QUARESIMA 4 – IL CIECO NATO

LA GIOIA DEL CREDENTE E IL DRAMMA DELL’INCREDULITA’

 

 

 

Si legga il testo nel Vangelo secondo Giovanni, c. 9.

 

         Gesù guarisce un uomo che era cieco dalla nascita.  Quale visione si aprì davanti ai suoi occhi quando per la prima volta vide il volto dei suoi cari sorridenti e gioiosi, la luce del sole e gli si  spalancò un mondo, che lo circondava da sempre, ma fino allora era stato buio e sconosciuto!

 

Noi nasciamo ciechi delle cose di Dio; e poi con il battesimo e con l’esercizio della fede si aprono davanti a noi le meraviglie della vita cristiana.  All’apertura  della fede appare un mondo molto più meraviglioso di quello materiale, un mondo che ci circonda e non vediamo perché siamo ciechi:  Dio, gli angeli, i santi, il paradiso, l’anima in grazia santificante tutta illuminata di divinità.

         Ecco come parla un vero credente,  una cristiana veramente tale (S. Faustina):  Tutte le bellezze e le grandezze di questo mondo sono un nulla in confronto a quello che Dio ci ha preparato nell’eternità. – E aggiungeva:  Quanto è brutta la terra quando si è conosciuto il cielo. – Eppure la terra è bella, contiene meraviglie a non finire.  Ma il mondo di Dio è come se passassimo da un’abitazione di animali (una stalla) a quella di un palazzo da re.  Non c’è paragone tra i beni terreni e quelli eterni e divini.

Con la luce soprannaturale della fede tutto questo complesso si vede, si sente e si tocca.  La fede è come un occhio nuovo, che si riceve, e per cui il mondo del divino si percepisce con maggiore realtà delle cose materiali.  La fede è una capacità divina che viene innestata alla persona come un cannocchiale per vedere le stelle o come un microscopio per osservare quello che a occhio nudo non si potrà mai vedere.

 

La luce della fede è un vero e proprio miracolo superiore a quello del cieco nato.   

Tutti nasciamo ciechi alle cose di Dio.  Dio ci aveva creati nel paradiso terrestre, dice la Bibbia, ed eravamo in compagnia sua come amici e figli.  Poi la ribellione del peccato ci ha condotti alla cecità.  Chi non vede Dio è cieco.  Come si possono vedere le creature e non il Creatore?  E’ impossibile che le creature possano esistere o reggerci senza Dio.  Perciò è gravissima cecità non vedere quel Dio senza del quale nulla esiste.  La fede ce lo scopre, ce lo fa vedere vivo e palpitante di amore come un papà o una mamma.

Dio è ugualmente presente ai credenti ai non credenti.  Chi non ha fede è come il cieco nato o come un bambino che pensa di essere solo e grida disperatamente.  Senza fede la vita e la morte sono buio, paura e disperazione.  Con la fede sono meraviglie divine che colmano il cuore di gioia filiale.

Il mondo è pieno di paure perché non ha fede e ha paura del buio intorno a sé, alla sua vita e al destino dopo morte.

Quando colui che era cieco si buttò ai piedi di Gesù e lo adorò come suo Dio, fu colmato di gioia e di riconoscenza verso il suo benefattore Gesù.  Ma per arrivare ad adorare Gesù, il cieco,  oltre al miracolo della vista, ebbe quello della fede.  Questo è superiore a quello della vista. 

Con i soli occhi materiali, il cieco rimase indifferente nei riguardi di Gesù; parlava di lui come di un estraneo:  Quell’uomo che si chiama Gesù mi ha guarito. – E dov’è ora quell’uomo? – gli dissero.  Rispose:  Non lo so.

Che cosa vuol dire il Vangelo che il cieco non si interessò di Gesù prima di ricevere la fede?  Vuol dire che senza il miracolo della fede non si scopre Gesù.  Con la fede Dio diventa amico, intimo, familiare.  Senza fede è un estraneo con il quale non si hanno rapporti di intimità.  Con la fede si sente il bisogno di buttarsi in ginocchio e adorarlo con amore, come fece il nato cieco.

Chi ha fede si vede in ginocchio ai piedi di Gesù sacramentato.  Chi non ha fede non prega o raramente o molto svogliatamente.  Senza preghiera non c’è fede;  senza fede non si prega. 

 

Per giungere alla vera fede, ci vuole il miracolo di Gesù e un esercizio di riflessione e di ricerca di Dio. 

 

Il Vangelo dice che tutti si domandavano chi era quel Gesù, dove era, ma solo il nato cieco lo trovò e lo adorò perché lo cercava con cuore sincero e amoroso.  La fede è dono soprannaturale ed esercizio di mente per conoscere e di cuore per amare.

Il cieco raggiunse la fede gradatamente.  Prima vide Gesù con gli occhi che ricevette da lui per miracolo, ma non lo distinse dagli altri uomini.  Infatti quando fu richiesto chi fosse il guaritore, disse:  Un uomo che si chiama Gesù mi ha guarito. - Poi si rese conto che quel Gesù non è un uomo come gli altri, ma un profeta cioè un uomo di Dio.  Infatti quando gli dissero:  Tu che pensi di lui?  -  Rispose:  E’ un profeta.  - Infine riflettendo ancora si accorse che Gesù era l’inviato di Dio, il Messia e Signore cioè Dio.  E allora si prostrò e lo adorò.   Quando entrò in pieno nella fede, non ebbe paura che fosse allontanato dal consorzio dei Giudei.  Dice il Vangelo:  Lo cacciarono fuori dalla sinagoga.  Aveva ormai capito che Gesù Dio era tutto per lui. 

Questa è la fede:  credere che Gesù è tutto per noi e che nulla è calcolato davanti a lui.  La fede aveva trasformato completamente colui che era stato cieco, lo mise totalmente a disposizione di Gesù, riconosciuto come sommo bene e Dio infinito, ogni bene e tutto il bene.

  Il miracolo di per sé non comunica la fede.  E’ un segno.  Il segno invita a riflettere e a cercare il significato del miracolo.  Se si è docili, si scopre il volto di Dio, altrimenti ci si indurisce nella incredulità come gli avversari di Cristo: i farisei e i Giudei.

 

LA GUARIGIONE DEL CIECO NATO RIVELA LA GRANDE GIOIA DEL CREDENTE E IL DRAMMA DELL’INCREDULO OSTINATO NELLA SUA INCREDULITA’.

 

  L’incredulo è ostinato nel non voler vedere il miracolo, nel non voler riconoscere Gesù come autore di tanto bene, operatore di bontà, degno di essere seguito, amato e adorato come Dio e come Salvatore amoroso.  L’incredulo si ostina nell’incredulità anche contro l’evidenza dei fatti.  Quante volte chiedono al cieco:  Ma è proprio vero che eri cieco?  E’ vero che ti ha guarito?  Ma che cosa ha fatto?  Di’ la verità (come se la verità fosse negare la realtà dei fatti!). –  Quando non si vuol credere non si crede neanche di fronte ai miracoli. 

La fede viene dalla grazia di Dio che opera meraviglie solo là dove c’è bontà del cuore e docilità di animo.  Per questo Gesù dice:  Io sono la luce del mondo. – Egli vuol dire:  Posso illuminarvi, ma la luce da sola non basta.  Occorre prima il miracolo della vista come nel cieco nato.  Per i ciechi la luce non serve a niente.

Gesù dice:  Io sono venuto per fare il miracolo della vista a chi è cieco.  -  Ma chi pensa di vedere e non vuole venire a me diventerà cieco per la sua ostinazione anche davanti all’evidenza dei fatti miracolosi.  -  Fede dunque è dono divino che si riceve da un cuore docile e amoroso perché fede significa entrare in relazione di intimità con Dio.  La fede non è concepibile senza pratica, senza amore.

 

Lo stesso cammino del cieco deve essere fatto da chiunque legge il Vangelo e vuole raggiungere la fede ossia l’intimità con Gesù. 

La fede conduce a vedere il volto di Gesù.  Gesù è descritto nel Vangelo come uomo fra gli uomini.  Egli è Dio fatto uomo per attrarre gli uomini a sé.  Gesù è un uomo che visse in Palestina.  Ma non è soltanto uomo.  E’ l’Inviato di Dio, il Messia, il Salvatore dell’umanità.  Gesù aveva detto al cieco:  Vai a lavarti alla fonte di Siloe.  Questo nome nella lingua del tempo voleva dire emissione, cioè emissione di acqua, e suggeriva la parola biblica dell’ Inviato, dell’uomo mandato da Dio o Messia, richiamava a seguire Gesù, l’Inviato di Dio. 

Il cieco, acquistata la vista, fu interrogato come mai avesse avuto questo grande dono.  Ed egli rispose:  Quell’uomo che si chiama Gesù mi ha messo del fango sugli occhi, mi ha mandato a lavarmi e ci vedo.

Queste parole sono una serie accenni a molte cose collegate con il miracolo.  Si riferiscono al battesimo che viene amministrato con l’acqua; compie una lavanda e una rinascita.  Lava i peccati (se ci fossero) e fa nascere alla vita divina.  Con il battesimo noi veniamo creati una seconda volta.  Il battesimo crea un uomo nuovo.  Per questo Gesù usò il fango e la saliva per indicare che compiva una nuova creazione dell’uomo che era cieco e anche di chiunque si fosse avvicinato a lui per diventare suo discepolo o credente. 

La Bibbia narra che Dio alle origini creò l’uomo con il fango e con il suo alito caldo di amore.  Alle origini siamo stati creati dall’onnipotenza del Creatore, nel battesimo veniamo creati una nuova volta dal Redentore che si è avvicinato a noi per plasmarci con il fango, la sua saliva o il suo intimo e con l’acqua di Siloe che richiama il battesimo.

Il battesimo rende l’uomo un essere divinamente rinnovato con una vita  e con capacità soprannaturali, di cui una è la luce della fede che ci illumina sul mondo divino.

I giudei pensavano di avere conoscenza religiosa e di essere nella verità.  Ma in realtà erano dei grandi ciechi.  E ostinandosi, si accecavano ancor di più fino al buio assoluto della loro incredulità.

Chi non voleva credere che Gesù era il Messia arrivò perfino a mettere in dubbio il fatto stesso della guarigione avvenuto davanti ai loro occhi.  Come si fa a negare i fatti avvenuti sotto la luce del sole?  Ma chi non vuole vedere giunge perfino a non vedere il sole che splende nell’alto del cielo. 

L’incredulo cade nell’oscurità cupa della cecità voluta.  Al contrario, il credente   entra in una gioia del tutto nuova e divina:  ottiene la luce degli occhi con un miracolo e una luce molto più grande che è quella della fede. Se la luce degli occhi è un bene incalcolabile, che cosa mai è quella della fede? 

La fede è realmente una luce nuova che Gesù dà a coloro che si accostano a lui, si mettono alla sua scuola e lo seguono.  Colui che era cieco seguì Gesù e giunse alla fede vera e propria.

La fede è frutto di un miracolo che apre la visione di cose meravigliose.    Con la fede si entra nel mondo del divino.  Entrare significa mettersi in relazione di amore con Dio.  Con la fede si vede e si ama.  Quel mondo si anima, si vivifica e ci introduce in dialogo amoroso con Dio Padre, con Gesù Salvatore e Messia;  viviamo senza conoscere la solitudine, perché siamo sempre in compagnia con il mondo dell’al di là.

         Con la fede vedono e si sentono le cose di Dio con una fermezza, certezza e gioia che non si provano per nessuna cosa naturale.  Per questo i santi parlano di “vedere”, “sentire”, “sperimentare”.  La conoscenza è gustata, sentita e quasi toccata con mano.  Inoltre si ha una certezza assoluta superiore a qualsiasi altra certezza; con una conoscenza così forte come se si vedessero con gli occhi, anzi molto più. 

C’ è infatti una conoscenza mediante i sensi e una mediante l’intelligenza.  La conoscenza intellettiva è molto superiore a quella sensibile.  Ma la conoscenza di fede è al di sopra di ogni paragone:  è una vera conoscenza divina, non umana, non matematica e superiore a tutte in assoluto per fermezza, per contatto e per attrazione. 

Si ha conoscenza e attrazione insieme.  Se per esempio si crede in Gesù sacramentato, nello stesso tempo che si crede si è trascinati ad andare a trovarlo perché di lui se ne ha una convinzione superiore a quella che una persona ha della persona più cara, amata e attraente.

         La fede non tocca soltanto la mente, ma coinvolge anche la volontà, il cuore e l’essenza dell’anima.  La fede è un complesso di “sensi” che producono un complesso di “sentimenti”.  Ma sia ben chiaro che sensi e sentimenti non sono dell’ordine sensitivo o semplicemente umano, sono dell’ordine divino.  Se posso esprimermi così:  sono i sentimenti di Dio e i suoi sensi.

         Una tale fede non è cosa umana, ma divina.  E’ il dono di un nuovo occhio, di un nuovo senso, di una nuova vista che ci permette di puntare il cannocchiale potentissimo in quella divina dimora dove si vive divinamente e si percepisce anche divinamente e cioè con la fede.

         Come è impossibile vedere il mondo dei microbi senza l’aiuto del microscopio, così è impossibile avere la fede cristiana senza il dono soprannaturale della fede.  Questo dono soprannaturale è un senso nuovo che Dio infonde in noi mediante il sacramento del battesimo.  Nello stesso tempo in cui ci fa figli di Dio, ci dà anche nuovi sensi per capire, conoscere, percepire il divino e viverlo continuamente in una dimensione quasi da veggenti.

Questo occhio o senso nuovo si trova in tutti i battezzati?  Sì, in tutti i battezzati è stato installato o inserito.  Però non in tutti è attivo, in molti è atrofizzato, oscurato o scomparso del tutto.  Perché?  I doni di Dio si devono coltivare, altrimenti si perdono.  Se un bambino non usa le gambe, non potrà mai camminare anche se cresce.  Così avviene di tutti i sensi.  Così avviene della fede.

 

Perché non tutti i cristiani hanno la fede?

 

Perché non tutti sono stati educati ad essa.  Educare significa istruire, far esercitare nella preghiera, nell’esercizio delle virtù, nel ricevere i sacramenti della confessione e della comunione frequentemente.

Che cosa avverrebbe se si mangiasse una volta all’anno?  Così è di chi fa la comunione raramente,  raramente prega, mai o quasi si istruisce sulla fede.  Nella Bibbia, Atti degli Apostoli, si dice che i cristiani erano e devono essere assidui nell’insegnamento, nella preghiera e nei sacramenti.  Cristiani non praticanti significa non cristiani o cristiani senza fede, senza vita divina, senza sensi divini, cioè non cristiani e praticamente pagani.

La fede cristiana è una realtà molto grande, è divina, è eterna.  Non va presa alla leggera, ma con sommo impegno.  Non può fare l’arte del musico chi non dedica ogni giorno molte ore all’esercizio della sua professione.  Non può fare la professione vera di fede cristiana chi non dedica ore giornaliere alla preghiera e ad altri esercizi di religiosità.  Non basta soltanto la preghiera mattina e sera, a meno che non siano ore di preghiera fra mattina e sera.  Altrimenti si ha un cristianesimo da dilettanti e non da professionisti.

Come il cieco guarito, così tutti dobbiamo dire:  Andiamo da Gesù che fa cose meravigliose e ne abbiamo visto un segno.  Andiamo per ottenere un’altra luce, quella che era significata dal miracolo, la luce della fede e del battesimo, divenendo discepoli di Cristo.

Ma un simile atteggiamento esigeva la rinunzia alla religiosità praticata fino allora, l’ebraismo.  Quel giorno, dice il Vangelo, era sabato, il giorno del riposo sacro da ogni lavoro.  Era considerato lavoro anche il semplice fare un impasto di fango.  Dunque, Gesù aveva violato il sabato, non poteva venire da Dio.

E invece il ragionamento doveva essere diverso:  poiché Gesù aveva fatto un miracolo così straordinario, dunque aveva dato un segno per capire che la sua persona era divina e non umana.  Il cieco guarito dice infatti:  Questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.  Ora noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori.  Da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.  Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla.

 

CONCLUSIONE

 

Il Vangelo del cieco nato ci invita a riconoscere Gesù come l’inviato di Dio venuto presso di noi per rivelarci il mondo divino e invitarci ad accoglierlo come nostro sommo bene:  prostrati con il cieco, lo adoriamo.

Gesù è l’inviato di Dio per darci una vita e una gioia divine.  Noi siamo nella triste oscurità della cecità dalla nascita.  Non domandiamoci di chi è la colpa se nostra o dei genitori o dei progenitori.  Ma accogliamo l’occasione propizia offertaci da Gesù (con la riflessione di questa pagina evangelica).

Gridiamo la nostra gioia con l’entusiasmo di un bambino che scopre il mondo e del cieco nato che, come credente, vede il mondo nuovo di Dio:  O luce degli occhi nostri, Gesù, nostro Salvatore e Messia, nostro Dio e Redentore!  Noi corriamo a te per ricevere la fede viva dei credenti, per essere creati nuovamente come alle origini e per godere la vita nuova, la vita umana vissuta con la fede cristiana.