L’ASCENSIONE AL CIELO
Gesù è asceso al cielo. Anche noi dobbiamo salire al cielo con il cuore e abitarvi fin d’ora poiché là è la nostra definitiva condizione.
Che
cosa vuol dire ascensione al cielo?
Non significa che Gesù si è allontanato da noi. Lo abbiamo tanto vicino da poterlo ricevere
nel cuore mediante la comunione!
L’ascensione dell’umanità di Gesù è il suo ingresso totale e
definitivo nella sfera del divino. Il
cielo nel senso religioso è Dio.
Gesù iniziò la sua scalata verso Dio dal primo istante della concezione nel grembo di Maria immacolata. Da allora infatti la sua umanità era molto diversa dalla nostra: era immacolata e piena di vitalità divina. Questa vitalità si rivelò nella morte, nonostante la quale egli non poté corrompersi.
Con
l’ascensione, l’anima e il corpo umano di Gesù raggiunsero l’immortalità,
l’impassibilità e gloria propria dell’uomo risorto.
Essenzialmente
l’ascensione è lo stesso che la risurrezione. Gesù dal primo istante della risurrezione
disse alla Maddalena: Non mi
trattenere, perché or ora sto per ascendere al Padre mio o ascendere in
cielo. Anche il Vangelo di Luca alla
fine del capitolo 24 dice che Gesù ascese al cielo lo stesso giorno della
risurrezione. Eppure Luca stesso, in un
altro libro, racconta l’ascensione dopo quaranta giorni.
Bisogna
distinguere l’ascensione essenziale che coincide con la risurrezione e quella
sperimentale, avvenuta dopo quaranta giorni. Per quaranta giorni Gesù istruì i discepoli per definire molte
cose che non avevano capito prima della sua morte. In questi quaranta giorni le visite del Risorto erano più
frequenti e quasi oscurate da un velo per permettere ai discepoli di sostenere
lo sguardo. Dopo quei quaranta giorni
provvidenziali, Gesù apparve ancora, ma
in maniera più gloriosa. A Paolo
apparve in pieno giorno e oscurò il sole e accecò il veggente.
L’ascensione
è un aspetto della risurrezione che noi meditiamo in tre solennità differenti
(pasqua, ascensione e pentecoste) e possiede tre aspetti inseparabili: 1) il
passaggio da morte a vita (risurrezione); 2) non un passaggio alla vita di
prima, ma a uno stato di vita totalmente diverso da prima (ascensione); 3) stato nuovo che Gesù comunica ai suoi
discepoli mediante lo Spirito Santo (pentecoste).
Lo
Spirito Santo viene rappresentato
nell’ascensione sperimentale dalla nube luminosa che accolse Gesù “in cielo”
cioè in Dio. La nube aveva avvolto Gesù nella trasfigurazione, ma
solo per un momento. Poi lo avvolse
definitivamente con la risurrezione.
Ormai l’umanità di Gesù non può più né soffrire né morire: è tutta piena di Spirito Santo Dio e ha
caratteri tutti divini, senza perdere la natura umana, che viene nobilitata e
non distrutta.
Il cielo
astronomico è immenso, ma il cielo religioso è infinito.
Sappiamo
che ogni stella è un sole che può avere attorno a sé molti mondi; sappiamo che
la nostra galassia ha miliardi di stelle (e quanti mondi? Ce n’è spazio!!!): la luce impiega miliardi anni per andare da una parte all’altra
della galassia. Le galassie sono
miliardi!!!
Ma Dio è
infinito!!! Se ci viene la tentazione
di dire: Dove collocherà Dio tanti
esseri? si pensi alle stelle!!! Ma le stelle sono terra, non cielo,
religiosamente parlando… Dio è
infinito. Siamo chiamati a vivere in
Dio e per sempre…
Il Figlio
di Dio era “disceso” in terra con l’incarnazione, assumendo natura umana: ora
“sale al cielo” con la
risurrezione-ascensione. EGLI SIEDE
ALLA DESTRA DEL PADRE: un uomo (Gesù) siede nello stesso trono di Dio! Inconcepibile! Gli angeli restarono stupiti di questo potere universale e
cosmico di Gesù.
Il
demonio e i suoi seguaci si erano ribellati a questo disegno di Dio perché si
ritenevano più degni dell’uomo per essere elevati a quella altezza. Insieme con Cristo è inseparabile la
Madonna. Il demonio si ribellò a Dio, a
Cristo e alla Madonna e trovò la sua rovina.
Noi troveremo la salvezza nella sottomissione umile e gioiosa.
Dio volle
che il Figlio si facesse uomo e non angelo perché così sintetizzava tutta la
creazione spirituale (angeli), umana, animale e cosmica. Tutta la creazione è nel cuore di Dio che è
molto più vasto dei cieli materiali che sono finiti, ma Dio è infinito.
L’ASCENSIONE
ci invita a guardare il cielo e non la terra come la nostra stabile dimora; ma
anche a testimoniare con amore la grandezza di Gesù e la gioia di essere uniti
a lui.
Una
“struggente nostalgia” invadeva il cuore di S. Faustina al pensiero del
cielo. La terra le sembrava un deserto
insopportabile. Ma Gesù le disse che
ancora doveva vivere in questo mondo per portare a lui molte anime con la preghiera e il
sacrificio. In paradiso non è possibile
il sacrificio e perciò neanche una missione apostolica piena.
Con la
santa anche noi diciamo: Signore, per
amore tuo, resterò finché tu vuoi, anche fino alla fine del mondo per te e per
le tue anime. Gesù ci ha dato l’impegno
di testimoniarlo nella nostra vita cristiana.
Essere testimoni significa saper soffrire (testimoniare in greco è martirio)
per essere fedeli a Cristo fino alla morte.
Questo sacrificio viene unito a quello di Gesù sul Calvario e salva il
mondo.
Il
cristiano si strugge di nostalgia per il cielo, ma accoglie la croce con amore
per Cristo e per il prossimo.