SMARRITO NEL TEMPIO
Leggi
il Vangelo di Luca 2,41ss. e medita…:
I
genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la pasqua.
La santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe era un modello di religiosità in mezzo a un ambiente ebraico già molto fervente.
Il
padre di famiglia aveva il compito di trasmettere ai figli l’insegnamento della
Bibbia. Appena un bambino cominciava ad
articolare le prime sillabe, veniva
guidato a pronunziare la parola Abbàh padre rivolto a Dio. Dio era il primo componente della famiglia,
il fondamento dolcissimo della vita familiare. (Su questo argomento cfr. “La
storia di Gesù”, sei volumi della ed.Rizzoli).
Il padre insegnava ai figli
a pregare ripetendo le formule che tutti gli ebrei sapevano a memoria. Con le preghiere si insegnavano i precetti
della Bibbia e quanto era utile per la fede.
Gli
ebrei usavano fare la professione di fede recitando il loro Credo mattina e
sera. Tre volte al giorno, dovunque si
trovassero, recitavano le preghiere in relazione allo sviluppo della giornata e
precisamente all’aurora, a mezzogiorno e al pomeriggio. Erano le 18 benedizioni ossia lode e
ringraziamento a Dio, implorazione di aiuto e promessa di osservare i suoi
voleri espressi nella Bibbia.
Anche noi cristiani sogliamo
ricordare il mistero dell’incarnazione
per mezzo di Maria al mattino, a mezzogiorno e vero il tramonto, al
suono dell’Ave Maria.
Il sabato era il giorno
sacro settimanale. La festa iniziava al
tramonto del sole del venerdì e finiva al tramonto del sabato. All’inizio della festa, la madre aveva il
compito di accendere la lucerna con particolari riti e preghiere. I membri della famiglia assistevano in piedi
attorno al tavolo.
La lampada rischiarava le
tenebre fino all’aurora: il buio della
vita viene illuminato dalla fede. La
lampada si spegneva all’aurora quando tutta la famiglia si recava nella
sinagoga per l’ascolto della Bibbia, delle spiegazioni, per le preghiere e il
canto dei Salmi.
Verso mezzogiorno si
ritornava in famiglia per il pranzo. I
due pasti festivi (cena del venerdì e pranzo del sabato) erano preparati il
venerdì mattino. La festa era tutta
consacrata a Dio.
L’uso cristiano di iniziare
le feste la vigilia viene dalla tradizione ebraica. La messa che si celebra dal pomeriggio
precedente la festa non deve essere chiamata prefestiva. E’ uno sbaglio! E’ messa festiva a ogni effetto. Vi è insita una ragione teologica molto
elevata. Al contrario del giorno
astronomico o naturale, il giorno della fede o della festa non comincia con la
notte e finisce nella notte, ma comincia con il tramonto, illuminato dalla
lampada della fede, e finisce in pieno giorno.
Il significato è il
seguente: l’uomo naturale, senza fede,
ha la sensazione che la vita venga dal buio della notte e finisca nella
notte. Il fedele invece sa che la vita
viene dalla luce, entra nel buio, ma non senza il chiarore della fede e della
speranza, e finisce con la luce. Noi
sappiamo che veniamo da Dio e ci tuffiamo in lui nella gioia senza fine.
L’insegnamento della Bibbia
veniva iniziato dal padre e poi completato nelle scuole. A 5/6 anni il bambino, ogni mattina, era
accompagnato dalla mamma nella sinagoga, luogo del raduno di sabato e di scuola
nei giorni feriali. A 10/11 anni si
passava a un ciclo superiore di due anni:
si insegnavano le interpretazioni della Bibbia date dagli antenati. E poi, soltanto alcuni avevano la possibilità
di un insegnamento speciale sotto la guida di un grande maestro o rabbino. Gesù, come tutti i poveri, finito il secondo
ciclo, apprese il lavoro del padre falegname.
I
bambini, che andavano a scuola per la prima volta, imparavano a leggere e a
scrivere l’alfabeto su una tavoletta incerata; e poi venivano uniti agli altri
alunni. Libro di scuola era la Bibbia. Gli alunni guardavano e ripetevano in
cantilena le frasi che il maestro leggeva e spiegava. La Bibbia era nella lingua originaria, l’
ebraico, mentre la spiegazione avveniva in lingua corrente o aramaica. Tutto si imparava a memoria. Il maestro era piuttosto severo e usava la
cinghia per mantenere il silenzio e la quiete.
Gesù a dodici anni si trovava già nel
secondo ciclo scolastico e conosceva oltre la Bibbia anche alcune
spiegazioni degli antenati.
Dice
il Vangelo: Gesù, a dodici anni, nel
tempio era seduto tra i dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che lo udivano erano pieni di
stupore per la sua intelligenza e per le sue risposte.
Gesù
si trovava verso la fine del secondo ciclo scolastico. Era infatti la pasqua dell’ultimo anno di scuola. A Gerusalemme i più grandi dottori della
Bibbia, in occasione delle feste. si mettevano a disposizione dei pellegrini
che desideravano conoscere meglio il libro di Dio.
Gesù
dunque nei tre giorni di assenza dai genitori era andato alla scuola della
sinagoga accanto al tempio di Gerusalemme.
Avrebbe potuto avvertire i genitori, ma non lo fece per dare loro un
messaggio in forma solenne: al di sopra
della santa Famiglia, egli apparteneva prima di tutto e soprattutto al Padre
del cielo.
I
dottori della Bibbia si accorsero della straordinarietà del giovinetto Gesù ed erano
pieni di stupore per la sua intelligenza e per le sue risposte.
Questo
stupore viene annotato in seguito nel Vangelo quando Gesù, a trenta anni,
abbandona Nazaret e si dà a insegnare per paesi e città. Tutti restavano ammirati e dicevano: Non abbiamo mai udito tali cose… Da dove mai ha appreso tanta sapienza?
Il Vangelo vuole mostrare Gesù come il Maestro per eccellenza, colui che porta a compimento la rivelazione biblica sopra tutti i profeti. Egli è il massimo rivelatore di Dio, è la Parola del Padre, la sua rivelazione come Figlio fatto uomo, narrazione perenne e viva di Dio in mezzo all’umanità.
Dice
il Vangelo: I genitori di Gesù si
recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di pasqua. Allora in tutta la Palestina un solo
tempio. Gerusalemme distava da Nazaret
tre giorni di cammino. La Madonna e S.
Giuseppe vi si recavano tutti gli anni.
L’obbligo era per gli uomini.
Il Vangelo dice: Trascorsi i giorni della festa, mentre
(Giuseppe e Maria) riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù
rimase a Gerusalemme, senza che i
genitori se ne accorgessero. Credendolo
nella carovana, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i
parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a
Gerusalemme. Dopo tre giorni lo
trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori… Al vederlo restarono stupiti
e sua madre gli disse: Figlio, perché ci
hai fatto così? Ecco, tuo padre e io,
angosciati, ti cercavamo.
Qui Gesù vuole rivelare la sua identità personale divina e la sua missione di redentore attraverso il sacrificio di sé. Il fanciullo Gesù era stato sempre obbediente e sottomesso ai genitori. Però non era soltanto figlio della famiglia di Nazaret, era prima di tutto e soprattutto Figlio del Dio altissimo fatto uomo. E come Figlio di Dio aveva un compito che oltrepassava le pareti domestiche e raggiungeva tutto il mondo, tutta la storia e arrivava al cielo dove doveva condurre l’umanità.
Quelle
due creature (Giuseppe e Maria) che Dio aveva messo al fianco di Gesù spesso si
sbalordivano, restavano ammirati, silenziosi, meditabondi… Dice il Vangelo: Sua Madre serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Perché
il Vangelo dice all’inizio: Si
recavano per la festa della Pasqua; Gesù rimase a Gerusalemme; dopo tre giorni
di ricerche lo trovarono… angosciati…?
Il
Vangelo vuole mettere in evidenza che la redenzione si deve operare attraverso
il sacrificio, la sofferenza, il distacco, l’angoscia, la morte in croce e la
risurrezione, che è la pasqua cristiana.
Il
brano dello smarrimento di Gesù fanciullo è preludio della sua passione, morte
e risurrezione. La Madonna e S.
Giuseppe sono coloro che in anticipo soffrono la passione con Gesù per la
salvezza dell’umanità. Tutti dobbiamo
partecipare alle sue sofferenze con il suo stesso amore. Chiunque si unisce a Gesù deve essere con lui missionario e redentore
crocifisso per la salvezza dei fratelli.
Dopo
tre giorni ritrovano Gesù. I tre giorni
ricordano la risurrezione dopo la crocifissione. Maria e Giuseppe cercano Gesù affannosamente
e in angoscia mortale, perché sono annunzio di quello che avverrà ai discepoli
fedeli che cercavano il Crocifisso e trovarono il Risorto.
Il
piccolo e povero bambino di Betlem è il grande Dio e il Redentore del mondo con
il sacrificio di sé in croce e con le sofferenze di tutta la sua vita a partire
dai primi anni.