QUARES 2 – GESU’ SI TRASFIGURO’

 

         “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.  E fu trasfigurato davanti a loro:  il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.  Ed ecco apparvero loro Mosé ed Elia, che conversavano con lui.  Pietro prese allora la parola e disse a Gesù:  Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosé e una per Elia. – Egli stava ancora parlando quando una nube luminosa li avvolse con la sua ombra.  Ed ecco una voce che diceva:  Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.  Ascoltatelo.

         All’ udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.  Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse:  Alzatevi e non temete. – Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

         E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro:  Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti” (Mt 17, 1ss).

 

 

         Gesù si trasfigurò, il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

         Che impressione ebbero i discepoli davanti al fenomeno straordinario e superlativamente  bello della trasfigurazione di Gesù?  Dice il Vangelo che Gesù ebbe  un volto brillante come il sole e che perfino le vesti divennero piene di luce! – Non è una favola, è una realtà divina e perciò molto superiore a quello che si può descrivere con  parole umane.  S. Pietro, che era presente, lasciò scritto:  Non siamo andati dietro a favole quando vi abbiamo fatto conoscere la potenza di Gesù, ma siamo stati testimoni oculari della sua grandezza (2 Pt 1, 17).

         Prima della trasfigurazione, i discepoli avevano conosciuto Gesù e anche in modo affascinante, ma non in quella maniera del tutto straordinaria e fuori di ogni esperienza come nella trasfigurazione.  Quando conobbero Gesù per la prima volta,  restarono ammirati e giunsero al supremo sacrificio per un uomo:  quello di lasciare lavoro e famiglia per seguire lui.  Evidentemente capirono che lui era più interessante di ogni persona più cara e più intima. 

 

         Che cosa era avvenuto nella trasfigurazione? 

Per un istante Gesù aveva mostrato la sua gloria divina, dico divina, e cioè tale quale nessuno può conoscere o immaginare.  Gli evangelisti non la descrivono, non possono descrivere ciò che non è terreno e umano, ma del tutto e assolutamente super-umano o soprannaturale.  Il racconto del Vangelo accenna appena solo a due note brevissime:  Il volto brillò come il sole e le sue vesti divennero come la luce.  E Il tutto si svolse in un attimo.  La natura umana non poteva reggere a quella vista.  Quando andremo in paradiso, prima dovremo subire una specie di operazione per poter godere l’infinita gloria e la gioia divina.  Questa operazione viene chiamata in teologia:  lumen gloriae ossia una luce o lente speciale che ci permette di sostenere l’infinita bellezza e gioia di Dio. 

         Il Vangelo, dopo di aver accennato alla trasformazione di Gesù, passa subito a dire quale reazione ebbero i veggenti:  E’ bello stare qui; caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 

Caddero con la faccia a terra perché non potevano sostenere la visione.  Ebbero gioia e timore insieme.  Sono due note caratteristiche di chi viene a contatto con la divinità.  Dio infatti è infinitamente grande e infinitamente buono.  La grandezza produce timore e la bontà reca gioia.

Dobbiamo dire che Dio è veramente infinito, immenso, eterno e al di là di ogni intendimento.  Eppure questo infinito ci ha creati perché noi potessimo stare con lui, in lui e per lui come figli in braccio ai genitori. Il Dio infinito di gioia, di bontà e di bellezza,  lui, proprio lui è l’approdo a cui deve giungere l’esistenza umana.  Noi siamo stati per l’Infinito e non per le misere cose terrene.  Siamo stati destinati all’Eterno e non per pochi anni di vita in questo mondo.  Siamo stati creati per Iddio e solo per lui. 

Gesù è venuto nel mondo per condurci in paradiso.  Gesù stesso è quel Dio infinito così grande e straordinario.  Si è fatto come noi per venire a contatto con noi senza incenerirci con la sua presenza.

         Quante meraviglie esistono al di là del mondo umano!  Non è vero che questo nostro mondo sia tutto, che la vita terrena sia tutto, che l’uomo sia tutto.  Tutto il contrario!  La gioia, la felicità straordinaria, la fortuna che Dio ha preparato per noi non sappiamo né immaginarla né desiderarla.  Ancora non abbiamo capito neanche un millimetro dell’esistenza umana fatta per l’infinito Dio e per l’eterno paradiso.

E quale inconcepibile sventura è perdere un bene così grande per poche gioie di un momento o per non dedicarci a quei sacrifici che in fondo sono minimi e non paragonabili a quelli a cui gli uomini si sottopongono per guadagnare denaro o le donne per aumentare un po’ in bellezza.

 

Dunque Gesù è quel Dio infinito che ha nascosto la sua divinità per venire a trattare con noi e attirarci al suo stupendo amore.  NELLA TRASFIGURAZIONE HA FATTO VEDERE APPENA UN PO’ E PER UN MOMENTO QUELLO CHE EGLI E’ NORMALMENTE. 

Nella vita ordinaria Gesù faceva uno sforzo (per così dire) per nascondere quello che era in realtà.  Quando (nella trasfigurazione) mostrò per un attimo la sua vera realtà divina, causò nei veggenti un’esperienza insopportabile:  essi caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore.

Quell’attimo straordinario cessò subito e Gesù si avvicinò ai discepoli e li toccò con la sua umanità (non più con lo splendore infinito della divinità) e disse:  Alzatevi e non temete.  I discepoli sollevarono gli occhi e videro Gesù come era abitualmente, velato dall’umile umanità.

 

Nella trasfigurazione Gesù si rivelò come si sarebbe poi mostrato nella gloria della risurrezione quando in pieno giorno oscurò il sole.  Gesù trasfigurerà anche il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso.  La trasfigurazione è l’anticipo della risurrezione e dell’ingresso definitivo del corpo umano di Gesù nella gloria divina; l’anticipo della gloria che verrà donata anche all’uomo che segue Gesù.

         “Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”, dirà Gesù (in Mt 13,43).  S. Paolo afferma:  “Io ritengo che le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi (Rm 8, 18).  Voi ora siete morti (fino alla morte corporale) e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio.  Quando Cristo si manifesterà, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria” (Col 3,4s).

         La trasfigurazione è un annunzio gioioso di quello che ci attende nel futuro, dopo quel passo tanto pauroso che è la morte.  La trasfigurazione è un invito a seguire Gesù che per primo sperimentò la passione dolorosa e poi la gloria della risurrezione. Non si può raggiungere la gloria senza sacrificio.  Questo era l’argomento che trattava Gesù nella trasfigurazione con i due personaggi dell’ Antico Testamento, Mosé ed Elia:  tutta la Bibbia insegna che la gloria viene dopo il sacrificio.

         In paradiso (se ci si può pentire o soffrire) ci pentiremo per aver sofferto poco, male, senza generosità e senza speranza gioiosa come diceva S. Francesco d’Assisi:  E’ tanto il bene che aspetto che ogni pena mi è diletto.

La trasfigurazione è la visione della speranza che si deve tenere continuamente presente lungo la via della vita tra sacrifici e morte corriamo a quella meta che mai nessuno può immaginare o desiderare.

         La quaresima è un cammino penitenziale che porta alla celebrazione della pasqua;  la vita umana è una quaresima prolungata, ma che conduce alla pasqua eterna, gloriosa, meravigliosa, gioiosa senza fine.  Là saremo tutti trasfigurati.  Chiunque ama la bellezza del corpo, sappia che non è descrivibile la bellezza divina dell’anima e del corpo umano nella trasfigurazione eterna del paradiso.  Chi ama la gioia si renda conto delle parole di Pietro nella trasfigurazione:  Signore, è bello stare qui.  Io farò tre tende per voi e non penso a me.  Mi basta solo un po’ di questa gioia per vivere eternamente felice, totalmente felice.

        

         DOBBIAMO ABITUARCI A FORMARE UNA NUOVA IMMAGINE DI GESU’ E DI NOI, DELLA NOSTRA VITA E DEL NOSTRO DESTINO DEFINITIVO.  Non siamo fatti per questa e attuale vita terrena.

         Quando diciamo che Gesù è Dio non riusciamo mai a darcene una minima idea.  Dio nessuno l’ ha mai visto.  Egli è l’Infinito!  Noi non siamo in grado di sapere che cosa è l’infinito perché siamo a contatto con il materiale, il finito, il temporale e un temporale unito a molte sofferenze e limiti… 

         Quel Gesù che incontriamo nella messa, nella santa Ostia, è veramente quel Dio infinito, di infinita maestà e splendore.  Quel Gesù con il quale veniamo a contatto quando riceviamo i sacramenti (per esempio la confessione o riconciliazione) è qualche cosa di inimmaginabile…  Dobbiamo meditare a fondo sulla trasfigurazione e poi ricordarcene tutte le volte che ci mettiamo a contatto con Dio o con la preghiera, molto più con i sacramenti;  e in modo particolare quando saremo chiamati per l’ultimo eterno contatto con Dio dopo la morte.

         Come mai le pratiche religiose talvolta diventano noiose, povere, senza entusiasmo?  Perché sono pratiche senza conoscenza di Cristo, senza conoscenza del Vangelo, della divinità di Gesù,  il Gesù della trasfigurazione.

         Se la trasfigurazione entra nel nostro animo e diventa fede viva, ogni contatto con quel vero Cristo ci porta a sentimenti che si affollano prepotenti in noi:  gioia, felicità, grandezza, paura ossia smarrimento, bellezza…

         “Il suo volto brillò come il sole… le sue vesti divennero candide come la luce…  E’ bello restare qui…  Si udì una voce…  Caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore…”

         Che avverrebbe se vedessimo la santa ostia brillare come il sole?  Se vedessimo così il sacerdote che dà l’assoluzione dei peccati?  Solo Dio può rimettere i peccati… E il sacerdote compie un’azione divina…  E’ una trasfigurazione di un uomo (il sacerdote) che pronunzia quelle parole che tolgono ogni macchia nell’anima…

         S. Teresa d’Avila riferisce la sua esperienza.  Ogni santo potrebbe darcene testimonianza.  Scrive S. Teresa:  Un giorno Gesù si degnò di mostrarmi le sue mani:  erano così belle che non so come descriverle.  Di là a pochi giorni vidi il suo volto divino e ne rimasi completamente rapita.  Ero piena di paura (è la prima impressione con il contatto divino: smarrimento, diversità totalmente fuori da ogni esperienza umana).  (Continua S. Teresa:) Mentre assistevo alla messa mi si mostrò tutto.  Era come si suole dipingere risuscitato, ma di una bellezza e di una maestà incomparabili.  Quella bellezza e quella maestà rimangono impresse così profondamente da non poterle dimenticare mai.  Mentre il Signore mi parlava ammiravo la sua grande bellezza e la grazia con cui la sua divina e bellissima bocca pronunziava quelle parole che alle volte erano molto severe.    Altre volte mi guardava affabilmente, ma il suo sguardo è così forte che l’anima non può sostenerlo ed entra in un rapimento con la perdita di tutti i sensi.  Non avrei mai cambiato uno solo di questi momenti con tutte le ricchezze e i piaceri di questo mondo. 

Quando facevo la comunione, ricordando quello che avevo visto, mi veniva la voglia di scappare via…  Meno male che Gesù nasconde la sua maestà, altrimenti chi si accosterebbe a lui per fare la comunione?

        

La CONCLUSIONE

         ci viene data dal Vangelo stesso nella voce del Padre:  Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.  Ascoltatelo!

         Il Gesù trasfigurato è colui che ci dà la sua stessa gloria cioè lo Spirito Santo che trasfigurò la sua umanità e trasfigurerà anche la nostra. 

         Verrà il momento della tentazione:  Vale la pena seguire Gesù Cristo oggi in cui tutti si allontanano da lui? – Allora diciamo con forza:  Vale la pena ascoltare lui che è la vera gioia e la felicità senza fine!