PACE DA BETLEM 2002

 

            Iniziamo il nuovo anno salutando la Madre  di Gesù e madre nostra.  Lei ha fatto Dio nostro fratello, ha riconciliato il cielo e la terra, ha portato nel mondo la gioia e la pace. 

            Ogni anno dalla culla di Betlem viene dato l’annunzio:  Gloria a Dio e pace in terra. E la pace entra là ove Dio trova asilo e può stabilirvi il suo regno.  Non abbiate paura, diceva Gesù ai discepoli anche sul mare in tempesta.  Non abbiate paura, io ho vinto il mondo del male.  Io solo posso darvi la pace e nessun altro.

            Le stesse parole sono ripetute dal Papa in nome di Dio nel suo messaggio annuale di pace, messaggio che è oggetto delle seguenti riflessioni. 

La pace è connessa con la speranza, con l’amore di Dio, con la riconciliazione fraterna e il perdono vicendevole.  Sempre ci saranno tensioni nell’umanità finché saremo peccatori.  Ma le tensioni vanno risolte con la giustizia, il perdono e la grazia che viene dall’alto.

Dice il Papa:  Abbiate speranza, nonostante i drammatici eventi dell’11 settembre scorso e le guerre in atto.  Abbiate speranza perché il male non è l’ultima parola nelle vicende umane.  L’ultima parola è la vittoria del bene sul male.  Il male non è mai superiore al bene.  Il bene è fondato nella bontà divina che è infinita, inesauribile e immensa.

E anche se tutto il mondo crollasse, il credente deve avere fiducia  perché Dio è più grande del male.  La sua pace rimane nell’intimo dei cuori come gli abissi marini che sono sempre calmi nonostante le tempeste in superficie.

           

Dobbiamo domandarci piuttosto:  qual è la via che conduce al ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato ai giorni d’oggi?  L’ordine si ristabilisce, dice il Papa, coniugando insieme GIUSTIZIA E PERDONO.  I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell’amore che è il perdono.

La pace si ottiene con l’assenza dell’odio e con la presenza dell’amore verso tutti.  Se la cattiveria dei terroristi ha sconvolto il mondo, occorre una dose maggiore di bontà per vincere il male e l’odio.  Guai se si volesse ristabilire la pace rispondendo al male facendo altro male.  Il contrario del male è la bontà.  La bontà trionfa quanto più essa viene moltiplicata e quanto più si distrugge l’odio, la vendetta, il rancore.

Certamente occorre  anche la giustizia ossia la volontà sincera di ristabilire l’ordine infranto.  Giustizia e pace vanno d’accordo.  Ma odio e pace non possono stare insieme.  Non si può mai odiare neanche chi fa il male perché l’odio causa guerre.

 Occorre giustizia, ma non basta.  La giustizia potrebbe stabilire un equilibrio materiale fra  due parti, ma non pacifica gli animi.  Pacificare significa portare tutti all’amore, alla comprensione, al perdono e alla convivenza fraterna.  La vera pace non è assenza di guerra o armistizio; è amore vero, fraterno, duraturo e per tutti.

             Non si può fare giustizia compiendo altre ingiustizie o peggio entrando in una spirale di violenza che va sempre più crescendo moltiplicando il male fino alla distruzione totale.  Quando c’è la distruzione totale c’è silenzio, ma morte.  La pace è viva come l’amore infinito di Dio.  La spirale della violenza deve essere rotta coniugando insieme giustizia e perdono.  Il traguardo da raggiungere è giustizia, amore, correzione, redenzione e perdono.  

            L’identificazione dei colpevoli va perseguita, dice il Papa.  Però è ingiusto estendere la colpevolezza alle nazioni, alle etnie, alle religioni, alle quali appartengono i terroristi.  E’ ingiusto che uno sia perseguito solo perché appartiene a un gruppo, da cui sono usciti i terroristi per la loro personale cattiveria e non per la cattiveria del gruppo di origine.  Non vanno puniti i figli per colpa dei padri o viceversa.  Se nella Bibbia si dice che il male dei padri raggiunge i figli fino alla settima generazione, questo non per dichiarare lecito far piangere agli innocenti il male altrui, ma per sottolineare il principio di solidarietà che vige nel genere umano. 

            La solidarietà fa sì che bene e male si propaghino in tutto il genere umano.  Però la legge della solidarietà è stata voluta dal Creatore non per moltiplicare il male, quanto piuttosto per redimere i traviati attraverso l’opera di bontà dei giusti, che oppongono il bene al male, amore all’odio e alla vendetta.  Perciò in un mondo sconvolto da lotte e da guerre occorre lo sforzo di tutti e di ciascuno  per diminuire le vendette, l’odio, la cattiveria in ogni cuore, in ogni convivenza e in ogni famiglia.   Quanto più cresce la bontà tanto più viene distrutto il male, la vendetta, le guerre e il terrorismo.

           

Il terrorismo ha origine anche da situazioni di oppressione e di emarginazione.  Perciò la lotta al terrorismo deve essere unita all’ impegno di risolvere le ingiustizie tra i popoli.  Ma le ingiustizie esistenti nel mondo non possono mai giustificare gli attentati terroristici:  non è lecito fare il male perché venga il bene.  Il male è sempre male e non può portare bene.  La pretesa del terrorismo di agire in nome dei poveri è una palese falsità, dice il Papa.

            Mai si possono legittimare odio e distruzione.  E peggio ancora: mai si può uccidere in nome di Dio!  Perciò nessuna religione può permettere il terrorismo.  E’ profanare la religione proclamarsi terroristi in nome di Dio, far violenza all’uomo in nome di Dio.  Dio è amore.  Egli perdona e ripara, non distrugge, ma redime.  Dice il Vangelo:  Dio ha mandato il Figlio non per distruggere il mondo, ma per salvarlo con la morte in croce, soffrendo per amore quello che dovrebbe soffrire il peccatore. 

La sola giustizia non può mai risolvere i problemi umani, è necessario che la giustizia sia temperata dalla bontà e dal perdono. La società quanto più cade nel male tanto più ha bisogno di perdono, di riparazione e di redenzione.  Là dove abbonda il peccato deve abbondare la bontà, dice la Bibbia.

            Dio ci accoglie nonostante il peccato, perdona e riabilita chi si pente e ricomincia una nuova vita.  Ogni essere  umano, caduto nella colpa, spera di poter ricominciare un percorso di vita nuova e di non rimanere prigioniero per sempre dei propri errori.  Sogna di poter sollevare lo sguardo verso il futuro, per scoprire ancora una prospettiva di fiducia e di impegno.

            Il perdono mancato alimenta la continuazione dei conflitti e ha costi enormi per la ricostruzione personale e sociale.  Le risorse vengono impiegate per sostenere la corsa agli armamenti.  Allora verranno a mancare le disponibilità finanziarie necessarie per produrre sviluppo, pace e giustizia.  Quanti dolori soffre l’umanità per non sapersi riconciliare, quali ritardi subisce per non sapere perdonare! La pace è condizione dello sviluppo.  Ma una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono e dalla bontà senza limiti.

            La proposta del perdono non è di immediata comprensione né di facile accettazione.  Il perdono comporta sempre un’apparente perdita a breve termine, mentre assicura un guadagno reale a lungo termine.  La violenza è l’esatto opposto: ottiene un guadagno ravvicinato, ma prepara a distanza una perdita reale e permanente.

            OCCORRE UN RINNOVAMENTO DEI CUORI SECONDO LO STILE DEL VANGELO NELLA CONVERSIONE A DIO, NELLA FRATERNITA’ UNIVERSALE IN CRISTO, NELLA PACE MEDIANTE LA GIUSTIZIA E LA CARITA’ CRISTIANA.

            Non c’è pace senza giustizia;  non c’è giustizia senza perdono!

            Nel cuore del problema sta la preghiera e il senso religioso.   Pregare significa aprire il cuore alla potenza innovatrice e redentrice di Dio.  Dio opera meraviglie nei cuori che si aprono a lui, anche nel cuore dei criminali.  Dice Gesù: Dal cuore dell’uomo vengono il bene e il male.  La preghiera e il senso religioso rendono l’uomo incline alla giustizia, al perdono, all’amore fraterno e alla pace.