CAPODANNO
CHE COSA E’ IL TEMPO?
Anno
nuovo, vita nuova. Che cosa è il tempo e
il capodanno?
SECONDO
LA SUA MATERIALITA’, il tempo è lo scorrere ritmico dei secondi, dei minuti,
delle ore, dei giorni, dei mesi, degli anni, dei secoli e dei millenni.
La
materialità del tempo è un fatto, direi, meccanico e banale come il movimento
delle lancette di un orologio o come il sorgere del sole o della luna, il
tramonto e il percorso diurno e notturno; come il movimento degli astri che si
muovono con precisione matematica e che si possono prevedere secoli e millenni
prima. Ma io resto tale come ero prima e
dopo!
SE
INVECE IL TEMPO E’ VISTO IN RAPPORTO ALLA VITA UMANA’, allora assume il valore
della stessa vita. Quanto vale la
vita? La vita vale quanto la fa
valere ciascuno di noi.
Si può
vivere come le bestie che non sanno che cosa sono e che cosa saranno, che cosa è bene e male, che
cosa è vera o falsa felicità.
Si può vivere come
persone coscienti e responsabili della propria esistenza e come
cristiani che hanno avuto l’immensa gioia
dell’annunzio di Natale: Vi
annunziamo una grande gioia, oggi è nato per voi il Salvatore del mondo! –
Il Natale ha diviso i secoli in secoli prima e dopo Cristo, secoli di oscurità
e secoli di luce.
Quando il tempo si mette in
relazione al Natale, allora diventa superumano, divino, eterno. Il significato più alto che si possa dare al
tempo, alla vita e alla storia è metterlo in relazione al Natale.
Per
noi cristiani il capodanno è in stretta relazione con il Natale, è tutt’uno
col Natale. E infatti, se si sta attenti alle celebrazioni
liturgiche, il capodanno viene celebrato lo stesso giorno del Natale. Vi sembrerà strano, ma è così. Il Natale si celebra per otto giorni
considerati come un lungo e inesauribile giorno solo. Infatti tutti i giorni dal 25 dicembre al 1
gennaio si dice nella liturgia: Oggi
è nato il Salvatore.
Noi
entriamo nel capodanno da quando celebriamo il Natale e proprio perché
celebriamo il Natale. Lo celebriamo
assistendo al massimo gesto religioso che è la messa, la presenza di Gesù
redentore: si celebra il corpo e sangue
di Cristo offerti in sacrificio per la redenzione universale. E celebrando si partecipa alla redenzione
operata da Cristo. Questo è il Natale,
questo è il capodanno.
Non è
dunque il veglione o il veglionissimo che può dare valore divino al tempo, ma
la celebrazione liturgica. Altrimenti il
tempo è uno scorrere banale di secondi, minuti, giorni, mesi, anni, secoli e
millenni. Banale scorrere come le
lancette di un orologio o la ruota di una qualsiasi macchina o il moto degli
altri, moto ritmico, meccanico, senza valore, senza significato.
Il
contatto con Dio dà valore alla vita, al tempo, alla storia. Altrimenti perché un punto nel tempo è pieno
di significato, è festa, e un altro no?
Lo scorrere meccanico del tempo è sempre identico.
E
infatti, sebbene Gesù non è nato il 25 dicembre, questa data ha valore
religioso perché lo celebriamo. La
celebrazione rende sacro quel tempo; non è sacro il tempo per se stesso.
Dice
la Bibbia: Quando venne la pienezza del
tempo, Dio mandò il Figlio suo, nato da donna, nato sotto gli ebrei per
riscattare tutti con la sua presenza storica e la sua redenzione storica.
Che
cosa vuol dire pienezza del tempo? Non
che il tempo scoccando influisca su Dio quasi costringendolo a mandare il
Figlio in terra. Né l’uomo, né la
materia comandano Dio, ma Dio dona se stesso per infinito amore e così rende
pieno di divinità quel tempo. Ora Dio
opera per mezzo della Chiesa: poiché
la Chiesa celebra quel giorno come sacro, per questo diventa pieno di benefici
divini.
Pienezza del tempo significa che Dio venne in questo mondo e trasfigurò il mondo in sede di Dio, la vita umana in umano-divina, la nostra esistenza piena di grazia e di gioia perché abbiamo la possibilità della comunione, della confessione, della preghiera, del contatto reale, vivo, forte con lui.
Non
sono i veglioni o lo spumante che fanno il capodanno, ma Gesù che mi
perdona e riversa la sua redenzione in me con il sacramento della riconciliazione; Gesù che con la comunione mi unisce a sé come
unì la Madre sua nella prima comunione o incarnazione nel suo seno. Gesù che mi
chiama alla sua compagnia, al colloquio, alla gioia deliziosa della preghiera
che vale molto più di mille tombolate.
Quando
perciò il capodanno è strettamente legato a Gesù fino a unirci a lui con la
massima possibilità (la comunione), allora tutta la mia vita si cambia in
divina e umana. Dico tutta e perciò
anche la tombolata, lo spumante e il veglione, ma con Cristo e non con il
peccato o solo con la baldoria.
Cristo
è il centro, il culmine, l’inizio, il fondamento e il vertice di tutto il
creato, di tutta la storia, di tutta la vita.
Egli è il punto forte che dà valore al tempo, ai mesi, agli anni, ai
secoli e ai millenni.
Il
capodanno come il Natale è annunzio di una gioia grande, la più grande,
quella divina ed eterna: la gioia
dell’uomo fatto simile a Dio, unito a lui, partecipe della sua natura divina,
della gioia, della felicità e del paradiso.
Facciamo
festa perché l’Eterno è entrato nel tempo e lo sorregge. Non dirò più:
Passano gli anni e la morte si avvicina.
Ma dirò: Ogni celebrazione di
Natale e capodanno è un riempirsi di Dio e la morte diventa vita senza fine,
gioia eterna in paradiso.
Dirò: Oggi per noi è nato il Redentore, per ogni
generazione umana, in ogni anno, in ogni secolo, in ogni tempo. Infatti la comunione, la confessione, la
messa, la preghiera sono a mia disposizione ogni giorno. Ogni giorno posso godere queste feste
meravigliose; e la vita è un’eterna festa che non ha mai fine. Ma sempre in Cristo, con Cristo e per Cristo.
L’Eterno
è entrato nel tempo; noi siamo introdotti in Dio; il divino è vicino a noi, dentro di noi. Io posso godere Dio, averlo, gustarlo; e così
posso godere la vita e il tempo, senza morte e senza rimpianti. Siamo introdotti nella promozione massima.
Dice la Bibbia: Occhio non vide e
cuore mai sperimentò quello che Dio ha preparato per i suoi figli che accoglie
nel suo cuore e nella sua casa. Al di là
di ogni festa di re e imperatori, di ricchi e potenti, di amore e gioia e
bellezza.
E
mentre il tempo passa, io dirò: Quando
vedrò il suo volto? Quale gioia quando
mi dissero: Andremo alla casa del
Signore. La nostra patria è il cielo e
di là aspettiamo Gesù, il quale trasfigurerà il nostro corpo misero e lo
configurerà al suo corpo glorioso e risorto.
Io desidero di esser sciolto dal corpo per godere queste meraviglie che
ci attendono, che il cuore del Padre onnipotente pensò e preparò, ma che nessuno
può immaginare o desiderare.
E’
strano, fuori di Dio i desideri oltrepassano quello che si ottiene. In Dio i desideri sono sorpassati
immensamente da qualsiasi desiderio.
Finalmente siamo sazi. Siamo
nella shalòm ossia pace e in calabrese.
Ci siamo veramente scialati.
Gioia,
gioia, gioia. Solo Dio è gioia; tutta la
gioia e gioia senza fine. Dio lo
respiro, lo mangio e lo godo con la comunione, se è vera comunione, con la
confessione se è vera confessione, con la preghiera se è vera preghiera…
Oh,
fratelli impariamo ad essere cristiani.
Questo è Natale, pasqua e capodanno!