RICCO STOLTO E POVERO DI SAPIENZA E DI GIOIA

Domenica XVIII dell’anno C

 

“Uno della folla disse a Gesù:  Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità. – Ma egli rispose:  O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi? – E disse loro:  Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni.

            Disse poi una parabola:  La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto.  Egli ragionava tra sé:  Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? – E disse:  Farò così:  demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni.  Poi dirò a me stesso:  Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. – Ma Dio gli disse:  Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.  E quello che hai preparato di chi sarà? – Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio.

 

            Dice Gesù:  E’ stolto chi pone la sua fiducia nelle ricchezze! -  Il mondo non ragiona così.  Chi possiede molte ricchezze è considerato fortunato e felice; il mondo lo ammira, lo invidia e dice:  Ha vinto il superenalotto con l’eccezionale pioggia dei miliardi, beato lui!  Il Vangelo, parola di Dio, lo definisce:  Stolto!  Cioè uno che non ragiona o per aver perduto il lume dell’intelletto (pazzo) o perché non l’ ha mai usato (stupido).  Pazzo e stupido, incapace di ragionare e perciò di comprendere che cosa è che ha valore e su cui si deve porre ogni interesse.  

            E’ stolto chi fonda la sua vita nelle ricchezze materiali:  1) perché l’uomo non è soltanto materia, ma è soprattutto spirito, amore.  I beni materiali non possono saziare il cuore e il più profondo di noi stessi.  2) Perché tutto ciò che finisce, è temporaneo, ci irrita e lascia una grande amarezza di animo.

            Solo Dio può riempire tutto l’uomo e per sempre.        Siamo stati creati per godere l’infinito e l’eterno.  Solo Dio è infinito ed eterno.  Non possono saziare l’uomo: la gioia superficiale, ma quella che entra nel profondo del cuore, nel midollo delle ossa cioè  nell’anima.  Dio ci ha creati per godere l’infinito ed eterno paradiso prima di tutto con l’anima e poi anche con il corpo alla risurrezione.  La vita presente è una preparazione alla vera esistenza, una purificazione e la conquista della vera gioia in paradiso.

Il ricco stolto pensa di essere nel colmo della gioia.  Però basta un niente per privarlo di tutto.  Basta la morte che è imprevista, non programmabile da nessuno, ma solo da Dio.  La morte non può essere frenata né dal denaro né dal potere né dalla scienza o da altre capacità umane.  Dio solo ha il supremo dominio della vita e della morte.

Il ricco stolto in un attimo può perdere perfino il suo corpo, la vita materiale in cui confidava; e rimane solo come anima davanti a Dio solo.  Quel Dio che mai ha valutato; quell’anima che mai ha curato, eppure essa è il principio della  vera dignità, della grandezza che lo rende differente dalle bestie.

La morte non distrugge l’uomo.  Lo priva del corpo.  Ma la realtà dell’uomo non è soltanto quello che si vede e si sente.  Il più non si vede.  Il più è l’anima, lo stato di esistenza per sempre, la sorte eterna, la relazione con Dio ossia il senso religioso.  Quando le ricchezze prendono il dominio totale del cuore, si sostituiscono a Dio, diventano la religione atea e materialista.  Nessuno è irreligioso cioè senza un dio.  Sarà suo dio ciò che non merita affatto tale nome.  E quanta gente adora il denaro!

           

            “Disse poi una parabola:  La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto”.

            Era già ricco, non conosceva indigenza, fame, sete, nudità, povertà, disprezzo, ma potere, avere e piaceri.  E questo ricco divenne ancor più ricco.  La gente avrebbe detto:  Divenne ancor più fortunato.  Ma il Vangelo dice, e i cristiani devono credere, che proprio per questo quel ricco divenuto più ricco era stolto e ancor più stolto.

            Egli ragionava tra sé:  Che cosa farò?  Non ho neanche dove riporre tanta ricchezza!  E’ tanto l’abbondanza che non c’è spazio per contenerla.  E’ un’esagerazione voluta da Gesù per indicare la nullità delle ricchezze, anche se raggiungessero il massimo. Si dice abitualmente che i soldi non bastano mai; più se ne hanno e più se ne desiderano.  Eppure il Vangelo fa l’ipotesi inconcepibile perfino di un uomo tanto ricco che non ne può più, non desidera più, non sa dove porre tanti beni. 

Gesù vuol dire:  Anche se si trovasse un uomo giunto a tal punto di ricchezze...  anche in quel caso impossibile fondare la sicurezza su beni materiali è somma stoltezza.

 Dice Gesù: Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia o desiderio sfrenato di avere, avere e avere, “perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. 

            Perché si vuole avere sempre di più?  Per avere la certezza di non cadere mai nell’indigenza.  E chi può darci tale certezza?  L’abbondanza dei beni materiali oppure l’abbondanza del rapporto con Dio?   E’ l’amicizia con Dio che ci assicura ogni bene, ogni vero bene, ogni bene eterno e divino:  Cercate prima di tutto il regno dei cieli e tutto il resto vi sarà dato da Dio con certezza e sicurezza incrollabile come incrollabile è Dio, la sua parola, il suo amore fino a morire in croce. 

Dio deve essere la nostra certezza, sicurezza, fiducia, abbandono.  Non la stolta ricchezza, che si può perdere in un attimo:  basta un infarto, un terremoto…  e si può passare dall’abbondanza al nulla delle cose terrene.  Ma l’anima rimane, Dio rimane.  E i beni saranno di altri, non tuoi, inutili per te, pericolosi, tanto pericolosi quanto più ti fanno perdere il legame con Dio, la fede, la religiosità.

            Diceva il ricco stolto:  Mi costruirò granai grandissimi e “poi dirò a me stesso:  Ho a disposizione molti beni per molti anni; riposati, magia, bevi e datti alla gioia”.

            Molti beni per molti anni.  Quanti anni?  E anche se fossero cento, poi che cosa resterà?  Un’eternità che non finisce mai.  Non c’è paragone tra cento anni e più che centomila, milioni e miliardi di anni…  Per sempre, per sempre, per sempre.  Come si ragiona?  Da stolti e non da sapienti.

            Quanta gente oggi ha tutto ed è infelice?  E si suicida dicendo:  A che vale la vita?  Non certamente per sprecarla.  Quella vita non vale nulla, lo ha già detto Gesù chiamando stolto chi pone la sua  fiducia nelle ricchezze.  Mangiare, bere e darsi alla gioia, conta proprio un nulla; è tanto poco che è lo stesso che volere riempire il ventre con sabbia e mosche.

            Dice Gesù:  “Così è di chi accumula tesori (materiali) per sé, e non arricchisce davanti a Dio”.  Due disordini vengono denunziati dal Vangelo:  1) accumulare per sé, egoismo.  L’uomo non è solo, non è felice da solo, non può vivere da solo.  Siamo fatti per vivere da fratelli nella gioia di condividere ogni bene.  Dalla condivisione sgorga una gioia tale che è di altro ordine, non materiale, ma umana, spirituale.

            2) “Non arricchire davanti a Dio”.  C’è dunque un’altra ricchezza che merita di essere calcolata ed è quella davanti a Dio, con Dio, nella relazione con lui o senso religioso o fede o amicizia con lui.

            Dice la Bibbia per bocca di Paolo (Col 3,1ss):  “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.  Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!” (Col 3,1ss).

            Con la venuta di Gesù in terra, si sono aperti i cieli, Dio è sceso sulla terra;  cielo e terra sono congiunti,  Dio e uomo sono vicini.  Quale ricchezza più grande possedere Dio? Non siete convinti?  Pensate alla comunione:  noi siamo una sola cosa con Gesù molto più che mamma e bambino nel suo grembo.

            Dio è con noi, noi dunque siamo in cielo.  Cielo nella Bibbia non è quello dove stanno le stelle, ma dove sta Dio.  Dio è con noi, dentro di noi, nell’anima battezzata che non ha peccato mortale.

            Se Dio è dentro di noi, che cosa ci può mancare?  Nulla!  Abbiamo l’infinito, eterno Dio come una mamma ha il suo bambino dentro di sé.  Questo Dio ora non lo vediamo con i sensi, ma con la fede.  La religione cristiana inizia con la fede:  io credo tutto quello che Gesù mi ha insegnato e vivo in conseguenza.  Dunque io valuto Dio, godo lui, vivo con lui.

            Il cristiano è colui che vive una nuova vita e perciò la vita di prima, quella del denaro, dei piaceri e del potere è scomparsa.  Come Gesù morì e risorse, così il cristiano, dal momento che ha ricevuto Dio nell’anima con il battesimo e con i sacramenti, non si cura più delle cose della terra, ma di quelle di Dio  che è il nostro cielo dentro il cuore.

            Se dunque voi cristiani, dice la Bibbia, siete risorti con Cristo a una vita nuova, divina, voi dovete continuamente ricercare le cose di Dio con una sete insaziabile.  E quelle della terra (ricchezze, piaceri e onori) neppure calcolatele.

            Continua la Bibbia:  “Voi siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!”  Il cristiano deve vivere in questo mondo come un morto e così essere vivo nella vita di Dio.  Un morto non si cura se viene vestito splendidamente  o con un lurido straccio, se viene nutrito di laute vivande.  Il morto non ha bisogno di cibo.  Il cristiano si nutre di Cristo, gode di lui, è felice in lui già da questo mondo.  Cristo è per noi cibo e bevanda di vita, balsamo, veste, dimora, forza, rifugio e conforto, nostra speranza e gioia.

            Dice ancora la Bibbia:  “Quando si manifesterà Cristo, vostra vita,  allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.”

            La vita terrena (dice S. Teresa) è una cattiva notte in un triste albergo:  corta e misera, in attesa della vera vita che sarà divina ed eterna.  Il cristiano che sa vivere nella sobrietà, penitenza e attesa viva di fede, passa i pochi giorni di vita terrena con nostalgia gioiosa di Cristo.

            Il cristiano perciò non deve chiedere averi, piaceri e poteri, non deve ragionare il ricco stolto:  “Riposati, mangia, bevi, datti alla gioia”.  Il cristiano sa che la vera vita e la vera gioia devono venire.  Ad esse ci prepariamo con la mortificazione.  Dice la Bibbia:  “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra:  fornicazione, impudicizia, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria” cioè la religione dei materialisti è il denaro veramente indegno anche solo a dirsi.

            La Bibbia già nell’Antico Testamento aveva detto quanto è vana la vita umana che poggia sui beni materiali (cfr Qohelet 1.2):  “Vanità delle vanità e tutto è vanità.  Uno lavora con sapienza, con impegno e poi deve lasciare i suoi beni a un altro che non ha per niente faticato.  Questa è vanità e grande sventura.  Allora quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica sotto il sole?  Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose;  il suo cuore non riposa neppure di notte.  Anche questo è vanità”.  Quello dunque che vale è amare, servire Dio e poi goderlo per sempre in paradiso.

            O Dio, principio e fine di tutte le cose, ci hai chiamati in Cristo a possedere il tuo regno di amore e di pace, liberaci dalla cupidigia e dall’egoismo, dal materialismo e dai falsi piaceri della vita e aiutaci a cercare sempre quello che ha valore davanti a te e all’eternità.