IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA
In
principio era il Verbo.
Verbo vuol dire Parola, ma
Parola con lettera maiuscola perché significa Dio Figlio oppure Dio
Verbo oppure Dio Parola: Dio da Dio,
Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,
generato non creato, della stessa sostanza del Padre. La divinità è una sola posseduta in tre modi
diversi: come Padre, come Figlio e come Spirito.
Dio non è un essere
solitario né muto. Egli è sommo amore
e perciò sommamente Parlante (il Padre), somma Parola (il Figlio), somma
Risposta all’Amore o Spirito Santo.
Dio parla mediante il Figlio e lo Spirito Santo. IL FIGLIO DI DIO E’ LA MASSIMA ESPRESSIONE DEL PADRE, la sua immagine, LA SUA PAROLA! Il Figlio viene es-presso ossia emesso fuori dal seno del Padre mediante l’Alito caldo del suo amore infinito. Anche noi formuliamo la parola con l’alito o lo spirito, che nelle relazioni familiari diventa infocato di affetto.
Dio è infinito amore che si attua nelle relazioni interpersonali tra Padre, Figlio e Spirito. Questa è la sua felicità somma ed eterna, il parlare di Dio. Qualche cosa di simile avviene in noi quando parliamo. Siamo stati creati ad immagine di Dio, dice la Bibbia.
Nell’umanità la parola è il mezzo più potente per comunicare e per amare. Quando c’è odio si toglie la parola; quando c’è amore non si finisce di parlare. Si parla con le parole, con i gesti, con la presenza (chi si odia non si vuol vedere); si parla con gli occhi e soprattutto con il cuore e con le azioni. Tutto si fa per chi si ama.
Nella vita umana non c’è nulla più vivo della parola, più intimo e più profondo. La Madonna e S. Giuseppe vivevano in un mutuo amore super-umano, in armonia umano-divina proprio perché erano sposi verginali. Se gli sposi non si parlano, non ci sono altri mezzi per amarsi se non riconciliarsi, parlare e tutto ritorna nella normalità. Non è la sessualità che costituisce l’amore, ma il dialogo. Gli angeli amano e non sono sessuati. I matrimoni si sfaldano quando si fondano solo sulla sessualità.
CHE COSA AVVIENE NEL PARLARE?
La parola prende il mio
essere interno e lo riversa in altri.
Quello che io penso, voglio, amo e desidero è tutto il mio intimo. Quando parlo, il mio intimo si esprime fuori
di me e viene a unirsi all’intimo di altri, ma non è tolto a me. Così pure fa Dio: dona il Figlio suo al
mondo, ma non lo perde, perché gli rimane nel seno. E così Dio e mondo si uniscono in una sola
vita o comunione.
La parola è come
l’elettricità che produce luce, calore e moto, rischiara le tenebre,
riscalda e mette in azione strumenti di svariata qualità: ferro da stiro,
computer, bitumiera, ruspa, treni…
La parola è intelligenza, amore,
azione (sono le tre funzioni del linguaggio: conoscere, comunicare,
operare). Quando una persona non risponde all’amore, ci domandiamo: Ma si rende conto? – Cioè non sa, non
conosce, non ama, non opera. Se voi mi
diceste che la partecipazione alla messa annoia, vuol dire che non conoscete
chi si rende presente (Dio); chi è questo Dio che ci crea continuamente per
amore, Gesù che rende presente il suo sacrificio di salvezza, lo Spirito Santo
che ci riempie dello stesso amore che è nel Padre e del Figlio.
E se mi dite che non sentite
tutto questo, vi rispondo: Dovete
conoscere, dovete esercitarvi: più si
conosce e più si ama; più si pratica una persona e più si conosce e si
ama. Dunque parlare è amare; amare deve
essere totale fino alle opere: conoscere, unirsi e operare. Per chi si ama si fa tutto, senza fatica e
con gioia.
Dio
è supremo amore e perciò Dio parla, è parlato, comunica, è comunicato.
Dice la Bibbia: Molte e volte e in diversi modi Dio parlò
(agli ebrei), nostri padri (nella fede).
Ultimamente ha mandato il Figlio suo (fatto uomo e reso visibile,
tangibile, udibile) (Eb 1,1ss). E S.
Giovanni, che vide e udì Gesù nei tre anni di vita pubblica, scrive
stupito: Quello che noi abbiamo visto
e udito, che abbiamo toccato con mano (Dio fatto carne) questo vi annunziamo
(con gli scritti del Nuovo Testamento) perché anche voi possiate avere come noi
(gli stessi contatti, gli stessi sentimenti ed esperienze fatte da noi) (1
Gv 1,1ss).
Leggere
frequentemente il Vangelo e gli scritti cristiani ispirati è un ottimo
esercizio di amore di Dio e un mezzo che infiamma divinamente il cuore.
Dio
dall’Antico Testamento diceva: Ascolta,
Israele, le parole, le norme e le promesse che io ho (ti ho dato) e così avrai
vita e felicità per tutti i giorni della tua vita (Dt 6 vari testi).
La parola esige ascolto e
risposta, perché l’amore è dialogo, domanda e risposta. Dio vuole che noi sentiamo la sua parola. In alcune
zone di Calabria ascolta si dice: asulìja. E’ una parola che viene dalla lingua della
Bibbia: in ebraico òzen si chiama
l’orecchio: chi ascolta presta
l’orecchio.
Ascoltare e rispondere
mediante la preghiera. Nella Bibbia si
trovano formulate molte preghiere; un
libro intero di preghiere si chiama libro dei Salmi. Vangelo e Salmi devono
essere nelle mani dei cristiani; e ancora tante altre preghiere bibliche come
il Padre nostro, buona parte dell’Ave Maria…
Dice
il Vangelo: IN PRINCIPIO ERA IL
VERBO OSSIA LA PAROLA.
Questa
frase vuol dire: Dio cominciò a parlare dal principio, prima ancora che
mandasse i profeti a riferire le sue parole e a farle scrivere nella Bibbia.
Qual è
questo principio?
Prima
di tutto la creazione. Così infatti
inizia la Bibbia: In principio Dio
creò cielo e terra… e creò (parlando): egli disse: Sia la luce, sia la terra, le piante ecc.
Un
poeta scrive giustamente: Ovunque il
guardo giro, immenso Dio ti vedo, nell’opre tue ti ammiro, ti riconosco in
me. Se non siamo ciechi, sordi, muti
e paralitici, Dio lo vediamo e lo sentiamo attraverso tutte le cose belle e
buone che esistono nell’universo. Tutto
parla dell’infinito Dio buono, giusto, santo e amabile; sollecita a rispondergli: Grazie, lode, gloria e amore a te, mio Dio e
mio padre, mia vita e mio amore.
S.
Bonaventura dice che la Bibbia è stata scritta perché l’uomo era diventato
insensibile alla voce eloquente della natura.
Dovrebbe bastare la creazione per conoscere e amare Dio. Siamo immersi in un mare di parole di Dio che
ci fanno stupire, sbalordire; ci rendono pieni di gioia come i bambini dai
grandi occhi…
IN
PRINCIPIO ERA LA PAROLA. In principio ha un altro significato: Prima ancora che Dio mandasse i profeti e
facesse scrivere la sua parola, prima ancora di parlarci con la creazione
intera, egli esisteva e non era un Dio muto.
Egli parlava!
Gli dèi inventati dagli
uomini sono chiamati muti, ciechi e sordi:
non parlano, non vedono, non rispondono, non significano nulla, non sono
nulla e non portano nessun bene. Così è
la vita di chi dimentica Dio e pretende di saziarsi con surrogati che acuiscono
la fame e la sete e portano al disgusto o alla disperazione.
Dice
il Vangelo: In principio era la
Parola. Quella Parola di Dio,
che Ebrei e cristiani conoscono dalla Bibbia, già esisteva da tutta
l’eternità. La Parola era in continuo dialogo, parlava in continuazione
(il verbo è all’imperfetto e indica un’azione continua nel passato).
Poi quel dialogo eterno della SS.
Trinità venne aperto alle creature quando ebbe inizio la creazione: allora la Parola si udì in terra; molto più
quando vennero i profeti e in modo sommo quando la stessa Parola-Persona
divina, il Figlio, si fece uomo e venne ad abitare in mezzo a noi.
LA PAROLA NELLA TRINITA’,
NELLA CREAZIONE, NEI PROFETI E NELL’INCARNAZIONE.
Dice
il Vangelo: In principio era la
Parola e la Parola era presso Dio (Padre) e la Parola era Dio: era il
Figlio, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non
creato, della stessa sostanza (unica divinità) del Padre…Tutto è
stato fatto per mezzo della Parola.
Il creato è messaggio di Dio, ci fa sentire, vedere e toccare con mano il Figlio suo, la Parola, il Verbo che poi si fece uomo per mezzo di Maria vergine. QUANNDO LA PAROLA SI FECE CARNE, AVVENNE IL COMPIMENTO DELLA CREAZIONE E DELLA VITA UMANA: Dio e l’umanità si unirono in una comunione perfetta di amore come viene effettuato nell’Eucaristia. La comunione eucaristica unisce in una mirabile unità Gesù, l’uomo e la natura rappresentata dal pane e dal vino eucaristico. Comunione cosmoteandrica: cosmo, Dio e uomo.
Quando
esercitiamo la fede cristiana, noi siamo perfettamente creature, perfette
persone umane e insieme perfettamente uniti all’uomo-Dio Gesù. Egli è il fondamento, il culmine e centro di
ogni esistenza e di ogni bellezza, bontà e amore.
Dice
la Bibbia: Dio ci ha benedetti di
ogni benedizione (ci ha colmati di ogni bene quando inserì il Figlio nell’umanità
e inserisce noi in lui) (Ef 1,3ss).
Dall’Antico
Testamento, gli uomini ispirati usavano le immagini della parola, della legge,
della sapienza per annunziare la presenza del Figlio di Dio nel mondo in
maniera ancora latente, ma che poi si sarebbe rivelata più chiaramente a
partire dalla grotta di Betlem.
Dice
la Bibbia: La sapienza (cioè il
Figlio Dio) apre la bocca (dicendo): Io
sono uscita dalla bocca dell’Altissimo (sono parola, espressione immagine del
Padre) e ho ricoperto come nube la terra.
Gesù era presente prima di ogni creazione e si rivelava in ogni
creatura che veniva all’esistenza. Tutta
l’immensità del creato era come una nube che copriva la terra, come la nube che
indicava la presenza di Dio nel tempio di Gerusalemme. Dio si rivelava in una colonna di fuoco e di
fumo nel deserto.
DALL’ANTICO TESTAMENTO
INIZIA L’INCARNAZIONE DEL FIGLIO nel
seno di Israele. Negli antenati Cristo
era nascosto come poi avvenne nel grembo di Maria nove mesi prima della nascita
a Betlem. Nella città eletta mi ha
fatto abitare; in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso (Sir 24).
Nel
popolo di Israele Gesù era presente e nascosto, reggeva il mondo, guidava la storia, conduceva l’umanità alla
salvezza, preservava dalla caduta totale nel male. Ma nel seno dell’israelita Maria vergine Gesù
si fece carne visibile e tangibile.
Purtroppo molti del popolo ebraico non lo accolsero e molti del popolo
cristiano non se ne curano…
Dice
il Vangelo: In lui era la vita e la
vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non
l’hanno accolta. Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti
però l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio. E la Parola si fece carne e venne ad abitare
in mezzo a noi. Dio nessuno l’ha mai
visto: proprio il Figlio unigenito, che
è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.
Dio
Padre ci ha mandato il Figlio per rivelarci il suo volto divino. Chi meglio del Figlio può parlarci del Padre,
lui che è la sua immagine viva e impronta della sua sostanza? Nell’originale greco si dice con maggiore
forza: egli ci ha narrato Dio.
Gesù è il racconto vivo di Dio:
chiunque vede Gesù o legge il suo Vangelo, vede come in un film il
racconto di Dio, Dio entrato nella storia, fatto uomo e nostro fratello e
nostro modello.
Come
ce lo raccontò? Con il modo di pregare e
di vivere. Quando pregava, diceva in
maniera infantile e tenerissima: Padre,
Padre mio, Papà Abbàh! Quando
attraversava la Palestina raccontava il Padre con ogni suo gesto.
Non si può dire più che non
sappiamo nulla di Dio o che non sappiamo come fare per essergli graditi: basta guardare Gesù nel Vangelo e invocarlo
con fiducia immensa.
GRANDE DEGNAZIONE DI DIO E GRANDE INGRATITUDINE UMANA! Dice la Bibbia in Rm 1, 18ss: Stolti quanti non scoprirono Dio sedotti
da quelle creature che non esisterebbero se non nella Parola di Dio e se non
fossero esse stesse parola di Dio e perciò attrattiva irresistibile. Se
le creature attirano, quanto più il Creatore, per il quale esistiamo, viviamo e
respiriamo!
La
nuova Gerusalemme, che accoglie Gesù e in lui si rinnova, dobbiamo essere noi
che (dietro l’esempio di Maria) siamo invitati a cantare con il Salmo 147: Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda,
Sion, il tuo Dio. Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te
ha benedetto i tuoi figli. Questo
Dio così grande e così vicino ti colma di beni e in particolare di tre
doni: la Parola, l’Eucaristia e la Pace: Egli ha messo PACE nei tuoi confini e ti
sazia con FIOR DI FRUMENTO (la santa Ostia).
Manda sulla terra la sua PAROLA, il suo messaggio corre veloce.
CONCLUSIONE
Quel
bambino di Betlem, piccolo, povero, in mezzo agli animali e ai pastori beduini, quella santa Ostia dei nostri altari, che
sembrerebbe un oggetto, ma è il grande e infinito Dio, per cui tutto esiste! …
ECCO IL MISTERO DI DIO CON NOI!
I pastori beduini e gli
animali della stalla lo accolsero, gli Ebrei e i cristiani in maggioranza lo
trascurano ancora…
Per
questo celebriamo il Natale perché possiamo percepire l’incommensurabile
fortuna di avere Dio a portata di mano e la sua felicità senza denaro, senza
arrivismi, senza gomitate, senza attese, senza raccomandazioni…
O
INFINITO DIO, GLORIA A TE IN ETERNO. AMEN!
Queste riflessioni e molte altre le troverai nel
sito: www.padretudda.it