NON CONSIDERASI GIUSTI E NON DISPREZZARE NESSUN PECCATORE
(Fariseo
e pubblicano – Domenica 30 dell’anno C)
“Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di essere
giusti e disprezzavano gli altri:
Due uomini salirono al tempio pregare: uno era fariseo e l’altro
pubblicano. Il fariseo, stando in
piedi, pregava così tra sé: O Dio,
ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e
neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto
possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli
occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me
peccatore.
Io vi dico: questi tornò a
casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà
umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18, 9ss).
La parabola 1) insegna l’umiltà verso Dio e verso il prossimo; 2) esige uno sguardo di vera fede cristiana verso di noi, il prossimo e verso Dio; 3) e spinge a una grande comprensione fraterna.
Insegna l’umiltà perché il Vangelo ci offre come modello di vita cristiana il pubblicano, la sua preghiera piena di umiltà fino al fondo della sua personalità.
E’ vero cristiano chi è capace di pregare come il pubblicano, con una convinzione sincera di essere un grande peccatore. Dobbiamo avere gli stessi sentimenti del pubblicano in ogni istante della vita.
Chi era il pubblicano? Era un esattore di imposte. Faceva parte di gente che aveva il potere e il prepotere di esigere quanto più possibilmente per versare nell’erario dello stato quello che l’autorità richiedeva e per arricchirsi enormemente. Era un uomo ingiusto, crudele, bollato da tutti come “peccatore” per eccellenza come i terroristi di oggi o i mafiosi o come coloro che fanno traffico di organi prelevati da bambini rapiti e uccisi o come gli abitanti di tangentopoli che per arricchirsi sono capaci di vendere sangue infetto che distrugge intere generazioni.
Un giorno uno di questi super-criminali si rende presente là dove mai si era recato, nel tempio, luogo assente da tasse perché aveva un’amministrazione propria e le proprie imposte. E’ mai possibile che un tale peccatore si converta? Nulla è impossibile a Dio!
Il pubblicano, cosciente degli innumerevoli e orribili delitti, si presenta nel luogo santo con il rossore sul volto, non osa alzare gli occhi al cielo, si batte il petto e dice solo queste parole: O Dio, abbi pietà di me peccatore!
Il cristiano deve avere sempre questi stessi sentimenti. Ci viene spontaneo dire: Com’è possibile considerarci alla
pari dei più grandi criminali della storia?
Eppure questo ci insegna il Vangelo.
Ho sentito molte volte e perfino in confessione: Io non faccio peccati; non ho bisogno di confessarmi perché non ammazzo e non rubo. E invece il B. Umile da Bisignano si confessava ogni giorno con lacrime amare. E’ segno che era vero cristiano.
Il fariseo stava alla sponda opposta del cristianesimo. Diceva infatti: Io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri. Io digiuno, pago le tasse al tempio.
La Bibbia dice che dobbiamo confessare con sincerità: Dei peccatori il primo sono io; tutti gli altri sono superiori a me.
Com’è possibile questo ragionamento?
Ho detto all’inizio: Il Vangelo ci insegna l’umiltà ed esige uno sguardo di vera fede cristiana verso noi, il prossimo e Dio.
Ora la fede cristiana professa: siamo tutti creature e peccatori.
Come creature, riceviamo tutto da Dio con assoluta gratuità, anche la stessa bontà (in buona parte). Dio dà maggiore abbondanza di santità in alcuni per il bene di tutti. Perciò davanti a Dio nessuno si può gloriare. Dio solo conosce il merito di ognuno perché solo lui può valutare lo sforzo che ognuno compie per il bene. Chi ha ricevuto maggiori capacità viene giudicato con maggiore rigore. Chi ha ricevuto di più lo ha ricevuto per il bene degli altri.
Nessuno deve credersi superiore agli altri. Gli altri non si devono disprezzare; si devono onorare come immagine di Dio. Le immagini esigono culto. Quanto è grave il peccato di presunzione e di disprezzo del prossimo. Il fariseo fu allontanato da Dio, escluso dalla vera religione.
Siamo creature e, peggio ancora, siamo peccatori, anzi incapaci di salvarci; ma Gesù ci salva gratis, se lo amiamo nei fratelli e siamo umili con tutti. La salvezza è puro dono di Dio e può venire a noi, se siamo umili e amorosi con il prossimo che – secondo il Vangelo – è Gesù. E’ scritto infatti: Quello che fate agli altri lo fate a Cristo in persona.
Chi presume di essere giusto e disprezza gli altri è bugiardo e superbo, ed è escluso dalla salvezza cristiana. Dice il Vangelo: Il fariseo sprezzante tornò a casa carico di peccati.
Il fariseo diceva: Io non sono come gli altri, io osservo tutte le leggi. La religiosità del fariseo è falsa e solo umana, mentre quella cristiana è divina.
E’ solo umana perché scambia la religiosità con l’osservanza delle leggi. Prima di tutto, la Bibbia insegna che nessun uomo osserva tutte le leggi. Poi la religiosità cristiana non è osservare le leggi, ma essere figli di Dio.
Noi diventiamo cristiani con il battesimo che infonde in noi una vita divina, ci fa abitazione della SS. Trinità, figli del Padre e fratelli di Gesù, amici dello Spirito Santo amore divino.
E’ un vero miracolo divenire figli di Dio, possederlo realmente nel
cuore, invocarlo con l’amore di figli, avere in eredità il paradiso come casa
paterna. L’osservanza della
legge è necessaria per esprimere l’amore verso Dio. L’amore si rivela nella concretezza
delle opere e soprattutto con il sacrificio di sé. Ma le opere vengono dalla forza divina
ottenuta quando diventammo figli di Dio.
Di fronte alla ricchezza della vita divina donataci gratuitamente, è
ridicolo il ragionamento insistente del fariseo sull’ io: Io non sono come gli
altri… Io digiuno, io pago le decime…
Il
fariseo si separa dagli altri.
Infatti fariseo vuol dire separato.
Egli pensa e dice: Io non
sono come gli altri. – Ma il cristianesimo è comunione e non separazione. Il demonio è separazione e odio. Non avere comprensione per gli altri è
più atteggiamento infernale che religioso e cristiano.
Al
contrario, le lacrime del pubblicano gli meritarono il battesimo di desiderio
che lo ha salvato. Ha dato a quel
peccatore il perdono e la vita divina; ne ha fatto un figlio di Dio e tempio
vivo dello Spirito Santo ove dimora la SS. Trinità. E’ il vero cristiano, l’uomo nuovo che
Gesù ha portato nella storia della salvezza alla fine del giudaismo.
Per vedere le meraviglie del
cristianesimo, occorre la fede.
Allora si rimane talmente impressionati che non si ha la voglia di
ragionare più infantilmente considerando una persona solo dalle opere e non
nella grandezza divina a cui è elevato con la grazia
santificante.
Chi
contempla le meraviglie del mondo stellare con i dati della scienza e della
tecnica moderna, non può essere paragonato a chi guarda il cielo con l’occhi
nudo e senza alcuna nozione scientifica.
Quello che ci rivela la scienza è inimmaginabile. Quello che ci rivela la fede sulla
grazia santificante è molto più elevato perché oltrepassa la sfera naturale e
terrena e sale a quella divina.
Presumere di
essere senza peccati è contro il domma cristiano del peccato originale che è
germe di ogni male che può scoppiare in ogni uomo. Ogni persona è un super-criminale in
potenza. Possiamo dire con
sicurezza che sono più i peccati che commettiamo che non le azioni, perché ogni
azione è connessa con molteplici motivazioni contrarie alla virtù. Il male poi è così connaturato che
neppure si avverte.
Coloro, che si esercitano nella preghiera e perciò pure nella conoscenza
di se stessi, diventano sempre più sensibili del male e quanto più avanzano
nella virtù tanto più scoprono le innumerevoli colpe in cui cadiamo. Chi più è santo è anche più sensibile e
più cosciente del male che c’è in tutti noi.
Ma chi non prega, non fa mai l’esame di coscienza, raggiunge uno stato di
coscienza che si chiama cauteriata cioè perde ogni sensibilità di male. Allora rivolge tutta l’attenzione a
criticare gli altri, a scagliare sentenze negative e a lacerarsi l’animo dicendo
che è inconcepibile il modo di agire della gente. Ma mai gli viene in mente che anch’egli
appartiene a quella massa che si chiama “gente”.
Ecco la condizione triste di chi vive nel fariseismo: è sempre acido, scontento e triste. Causa della tristezza è il suo
fariseismo. S. Edit Stein, che da
ebrea si fece cristiana, dice:
Appartenevo a una famiglia di osservanti della legge di Dio. Però ero sempre triste e arrabbiata
contro tutto e contro tutti perché notavo i loro difetti. Quando divenni cristiana, compresi che
il male è così fortemente radicato che è impossibile eliminarlo. Però allora ho conosciuto anche le
immense meraviglie di Dio nell’anima, l’infinita bontà del Redentore che ci
salva per puro dono. Mi sentii
piena di gioia nonostante il male.
Ecco
una controfigura del fariseismo.
Ecco quello che Gesù vuole dai suoi discepoli: una grande fiducia in Dio, una sincera
presa di coscienza dell’estrema miseria, una fiducia illimiatata nella
misericordia divina che ci salva, un cammino costante di conversione e una comprensione cordiale verso gli
sbagli altrui, certi che tutti siamo pieni di peccati, ma che la vita ci è data
per liberarcene gradualmente e con fiducia in Dio nostro
Salvatore.
CONCLUSIONE
Beato
chi riconosce umilmente i suoi peccati e si rapporta con umiltà e amore davanti
a Dio e agli uomini! Sarà benedetto
e vivrà più felice e sereno, carico di meriti perché chi perdona e compatisce
gli altri riceve come un’indulgenza plenaria di tutti i suoi
peccati.