IL BATTISTA DICE DI DARE TUNICA E TUTTO

 

         Giovanni Battista esigeva un cambiamento radicale per chi voleva incontrare il Messia e partecipare alla sua gioia.  Neanche noi possiamo avere la gioia del Natale senza cambiare la mentalità materialista in quella veramente cristiana. 

         Diceva Giovanni:  Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto.

         Dobbiamo dare, specialmente in occasione delle feste natalizie, perché il bambino Gesù da ricco si è fatto povero per noi per arricchirci di doni divini.  Ci ha dato il Padre suo, la Madre, la sua persona nella comunione e innumerevoli doni celesti.

         Se tu vuoi ricevere doni immensi, senza numero, grandiosi e preziosi, devi prima di tutto svuotare completamente la casa e pulirla.  Quanto più spazio fai, tanto più riceverai.  Mentre attendiamo il Natale, mandiamo via dunque tante cianfrusaglie,  tante cose che sono cenere, sabbia, paglia…

         Quanta povera gente si carica di cose inutili, ingombranti, soffocanti, materiali; e si priva di beni divini, eterni!

         Date, date, dice Giovanni Battista a tutti i cristiani, specialmente nel tempo natalizio…  Perché dobbiamo dare?  Per far spazio per cose di gran lunga superiori, utili e saporite… Nel mondo c’è gente che muore di fame e gente che muore di scorpacciate!  E’ uno scandalo!

         Quello che date a chi ha più bisogno di voi, va direttamente al bambino Gesù che ha detto:  Quello che fate agli altri lo fate a me. – Gesù dice ancora:  C’è più gioia nel dare che nel ricevere. – Dando agli altri si apre il cuore, si godono beni affettivi e divini, immensamente superiori alle cose materiali.

         NATALE NON DEVE ESSERE UNA CORSA PER CARICARSI, MA CORSA PER SVUOTARSI.  Così dice il Vangelo:  Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare faccia altrettanto.

         Conosco famiglie in Albania che non hanno pane.  Se non sapete a chi dare, io posso far pervenire loro direttamente denaro, senza pericolo di smarrimento e di varie mani.

         Ogni persona è stata creata dallo stesso e unico Dio:  siamo tutti fratelli.  I BENI SONO PRIMA DI TUTTO DI DIO, POI DI TUTTI E POI DI CHI HA BISOGNO, NON DI CHI LI POSSIEDE.

         Dobbiamo essere come le piante che assorbono tanta acqua quanta ne occorre e lasciano il resto ad altre piante.

         Se non si dà ai bisognosi quello che non è necessario a noi, se si conserva quello che avanza, siamo ingiusti, siamo colpevoli davanti a Dio.  Dice S. Basilio:  Il pane che metti in serbo per un eventuale domani, lo rubi all’affamato di oggi; le vesti che non usi, ma tieni dentro l’armadio, non sono tue, sono delle persone nude; il denaro che conservi, accrescendo regolarmente il conto in banca, non è tuo e grida vendetta contro di te.

         Gesù ha detto:  Amatevi come io ho amato voi.  -  I bisogni del prossimo sono miei; le sofferenze sono comunicabili; bene e male non restano in un solo individuo, ma si estendono come si estende il genere umano…   

Diceva il pagano Gandhi:  Non posso ferire te senza ferire anche me, perché siamo una sola carne.  Gesù aveva ragione quando disse:  Quello che fate agli altri lo fate a me. – E aggiungeva:  Il cristianesimo è stupendo, ma non lo sono i cristiani. – Gandhi non si fece cristiano.  Gesù ha detto:  Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri come io ho amato voi.  -  Non dare testimonianza di questo significa frenare la forza divina del cristianesimo e spegnerlo in un territorio o in un settore.

         I primi cristiani a Gerusalemme vivevano insieme e avevano tutto in comune come fanno oggi i religiosi.  In qualche parrocchia hanno messo i beni in comune una cinquantina di famiglie veramente fervorose.  Perché non si può allargare questa esperienza?  Il Vangelo non è una cosa impossibile.

         DOBBIAMO CAMBIARE MENTALITA’, DOBBIAMO DAVVERO CELEBRARE IL NATALE NELLA FRATERNITA’ E NELLA CONDIVISIONE.

         Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini, degna figlia di S. Francesco d’ Assisi, dice che all’inizio del suo Movimento, quando incontravano un povero, prendevano l’indirizzo, poi andavano a trovarlo.  In seguito invitavano i poveri a condividere il pranzo; e infine capirono che per servire i poveri si deve diventare poveri. (Cfr. Parola di vita, dicembre 2003).   Perché?

 

         Il discorso della fraternità è legato al cristianesimo, al Natale, al Dio fatto uomo.  Gesù si è fatto nostro fratello condividendo la nostra condizione umana.  Dio non può stare in mezzo a noi, se non quando ci amiamo gli uni gli altri.  Non possiamo amarci se uno è ricco e l’altro è povero, ma ci ameremo quando diventiamo uguali. 

Non possiamo essere fratelli se non distruggiamo l’interesse materiale.  I fratelli si lottano davanti all’eredità.  Il mondo diventa sempre più caino per l’impero del dio quattrino. Gli ospedali, nati dal cuore dei santi, sono diventati aziende economiche in cui i malati sono oggetto di guadagno…

         Dobbiamo reagire a questo costume disumano.  Come?  S. Francesco d’Assisi ce l’ ha indicato.  Egli è il santo tutto affascinato dal Vangelo di Gesù povero e umile, dal Natale, dal Crocifisso.  Egli ha portato nel mondo un’ondata di vero amore fraterno, ma come?  Per la via della povertà, dell’amore tenero verso il Dio fatto nostra carne, verso il Padre che è nei cieli e ha cura di tutte le sue creature.

S.         Francesco ha attuato la fraternità distruggendo il potere del denaro.  Egli

 diceva:  Dobbiamo lavorare per evitare l’ozio, per aiutare i fratelli, per lodare Dio.  Dobbiamo lavorare con diligenza e con devozione, come se compissimo un’azione religiosa e non come mercenari, ma come servi di Dio e fratelli di tutti.

 

 

 

 

 

 

 

Non si lavora per il guadagno.  Il guadagno non è né motivo primario, né secondario per il lavoro, diceva S. Francesco.  E come mercede del lavoro chiediamo umilmente, senza accampare diritto, quello che è necessario per vivere ringraziando come chi riceve un dono.  Se non basta quanto ci viene dato, abbiamo un Padre nel cielo che provvede agli uccelli del cielo e molto più a noi, suoi servi.  Se nel mondo ci sarà un solo pane, la metà è per i miei frati, purché amino Madonna Povertà.

                   Esistono dei frati in USA che a fine anno azzerano tutte le entrate, dando l’avanzo a chi ha maggior bisogno di loro.  Si deve provare un po’ di povertà, anziché un po’ di ricchezza in più…

 

         I VESCOVI DELLA CALABRIA HANNO DECISO che la conduzione della Chiesa deve essere di questo stile, non come fa lo stato (che impone tasse), ma come si vive in famiglia, in cui dominano le leggi della condivisione, del dono, della gratuità, della generosità.

         In Calabria, i Vescovi esigono dagli ecclesiastici che siano abolite le tasse sia per la celebrazione delle messe, sia per i battesimi, le cresime, le prime comunioni, i matrimoni, sia per certificati o documenti.

         I fedeli hanno il dovere di sovvenire alle necessità della Chiesa secondo le loro possibilità, ma in forma di dono libero e spontaneo.  Così diceva il vecchio Tobi al figlio:  Figlio mio devi sempre dare, poco o molto secondo quello che puoi, ma devi dare. 

NESSUN ECCLESIASTICO PUO’ ESIGERE O STABILIRE UNA SOMMA PER LE PRESTAZIONI RELIGIOSE.

        

           E’ un atto di coraggio, di chiarezza evangelica, di fiducia nella Provvidenza e di amore a quella virtù che ci fa sempre più fratelli amorosi, cristiani autentici, seguaci del Vangelo.

         Può succedere che qualcuno dei fedeli approfitti per dare molto di meno.  Non importa, dobbiamo saper dire con il cultore del Vangelo, S. Francesco d’Assisi,  il Padre del cielo non fa mancare quello di cui abbiamo bisogno. Il di più è contro lo stile cristiano e religioso, è materialismo.

         Ho constatato molte volte che alcuni fedeli sono stati molto avari, però SEMPRE è capitato che, prima o poi, altri hanno dato per tre volte in più.  Mi sono convinto che quanto più siamo disinteressati tanto più otteniamo.