CELEBRAZIONE DEI SANTI E DEI MORTI

Anno 2003

PRIMO NOVEMBRE

 

         (Cfr La nuova alleanza, rivista, ottobre 20003, via Longari,7 –24010 Ponteranica).

         Beati i poveri, gli afflitti, i miti, i perseguitati…  La parola beati ci dice che la santità è beatitudine, felicità.  Chi vuole essere felice deve essere santo.  Senza santità non c’è gioia.

         Nella Bibbia beato è chiamato chi trascorre la vita realizzandosi e perciò è felice secondo la sapienza che Dio ci comunica con la sua parola, con la sua rivelazione.  Sono parole simili: saggio, sapiente, religioso, felice, beato, seguace della parola di Dio.

         La felicità o beatitudine è il sogno grandioso di tutte le persone che vivono in questo mondo.  La fede ci dice che soltanto i santi possono raggiungere il traguardo della felicità tanto desiderato.  Noi oggi li festeggiamo tutti insieme nella loro immensa gioia del paradiso.

         I santi sono felici, ma non sono dei privilegiati, non appartengono a una categoria di persone  a cui pochi soltanto possono aspirare.  Gesù chiama beati, felici tutti coloro a cui si rivolge nel Vangelo: a tutti i cristiani, anzi a tutte le persone che vivono in questo mondo. 

Il contrario di santità vuol dire una vita fallita, infelice, triste, non realizzata.  Non è santo chi è sempre scontento di tutto e di tutti; chi si lamenta, accusa gli altri e soprattutto le situazioni in cui si è venuto a trovare, suo malgrado; e pensa di non poter ottenere quello che desidera per una sventura che gli è capitata; e si chiama sfortunato. 

Questo è uno sbaglio enorme perché tutti possiamo e dobbiamo diventare santi.  Non esserlo è la più grande infelicità; la più grande sventura e non è per colpa di nessuno, ma solo di se stessi. 

Tutti possiamo e dobbiamo diventare santi.

Dio creandoci ci ha affidati il compito di realizzare noi stessi, insieme con lui, lungo il breve percorso nella vita terrena.  In questa vita   abbiamo la fortuna di creare noi stessi, insieme con Dio, per quella vita vera ed eterna in paradiso. 

C’è chi si lamenta della sua sorte e si domanda perché non ha potuto crearsi la propria esistenza.  E’ segno che non conosce la Bibbia.  La Bibbia dice che Dio creò gli angeli e li mise alla prova; creò gli uomini e li mise alla prova.  Prova non è un espediente per cui Dio conosce che cosa sanno fare le creature razionali (angeli e uomini), ma possibilità di poter gestire responsabilmente la propria esistenza che durerà per sempre.  Dio dice alle persone razionali e responsabili:  Vi do la possibilità di prepararvi da voi stessi la vostra esistenza per sempre.  Sarete come vi siete fatti.  Non vi lascio soli, sono con voi, anzi vi mando il mio unico Figlio perché diventi uomo come voi e vi è di guida e di sostegno continuo.  Potete unirvi a lui come avviene nella comunione e in tutti i sacramenti.  Che cosa cercate di più e di meglio? 

         Abbiamo la fortuna e la responsabilità di diventare con-creatori di noi stessi insieme  con Dio.  Sciupare il tempo, la vita presente è una grave e terribile sventura o disgrazia. 

Perché gridare allora:  A che vale la vita? – La vita vale quanto ciascuno di noi la fa valere evitando le cose senza valore.  Dalla creazione di noi stessi riceviamo da Dio un patrimonio immenso:  le possibilità che abbiamo per farci santi, felici per sempre e anche in terra.  Gesù dice beati con il verbo al presente e al futuro.  Siamo felici, se santi, già da ora e per sempre.

  La vita terrena non è la vera vita, è l’inizio, la prova, la semina per raccogliere poi nell’eternità quello che abbiamo seminato.  Chi zappa, zappa all’orto suo!

Oggi, 1° novembre, i santi ci vengono incontro, tutti insieme.  Festeggiamo infatti tutti quelli che conosciamo e anche l’immensa schiera di coloro che non conosciamo.  Ognuno di loro, perché santi, hanno vissuto un’esistenza piena, felice.

Vicino a noi, poco tempo fa, morì un uomo e lasciò questo messaggio ai figli (che poi fu stampato nel ricordino di trigesimo):  Sono contento della vita, contento del lavoro, della mia famiglia; sono contento di Dio e di tutto.

Questo significa essere santi:  essere contenti, essere beati, dice il Vangelo.  E il detto popolare aggiunge:  Chi si contenta gode.  Bisogna sapere accontentarsi, pensando che la vita presente è solo un inizio, non è tutta la vita.  Non dobbiamo chiedere tutto alla vita presente, ma piccole cose perché non siamo nella vera vita quella del paradiso. 

In paradiso entrano solo i santi.  Chi muore e non ha raggiunto la santità, se ha rinnegato Dio con un peccato mortale va all’inferno per sempre.  Se non lo ha rinnegato con il peccato mortale, non va nell’inferno, ma nel purgatorio.  Ha una seconda vita di recupero.  E talvolta può essere anche molto più lunga della presente.  Alcuni sono stati condannati al purgatorio fino alla fine del mondo.  Ma che cosa sono anche migliaia di anni di fronte all’eternità del paradiso e dell’inferno?

C’è però una differenza essenziale tra la vita terrena e quella del purgatorio.  Soltanto nella vita terrena si ha possibilità di aumentare il proprio patrimonio che durerà per sempre.  Nel purgatorio non si cresce, ma solo ci si purifica. 

Non dobbiamo andare dietro a fantasie dei pagani antichi, oggi rispolverate da coloro che non conoscono il Vangelo (anche se vanno in chiesa, ma non sono evangelizzati)…  Una di queste fantasie contrarie al Vangelo è la reincarnazione.  Il Vangelo non parla di reincarnazione, ma di un tempo di purificazione:  Non uscirà da lì,dice Gesù, finché non abbia scontato fino all’ultimo spicciolo.  E la lettera agli Ebrei dice:  E’ stabilito che gli uomini muoiano una sola volta e poi subito saranno giudicati (9,27).

La beatitudine dei santi in terra non è quella del paradiso, ma vicina ad essa.  E’ una gioia nell’animo e una dolcezza divina e proviene dalla presenza di Dio che riceviamo con il battesimo e per cui siamo suoi figli.

Dice la Bibbia nella 1 Gv 3, 1ss):  Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!…  Fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.  Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è.

Quale felicità essere nel cuore di Dio come figli! La gioia in terra viene chiamata nella Bibbia (Gc) perfetta letizia ossia gioia nel cuore anche se nel corpo esistono afflizioni, persecuzioni, povertà…La sofferenza non è tanto il dolore, ma la mancanza di significato del dolore.  Si dice infatti:  dove c’è gusto non c’è pendenza.  La gioia cristiana nasce e cresce nella fede.  Quanto più si ha fede, tanto meno si soffre anche dentro l’afflizione, la fame, la sete, la persecuzione.  Questo è il significato delle beatitudini del Vangelo.

Ecco il segreto della felicità, della beatitudine, della santità:  sfruttare queste meraviglie che il Redentore ci ha portato:  i sacramenti della confessione e comunione (che ci purificano e ci nutrono di Dio), la preghiera che ci lega continuamente a Dio, la sua parola che ci eleva, ci potenzia e ci fortifica…

Perciò i santi dicevano:  E’ tanto il bene che aspetto che ogni pena mi è diletto.

Povera umanità, specialmente di oggi, umanità detta del benessere, ma che si dovrebbe chiamare del malessere!  Pensano che tutto sia nel presente, nei beni sensibili:  non finiscono mai di cercare nuove emozioni, piaceri, divertimenti…  Li spremono più che possono.  Ma non trovano altro fra le mani se non la loro fugacità, il vuoto, il nulla, l’amarezza, la disperazione…  E magari non finiscano nel suicidio…  Nella fede e nella speranza io posso avere già in parte il domani gioioso.

Un altro messaggio ci viene dalla Bibbia in Ap 7, 2ss:  Io Giovanni vidi un angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente.

Un angelo è mandato da Dio per frenare l’angelo distruttore.  Angelo distruttore è chiunque fa il male.  Il male è tale in tutte le direzioni:  è falso credere che il male morale non sia anche male fisico.  Se ci sono dei mali è segno che noi li causiamo disobbedendo alla legge del Creatore.  Ma Dio non si vendica, anzi lui stesso manda il suo angelo per neutralizzare il male che noi commettiamo con il peccato, altrimenti il mondo sarebbe stato già distrutto da tempo.

Il male è rovina e infelicità.  Il bene è gioia e benessere.  I santi sono gli uomini del bene e i non santi sono uomini del male…  Ma Dio viene sempre in nostro soccorso mediante la redenzione di Gesù.

L’angelo col sigillo del (Cristo) gridò agli angeli distruttori:  Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio (crocifisso) sulla fronte dei suoi servi.

Chi sono questi servi di Dio che ricevono un sigillo in fronte?  Sono coloro che sono segnati dai sacramenti e che vivono in conseguenza.  Tutti siamo peccatori, anche i santi, ma Gesù ci dà la sua santità (la vesta candida) mediante i sacramenti.  La forza della redenzione è onnipotente.  Noi possiamo vivere da santi in questo mondo. E allora

Una moltitudine (di santi), che nessuno può contare, (sono) avvolti in veste candida, e portano palme nelle mani… Sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello.

 

 

 

 

 

 

 

DUE NOVEMBRE

 

 

 

Il 2 novembre è un giorno dedicato ai defunti e alla visita ai cimiteri.  Qual è il volto di chi visita i cimiteri?  E’ un volto funereo!  Pochi sono i cimiteri che rivelano la fede e la speranza cristiana, i cimiteri in cui si rappresentano angeli e santi pieni di gioia. 

 

Noi crediamo fermamente che alla fine della vita ci attende la gioia più grande, la massima realizzazione di noi stessi; raggiungeremo la casa paterna, il calore del focolare domestico, il cuore di Dio che è eterno e infinito amore.

Perché allora piangere sconsolatamente per la morte dei nostri cari?  Perché reagire alla morte come se non avessimo fede, come pagani che vedono nella morte la rovina totale e definitiva della vita umana?

 

La morte ha due aspetti, uno dall’al di là (la gioia del paradiso); un altro aspetto è quello dall’al di qua, cioè da questo mondo, dove restano i cadaveri senza vita, larve di umanità.  Il baco da seta lascia la sua larva, ma si trasforma in farfalla bellissima.  Non dobbiamo vedere la morte dall’aspetto apparente dei corpi in sfacelo.  Un giorno risorgeremo anche con il corpo, ma non con quella materia che si disfà nel cimitero. 

La morte è come un ricamo che ha due lati, il lato diritto e il suo rovescio.  La morte nel suo vero aspetto è quella del lato diritto e cioè del lato di Dio, del paradiso con la sua vera eterna gioia. 

Chi vive nel mondo di qua, se non ha un forte senso di fede e di speranza, guarda la morte secondo la visione degli occhi di carne.  Non è la vera visione.  I morti a questo mondo, ma vivi nell’altro, hanno lasciato ai nostri sensi l’immagine del loro corpo in disfacimento.  Ma i cadaveri non sono persone.  Con la morte la persona non è più in questo mondo; è nell’altro, dove vivono i santi, quegli esseri fortunati ai quali ci rivolgiamo nei casi disperati e ci danno risposta quando tutte le risorse terrene sono incapaci di aiuto. 

Dobbiamo dire perciò che il mondo dell’al di là è molto più potente di quello di qua.  Certamente, è il mondo dove Dio vive  in mezzo ai suoi figli pieni di ogni bene.  LA MORTE E’ STARE LONTANO DA DIO!

La morte non appartiene a Dio né ai suoi amici.  Dice la Bibbia (Sap 1, 13ss):  Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.  Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza (la morte non esiste nel vocabolario di Dio, ma in quello del non Dio ossia della ribellione a lui, del peccato, dei peccatori).  Le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte… (Il male non sta nelle cose, ma nei cuori cattivi) Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura.  Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo (per il peccato). 

 

(Cfr .Cantalamessa, Gettate le reti, Piemme editrice).

La morte non è stata voluta da Dio, non è stata messa nella nostra esistenza da lui, nostro Creatore.  La morte è innaturale.  Per questo le siamo contrari, la lottiamo con tutte le forze perché siamo stati creati con tendenze totalmente opposte alla morte.  Non siamo stati creati per morire.  L’ultima parola della vita umana non è la morte, ma la vita senza fine.

Dice la Bibbia (Sap 3, 1ss):  Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà.  Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace.  Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità.

 

LA MORTE ESISTE PESA INESORABILMENTE SU DI NOI PER IL PECCATO.

 

Si narra che Damocle volle far provare a un cittadino come vive un re:  apparentemente in mezzo a sfarzo invidiabile, in realtà fra pericoli molto più gravi e più numerosi che non i semplici cittadini: nemici all’esterno e all’interno del regno stanno in agguato per colpire il re e perfino da parte di gente della famiglia reale. 

Damocle fece partecipare alla mensa del re il cittadino.  Questi ripeteva fra sé:  Questa è vita da re! – Ma alla fine Damocle fece vedere sul capo del re una spada che era sospesa a un crine di cavallo:  da un momento all’altro poteva cadergli sul capo.

La spada di Damocle pende sul capo di ogni persona dal momento in cui nasce.  Da allora si fanno ipotesi sul bambino:  sarà buono o cattivo, felice o infelice…  Una cosa è certa, sicura, per tutti:  deve morire, pesa su di tutti la spada di Damocle.

Il timore della morte è confitto nel profondo del cuore e comincia a manifestarsi dai primi anni, da quando si comincia a prendere coscienza della vita… che si vede legata alla morte.  Il grido unanime del profondo del cuore è sempre questo:  Non voglio morire! – Così disse un giovane, che ho conosciuto, appena avvertì che stava per morire.

 

QUAL E’ LA VERA SAPIENZA?

 

Non cancellare il ricordo della morte, far finta che non esiste, che non è per noi, ma risolvere il problema entrando in unione con Dio.

 

Spesso ai nostri giorni, per nascondere la paura della morte, si ostenta sicurezza, allegria, spensieratezza…  E’ tutta una parata, una bugia.  Il pensiero della morte è incancellabile.  Ogni secondo che passa è un frammento della nostra esistenza che viene bruciato.

La vera sapienza sta nel risolvere il problema con una vita piena di fede.  Allora la morte se ne va a mani vuote, perché io sono con Cristo e l’io (cioè la persona) non muore.  Muore il corpo; ma proprio allora quel corpo è un cadavere, non è un io, una persona.  Se la mia persona è unita a Cristo, io vivrò in eterno e vivrò divinamente felice.

 

Dice Gesù (Gv 3, 17):  Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6, 40).

Vedere il Figlio, durante la vita terrena di Gesù era riconoscere in quell’uomo di Nazaret il vero Salvatore del mondo e perciò credere alla sua parola e accogliere il suo messaggio.  Per noi vedere il Figlio significa riconoscere che Gesù ancora è vicino a noi con il suo corpo e il suo sangue nella santa ostia consacrata.  Credere in lui significa purificare la coscienza con la confessione, fare la comunione, entrare nella pienezza della fede.

 

Chi aderisce a Gesù non deve temere la morte.  Essa è il giorno beato  dell’incontro eterno con Dio.  Mentre si chiudono gli occhi a questa vita, si apre il cuore, l’anima e tutta la persona a Gesù, il nostro Salvatore, colui che riceviamo nella comunione e che ci riceve nel suo cuore…  Che meraviglia!  La morte è la più bella comunione, una comunione in cui vediamo ciò che avviene e non finirà mai!

 

Ecco che come ragionano i veri cristiani, cioè i santi:

 

Ho sentito nel cuore che sono figlia del Re, che mi trovo in esilio in una terra straniera.  Ho saputo che la mia casa è un palazzo nel cielo, soltanto là mi sentirò nella mia patria (pag 537).

Gesù, vivo della tua vita divina, come gli eletti in paradiso.  Tu dimori continuamente nel mio cuore.  Sono imbevuta della tua vita divina.  La morte non può danneggiarmi perché la tua vita divina è assicurata in me e la morte se ne andrà delusa a mani vuote.  La morte deve colpire il corpo e io desidero che questa separazione avvenga al più presto perché con essa entrerò nella vita senza fine (pag. 462).

O giorno eterno, o giorno desiderato, ti attendo con nostalgia e impazienza.  Fra non molto l’amore scioglierà i veli e tu diverrai la mia salvezza! – O giorno stupendo, momento impareggiabile, in cui vedrò per la prima volta il mio Dio, lo sposo della mia anima! … O giorno felice, giorno benedetto, nel quale il mio cuore arderà per te di amore eterno.  Fin d’ora ti sento, sia pure attraverso i veli (della fede).  Tu. O Gesù, in vita e in morte sei per me estasi e incanto…  O giorno di delizie, di eterne dolcezze!  O Dio di grande maestà, mio amore, tu sai che nulla soddisfa il mio cuore…Poserò il mio capo sul tuo dolce cuore! (S. Faustina Kowalska, Diario, ed. Vaticana).