GUAI A SCRIBI E FARISEI

DOMENICA XXXI

 

         Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:  “Sulla cattedra di Mosé si sono seduti gli scribi e i farisei.  Quanto vi dicono fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno.  Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito.  Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati:  allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano i posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare rabbì dalla gente.

         Ma voi non fatevi chiamare rabbì, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli.  Non chiamate nessuno padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.  E non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.

         Il più grande tra voi sia il vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Mt 23, 1-12).

 

         Il Vangelo ci dà una lezione di umiltà e di carità fraterna.  Dice:  Chi si abbassa sarà esaltato.  Il più grande tra voi sia vostro servo.  E’ molto difficile estirpare la superbia, l’egoismo, la ricerca del proprio interesse e perfino nell’esercizio della religiosità.

                Esercitare un servizio religioso per interesse egoistico ha meritato ai sacerdoti un aspro rimprovero dal profeta Malachia (1, 14-2, 10).  Gesù inveiva contro i responsabili religiosi del tuo tempo, gli scribi e i farisei, per l’attaccamento al prestigio personale.  La lezione viene estesa a tutti.  Dice infatti il Vangelo:  Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli. Chiunque compie un servizio nella Chiesa non è esente dalla tentazione di asservire a sé il prossimo, di mettersi in mostra, di cercare vantaggi personali…

Le colpe che Malachia rimproverava al suo tempo erano così denunziate:  Non prendete a cuore di dar gloria (al nome di Dio), (negligenze verso Dio nel culto);  vi siete allontanati dalla retta via (si erano allontanati dalla rettitudine proprio nel servizio religioso); non avete osservato le mie disposizioni (non osservanza dei comandamenti divini);  siete di inciampo a molti con il vostro insegnamento (inducevano altri al male anziché guidarli al bene); avete rotto l’alleanza di Levi (compivano azioni che distruggevano la funzione sacerdotale; Levi era il capostipite dei sacerdoti in Israele);  avete usato parzialità riguardo alla legge  (perpetravano ingiustizie proprio nel servizio religioso).

Nel Vangelo Gesù accusa la tirannia spirituale degli scribi e dei farisei (impongono pesanti fardelli sulla gente ed essi non li toccano neanche con un dito):  severità con gli altri ed eccessiva indulgenza con se stessi; (cercano l’ammirazione, i primi posti e i titoli onorifici): agiscono per vanità e  per prestigio.

Le conseguenze di tali comportamenti sono molto gravi.  Malachia dice:  Manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni.  Invece di portare del bene sono causa di gravi mali.  Gesù disse di Giuda, apostolo indegno:  Sarebbe stato meglio che non fosse mai nato.   

         Gesù insegna il carattere proprio di chi ha responsabilità nella religione e presenta se stesso come modello unico e sublime:  egli solo è il Maestro; e il Padre è solo colui che  merita tale titolo in pienezza.  Dice Gesù:  Non fatevi chiamare ‘rabbi’, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli.  E non chiamate nessuno padre sulla terra perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.

         Come è Maestro Gesù?  E’ maestro perché è venuto per parlarci del Padre suo che  noi non conoscevamo.  Per farcelo conoscere,  Gesù ha preso la nostra umanità, e con essa ha talmente assimilato il Padre da poter dire:  Chi vede me, vede il Padre.  Io e il Padre siamo una cosa sola.

         Gesù come Figlio di Dio è la perfetta copia del Padre; e lo esprime con tutta la sua persona e anche con la sua umanità.  Per questo il Figlio di Dio si chiama Parola perché rivela il Padre; e rivelandolo, lo dona  con la parola e con tutta la sua persona e i suoi gesti.  La comunicazione delle realtà religiose non è soltanto dare delle idee.

         Molto diversa è la comunicazione delle scienze umane.  Queste si imparano con la mente; la scienza di Dio si deve imparare con tutta la persona.    Diventare discepoli di Cristo è una trasformazione divina.  Solo un potere divino può produrlo.

         Questo potere viene dato nella Chiesa ai vescovi, sacerdoti e diaconi, a coloro che hanno l’ ufficio di parlare, annunziare, evangelizzare, predicare, istruire.  Essi non devono dare una scienza umana.  Devono dare Dio, devono trasformare in Dio chi ascolta. 

         Coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’ ordine sacro  DEVONO ESERCITARLO DIVINAMENTE.  Non è possibile dire e non fare come facevano i farisei.  L’unico e vero Maestro, Gesù, non ci ha insegnato Dio soltanto con le parole.  Prima di predicare per le vie della Palestina, stette per trent’anni nella casa di Nazaret.  Quella fu la prima scuola; e i suoi discepoli erano la Madonna e S. Giuseppe.  Due soli discepoli, ma di che grande portata! 

Gesù insegnò con tutta la vita e con le sue azioni da quando divenne uomo (dal seno materno), da allora era Maestro.  La Madre sua lo sentiva in se stessa e riceveva il suo insegnamento.  Ma il primo discepolo in assoluto era il corpo e l’anima umana di Gesù.   

Gesù visse la sua filiazione divina in carne umana in tutto l’arco della sua esistenza, sempre si comportò figlio prediletto e amorosissimo del Padre.  Diceva:  Io faccio sempre quello che piace a lui;  il mio cibo è fare la volontà del Padre.  O Padre, sia fatta la tua e non la mia volontà.  Nel supremo sacrificio di sé gridò a gran voce:  Padre, mi hai abbandonato?  Nelle tue mani affido il mio spirito.  Erano parole simili a quelle della Bibbia in Giobbe:  Anche se Dio mi uccidesse, continuerei a credere e a sperare in lui.

         Le persone che devono proporre il Vangelo devono essere un Vangelo vivo, come Gesù era il figlio del Padre, tutta la sua rivelazione, la sua Parola.  Tutto quello che il Padre volle dirci fu la presenza del Figlio nel mondo.  Il Vangelo non è un libro, è soprattutto la persona divina di Gesù in carne umana.  Ora egli è persona divina in una comunità che si chiama Chiesa.

         Essere annunziatori di Cristo significa essere immagine viva e perfetta del Maestro.  Così era la Madonna, la copia conforme del Figlio fatto uomo.  Maria perciò è la prima evangelizzatrice, dopo Gesù, e la regina degli apostoli e dei missionari. 

E come la Madonna, tutti coloro che si immedesimano in Cristo con la comunione e la vivono, per questo solo fatto sono discepoli di Cristo e sua rivelazione.  La fede cristiana si propaga per forza intrinseca e divina.  Tale forza è la persona dello Spirito Santo che entra in noi con i sacramenti e si espande da noi ad altri esseri viventi. QUESTA E’ EVANGELIZZAZIONE!!! 

I sacerdoti e coloro che ricevono l’ordine sacro hanno avuto un sacramento che li configura a Cristo per annunziarlo.  E poiché annunziare significa imitarlo, con il sacramento dell’ordine vengono anche personalmente santificati.  Poi con l’esercizio del loro ministero si devono santificare sempre più.  Santificare gli altri significa inseparabilmente anche santificare se stessi; annunziare il Vangelo agli altri è diventare Vangelo vivo.

E’ evidente che non è possibile nel cristianesimo DIRE E NON FARE.  Gesù  FECE E INSEGNO’, insegnò operando e operò per insegnare ossia comunicare quello che egli stesso viveva in pienezza.

         Se i sacerdoti, e coloro che hanno responsabilità nelle comunità cristiane, non sono all’altezza della fede che insegnano, i fedeli hanno il dovere non di scandalizzarsi, ma di accrescere la loro fede e supplire con la santità personale alle loro mancanze.  Ai primi tempi del cristianesimo, due coniugi cristiani (Aquila e Priscilla) si accorsero che un predicatore non aveva idee chiare su alcuni punti della fede.  Non si scandalizzarono, ma, con delicatezza esemplare, lo chiamarono in disparte e gli comunicarono la vera dottrina cristiana.  Scandalizzarsi e perdere la fede è reazione infantile; correggere e riparare è da adulti nella vita cristiana. 

         La reazione infantile fa dire talvolta che si perde la fede per gli scandali dei responsabili scadenti nella virtù.  La fede cristiana si fonda sulla parola di Gesù che è divina e sulla sua morte e risurrezione:  nessuno ci ama più di chi dà la vita per noi e nessuno è più grande di chi vince la morte.

        

                Al tempo di Gesù, era più facile capire il suo insegnamento; infatti maestri non comunicavano soltanto delle idee, ma convivevano con i discepoli e insegnavano con tutta la loro vita.  Allora le idee non si affidavano alla carta, ma alla memoria e si comunicavano con la lingua.  Perciò il discepolo, vivendo con il maestro, apprendeva in mille modi e in ogni momento la sua dottrina.  I discepoli pagavano il maestro e gli ricambiavano l’affetto con servizi umili come lavare i piedi.  Anche Gesù aveva i suoi discepoli che stavano sempre con lui, gli apostoli.  Ma non si faceva pagare:  Ed era lui che lavava loro i piedi.  Diceva:  Io sono il vostro maestro; e vi lavo i piedi perché impariate a lavarvi i piedi vicendevolmente.

I responsabili della religione cristiana hanno molto da imparare da Gesù e certamente gli stanno molto lontano.  Per questo Gesù dice di non chiamare nessuno maestro e padre.  Lui rimane il Maestro senza confronti.

Un esempio di servizio religioso esemplare nella Chiesa ci è dato dall’apostolo S. Paolo.  Egli scrive a Tessalonicesi:  Siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature… (Chi assume un compito nella Chiesa di Gesù deve avere lo stesso amore che il Maestro dimostrò morendo per la nostra salvezza.  Il servizio religioso cristiano è un dare vita divina e si deve esprimere un amore pari e superiore a quello paterno e materno.  Dice S. Paolo:)  Avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari… Vi abbiamo annunziato il Vangelo di Dio (disinteressatamente, perché) abbiamo lavorato notte e giorno per non esservi di aggravio (economico).  (L’apostolato cristiano si deve compiere per guadagnare anime a Dio e portarle nel suo cuore, compito questo che esige un apostolato infocato di amore divino).

I frutti di questo stile di servizio religioso sono abbondanti.  Dice S. Paolo:  (Avete) ricevuto la parola divina…, l’Avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio.

    Ci fu un uomo che sbalordì la storia con la sua assimilazione a Cristo, S. Francesco d’Assisi.  Egli divenne la copia conforme del Maestro e perciò stesso un grande evangelizzatore.  I contemporanei lo definirono uomo fatto tutto lingua, lingua che annunziava Cristo continuamente con la sua sola presenza.  Egli aveva preso come programma di vita due realtà fondamentali nel Vangelo: fraternità e minorità, essere fratello di tutti e fratello minore, piccolo, povero e servizievole.  Questa è la via dell’evangelizzazione e il succo del brano evangelico in esame.