QV GIOVEDI’ SANTO 2002
Siamo riuniti per celebrare la cena del Signore in ricordo della sua ultima cena pasquale con i discepoli.
Celebriamo la cena, infatti è sera, ci sono delle candele accese, segno di luce artificiale perché è cessata quella naturale; siamo accanto a una mensa, l’altare; c’è pane e vino.
Celebriamo la stessa cena di Gesù nel primo giovedì santo, la vigilia della sua passione e morte. Quel primo giovedì santo Gesù ha dato questo comando: Fate questo che ho fatto io in memoria di me. E così ha istituito i sacerdoti con il potere di ripetere lo stesso gesto di Gesù nell’ultima cena quando cambiò il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue offerti in sacrificio il giorno dopo, il venerdì santo.
Il primo giovedì santo, Gesù con i discepoli celebrò la cena pasquale
ebraica, poi diede inizio alla cena pasquale cristiana con la santa
ostia e il sacro calice.
La Bibbia (in Esodo 12)
dice: Celebrerete la cena
dell’agnello pasquale di generazione in generazione.
La cena pasquale ebraica ebbe inizio dal tempo di Mosé, 1250 a. C. La pasqua ebraica celebrava un grande
intervento di Dio in favore di Israele:
la liberazione dalla schiavitù e dalla distruzione del popolo voluta dal
re di Egitto o faraone. Gli ebrei
erano tenuti schiavi ed erano destinati allo sterminio. Ma Dio intervenne in maniera decisiva:
fece morire i primogeniti degli egiziani.
Soltanto allora il faraone e l’Egitto si decisero di lasciar libero
Israele.
Questo avvenimento doveva essere ricordato dagli ebrei con la cena
pasquale. Così Dio aveva
ordinato: Mangerete l’agnello
come cena di pasqua (ossia di liberazione) e lo mangerete in fretta perché
quella notte doveste partire subito per evitare il pentimento degli
egiziani.
Con il sangue dell’agnello
si doveva ungere la porta esterna della casa; e così l’angelo sterminatore dei
primogeniti avrebbe saltato le case degli ebrei e sarebbe entrato in quelle
degli egiziani per far morire i primogeniti di quel popolo ostinato
nell’oppressione e nel proposito di sterminio. Avrebbero così compreso quanto è duro
tenere schiave le persone e condannarle alla morte.
Quella notte di pasqua gli ebrei si sentirono nati una seconda volta e
infatti erano stati liberati dalla morte certa. Dio aveva dato loro una nuova vita. La
storia, che sembrava dovesse finire per sempre, continuò fino a produrre il fiore
splendido, Maria, e il suo frutto benedetto, Gesù.
La pasqua di liberazione era
l’inizio di una nuova storia e ogni volta che si
celebrava dava inizio a un nuovo anno. Si celebrava nel primo plenilunio di
primavera, perché con la luna piena partirono dall’Egitto ed era primavera. Quando la natura si rinnovava, la pasqua deve portare un rinnovamento
generale.
Ogni anno gli ebrei celebravano la cena pasquale con l’agnello, nato
nell’anno. Lo offrivano come
sacrificio a Dio in cambio della loro vita salvata dal potere del faraone. Il sangue dell’agnello (messo sulle
porte delle case) aveva allontanato l’angelo distruttore dei primogeniti
egiziani e aveva dato libertà agli ebrei.
Ogni anno, ripetendo lo stesso rito, la cena dell’agnello, si doveva
sentire la liberazione rinnovata per ogni persona e per tutto il popolo. Chi non partecipava alla pasqua non
aveva diritto di vivere e veniva eliminato dal popolo.
Gesù, il primo giovedì santo, la vigilia della sua passione e morte,
celebrò per l’ultima volta la cena pasquale ebraica. Egli faceva l’ultima cena con i suoi
discepoli. Il giorno dopo
avrebbe sacrificato la sua stessa vita per la redenzione
dell’umanità.
L’agnello pasquale ebraico era stato l’ annunzio della vera
liberazione, della pasqua definitiva di tutta l’umanità e non solo degli
ebrei. Il vero agnello, che toglie
i peccati del mondo, è Gesù: egli in croce versò il sangue per purificarci e
farci consanguinei di Dio mediante la comunione, il battesimo e i
sacramenti.
Dice il Vangelo: Gesù
celebrò la cena dell’agnello prima
della festa di pasqua… Cioè prima
della pasqua degli ebrei. La pasqua
si celebrava il sabato. Gesù la celebrò giovedì, secondo l’uso di alcuni
pellegrini che potevano anticiparla.
Gesù dunque celebra la pasqua ebraica il giovedì prima della pasqua, la
vigilia del sacrificio del Calvario avvenuto di venerdì. Che cosa fece Gesù prima della cena
pasquale ebraica? Si alzò da
tavola, depose le vesti, prese un asciugatoio e lavò i piedi ai discepoli. – Era
un gesto simbolico. Gesù, vero figlio di Dio, per amor nostro si
era fatto uomo povero e umile ed era venuto ad abitare in mezzo a noi. “Depose le vesti” vuol dire spogliò se
stesso della gloria che gli competeva come Dio, anzi si umiliò fino a morire in
croce per noi. Poi “lavò i piedi ai
discepoli” ossia purificò l’umanità con il suo sacrificio.
.
La Bibbia (1 Cor 11, 23ss) dice che l’agnello pasquale per i cristiani
è Gesù che ha dato la sua vita morendo in croce e divenne nostro cibo e
bevanda di vita pasquale o di risurrezione e di rinnovamento. Infatti Gesù, dopo aver celebrato la
cena pasquale ebraica, il giovedì santo, diede inizio alla cena pasquale
cristiana in cui si mangia lui, agnello immolato e immacolato nella messa
comunione.
La pasqua cristiana si celebra in tre
momenti: il giovedì santo, il
venerdì santo e la domenica di pasqua:
venerdì e domenica, Gesù muore e risorge; giovedì rende la sua morte e
risurrezione percepibile mediante il sacramento della comunione che è il suo
corpo offerto in sacrificio reso presente sui nostri altari. Il cristiano celebra la pasqua con la
messa e comunione ogni domenica.
Non trascurate mai la pasqua domenicale, altrimenti rischiate la perdita
dell’essere cristiani. Noi
partecipiamo alla redenzione operata da Gesù mediante la messa e comunione,
ultima cena di Gesù, cena pasquale cristiana.
Il venerdì santo avveniva l’uccisione degli agnelli per la cena
pasquale del sabato. Il nostro
agnello pasquale è Gesù, che morì in croce il venerdì per distruggere i peccati
del mondo. La domenica di
risurrezione Gesù risorse a una nuova vita e dava anche a noi una vita divina (per il suo sacrificio e mediante
i sacramenti che ci uniscono ad esso).
Il giovedì santo Gesù
istituiva i sacramenti con i quali permetteva il contatto reale e vitale con se
stesso: nel
giovedì santo infatti Gesù rende presente la sua persona offerta in sacrificio
sotto le apparenze di pane e vino, vero agnello che toglie i peccati del mondo,
distrugge il male e dona la vita divina con la comunione al suo corpo e al suo
sangue offerti in sacrificio.
Questo è il nuovo agnello
pasquale cristiano: il corpo e il
sangue di Gesù offerti in sacrificio.
Ecco dunque qual è la cena pasquale cristiana: la messa, vera cena pasquale di
Gesù.
In connessione con la santa
ostia consacrata per la prima volta il giovedì santo, Gesù crea il sacerdozio
cristiano che può consacrare il pane e il vino ripetendo lo stesso suo gesto
nell’ultima cena. Egli diede loro
potere dicendo: Fate questo in
memoria di me.
I cristiani non possono
partecipare al corpo e sangue di Gesù se prima non sono purificati dai
peccati. E questo avviene per la
prima volta con il battesimo, poi con la confessione, sacramento che è riservato
solo al sacerdote.
Noi dunque questa sera celebriamo la pasqua eucaristica, l’agnello
pasquale Gesù che mangiamo sotto le apparenze di pane e di vino. Nello stesso tempo siamo chiamati a
diventare insieme con Gesù corpo e sangue offerti in sacrificio. Come Gesù ha dato la sua vita per noi
così anche noi dobbiamo dare la vita per lui e per il prossimo. Ha detto Gesù: Quello che fate agli altri lo fate a me
in persona.
Essere cristiani è essere come Cristo, una nuova incarnazione, una nuova
esistenza di Cristo in terra. Come
lui dobbiamo amare l’umiltà, il sacrificio, la carità fraterna come ci ha
insegnato con il gesto della lavanda dei piedi: Voi mi chiamate maestro e Signore, lo
sono. Ora io signore e maestro vi
ho lavato i piedi perché anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli
altri. Nella
stessa ultima cena Gesù disse: Vi
do un comandamento nuovo che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati
fino a dare la vita per voi.
Dunque stasera dobbiamo imparare ad essere cristiani sinceri come Gesù
perché partecipiamo al suo corpo e sangue nella comunione; perciò dobbiamo amare
il prossimo come lui ha fatto.
Ringraziamo Gesù del gran
dono della sua presenza nella santa ostia e conseguentemente del dono del
sacerdozio che ci toglie i peccati e ci dà il suo corpo; ci dona la sua
parola…
Per questo dopo la messa si
porta Gesù sacramentato sull’altare della reposizione (ornato a festa) per
adorarlo e ringraziarlo fino a mezza notte. E gli chiediamo di renderci simili a lui
nella bontà, mitezza e umiltà. Ora la lavanda dei piedi ci inculchi i sentimenti
di umiltà e di amore che Gesù ci ha insegnato per vivere da figli di Dio e
fratelli in questo mondo.