in grado di dare Dio come lo dà il
cristianesimo. Il cristianesimo
crede nel Dio che è tripersonale, Padre, Figlio e Spirito
Santo.
La religione di Gesù non
solo ci parla della Trinità, ma soprattutto ci mette in relazione personale con
il Dio tripersonale. Per questo essere cristiani significa mettersi in
relazione triplice con Dio. In relazione al Padre come figli, con il Figlio
come fratelli, amici, compagni e con lo Spirito Santo Amore come soffusi di
“sensi” divini, infocati di amore divino, colmati di pienezza di amabilità,
dolcezza, affetto ecc.tutto divino.
La SS. Trinità
non è tanto una verità da conoscere quanto una grande realtà da godere e da gustare
nell’esperienza di vita cristiana, simile a quella di Cristo quando era in
terra. Ci viene donato Dio stesso
nella sua vita intima: ci viene
donato Dio in quanto Padre pieno di tenerezza, Dio Figlio come fratello e
collega di vita e lo Spirito Santo come anima e amore, sentimento, vita e
gioia.
Chi è il Dio
cristiano?
L’identità
propria di Dio ci viene comunicata soltanto da Gesù. Egli è il più competente per parlare di
Dio agli uomini perché è Dio ed è uomo. E’ Dio che ha fatto un bagno completo
nell’umanità, si è fatto come noi, conosce molto bene i sensi umani, il modo di
pensare, di vivere e di esprimersi.
Gesù è Dio tutto
immerso nell’umanità a partire dall’esperienza del bambino nel grembo materno e
fra le braccia amorose della madre fino all’età adulta. Questo Dio fatto uomo e vissuto in seno
a una famiglia, per parlare dell’identità propria di Dio ha preso le parole
della vita familiare come più adatte per esprimere agli uomini la vita di
Dio. Gesù infatti parla di padre,
figlio, amore o affetto familiare.
L’amore o affetto familiare viene chiamato da Gesù “spirito”. E’ una parola che sfugge alla nostra
cultura. Nella cultura orientale
(dove visse Gesù) spirito significa fiato caldo di affetto, l’intimo, il cuore e
vorrei anche aggiungere la femminilità come più espressiva della realtà amore.
Infatti spirito in ebraico è di genere femminile.
Gesù prende le
parole padre, madre, figlio per parlarci della vita intima di Dio (Padre,
Figlio, Spirito Santo). E’ evidente
che le parole usate sono delle immagini che si avvicinano alla nostra realtà, ma
restano anche molto lontane da Dio che è infinito.
Dio dunque è del genere
dell’amore, ma di un amore che è infinitamente più ricco, nuovo, inaudito,
inconcepibile… di quello umano.
Tuttavia, quando si parla di famiglia tutti comprendono bene che essa è
ricchezza di affetti, di gioia, di amabilità, di comprensione che toglie ogni
senso di paura o di estraneità, di indifferenza, di freddezza o di grandezza che
ti schiaccia.
Dio è del genere
di un cuore di mamma, dell’abbraccio con i genitori e i figli, dell’incontro
nuziale, della tenerezza infantile…
“Dio non l’ha mai
visto nessuno,
dice il Vangelo,
solo il Figlio, che è nel seno del Padre, ce lo ha rivelato” (Gv 1, 18). Gesù dice: “Solo il Figlio conosce il Padre e colui
al quale egli lo voglia rivelare”.
Gesù ci ha rivelato Dio con i termini propri della famiglia. Perché? Perché Dio è amore (dice la
Bibbia).
Non sono dunque
competenti a parlare di Dio i filosofi o gli scienziati, ma coloro che fanno
esperienza di famiglia sana, vera, piena di affetto sincero. Quando noi parliamo di Dio, facciamo
avere paura perché non sappiamo parlare di lui con i termini propri della sua
natura divina che è amore.
Che cosa diceva
Gesù del suo Padre? Ne parlava con
tenerezza infantile pur nella sua età adulta. Del resto i figli per i genitori sono
sempre i propri “bambini” anche se sono nonni. Ma così deve essere, con i genitori e
con i familiari ci si deve rapportare con sommo affetto, sempre con affetto e
con tutto l’affetto possibile.
Gesù,
specialmente quando pregava, usava nei riguardi del Padre una parola che mai
nessuno aveva usato rivolta a Dio.
Diceva non “Padre nostro che sei nei cieli”, ma “O Papà, Papà caro”! E lo diceva con tanta espressione
infantile e amorosa da scolpire un’impressione incancellabile in quelli che lo
udivano. Si veda, per esempio, il
vangelo di Luca (c.11).
L’impressione fu registrata nella parola originaria di Gesù nella sua
lingua materna (l’aramaico). I bambini chiamano il papà dicendo: Abbàh con un
tono di voce di sorpresa. Questa
sorpresa è indicata dall'h’finale di Abbah (nelle grammatiche aramaiche quell’h
pone il nome in stato enfatico ossia di sorpresa, commozione e gioia
insieme).
Siamo “familiari
di Dio,
non più ospiti o estranei”,
dice la Bibbia. E infatti, se Gesù
ha usato i termini familiari per esprimere l’identità di Dio, è segno che egli
deve essere considerato uno della cerchia della famiglia, anzi il massimo
elemento della famiglia e della vita umana.
Nessuno si
disinteressa della propria famiglia, dei figli, dei genitori, dello sposo o
della sposa. E allora puoi mai
disinteressarti di Dio. Lui è il
centro, il fondamento di ogni affetto, di ogni amore, della famiglia e di tutta
l’esistenza.
Si potrebbe anche vivere
senza famiglia, ma non si può, in maniera assoluta, vivere senza Dio. Egli è più che madre e figlio, più che
padre e sposo. Egli è la fonte di
ogni amore, fonte infinita, divina, eterna, perenne, sempre nuova e sempre
fresca: “acqua viva, fuoco amore,
santo crisma dell’anima”.
La famiglia è il
capolavoro di Dio nel mondo. Non
esiste cosa più santa, più intima nella vita umana. La famiglia è lo specchio umano di Dio,
è l’unica cosa attraverso la quale si può parlare dell’infinito e
dell’inconcepibile Dio.
Non è quindi il
linguaggio dei filosofi che ci aiuta a capire Dio, ma quello del cuore. Dio è soprattutto cuore e poi potenza,
sapienza, maestà infinita.
Gesù dice: Voi, che siete cattivi, sapete dare cose
buone ai vostri figli. Quanto più
il Padre vostro che è il solo buono!
Non c’è uomo che
vive in questo mondo e che non abbia una persona verso la quale esprimere il suo
amore. Sarà un figlio, la mamma, il
consorte… Se non ci fosse nessuna
persona, non potrebbe esistere né vivere perché l’amore ci fa esistere e non la
potenza. Senza amore non si vive e
non si esiste.
Per quanto l’uomo
sia cattivo pure sa esprimere amore con qualche persona. E Dio che è tutto bontà che cosa sa
esprimere? Amore infinito,
inesauribile…
E poiché Dio è
bontà, tutto bontà, non può essere un solitario, ma famiglia, pluralità,
altrimenti non potrebbe amare. Per
questo Dio è TRIPERSONALE. Infatti,
l’amore non può essere perfetto in due, ma almeno in tre: uomo, donna, bambino. Non ci si ama guardandosi in faccia, ma
guardando insieme verso un terzo.
Un uomo e una donna si possono amare, ma quando hanno un figlio
raggiungono la perfezione dell’amore.
L’IDENTITA’ DI
DIO E’ L’AMORE E PERCIO’ dobbiamo pure dire che la sua identità è LA TRINITA’ O
TRIPERSONALITA’: Padre, Figlio, Spirito Santo.
Quale legge vige
in famiglia?
Una sola che si
chiama amore. L’amore per esistere
ha bisogno di pluralità e di unità:
sempre abbracciati e ben distinti da poter sentire la diversità dei
componenti e fondere in unità la diversità senza distruggerla. L’uomo deve essere uomo, la donna deve
essere donna e il figlio deve essere figlio. Altrimenti l’amore si distrugge. Così pure, chi ha un amore possessivo da
distruggere la personalità altrui, non ama, ma è egoista.
L’amore crea, promuove,
arricchisce. Tutto in comunione, ma
tutti distinti, ciascuno nella sua tipica personalità. Uniti e distinti, diversi che si
arricchiscono vicendevolmente.
L’amore esige
unità massima, strettissima e diversità opposta come padre-figlio, uomo-donna,
genitori-figli.
In Dio l’unità è
unica. Le tre Persone sono talmente
unite da essere un solo Dio. La
divinità è perfetta: il Padre è
l’opposto del Figlio, lo Spirito è diverso dall’amore del Padre e del
Figlio. Lo Spirito è amore di
risposta ai due che si amano.
L’amore nella Trinità si
esprime nel dare tutto se stesso e tutto ciò che si ha. Il Padre dà al Figlio tutto se stesso e
la sua divinità. La divinità dal
Padre viene riversata nel Figlio, e si effonde nello Spirito, restando sempre la
stessa e identica, una sola numericamente.
La Trinità non è tre dèi, ma un solo Dio. Le tre Persone ciascuna e tutte
e tre sono un’unica divinità, la stessa divinità e non altra. Ma le persone che posseggono l’unica
divinità sono persone vere e proprie, perfette persone, divinamente
persone. Possono dialogare perché
quello che dice una non lo dice l’altra.
Quello che è il Padre non è il Figlio, anzi sono all’opposto; e così
dello Spirito Santo.
Noi possiamo parlare a una
persona e non all’altra, anche se ciò che si dice a una è condivisa dalle altre,
perché sono una sola sostanza divina.
Questa è l’esperienza che hanno fatto i santi e ce l’hanno comunicata con
gli scritti.
La personalità
nella Trinità è la condizione opposta, ed è molto più opposta di qualsiasi realtà
esistente in questo mondo, molto più che genitori e figli, uomini e
donne.
Nella Trinità, il Padre è
fonte, è colui che ha tutto e dona tutto al Figlio per via di generazione. Questa è una parola che non coincide
totalmente con la generazione umana.
E’ un’immagine molto vicina, ma sempre immagine umana di realtà molto più
alta, infinita, divina. Infatti Dio
non ha consorte.
Il Figlio è colui
che riceve, accetta, accoglie tutto dal Padre, non rifiuta, è felice di
accogliere, come il Padre è felice di dare. C’è la felicità dell’amare e quella
dell’essere amati. Sono due cose
differenti, anche se si richiamano a vicenda.
Padre e Figlio
amandosi di eterno, infinito amore, fanno scoccare una scintilla elettrica che
produce una fiamma immensa in risposta all’amore dei due: è una terza Persona divina, lo Spirito
Santo. Quello che diciamo noi
sentimento, passione amorosa, in Dio è una Persona divina, lo Spirito Santo,
Amore divino, distinto dall’amore del Padre e del Figlio: è amore di risposta ai
due.
Dio dunque è
Padre e Figlio, Amante e Amato; e un’altra Persona: Amore. Altro è l’Amante, altro l’Amato e altro
è l’Amore in sé, nella sua personalità divina.
Tutto il creato è
segnato di triplice dimensione:
lunghezza, larghezza, altezza o profondità; fonte, fiume, corrente
(l’acqua che sgorga, l’acqua che corre e il fiume); la corrente elettrica è
energia, calore, luce…
La felicità è
nell’amare e nell’essere amati. La
somma felicità è nell’essere nel Dio tripersonale: Amante, Amato,
Amore.
I bambini sono
felici perché accettano la condizione di incapacità e godono nell’essere amati,
soccorsi, aiutati in tutto. Non
hanno niente e tutto ricevono per dono, per amore. Sono felici di essere amati. Quando poi diventano adulti, pensano di
fare da sé e sono infelici perché sperimentano molti limiti. La vita umana è sommamente limitata
perché siamo creature e non creatori.
Uno solo è il Creatore. Dio
creatore da sempre è Padre e Figlio e Spirito di amore.
L’uomo non
accetta la sua creaturalità ed è infelice.
Il Figlio di Dio, fatto uomo, parlava del Padre con tenerezza
infantile. I figli sono sempre
figli anche se nonni.
Dio ci ha amati e
perciò ci ha creati. Se non ci
avesse amati non ci avrebbe creati.
Ci conserva nell’esistenza ossia nel suo amore. Egli è molto più padre nostro che non i
genitori. Questi infatti ci danno
il corpo, ma l’anima viene creata direttamente da Dio.
Già nell’esistenza naturale
apparteniamo più a Dio che ai genitori.
Quale papà non ama i suoi figli?
Dio è più che papà per il solo fatto che crea direttamente ogni anima.
Ma oltre a ciò,
ci ha fatti suoi figli con il battesimo ha riversando la sua vita divina in
noi. Noi siamo più figli di Dio che
non dei nostri genitori. Dio non ci
respinge mai. Noi respingiamo Dio
con il peccato mortale.
Come battezzati,
dunque siamo entrati nel cuore di Dio.
Siamo fatti figli con Gesù e come lui collocati nel cuore del Padre e
surriscaldati di fiamma d’amore divino mediante lo Spirito Santo.
Come cristiani
entriamo nell’intimo della vita divina, nel circolo della Trinità che riversa
vita e amore dal Padre al Figlio e allo Spirito. Noi siamo inseriti in quel vortice di
amore eterno e divino, infinito, in quella felicità senza fine che è
l'inesauribile gioia e beatitudine divina.
Gesù ha aperto il
cuore della vita divina, della SS. Trinità e ci ha inseriti là dentro perché
palpitiamo di vita e di amore divino per sempre, a partire dal momento del
battesimo. Quando vedremo e godremo queste meraviglie
saremo in paradiso. Il paradiso è
già nel nostro cuore. Ma noi non lo vediamo per ora se non con la fede, nel
buio, nell’attesa.
Dobbiamo
pensarlo, pensarlo con fede e con amore, ripeterlo in tono di orazione e così
coltivare la fede. La fede
coltivata cresce e può giungere ad esperienze meravigliose che si leggono nelle
biografie dei santi: Dio
sperimentato, “toccato”, gustato.