MATTEO PUBBLICANO DIVENTA APOSTOLO

 

         Gesù, passando, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse:  “Seguimi”:  Ed egli si alzò e lo seguì.

         Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli:  “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”.  Gesù li udì e disse:  “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.  Andate dunque e imparate che cosa significhi:  Misericordia io voglio e non sacrificio.  Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,9ss).

 

L’evangelista Matteo racconta il suo primo incontro con Gesù e la sua prodigiosa conversione.

Scrive Matteo:  “Gesù, passando, vide un uomo chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e gli disse:  Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì”.

Il mestiere di Matteo era quello di  pubblicano e peccatore.  Matteo era peccatore di professione perché il suo mestiere era connesso con molte ingiustizie, prepotenze, violenze…

I pubblicani (o esattori di imposte) erano arbitri indisturbati delle somme di denaro da estorcere al popolo.  Lo stato dava loro ogni potere pur di assicurarsi la somma di denaro stabilita per il proprio erario.   

I pubblicani avevano un cuore metallico come le monete che raccoglievano ogni giorno.  Erano prepotenti, temuti e odiati da tutti.  Nessuno poteva opporsi loro.  Nel loro cuore non c’era spazio per la pietà.  Quanti poveri, afflitti, umili… erano oppressi senza alcun riguardo. I pubblicani succhiavano loro anche il sangue e li abbandonavano sul lastrico.  Lo scopo della loro vita era solo quello di portare a casa ogni giorno una somma considerevole di denaro.  L’avarizia distruggeva ogni senso umano o religioso e lasciava nell’animo quella amara “esecranda sete di denaro” o (come dicevano allora) “auri sacra fames”.

 

In questo ambiente infame si rende presente Gesù, si ferma in mezzo a uomini empi e crudeli colui che era pieno di amore e di bontà fino a dare la vita per noi.  Entra fra di loro e si siede a mensa con grande scandalo degli uomini devoti…, i farisei. I farisei erano coloro che sempre e dovunque si credevano giusti, puliti, onesti e criticavano tutti e perfino Dio.  Erano i peggiori esseri perché professavano una religiosità senza pietà, senza comprensione.  Una simile religiosità non può essere gradita al Dio di bontà infinita.

Se Gesù non fosse entrato in quel luogo infame non avrebbe portato tanti alla salvezza.  Matteo, l’uomo che non aveva mai avuto compassione per nessuno, ora si lascia attrarre come un cagnolino dal padrone.  In un attimo lascia il denaro, vecchio padrone che lo tiranneggiava, e si fa servo di Cristo, di  colui che era l’ amico dei poveri e dei deboli e dei derelitti.

         Bastò una parola di Gesù per causare il grande miracolo della conversione:  Gesù disse:  Seguimi.  E Matteo lo seguì!      Questo miracolo è molto più potente di quello compiuto sul lebbroso:  Se vuoi puoi guarirmi.  Lo voglio, guarisci.  Subito la lebbra sparì.  Miracolo più forte che calmare il mare in tempesta. 

Chi mai può smuovere l’animo dell’uomo?  Alcune volte neanche Dio.  L’uomo si ostina contro Dio e va nell’inferno.  Dio non può opporsi alla volontà umana libera.

        

 

 

Che cosa avvenne nell’animo di Matteo quando Gesù gli si avvicinò e lo guardò negli occhi? In quel posto, dietro quei mucchi di denaro, Matteo non aveva mai visto uno sguardo come quello di Gesù, di un Dio fatto uomo, di un Dio che ama anche i peccatori e per essi è capace di dare la vita.

Un uomo seduto al banco delle imposte era il centro verso cui convergevano rabbia e odio mortale…  In quella bolgia di inferno entra Gesù e cambia tutto.  Cambia anche il cuore di Matteo.  Come fece?  Che cosa fece?   

In un istante gli trasformò il cuore.  Dall’avarizia schiavizzante passò alla libertà dei figli di Dio.  Allora Gesù divenne il suo supremo interesse, al di sopra della famiglia e del lavoro, che lo teneva soggetto.  Matteo lasciò casa, famiglia e mestiere per seguire il Maestro ormai diventato il suo unico e supremo amore.

 

C’è gente oggi che non pensa ad altro che al denaro?  Anche loro possono diventare amici intimi di Gesù, se lo incontrano, se si lasciano guardare negli occhi, se lo riconoscono come l’unico grande amico del cuore.

                  

         Gesù passava:  egli è venuto in questo mondo per incontrare ogni persona, anche noi, ora, attraverso la lettura del brano evangelico.  Tutti lo possiamo incontrare.  Non sempre riusciamo a capire l’importanza di quel momento di grazia.

Gesù è l’Inviato di Dio per cercare e condurre alla casa paterna tutta l’umanità dispersa, ogni persona umana.  Per questo si è fatto uomo, uomo visibile che si muove e guarda; mentre guarda gli altri, gli altri devono guardare lui negli occhi.  

 

Che cosa avverrebbe oggi se si mettesse a servizio dei poveri e dei sofferenti il più temuto boss della mafia o un trafficante di prostitute o un grande spacciatore di droga che semina rovine e incassa somme straordinarie di denaro seminando rovine di vite umane e di famiglie?

Sono convinto che in paradiso vedremo tante facce strane che non avremmo mai immaginato capaci di toccare la soglia del tempio.  Gesù ci insegna che quelle facce sono le nostre, di ciascuno di noi senza eccezione.  Solo Gesù e la Madonna sono innocenti.  Tutti gli altri siamo peccatori e incapaci di salvarci, ma Gesù ci salva gratis se lo amiamo nei fratelli e siamo umili con tutti.

         Guai a dire:  Io non faccio peccati!  E’ la frase più bugiarda che possa esistere, la più pericolosa, perché ci esclude dalla salvezza di Cristo.  Dice infatti Gesù:  Io non sono venuto per i “giusti” (tra virgolette), ma per i peccatori.  Coloro che si definiscono da sé “giusti” vengono esclusi dalla salvezza cristiana.  Gesù non può salvare quei falsi giusti perché sono incapaci di pentirsi, pur essendo peccatori come tutti.  Sono gli unici e i soli inconvertibili.  Per ogni peccato c’è perdono, ma non esiste perdono per chi non riconosce le proprie colpe, accusa gli altri e quindi non ricorre a Gesù, unico Salvatore del mondo. 

 

         Il Vangelo oggi ci invita a lasciarci guardare da Gesù, toccare nel cuore e cambiare da peccatori a santi e suoi veri discepoli, anzi apostoli e missionari del Vangelo.

         Un uomo chiamato Matteo!

         L’evangelista, il santo apostolo ci invita a convertirci al cuore di Gesù. E dice a noi:  Ero io quell’uomo peccatore, quel cuore metallico…  E la grazia divina ha compiuto miracoli.  Li compie per tutti, ma non per i superbi, per coloro che puntano il dito contro gli altri anziché battersi il petto.

         Che grande miracolo è la confessione!  E la comunione…

         Il Vangelo in questa pagina parla di confessione e di comunione.

         Nella confessione si riversa tutta la passione dolorosa di Gesù e la forza della sua risurrezione per trasformare i nostri cuori da peccatori e nemici di Dio in santi e suoi intimi.  Questo fa il sacramento della confessione.  Non lo trascurate.  Preparatevi sempre con impegno riflettendo sul potere divino che Gesù ha lasciato nelle mani del sacerdote e sulla passione dolorosissima che egli subì per noi, per ottenerci il perdono dei peccati e sulla necessità indispensabile di riconoscere i propri peccati e di detestarli sinceramente.  Sono le condizioni richieste per una buona confessione.

Tutti i peccati possono essere perdonati, tutti i peccatori possono diventare santi.  Perché per tutti Dio si è fatto uomo, è venuto vicino a noi, può essere incontrato da chiunque si avvicina al sacerdote. 

 

Alla conversione segue la festa del perdono.  Dice il Vangelo:  “Molti pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù e con i discepoli”.  I discepoli di Gesù si riconoscono peccatori perdonati dall’infinita bontà di Cristo e istruiti sulla necessità di riconoscere in tutti la possibilità del perdono e di divenire intimi e amici di Gesù, seduti con lui a mensa nel regno di Dio.

         Gesù ci invita a mensa, cioè alla comunione.  Questo vuol dire il Vangelo con le parole:  Gesù sedeva a mensa e molti pubblicani e peccatori, ormai pentiti e redenti, si misero a tavola con lui e con i discepoli.  Erano diventati discepoli di Gesù, avevano lasciato il brutto mestiere del denaro facile e peccaminoso. 

         La comunione ossia il banchetto con Gesù esiste anche oggi.  Tutti sono chiamati anche i più grandi peccatori.  Tutti siamo peccatori e tutti possiamo diventare santi.  Gesù ci invita e ci prega a non lasciarci attirare dal mestiere del fariseismo peggiore di quello dei pubblicani.  Matteo si convertì, ma non c’è speranza di salvezza per i farisei che giudicano gli altri e non convertono se stessi.

         Dice infatti Gesù:  Io sono venuto per salvare quelli che si dicono “giusti” mentre vi dico sempre che uno solo è Giusto, Dio e la sua immacolata Madre.  Chi dice di non aver peccati è peggiore di tutti i peccatori perché è peccatore ed è inconvertibile.

        

         Il Vangelo di oggi ci invita a incontrare Gesù ogni giorno nell’umile riconoscimento quotidiano di essere peccatori, nella ricerca giornaliera dei peccati, difetti, deviazioni per rendere la nostra esistenza meno pesante ai nostri fratelli che vivono con noi.

         Dobbiamo ricorrere a Gesù continuamente per essere purificati e per vivere tra fratelli come amici che si perdonano ogni giorno e fanno festa.  Dobbiamo evitare il male peggiore di ogni altro, quello del fariseismo risorgente in ogni gruppo di preghiera o di vita impegnata.  Mai metterci a giudicare il prossimo e lo stesso Gesù che perdona e fa festa con i peccatori perché si lasciano purificare:  senza di lui non c’è possibilità di perdono o di virtù o di santità.

         Chi fa il mestiere del fariseo è il peggiore di tutti gli uomini esistenti.  Per tutti c’è perdono, per loro no perché si considerano senza peccati e disprezzano gli altri.  Non vedono peccati in se stessi perché hanno gli occhi sempre fissi sui difetti altrui e non hanno tempo per riflettere sui propri.  Vivono sempre critici, arrabbiati, infelici, sgraditi a Dio e agli uomini.  Non fanno parte dei discepoli di Gesù che ha detto chiaramente di non essere venuto per loro che già si considerano santi, ma sono senza Gesù, senza Dio e senza paradiso.