GIORNATA DELLA PACE

 

         Il primo giorno dell’anno è consacrato alla Madonna, Regina della pace, Madre di Dio e Madre nostra.  Capodanno è ancora Natale perché questa solennità si celebra per otto giorni come se fosse uno solo.  Infatti tutti i giorni nella messa si annunzia:  Oggi è nato il Salvatore.

         La nascita di Gesù sorregge la storia, la vita umana, i secoli perché Lui è il fondamento della nostra esistenza.  Il Natale è inseparabile dalla Madonna.  Ella ci raduna nel suo cuore, sotto il suo manto.  E la Madonna soffre e versa lacrime di sangue quando i figli si odiano.  Dobbiamo lottare con tutte le forze per far trionfare la pace nei cuori, nelle famiglie e in tutto il mondo.  La pace è il cumulo di ogni bene, come dice bene la parola biblica shalòm.  La pace è Dio con noi, è Natale.

         La pace non interessa soltanto i capi degli stati, ma ogni persona, ogni famiglia, ogni paese.  Il Vangelo dice che dal cuore nascono odi, violenze, inimicizie, guerre… E che dal cuore nascono pace, amore, giustizia, perdono, gioia di vivere insieme da fratelli e non da caini.    Perciò tutti dobbiamo togliere il veleno dal cuore per far regnare pace e fraternità.

I germi del male si trova racchiusi dentro il cuore di ognuno di noi.  Il che vuole dire che chiunque toglie male dal suo interno opera efficacemente per la pace di tutto il mondo.  Chiunque compie vendette, violenze, cattiverie aumenta il tasso di malizia che piomba sul mondo come una nube tossica e micidiale. 

Chiunque fa il male, anche se non visto da nessuno, porta male in tutto il mondo.  Chiunque coltiva pensieri di pace e di amore non resta chiuso nel suo intimo, ma mette nel mondo una forza che si espande a macchia d’olio e raggiunge tutti indistintamente.

         Si ricordi che un solo uomo peccò all’inizio dell’umanità e portò tanti mali in ogni momento della storia;  si ricordi che un solo uomo, Gesù, portò nel mondo il bene e la redenzione.

        

Il Papa dice:  LA PACE E’ POSSIBILE E SE E’ POSSIBILE E’ DOVEROSA.

         Tutti e ognuno dobbiamo domandarci:  Che cosa posso fare io nel mio ambiente, nella mia casa, con i miei vicini, con il mio prossimo?  Tutto quello che facciamo uniamolo a Gesù, specialmente durante la celebrazione della santa messa.  Lì abbiamo con noi il corpo e il sangue di Gesù offerti in sacrificio.  Quel sacrificio  contiene in sé una potenza infinita.  Il male, anche se colossale, è immensamente inferiore al bene.  Con il bene è unito l’infinito Dio.  Con il male ci sono solo creature finite.

Ci dobbiamo unire alla vittima divina, Gesù, con la preghiera, con i sentimenti del cuore e con le azioni che siano come le sue e non come opera il demonio e i suoi seguaci.  

Quando siamo tentati di esplodere, di reagire e di vendicarci, allora dobbiamo pensare alle vittime della guerra, del terrorismo e di ogni violenza.  E dobbiamo dire:  Non devo lasciar passare questa occasione per spegnere il fuoco dell’inimicizia.  Ma dov’è odio occorre amore, dov’è guerra occorre pace. 

Ricordiamo le parole della Bibbia:  Vinci il male con il bene, non rendere male per male, ma rispondere con amore a chi ci tratta con odio, con indifferenza, con cattiveria.  Non dobbiamo criticare il prossimo, ma aiutarlo a uscire dal male se vi fosse caduto.          

Questo modo di agire evangelico è difficile, ma doveroso.  E’ difficile perché la reazione istintiva è quella di rispondere male per male.  Ma siamo discepoli di Gesù crocifisso e redentore, non del demonio omicida, bugiardo, superbo e abitatore dell’inferno… Il mondo si deve cambiare in un paradiso terrestre e non in un inferno.

 

         LA PACE E’ POSSIBILE, LA PACE E’ DOVEROSA, dice il Papa.

         Per il cristiano proclamare la pace è annunziare Cristo che è nostra pace.  E’ vivere da cristiani.  Non è una cosa secondaria, ma essenziale.  Infatti la pace deriva dal precetto della carità che è il massimo e il compendio di tutta la legge di Cristo.  Amare il prossimo è amare Cristo che si è fatto ogni uomo e ogni donna. 

 

         PER GIUNGERE ALLA PACE, EDUCARE ALLA PACE, dice il Papa.  La pace necessita di molto sforzo.  La virtù esige sacrificio, ma nessun bene è possibile senza sacrificio.

         Il mondo oggi è diventato piccolo per i continui e facili contatti.  Se l’incontro dei popoli diventa scontro, che cosa sarà la convivenza umana fatta di sei miliardi di  persone?  Il mondo sarà un covo di belve, di sei miliardi di bestie selvagge. 

         E se moltiplichiamo sei miliardi per tutte le cattiverie di ogni giorno e di ogni anno, a quale cifra astronomica arriveremo?  Ecco perché stiamo male.  Cerchiamo di scoprire nel nostro cuore il focolaio di ogni male.

Abbiamo una forza divina nelle nostre mani, la grazia di Cristo, il suo sacrificio che si celebra ogni giorno, la santa messa:  questa è la nostra salvezza.  Non la trascuriamo, partecipiamo e viviamola nella giornata con la luce che viene da essa e la forza che ci comunica.

        

LA PACE E’ POSSIBILE, LA PACE E’ DOVEROSA, dice il Papa e aggiunge:  Si deve arrivare a una organizzazione mondiale di giustizia e di difesa contro coloro che ostacolano la pace.  Come nelle nazioni si deve attuare la giustizia e la pace, così pure nell’ordine internazionale e mondiale occorrono organismi per la pace universale.  L’Organizzazione delle Nazioni Unite diventi un Istituto in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa propria come in una sola famiglia mondiale.

         La lotta al terrorismo deve essere compito di tutte le nazioni.  Si deve certamente reprimere e punire, ma occorre anche fare un’ analisi attenta per interventi che eliminino le motivazioni del terrorismo stesso.

         La pace viene dalla giustizia.  Senza giustizia non può esserci pace.  Non si possono violare impunemente i diritti dell’uomo, celandosi dietro il pretesto inaccettabile  che si tratta di questioni interne di uno Stato.

         Il diritto internazionale deve diventare sempre più diritto di pace, di giustizia, di carità fraterna che è vero e sincero amore dei propri simili fatti da un solo Padre e chiamati a un solo destino eterno in paradiso.

 

         Non ci può essere pace senza perdono e senza vero amore fraterno.  L’odio genera odio, la carità genera amore.     Dove dici di non trovare amore, mettici il tuo amore e troverai un po’ di amore in più.  Se ognuno cerca di mettere del bene, il bene si moltiplica. 

         Ogni persona deve essere considerato Gesù stesso in persona.  Che cosa dovremmo fare se vedessimo Gesù  nelle vesti del prossimo?  Quel Gesù che per noi è morto in croce.  Non dovremmo perdonare tante piccole colpe a lui nel prossimo, a lui che per noi  è morto in croce?  Non c’è paragone fra quello che ha sofferto Gesù per noi, tra la sua grandezza infinita e la nostra.

         Se ognuno di noi toglie dal mondo un po’ di malizia, quanti miliardi di malizia si eliminano?   

         Non volere per forza convincere gli altri, dicendo:  Io non posso sopportare le cose storte.  Proponi il bene, dici ciò che è giusto e in modo calmo e attendi perché la parola è come il seme:  ha bisogno per maturare.

         Non pretendere comunità senza difetti, persone perfette, situazioni senza difficoltà, senza contrasti, senza sacrifici…  Sii sincero e vedi che il male si trova in te come in tutti, in tutti e perciò anche in te stesso.

         La più grande indulgenza plenaria è quella di comprendere gli altri, saper soffrire per amor di Dio e non scoppiare in collera…

         Emetti dal tuo cuore dolcezza e non amarezza, tristezza, invidia…  Non dire mai:  Gliela faccio pagare! – Il perdono è il modo migliore per riparare le tue e altrui colpe. 

         Togli da te il fiele diabolico e invoca il miele di Spirito Santo.  Si prendono più mosche con una goccia di miele che con un barile di aceto.  Non dire che gli altri sono maligni…  Tutti lo siamo e tutti ci dobbiamo aiutare attraverso l’amore e non attraverso l’odio. 

         Non ti pentirai mai di aver giudicato troppo bene, ma ti pentirai sempre per aver giudicato male.  Non ci perderai a fare il bene.

         In croce Gesù è più amabile.  Il prossimo crocifisso dal male deve suscitare maggiore compassione di un affamato, nudo e senza tetto.  Questi ti fanno compassione.  Quelli ti devono fare maggiore compassione.

         Il miglior mezzo per cambiare la società è l’esempio: silenzio (non essere l’eterno criticone), esempio, domare la natura ribelle in te, diffondere la gioia.

 

         La CONCLUSIONE PRATICA

                                                                        è questa:  se ci sono inimicizie, l’anno è cattivo nonostante possa augurarlo buono.  Sarà buono quanto più riconosciamo i nostri torti e cerchiamo di eliminarli, compatiamo quelli degli altri.  Quanta più dolcezza esce dal cuore tanto più santo e felice sarà l’anno che iniziamo nel nome di Gesù, nostra pace.