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DOMENICA ANNO A
L’AGNELLO
INNOCENTE CHE TOGLIE I PECCATI
“Giovanni vedendo
Gesù venire verso di lui disse:
Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è
passato avanti, perché era prima di me.
Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli
fosse fatto conoscere a Israele.
Giovanni rese testimonianza dicendo: Ho visto lo Spirito scendere come una
colomba dal cielo e posarsi su di lui.
Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi
aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che
battezza in Spirito Santo. – E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è
il Figlio di Dio. (Gv 1, 29ss).
Giovanni Battista vedendo Gesù disse: Ecco l’agnello di Dio. – Con queste parole, il Battista
dava una nuova interpretazione a molte pagine dell’ Antico Testamento della
Bibbia.
L’agnello era offerto in sacrificio mattina e
sera. Il sacrificio ricordava
l’alleanza con Dio ossia quel patto di amicizia contratto sul monte Sinai quando
Dio diede i comandamenti a Mosé: il
popolo si impegnò ad osservare i comandamenti e Dio si promise la sua
protezione.
Il fondamento delle mutue promesse tra
Dio e Israele era l’alleanza in sé che faceva sì che tra i due contraenti quasi
si stabilisse un legame di consanguineità.
La religione ebraica non era solo un culto a Dio, ma un legame
familiare. La consanguineità
veniva espressa attraverso i sacrifici e specialmente con l’agnello. Il gesto essenziale del sacrificio
consisteva nell’aspergere con il
sangue l’altare (che stava al posto di Dio) e il popolo. Nel sacrificio, attraverso l’aspersione
del sangue, Dio e Israele si consideravano come consanguinei, come parte di
una sola famiglia.
Giovanni Battista dice che Gesù è l’agnello di Dio. Egli annunziava che era passato il tempo
delle figure per dar posto alla realtà.
L’ Antico Testamento prefigurava il Nuovo. Gesù era venuto ormai e per questo la
consanguineità con Dio non avveniva più attraverso il sangue di un agnello, ma
con il sangue di Gesù. Egli
infatti è Figlio di Dio e figlio dell’ uomo.
Mediante l’incarnazione del Figlio di Dio, una donna ebrea diventa realmente consanguinea con l’eterno e infinito Jawé, sceso in mezzo al suo popolo, fatto carne e sangue degli Ebrei. Nell’ Antico Testamento (ossia nell’ebraismo) era stata annunziata e promessa la consanguineità; nel Nuovo Testamento (ossia nel cristianesimo) veniva attuata prima con l’incarnazione, poi con i sacramenti.
L’incarnazione
fa sì che Dio diventi uomo ossia che appartenga a una stirpe umana, a quella
degli Ebrei; e, mediante loro, a tutto il genere umano. Con i sacramenti Gesù entra in
contatto diretto con ogni persona che viene battezzata (sacramento del
battesimo), perdonata (sacramento della confessione), comunicata (sacramento
della comunione). Come la Madonna è
vera madre di Gesù uomo e Dio, così ogni persona che riceve i sacramenti viene
messa a contatto vitale e reale con Gesù e diventa consanguinea come
lei.
Mediante i sacramenti riceviamo la vita divina e la presenza reale della SS. Trinità nel nostro cuore. Ogni cristiano (senza peccati mortali) è tempio di Dio, abitazione di Dio e vero figlio amato da Dio. Quanto è grande la religiosità rivelata, ebraica e cristiana! Non è minimamente paragonabile a tutte le religioni inventate dagli uomini.
Giovanni
Battista disse ancora un’altra frase additando Gesù: Ecco colui che toglie il peccato del
mondo. E’ detto peccato al singolare per
indicare il tumore maligno che invade tutto il genere umano ed è il substrato di
ogni altro peccato.
Il
peccato è l’opposto della religiosità o della consanguineità. Con la religiosità cristiana diventiamo
figli di Dio, senza di essa o con un peccato mortale, siamo la non-religiosità,
siamo il fallimento del progetto di consanguineità e familiarità con Dio. Ma Gesù ha pure il potere di distruggere
il tumore maligno. Egli è l’agnello
che toglie il peccato del mondo.
Nell’Antico
Testamento il sacrificio aveva anche lo scopo di distruggere il peccato e di
riallacciare i legami con Dio. Il sacerdote prendeva il sangue delle
vittime e andava nel luogo più santo del tempio, dove Dio si rivelava; aspergeva
quel luogo (che rappresentava Dio) e poi il popolo; e così mentre distruggeva
i peccati, riallacciava i vincoli di amore, di amicizia e di parentela con
Dio.
Gesù come toglie i peccati? Con il sacrificio di sé, con il suo sangue, che, prima di diventare legame di consanguineità, viene versato sul Calvario per noi. Gesù toglie i peccati pagando di persona, con il sacrificio di sé. Così aveva preannunziato la Bibbia nel libro di Isaia: “Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui… Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di tutti noi” (Is 53, 5 s).
Giovanni
Battista dice inoltre che Gesù era pieno di Spirito Santo ossia di
divinità, era il Figlio di Dio e datore di filiazione
divina cioè avrebbe battezzato nello Spirito Santo: L’uomo sul quale vedrai scendere e
rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. La redenzione operata da Gesù toglie il
peccato ed eleva l’uomo alla grazia della filiazione
divina.
Giovanni Battista, chiamando Gesù agnello di Dio, richiamava la grande
legge della soddisfazione vicaria cioè la salvezza attraverso un
innocente disposto a soffrire per i colpevoli.
Gesù è
chiamato agnello anche perché è innocuo, innocente, non ha fatto alcun
male. Eppure questo innocente paga
per i peccati dei ribelli suoi fratelli.
Perché l’innocente soffre per i colpevoli? Perché è impossibile che l’uomo possa
redimersi da sé. Chi è nel
peccato non è capace di avere sentimenti di amore verso Dio e verso il prossimo,
ma bestemmia Dio (attribuendo a lui ogni male) e accusa il prossimo, scagionando
se stesso. E’ impossibile che un
colpevole si umili, riconosca le
proprie colpe, chieda perdono, e si avvii verso una nuova vita di
rettitudine. Questo può avvenire
solo se una grazia lo previene e gli tocca il cuore. La grazia preveniente è mandata a lui
dagli innocenti che soffrono per lui.
Così ha fatto Gesù e così egli vuole che facciano i suoi seguaci: che
riparino il male e portino il bene nel mondo.
QUI CI TROVIAMO DAVANTI AL PIU’ GRANDE APPARENTE SCANDALO DELL’UOMO
CONTRO DIO. Accettare la
sofferenza, pur essendo innocenti, è molto difficile, anzi impossibile. Continuamente si grida contro le
ingiustizie e si contesta Dio che permette la sofferenza degli innocenti, dei
bambini. Ho sentito molte volte la
ribellione contro Dio per le sofferenze dei bambini innocenti. E mi sono detto: Quanta ipocrisia e quanta contraddizione
nel mondo di oggi: si grida allo
scandalo per le sofferenze dei
bambini innocenti eppure essi si uccidono legalmente negli ospedali; e i macellai vengono pagati
profumatamente. Sono coloro che per
professione dovrebbero essere gli operatori per la vita e la salute e si
chiamano medici. E questo nostro
mondo si ribella se per caso si dice che l’aborto è un crimine. Viene considerato un diritto e una
conquista di civiltà.
Non può esistere redenzione senza sofferenza e senza sofferenza
congiunta a innocenza di vita. Come
si può spiegare questo?
La
spiegazione non è facile. Gesù
nella sua vita terrena si incontrò con il dolore innocente. Non ci ha lasciato spiegazioni
teoriche. Ha partecipato al dolore
dei sofferenti e ha sacrificato se stesso sul Calvario per togliere malizia dal
mondo. Ha pianto davanti alla tomba
dell’amico Lazzaro, si commosse davanti alla bara del figlio della vedova di
Naim, non ha fatto discorsi sulla sofferenza innocente. Il discorso è lui in persona di
crocifisso, innocente, risorto e redentore del mondo.
Questo grande Dio, facendosi in tutto simile a noi ha sofferto senza
lamentarsi. Non si ribellò a Dio
Padre né contro gli uomini suoi fratelli, ma cambiò la sofferenza in amore,
dando inizio a una nuova umanità di suoi amici che lo imitano e sono i salvatori
del mondo, i santi. I santi hanno
capito che la sofferenza è amore e redenzione.
Suor Faustina, dichiarata santa pochi anni fa, scrive: “La sofferenza è il tesoro più grande
che ci sia sulla terra. Essa
purifica l’anima. Il vero amore si
misura con il termometro della sofferenza.
Gesù, ti ringrazio per le croci quotidiane, per le contrarietà, per il
peso della vita comunitaria, per le interpretazioni distorte delle mie
intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento
aspro verso di me, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole, per le
forze che vengono meno, per il ripudio della mia volontà, per l’annientamento
del proprio io, per le sofferenze
interiori, per l’aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi”.
(Diario di suor Faustina Kowalska, ed. Vaticana,
pag.145s).
Questi ragionamenti non si possono capire se non da chi ha fatto una
grande esperienza di Dio, cioè da chi una grande fede, un grande contatto con
Dio.
Riferisco altre espressioni dei santi: Il dolore è uno dei più grandi
benefici che Dio concede all’anima per evitarle di cadere nell’egoismo. Dio è vicino a chi accetta di soffrire
per amor suo. Il dolore innocente è
la più efficace soddisfazione del male che esiste nel mondo. Il dolore è la sola cosa nostra che
possiamo offrire a Dio. E sarà
eternamente ricompensato. E’ tanto
il bene che aspetto che ogni pena è diletto.
Gesù
della sofferenza “ha fatto il valore supremo… Dopo il peccato, la vera grandezza di
una creatura umana si misura dal fatto di portare su di sé il minimo possibile
di colpa e il massimo possibile di pena del peccato… Al vertice di questa nuova scala di
grandezza sta Gesù di Nazaret, “l’ Agnello senza macchia”… che ha portato su di
sé la pena di tutte le colpe” (R. Cantalamessa, Riflessioni sui vangeli, anno
A”, Piemme, Casale Monferrato, 2001, pag. 169).
L’esempio di Gesù va visto con amore, accettato con umiltà e generosità e praticato con la speranza propria della fede cristiana. Anche se non riusciamo a capirlo, abbiamo l’esempio di un Dio e abbiamo il dovere di fare altrettanto per amore suo. Dobbiamo dare più credito a Dio, che è venuto tra noi e ha scelto il dolore, che non ai più grandi scienziati o filosofi o uomini grandi, ma sempre e solo uomini.
Nella Bibbia il libro di Giobbe, grande sofferente innocente, critica
quei teologi che vogliono per forza spiegare il dolore, cosa che è molto più
grande della nostra mente. Lo
stesso libro insegna che Dio ha creato tutto per il bene e tutto conduce al
bene finale. Questo deve
bastarci per vivere da persone sagge che seguono Cristo Dio. Egli morì in croce, ma non rimase morto,
risorse ed è glorioso per sempre.
L’ultima parola non è del male, ma del bene che però viene dal sacrificio
innocente.
Poste
queste premesse fondamentali della fede cristiana, possiamo aggiungere altre
osservazioni che rendono il problema meno oscuro e più
accettabile.
Il male esiste da quando esiste la libertà delle creature: non c’è male senza libertà. La libertà umana causa ogni male. Eliminiamo la libertà? No! perché non c’è neanche
amore senza libertà. Infatti, se posso fare realmente il male e invece io
scelgo il bene con grande
sacrificio, è segno che amo.
L’amore è vero quando si è capaci di soffrire.
La
libertà è un gran bene, ma se esiste la libertà, certamente viene il male. Perché? Perché le creature con la libertà
sentono di essere simili a Dio e si lanciano nell’avventura della libertà
sfrenata.
E allora? Libertà e amore
possono stare insieme se si aggiunge il sacrificio. Con il sacrificio si può amare, si può
scegliere il bene anche con svantaggio personale. Ma senza sacrificio la libertà produce
ogni male.
Il male dunque dipende dalla cattiva volontà umana che causa disordini
ossia mali fisici (un’alimentazione
disordinata porta malattie), morali (una condotta immorale porta disordini
personali, familiari, sociali...).
Perché
Dio ha creato l’uomo libero? Perché
senza libertà non può esistere né
amore né personalità. La
persona è tale proprio perché è libera e capace di autogestirsi. Dio creando l’uomo libero ha limitato
la propria onnipotenza. Dio non
vuole il male, ma se vuole l’uomo libero non può evitare il male.
Dio nel
creare l’uomo si trovò in un bivio:
o creare un altro animale (senza libertà e senza amore) o creare una
persona. La grandezza di una sola
persona è superiore a tutto il cosmo materiale, ma il rischio è molto più grande
perché l’uomo può causare i più grandi mali della storia. E Dio, se è coerente con se stesso, non
deve ostacolarlo, altrimenti non è vero che ha creato l’uomo libero. La grandezza della persona si può
misurare a metri di eternità, dato che è immortale.
Con la
libertà l’uomo è più grande di tutto il cosmo ed è vicino a Dio, simile a
lui. Egli può dire no a Dio; e Dio
non lo può e non deve impedirlo.
Dio ci ama infinitamente e non vuole che si perda nessuno, eppure non può
impedire che uno vada nell’inferno.
Dio ci
ha dato la libertà non per opporci a lui e dimostrare la nostra grandezza nella
rovina eterna, ma per goderlo per sempre in paradiso da persone che liberamente
hanno scelto lui e il bene. Per
tutta l’eternità si godrà il frutto della propria conquista. Che proporzione c’è tra cento anni di
sofferenze (quanto è la vita umana) e un’ eternità di godimenti? Dio nel crearci sapeva bene che cosa
faceva a nostro vantaggio!
L’eternità
è quella che conta nell’esistenza umana, perché essa è la condizione definitiva
e perenne. Molti problemi non si
possono comprendere perché non si ha il senso dell’eternità, perché si ragiona
solo a livello di tempo. Ma la
nostra esistenza non è solo temporale.
Nessun ragionamento vale senza tenere presenti tutte le componenti del
discorso “uomo”. L’uomo è anima e
corpo, tempo ed eternità.
Nonostante
tutti i rischi, Dio ha voluto la creazione della persona e ha permesso il male,
ma solo nel tempo; nell’eternità
resterà solo il bene. Chi vuole può
salvarsi con certezza, perché Dio, prima di crearci liberi, ci ha legati
indissolubilmente con il Figlio suo che si sarebbe fatto uomo e nostro
salvatore.
E’
insegnamento chiaro nella Bibbia che Dio ha creato tutte le cose nel Figlio suo
e ha dato così la possibilità di salvezza per tutti. Se una creatura libera si perde, ciò è
dovuto esclusivamente alla sua malizia:
chi è causa del suo male pianga se stesso!
Dio
permise il male e si addossò le conseguenze facendosi crocifisso: Dio è il primo a subire le conseguenze
disastrose del male. Ma proprio con
il suo sacrificio riparò il male, lo trasformò in bene e in amore
moltiplicato: quanto vale l’amore
che costa sacrificio, non vale niente in questo mondo. Quanto vale un atto eroico di bontà per
liberare altri dal male!
Dio è
amore e fece prevalere le leggi dell’amore su quelle della purezza o integrità
in questo mondo (non in quello eterno).
Dio pagò di persona diventando crocifisso per riparare il male e volle
che gli uomini fossero come lui legati fra loro per aiutarsi a vicenda e
salvarsi dal male. Come? Per la legge della solidarietà. Dio fece
sì che l’uomo fosse strettamente legato con tutto il genere umano. Così i buoni hanno la possibilità di
aiutare i cattivi. Il primo dei buoni è Gesù che decise di incarnarsi prima
ancora di creare l’uomo libero e proprio per poterlo creare libero e dargli
anche la certezza della salvezza eterna.
La
legge di solidarietà nel genere umano forma di tutti come un solo individuo e fa
sì che bene e male si propaghino in tutti gli individui. Ma nel mondo c’è più bene o più male?
Prevale il bene o il male? Il
bene. Perché? Perché Dio ha creato l’uomo
sull’incarnazione di Cristo che come Dio è bontà infinita. Dice infatti la Bibbia: Dio ha creato tutto in Cristo e in vista
di Lui.
L’innocente
Gesù soffrì e con lui tutti gli innocenti salvano il mondo, nonostante tutte le
cattiverie che possano esistere.
Solo così Dio potè creare una persona, libera e capace di amare, anche
con il rischio del male proprio e altrui, ma con la certezza di
salvarlo.
Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Gesù, essendo Dio incarnato, assume su
di sé tutti i mali dell’uomo e li purifica con il suo amore sacrificale e
innocente. Egli dà forza di
salvezza a tutti coloro che si lasciano attirare dalla sua bontà e si dedicano
anch’essi per la salvezza dei fratelli traviati soffrendo con lui e come
lui.
Ecco l’ Agnello innocente che toglie il peccato e riversa il bene o
l’Amore divino cioè lo Spirito Santo: battezza o immerge nello Spirito Santo e
trasforma l’umanità in una famiglia divina, la Chiesa. La Chiesa è Gesù moltiplicato, Gesù
innocente e sofferente, il vero salvatore del mondo. Siano rese grazie a Dio.