QUARESIMA 5 – RISUSCITA LAZZARO
Gesù distrugge la morte e dona una vita senza fine
Si legga il testo del Vangelo di Giovanni, c. 11 e poi il
commento.
Gesù risuscita l’amico Lazzaro, morto da quattro giorni. Non era un morto apparente, e infatti già mandava cattivo odore. Quale impressione ebbe chi era presente a quel fatto? Quale sarebbe la nostra gioia se potessimo vedere risuscitare un nostro parente? Eppure Dio compie miracolo superiori continuamente e non ce ne rendiamo conto.
La morte crea un vuoto incolmabile. Chi può opporsi alla morte? Si dice A tutto c’è rimedio, solo alla morte non ce n’è! Se fosse possibile misurare le cose di Dio, dalla risurrezione dei morti potremmo capire la grandiosità del Vangelo che dice: Con Gesù è possibile rimediare anche alla morte; e non una volta sola, ma stabilmente, definitivamente e per tutti. Gesù ha dimostrato con i fatti che è stato capace di vincere la morte. E non una sola volta: ha risuscitato Lazzaro, una fanciulla di dodici anni e un giovane del paese di Nain. E infine diede la possibilità di vincerla a tutti coloro che diventano suoi discepoli veri, non solo di nome.
Quando Gesù risuscitava i morti dava solo un annunzio di quello che
avrebbe operato in seguito. I
tre morti risuscitati poi morirono.
Il vero miracolo, la cosa meravigliosa è stata la risurrezione dello
stesso Gesù: 1) perché egli risorse
per non morire mai più; 2) perché prese il corpo di prima, ma totalmente
trasfigurato; 3) e perché con la sua risurrezione diede inizio alla risurrezione
generale con un piano di distruzione totale e definitiva della morte. CRISTO DUNQUE STA COMPIENDO UN PIANO DI
DISTRUZIONE TOTALE DELLA MORTE!
La
risurrezione del corpo di Gesù fu l’inizio di una serie di trasformazioni. Prima trasformazione: Gesù cambiò il suo corpo in modo da non
poter subire più morte, dolore o invecchiamento. Seconda trasformazione: inserì nel
cuore di ogni suo discepolo un principio vitale divino cioè la vita divina o
grazia santificante per cui la vitalità del corpo glorioso di Cristo si estende
ai suoi discepoli. Da quella
vitalità divina la persona umana viene avvolta dalla risurrezione di Gesù
e l’anima rimane come Gesù risorto per sempre, finché non perde la grazia
santificante con il peccato mortale; il corpo morrà, ma è come un cambiare
vestito e non intacca la vitalità divina insita nell’intimo della
persona. Anche se il cristiano
muore nel corpo, la sua morte è come spogliarsi di una veste per rivestirsi di
un’altra nuova e migliore. Così
dice la Bibbia: Desidero essere
spogliato del corpo per essere rivestito di gloria (2 Cor 5,
4).
Gesù ha svelenito la morte; l’ ha ridotta come una vipera a cui si toglie
il veleno: continuerà a fare
ribrezzo, ma è una sensazione falsa.
Dentro il cristiano (che vive in Cristo) c’è una vitalità divina ed
eterna!
Gesù
dava inizio alla risurrezione universale risuscitando se stesso.
Per questo dice nel Vangelo: Io sono la risurrezione e la vita, chi
crede in me anche se morto vive e chi vive e crede in me non morrà in
eterno.
Queste parole vanno comprese bene e conservate nel cuore con gioia perché
illuminino tutta la nostra vita e diano una speranza inimmaginabile ai discepoli
di Cristo o cristiani. Gesù ha
operato la più grande rivoluzione:
ha distrutto la morte e ha comunicato a noi la sua vita di
risorto.
Dice
Gesù: Chi crede in me non morrà in
eterno. - Che cosa vuol dire
credere? Non significa avere un
certo sentimento verso Gesù, ma seguirlo in pieno e cioè unirsi a lui vita e
vita, cuore e cuore, anima e anima come avviene nella santa comunione. I sacramenti, la comunione uniscono a
Cristo vitalmente e fanno sì che la sua condizione di figlio di Dio venga
trasmessa a noi e insieme ad essa anche lo stato di umanità risorta.
Perché allora si fa la comunione eucaristica? Perché possiamo vivere come Gesù. Ogni cristiano è una nuova incarnazione di Cristo, è un nuovo Vangelo che viene proclamato. Ogni cristiano ha la stessa dignità di figlio di Dio; prosegue la missione di Cristo vivendo, soffrendo e morendo per la redenzione del mondo; ha la stessa vitalità divina e giunge allo stato del corpo glorioso come quello di Gesù. E questo per sempre. Non è certamente poco quello che ci promette il cristianesimo. Vale la pena rinunziare a tutte le ricchezze del mondo per raggiungere lo stato felice di cristiani.
Chi crede in me, dice Gesù, cioè vuol dire: chi aderisce alla sua persona
veramente e totalmente.
L’adesione a Cristo inizia con il sacramento del battesimo; cresce e
si sviluppa con l’esercizio delle virtù cristiane. Con il sacramento della penitenza
veniamo purificati dalle innumerevoli colpe, che (come dice la Bibbia) sono più
numerosi dei capelli del capo. Con
il sacramento della comunione veniamo nutriti di vita divina per poter avere il
suo stesso amore fino alla morte di croce.
La comunione è comunione al corpo di Gesù che è corpo offerto in
sacrificio. Mano mano che
diventiamo simili a Cristo, entriamo in una vita che è divina ed eterna: Chi crede in me (dice Gesù) non morrà in
eterno. - La morte
sfiora appena la persona umana, non la sconvolge, come abitualmente si crede ( e
questo è contro la fede cristiana).
Gesù dice che la morte corporale è un sonno da cui si viene
destati. Quando Lazzaro morì,
Gesù disse: Il nostro amico dorme,
ma vado a svegliarlo. - Giunto alla tomba, Gesù gridò, come si
fa per uno che è immerso in un sonno profondo: Lazzaro, vieni fuori! – Dice il
Vangelo: Il morto uscì, cioè udì la
parola di Gesù e obbedì al suo comando.
Se noi
abitualmente obbediamo alla parola di Gesù, in punto di morte sentiremo la sua
voce che ci chiama a sé per vivere eternamente con lui. Così avvenne del servo di Dio don
Francesco Mottola di Tropea, morto negli anni ‘60. Il santo sacerdote infatti all’ultimo
istante di vita, come se fosse stato chiamato, rispose: Eccomi, eccomi… - e spirò in pace nella
gioia del paradiso.
Gesù è risurrezione e vita perché è padrone della vita: la dà alla
nascita (come creatore), la riprende in punto di morte. I discepoli di Gesù però in morte
perdono solo una parte minima di sé e la riavranno risorta e gloriosa per
sempre.
In
particolare, il sacramento della
confessione o riconciliazione distrugge l’anti-unione a Cristo (cioè il
peccato). La confessione ci fa
rivivere in Cristo. Ma il
sacramento della confessione si può ricevere solo quando si è in questo mondo,
non nell’altro. Se uno muore in
peccato mortale non può avere nessun perdono, gli rimane la tristissima sorte
della morte eterna nell’inferno, a meno che non si penta con sincerità e cerchi
il confessore se può.
Sono
pochi quelli che chiamano il sacerdote per i malati. Per i funerali lo chiamano tutti. I funerali servono a niente per chi non
è morto in grazia di Dio.
Il sacerdote ha in mano i poteri di Gesù, compie gesti divini con i sacramenti. I medici non sempre guariscono, Gesù sempre o guarisce o dà quello che è superiore alla guarigione e cioè la vita divina e la vita eterna con la gioia del paradiso.
Ma quanto è amara la morte di chi praticamente vive senza fede. Una morte senza sacramenti, senza Gesù è
molto triste. Il Vangelo insegna
ripetutamente che c’è un paradiso e un inferno eterni!
Gesù chiamato al capezzale di morte, non volle andare a guarire l’amico
Lazzaro, ma lasciò che morisse. E
allora alcuni giudei, dice il Vangelo, dissero: Costui che ha aperto gli occhi al cieco
non poteva far sì che questi non morisse? – Così dicono quelli che non hanno
fede. Chi ha fede e conosce il
Vangelo sa quello che fa Gesù anche quando non guarisce i malati, ma li chiama a
sé: dona loro una gioia che se la
conoscessimo, diremmo: E’ tanto
grande la gioia del paradiso che non abbiamo parole per descriverlo.
Marta e Maria non avevano ancora una fede cristiana piena perché Gesù non
era risorto e non aveva dato inizio alla Chiesa che dà i sacramenti di salvezza
e di risurrezione. Per questo
dissero a Gesù, rimproverandolo amorevolmente: Signore, se tu fossi stato qui, mio
fratello non sarebbe morto! Ma
anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà.
Marta
sapeva che Gesù aveva risuscitato i morti, ma non conosceva tutta la speranza
cristiana sulla morte. Per questo
Gesù le risponde: Io già, da ora,
perché Dio, sono risurrezione e vita sia per risuscitare Lazzaro prima della
risurrezione finale, come anche per dare una vitalità divina mediante i
sacramenti e per trasformare la morte corporale in gloria e gioia del paradiso.
Giunto alla tomba, Gesù si commosse profondamente e si turbò. - Perché si commosse, lo sappiamo: vide il suo amico morto. Perché si turbò? Davanti alla morte di Lazzaro
venne in mente a Gesù molti pensieri che lo turbarono. Egli pensò quanto è amara la morte senza
fede; quanto è triste la morte in se stessa perché è pena per il peccato; e
quanto dolorosa sarebbe stata la sua stessa morte fra non molto. Infatti, dopo il miracolo su Lazzaro, i
giudei decisero l’uccisione di Gesù.
E’ amara la morte senza fede.
Gesù pensò: Perché tanta
gente non mi crede, non mi segue, non cerca di avere il miracolo dei sacramenti
che liberano dalle tristezze della morte senza speranza? Tra breve Gesù avrebbe accettato una
morte dolorosa e ignominiosa in croce eppure ciononostante tanti non lo
avrebbero seguito. Com’è triste la
durezza di cuore, il pregiudizio contro Dio, Cristo e la Chiesa! Si potrebbe avere il mezzo per rendere
dolce anche la morte e non si vuole avere.
Ecco la sorte degli ingannati dall’ateismo, materialismo,
indifferentismo! Per questo Gesù
pregò a voce alta per convertire gli increduli. Dice il Vangelo: Molti giudei cedettero in
lui!
CONCLUDIAMO
Dicendo che dobbiamo lottare con tutte le forze per togliere una triste
impressione, quella di vedere la morte solo dall’al di qua, dalla parte di
questo mondo dove restano i cadaveri senza vita, dove non sentiamo nulla delle
meraviglie che Dio fa seguire dopo la morte dei suoi servi felici e fortunati
figli di Dio.