PRIMO NOVEMBRE
Gesù ripetutamente dice: Beati, beati… - cioè felici i santi, coloro che hanno terminato il breve percorso della vita terrena in amicizia con Dio e hanno raggiunto la sua stessa felicità.
Dice la Bibbia: Saremo simili a Dio e lo vedremo come egli è, ossia lo vedremo, lo toccheremo e saremo uniti a lui come nella comunione eucaristica. Già da questo mondo siamo uniti a lui con la comunione, ma non riusciamo a comprendere se non una minima parte. In paradiso il contatto è svelato, pieno, totale, immediato e di una gioia senza fine.
Il paradiso è una gioia che non si può immaginare, oltrepassa ogni aspettativa umana, è divina, eterna. Dice la Bibbia: Occhio non vide, orecchio non udì quello che Dio preparò per coloro che lo amano… Possa Dio illuminarci per comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria vi attende!…
A questa sorte invidiabile siamo chiamati tutti. L’ hanno raggiunta molti che noi abbiamo conosciuto. Se li vedessimo, resteremmo stupiti. Dio ci dà cose e gioie che lui solo sa dare.
La Bibbia dice: Sono una moltitudine immensa che nessuno può contare, sono di ogni condizione e di ogni lingua e razza. Sono 144.000 del popolo di Dio e senza numero di altri popoli. Il popolo di Dio è indicato dal numero simbolico 12X12X1000: 12 è il numero delle dodici tribù di Israele; esse vengono elevate al quadrato per indicare un numero perfetto e moltiplicate per mille per dire un numero senza calcolo. Nella Bibbia il numero di solito ha valore simbolico e non matematico.
Non solo la gioia è inimmaginabile, ma anche il numero di coloro che la possiedono: è un numero che non riusciamo a capire. Basti pensare che gli uomini oggi sono quasi sei miliardi. Gli abitanti del paradiso sono persone di tutta la storia umana a partire da centinaia di secoli prima di Cristo. E non sono soltanto uomini, ma anche un altro popolo, forse ancor più numeroso, formato da angeli. La Bibbia dice: Vidi mille migliaia di angeli che servivano Dio e diecimila miriadi che lo assistevano.
Il numero è così grande che deve causare maggiore stupore di quello che produce il numero delle stelle nel cielo che sono miliardi di galassie e ogni galassia è di miliardi di stelle e ogni stella ha i suoi mondi come moscerini che girano attorno.
Dunque non è vero che il mondo in cui viviamo sia l’unica grande realtà che esiste. Questo mondo tanto superbo da ergersi perfino contro Dio! O misera umanità, quanto sei meschina! Solo con Dio sei grande, ma senza di lui sei un nulla.
Oggi dobbiamo aprire il cuore e la mente verso le grandezze che oltrepassano ogni intendimento umano. Queste grandezze sono tutte sotto il dominio di Dio e con la caratteristica della gioia, della felicità, della beatitudine. Ad esse siamo chiamati anche noi. Là dunque siano continuamente fissi i nostri cuori, là dove sono le vere gioie.
Chi dunque ha valore? Dio, i suoi santi e anche noi se siamo con Dio. Il resto è nulla. Che cosa ha vale? La santità ossia la bontà, il servizio di Dio, l’amore verso di lui e verso il prossimo, il Vangelo che ci indica la via della felicità, della gioia, del paradiso.
Essere santi è l’unica cosa necessaria, quella che vale al di sopra di tutto.
L’unica tristezza in questo e nell’altro mondo è non diventare santi.
Essere santi significa essere nella condizione normale per cui siamo stati creati. Vita fallita è vita non santa, vita felice è vita santa.
Il primo novembre siamo chiamati a dare uno sguardo di fede al mondo dell’al di là dove ci attendono tanti nostri conoscenti, parenti, fratelli, sorelle, genitori, nonni, bisnonni… tutte le generazioni precedenti dalla creazione del mondo. I morti non sono degli scomparsi, ma sono i veri felici se vivono con Dio e come Dio, se sono morti nell’ amicizia con lui, altrimenti sono il fallimento totale e senza speranza.
Domani ricorderemo quei fratelli che ancora si devono purificare in purgatorio e per breve tempo. Però mai e poi mai ricorderemo coloro che sono morti non in amicizia con Dio. Sono nell’inferno. L’inferno è vero come è vero Dio che è giustizia infinita.
Vi siete preoccupati di mettere in pace con Dio i vostri malati, i moribondi? Pensate
che terribile responsabilità non avere favorito la riconciliazione dei moribondi con Dio!
Che cos’è il paradiso? Il godimento eterno di Dio e in lui di ogni altro bene, senza alcun male. Non c’è tristezza, angoscia, insoddisfazione, desideri non adempiuti, ma solo gioia e felicità grande, divina, eterna.
Dice Dio nella Bibbia: Li consolerò e li renderò felici e senza afflizioni. Verranno e canteranno, affluiranno verso i beni del Signore… - Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.
Dio ci ha creati per la felicità e la felicità ce la dà con certezza purché lo cerchiamo con sincerità, con impegno sommo e con fiducia illimitata in colui che è Padre pieno di bontà infinita.
Dice la Bibbia: Siate lieti nel Signore, esultate, o santi; fedeli di Dio, gridate di gioia! Gesù nel Vangelo dice: Come il sole i giusti splenderanno nel regno del Signore.
S. Bernardo scrive: I santi ci aspettano e noi ci disinteressiamo? Che deplorevole apatia è mai questa, fratelli? Destiamoci, affrettiamoci verso coloro che ci attendono.
E la Bibbia ci ammonisce: (I salvati) sono coloro che sono passati per la grande tribolazione e hanno lavato le vesti (dell’anima) con il sangue dell’Agnello. Non si può andare in paradiso in carrozza, ma attraverso la via della croce, dietro Gesù crocifisso. Siamo peccatori e dobbiamo essere lavati con il sangue di Gesù ossia con il sacrificio accolto con lo stesso amore di Cristo redentore.
S. Faustina Kowallska scrive della morte cristiana:
O giorno eterno, giorno desiderato, ti attendo con nostalgia e impazienza, fra non molto scioglierai i veli e tu sarai la mia salvezza. O giorno stupendo, momento impareggiabile, in cui vedrò per la prima volta il mio Dio, lo sposo dell’anima mia e il Signore dei signori. Sento che la mia anima non proverà timore.
O giorno solennissimo, giorno luminoso, in cui l’anima conoscerà Dio nella sua potenza e si immergerà tutta nel suo amore, constatando che sono finite le miserie dell’esilio. O giorno felice, giorno benedetto, nel quale il mio cuore arderà per te di amore eterno, poiché fin d’ora ti sento, sia pure attraverso i veli. Tu, o Gesù, in vita e in morte sei per me estasi e incanto.
O giorno che attendo da tutta la mia vita e attendo te, mio Dio, poiché desidero soltanto te. Solo tu sei il mio cuore, tutto il resto è nulla per me. O giorno di delizie, di eterne dolcezze, o Dio di grande maestà, o mio sposo, tu sai che nulla soddisfa il cuore di una vergine. Poserò il mio capo sul tuo dolce cuore.