IO SONO LA PORTA DELLE PECORE

IV DOMENICA DI PASQUA

 

         “Gesù disse:  In verità, in verità vi dico:  chi non entra  nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.  Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore.

         Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce:  egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.  E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.  Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei.

         Questa similitudine disse loro Gesù:  ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.  Allora Gesù disse loro di nuovo:  Io sono la porta delle pecore.  Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti;  ma le pecore non li hanno ascoltati.  Io sono la porta:  se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.  Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere;  io sono venuto perché abbiamo la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 1ss).

 

 

          Dice Gesù:  “Chi entra per la porta è il pastore delle pecore.  Chi non entra per la porta è un ladro e un brigante”.  Gesù si chiama pastore e porta delle pecore.

 

 

         GESU’ E’ PASTORE E CIOE’ DIO E SALVATORE

 

Nell’Antico Testamento Dio si chiamava pastore.  Era una parola familiare per gli Ebrei, che per molto tempo erano stati pastori.  Dio aveva cura del gregge come quei pastori che non possedevano altro reddito per vivere e lo custodivano con massima sollecitudine.  Il gregge era considerato come il figlio unico perché era questione di vita o di morte per tutta la famiglia. 

Se Dio si diceva pastore, il suo popolo si chiamava  gregge del suo pascolo. Dice il Salmo:  Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. 

 

Dio aveva guidato Israele per molti secoli, gli aveva fatto dono di una terra e lo aveva costituito in regno.  Di questo regno Dio solo era il re.  Per molto tempo  Israele non ebbe un re o un condottiero per elezione.  Egli ispirava alcune persone per guidare visibilmente il popolo: un uomo o una donna (come Debora profetessa e giudice cioè governatrice di Israele).  Chi si sentiva ispirato a prendere cura di Israele, si considerava semplicemente un suo rappresentante, non un proprietario.

Quando Israele ebbe un re (come gli altri popoli),  allora anche il re si riteneva semplice vicario di Dio.  Il vero re di Israele era Dio.  Nel NT Gesù chiama suoi vicari coloro che hanno responsabilità nella Chiesa e la governano come pastori e suoi rappresentanti. 

 

Gesù attribuì a sé il titolo di pastore del suo popolo e perciò indirettamente si disse Dio e salvatore, colui cioè che è ogni bene e porta ogni salvezza.  Il Signore è il mio pastore, dice il Salmo.  In altri termini:  Dio è il pastore.  Chi è pastore è Dio.  Ma Gesù aggiunge una frase che è tutta divina:  Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. 

Queste parole però vanno al di là delle prospettive umane dell’AT. Tra Antico e Nuovo Testamento c’è una differenza abissale.  L’AT infatti ha una visione terrena, materiale e temporale ed è teso verso il NT che lo specifica e lo completa. Il NT si apre allo spirituale e al soprannaturale, al divino e all’eterno.  Nell’AT si parlava di vita in questo mondo e non dell’altro mondo, di realtà terrene e  non  di anima, di paradiso e di inferno.

  L’ abbondanza di vita, di cui parla Gesù,  è la vita divina, quella che riceviamo nel battesimo e nei sacramenti; di quella vita per cui siamo realmente figli di Dio, partecipi della sorte divina eterna, siamo chiamati a vivere come figli di Dio fin da questo mondo e poi per sempre partecipi della sua stessa sorte in paradiso.

Gesù apre orizzonti molto vasti.  Fino allora la storia di Israele era chiusa in un solo popolo e in una sfera politica.  Ora Gesù parla di vita divina,  eterna e di un’abbondanza tale da far capire che si tratta di un ingresso nella vita divina, nel cuore di Dio.  Chi può introdurre nel cuore di Dio?  Solo Gesù, lui è pastore cioè Dio e redentore che dona ogni bene.  Infatti, lui è Dio fatto uomo.  Come uomo viene in questo mondo visibile.  Come Dio conduce a ricchezze infinite. 

        

Le parole del Salmo continuano:  Davanti a me tu prepari una mensa; cospargi di olio il mio capo.  Queste parole si adattano bene al sacramento della cresima e dell’ordine sacro.  Nel sacramento della cresima veniamo consacrati per essere altrettanti cristi o adulti al servizio attivo della Chiesa.  I cresimati devono essere apostoli e in certo modo sacerdoti e missionari di Cristo.  Dopo il sacerdozio ordinato, sono i cristiani cresimati che devono fare da missionari di Cristo.

 

Nel sacramento dell’ordine vengono creati i sacerdoti del NT.  Come i re erano luogotenenti di Dio e suoi rappresentanti, così anche gli ordinati (papa, vescovi, sacerdoti) sono chiamati pastori o rappresentanti di Dio, vicari di Cristo in mezzo al popolo cristiano; sono segno visibile dell’invisibile Cristo, supremo pastore.  A Pietro, ai vescovi e ai sacerdoti Gesù dice:  Pasci i miei agnelli e le mie pecorelle.

Gesù volle associare a sé altri pastori.  Essi non sono autonomi, ma segno visibile dell’invisibile Cristo.  Come la Madonna ha reso visibile il Figlio di Dio, così il sacramento dell’ordine sacro rende visibile Gesù risorto e invisibile.  Il sacerdote dice:  Questo è il mio corpo e il mio sangue.  Sono parole di Gesù pronunziate da labbra umane.  Essendo parole di Gesù, producono l’effetto di cambiare il pane e il vino nel suo corpo e sangue.  Come parole dette da labbra umane sono sensibili.  Questo volle Gesù quando disse nell’ultima cena:  Fate questo in memoria di me.  Vale a dire:  rinnovate il mio gesto di consacrazione.

 

Lo stesso vale per il perdono dei peccati e per l’amministrazione della parola di Dio. Perdonare i peccati è opera esclusiva di Dio.  Ma dopo la risurrezione, Gesù non appare più visibilmente.  Si serve del ministero dei sacerdoti, del loro servizio.  Chi ascolta le parole di assoluzione: Io ti assolvo dai tuoi peccati, sa bene che sono parole di Dio efficaci e sono anche sensibili.  Può dire:  Io ho sentito con le mie orecchie che Gesù mi ha perdonato.  Infatti dice il Vangelo ai sacerdoti:  Coloro ai quali rimetterete i peccati saranno rimessi; coloro ai quali non li rimetterete resteranno non rimessi. 

 

 

 

 

 

 

         GESU’ E’ PORTA CHE CONDUCE ALL’ABBONDANZA DI VITA DIVINA

 

         Gesù, oltre che chiamarsi pastore (cioè Dio e salvatore), si chiama anche la porta delle pecore, cioè porta attraverso la quale si può entrare là dove c’è abbondanza di vita divina; e questa vita ci fa pecore del gregge di Dio.  Gesù dunque è la porta che Dio ha collocato accanto a noi perché possiamo entrare là dove si trova ogni bene, si diventa figli di Dio, partecipi della sua vita, della sorte eterna felice in paradiso.

         In Gesù abita la pienezza della divinità, dice la Bibbia in Col 2, 9.  Ma chi ci mette in contatto con quella porta benedetta che ci introduce in Dio?  Gesù ai sacerdoti (papa, vescovi e sacerdoti) ha detto:  Pasci i miei agnelli e pasci le mie pecorelle con la comunione, la confessione, la parola divina.

        Perciò state attenti:  né Testimoni di Geova, né New Age, né reincarnazione, né protestanti, né musulmani, né santoni dell’India, né Buddisti sono porta e pastori, guide religiose o tramite di congiunzione con Dio ossia mezzi che comunicano la religiosità che è legame con Dio.   Dice Gesù: Chi non entra nel recinto delle pecore per la porta è un ladro e un brigante.   

Non entra attraverso la porta, che è Gesù, il Testimone di Geova o il buddista o chiunque altro che non ha ricevuto il sacramento dell’ordine sacro.  Quale autorità hanno mai i Testimoni di Geova per togliere i peccati, per dare la comunione, per insegnare le parole di Gesù?  Come possono dare la vita divina e darla in abbondanza?  Dice il Vangelo:  Sono ladri e assassini.  Il ladro viene per rubare, uccidere e distruggere.  Ruba perché pretende di avere un potere di cui è privo.  Uccide perché distrugge la vera religiosità cristiana.  Qual è la vera religiosità cristiana?  Non è quella di portare in giro un libro (che poi storpiano ad ogni passo), ma – come dice il Vangelo:  Avere la vita e averla in abbondanza.   A Pietro e suoi successori e collaboratori Gesù ha detto:  Tu hai le chiavi del regno dei cieli (cioè della Chiesa):  puoi aprire e chiudere, hai ogni potere, sei vicegerente del Redentore.  Puoi legare e sciogliere le coscienze.

 

         Il Vangelo di oggi ci invita ad essere grati a Gesù che ci dà i suoi sacerdoti presenti in ogni parte del mondo e disponibili a darci il perdono, il corpo di Gesù e la sua autentica parola.  Oggi tutta la Chiesa prega per l‘abbondanza  e la santità di coloro che vengono chiamati al sacerdozio.  Ne occorrono sempre più numerosi e più santi.  Ma lo stesso Vangelo ci mette in guardia contro i falsi pastori e i lupi rapaci che distruggono il vero senso religioso voluto da Gesù.

            Pare che rechino messaggi straordinari,  mai uditi; oppure propagano annunzi di grandi castighi e della fine del mondo; spesso hanno molti interessi economici e con i loro libri procurano forti guadagni grazie ai galoppini che in tutto il mondo li smerciano; portano discordia nelle famiglie, propagano idee strane come la reincarnazione e il culto delle stelle…

         Direbbe giustamente Dante:  “Siate, Cristiani, a muovervi più gravi: - non siate come penna ad ogni vento (ossia non lasciatevi muovere come piume ad ogni soffio di vento o di novità), - e non crediate che ogni acqua vi lavi (non date retta ai vari riti che propongono). – Avete il Novo e ‘l Vecchio Testamento, - e ‘l pastor della Chiesa che vi guida: - questo vi basti a vostro salvamento… - Uomini siate e non pecore matte” (Paradiso, V, 72-80).