IL FIGLIO DI GIUSEPPE PUO’ ESSERE MAI IL MESSIA?

(domenica IV per annum)

“Gesù prese a dire nella sinagoga:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. 

            Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano:  Non è il figlio di Giuseppe? – Ma egli rispose:  Di certo voi mi citerete  il proverbio:  Medico, cura te stesso.  Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! – Poi aggiunse:  Nessun profeta è bene accetto in patria.  Vi dico anche che c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in  Zarepta di Sidone.  C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro.

            All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.  Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò” (Lc 4, 21).

     

            Gesù disse nella sinagoga di Nazaret:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi.  Quale Scrittura?  Bisogna leggere le parole che precedono il brano evangelico presente.  Erano queste:  Lo Spirito del Signore è sopra di me. Il Signore mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio… ai ciechi la vista… per rimettere in libertà gli oppressi.

                Gesù si presentava come profeta pieno di Spirito Santo e portavoce di Dio. Il Vangelo dice:  Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.  La fama di Gesù si era diffusa in breve in tutta la regione.  Gli abitanti di Nazaret non potevano negare che Gesù rivelava una straordinaria eloquenza. Però credere che lui fosse un profeta, un uomo inviato da Dio, un santo straordinario (noi diremmo) come Padre Pio, questo no!  Era troppo stridente il contrasto fra quello che racconta la Bibbia sui profeti e quel Gesù di Nazaret semplice garzone di bottega.

            Gesù aveva detto dopo la lettura:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi.  Con queste parole Gesù voleva dire:  Davanti ai vostri occhi c’è colui che porta a compimento tutta la Bibbia.  E’ colui che voi vedete con i vostri occhi e udite con le vostre orecchie.  La Bibbia oggi è giunta al punto più alto della salvezza con la mia presenza.

            Era mai possibile che l’umile falegname di Nazaret potesse essere il personaggio più grande della Bibbia?  Questo era impossibile ad ammetterlo.  I nazareni avevano visto Gesù per trent’anni.  Per la precisazione storica:  per trentacinque o trentasei anni.    I nazareni per lungo tempo avevano squadrato il loro paesano,  lo avevano osservato in mille circostanze.  Il paese era molto piccolo;  tutti si conoscevano.  Le case erano piccole; servivano più di rifugio nella notte e nelle intemperie che per abitazione.  La vita si svolgeva per le strade.  Così avviene anche oggi nei piccoli paesi della Palestina.  Tutti si conoscevano bene.  Inoltre, la permanenza di Gesù a Nazaret non  era stata di un giorno o di pochi anni.   Per poco tempo uno si può camuffare, ma  per trenta anni non può nascondersi o fingere.

Eppure quel Gesù era Messia e Dio.  Questo era ed è il messaggio sconvolgente di Gesù, della sua persona, di lui che è vicino a noi, ancor più che non ai suoi paesani di Nazaret.  Noi lo abbiamo qui nella santa ostia consacrata.  Ma possiamo dire di aver capito chi egli è?

Gli abitanti di Nazaret non si erano resi conto della vera identità di Gesù.  Scoprirono le sue non ordinarie qualità soltanto quando la fama della sua sapienza e dei suoi miracoli si era rivelata in altre località.  Allora i paesani rimasero stupefatti, e si dicevano l’un l’altro: “Ma non è lui il figlio di Giuseppe?    Non è il figlio del falegname? 

Così dunque il Figlio di Dio si è fatto simile a noi, è venuto vicino a noi per il suo grande amore!  Quanto dovremmo essere riconoscenti!  E invece proprio la sua vicinanza è occasione  di indifferentismo, di ribellione e di odio!

            Anche oggi Gesù è talmente nascosto nella santa ostia che (al pensarci attentamente) ci lascia sbigottiti.  A Nazaret nascose la sua divinità.  Nella santa Eucaristia nasconde anche la sua umanità.  Quella santissima Ostia sembra un pezzo di pane, una cosa, non una persona.  Ma pane non è, è il grande Dio che regge l’universo, che ci ha creati, ci ha redenti, ci dona se stesso in comunione;  un giorno ci giudicherà e ci assegnerà la sorte per sempre! 

E se si facesse vedere per quello che è nella sua infinita maestà?  Chi si accosterebbe alla comunione?  Dio nasconde la sua divinità per il suo immenso amore per noi.  E questo nascondimento è occasione di irriverenze continue all’augusto mistero dell’Eucaristia!  Ma poi, la fede qui sta: nel credere alla sua parola, se veramente vogliamo essere suoi discepoli.

E  anche noi siamo stati tante volte davanti al SS. Sacramento, quante volte siamo entrati in chiesa e non abbiamo neanche pensato alla presenza reale e viva di Gesù.  Poche volte forse abbiamo capito che quel Gesù nascosto ha un cuore che palpita molto più del cuore della mamma e del papà, dei figli e della sposa e dello sposo.

            Ci sorprende il comportamento dei paesani di Gesù.  Ma noi ci comportiamo forse diversamente?.  Siamo davvero convinti che è Dio colui che sta nella piccola ostia?  Se fossimo convinti dovremmo restare sbalorditi.  Senza immenso stupore non è possibile stare davanti Dio.  Il divino non può abituare.  E’ infinito!!!  Io direi: neppure sappiamo che cosa vuol dire  Dio.  Dio è al di là di ogni pensiero e immaginazione. Egli è l’infinito; e l’infinito sfugge alla mente umana limitatissima. 

Il mistero di Gesù nascosto a Nazaret è perfettamente uguale al mistero di Gesù vivo e nascosto nell’Eucaristia.  Non vogliamo credere all’immensa fortuna di avere l’Infinito vicino a noi, dentro di noi (come avviene nella comunione) e di poter essere arricchiti di divinità:  questo il Vangelo, la più grande bella notizia!!!

 

            DOVE STA LA COLPA DELLA MANCANZA DI FEDE?

  

Non si può attribuire a colpa  non aver scoperto le qualità straordinarie di Gesù fino al tempo della sua rivelazione.  La responsabilità ebbe inizio quando Gesù cominciò a darne segni manifesti.  E proprio allora i nazareni mostrarono la loro cattiveria.  Rimasero fermi nella loro opinione, nonostante le prove contrarie.  Non cambiarono mentalità perché dicevano:  E’ il figlio di Giuseppe (e basta!).  E’ il falegname e non può essere altro.  Questa è durezza di mente e durezza di cuore.  Ecco due colpe in un atteggiamento ostile. 

Se Gesù dava segni evidenti di straordinarietà, si doveva cambiare opinione e con docilità dire:  Fin ora non abbiamo scoperto nulla di straordinario nel garzone di bottega, ma ora ci accorgiamo che è ben altro!  Dobbiamo cambiare mentalità di fronte ai fatti nuovi che Dio mette sul nostro cammino.  E la mentalità si cambia facendo il cammino di fede.  La fede è un primo dono di Dio, ma poi richiede una risposta docile, attenta e amorosa da parte nostra.  Dio è un grande maestro:  ci prospetta una realtà e vuole che noi la accogliamo.  Se la accogliamo esercitando la fede, la conquisteremo sempre meglio. 

Noi cristiani ragioniamo come i nazareni davanti a Gesù sacramentato.  Un Testimone di Geova mi diceva:  Fammi vedere che nell’ostia consacrata c’è Gesù! – Gli dissi che deve bastare la parola di Dio e non dobbiamo chiedere miracoli per credere.  Ma i Testimoni di Geova non credono non credono alla parola di Dio.  Dove non trovano nella Bibbia quello che essi vogliono (e non quello che Dio vuole) cambiano la traduzione.  Infatti nel racconto dell’ultima cena, quando Gesù per la prima volta cambiò il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue, la traduzione dei Testimoni di Geova non è conforme all’originale greco (touto estì to soma pou = questo è il mio corpo), ma secondo il loro comodo:  questo significa il mio corpo…COME SI FA AD ANDARE DIETRO A MISTIFICATORI DELLA BIBBIA?  PERCHE’ C’E’ TROPPA IGNORANZA OSSIA NON CONOSCENZA.  Non si conosce la Bibbia, non si conoscono le innumerevoli mistificazioni geoviste!

Se noi sentiamo o leggiamo la parola di Dio e ci troviamo davanti a messaggi sbalorditivi (come quello dell’Eucaristia), se non ci stupiamo e se non ci commoviamo straordinariamente, è segno che è mancato un cammino di fede.  Ecco come fare:  mettiamoci a pregare molto, a chiedere il lume della fede, a bussare alla porta di quel tabernacolo con insistenza finché non arriviamo a scoprire che là c’è un tesoro incalcolabile!  E’ Dio, Dio con noi, Dio fatto pane, Dio fatto carne come noi e che ci fa suo corpo e sua carne.  Vi sembra poco?  La fede deve essere esercitata, deve essere conquistata.

 

C’è una terza colpa!  Oltre quella della mente ottusa e quella del cuore duro, chiuso e indifferente, c’è la sete di voler miracoli per credere.  I miracoli ci sono.  Chiedete nelle librerie cattoliche il libro:  I miracoli eucaristici.  Ce ne sono senza fine e alcuni sbalorditivi:  a Lanciano si conserva l’ostia cambiata in carne da oltre mille anni.  Quella carne è fresca e viva secondo le analisi che si fanno continuamente!  

I nazareni si domandavano dove mai il figlio di Giuseppe poteva aver preso quella dottrina?  … quella sapienza straordinaria.  Ma non facevano un passo per piegarsi davanti alle prove evidenti.  Non credevano alle prove che Gesù dava, e chiedevano ancora altre prove, quella dei miracoli.  Infatti Gesù disse:  Voi mi dite:  quanto abbiamo udito nelle città vicine fallo anche qui nella tua patria.

            La durezza di mente e di cuore meritò la risposta:  Siete peggiori dei pagani increduli!  Disse infatti Gesù:  Elia  sfamò la vedova di Zarepta, Eliseo guarì Naaman:  le due persone soccorse miracolosamente erano pagane, non della vera religione (per allora), quella ebraica.  Questo vuol dire che non si salva chi appartiene alla vera religione se non dimostra fede. 

Che cosa è la fede?  L’abbandono sincero, leale davanti ai fatti rivelativi.

La vedova di Zarepta (che era pagana) obbedì a Elia che le parlava con autorità divina.  Ella fece come il profeta le aveva detto.  Gli abitanti di Nazaret avrebbero dovuto dire:  Bene, ora ti riconosciamo come Inviato di Dio.    Non fecero così, ma chiesero altre prove (quella dei miracoli).  

Perché chiedevano miracoli?  Per un’ulteriore prova e anche perché pretendevano di avere un titolo di superiorità sugli altri paesi, un privilegio su Dio, e volevano servirsi di Dio per il loro beneficio esclusivo.  Gesù invece proclamava l’universalità della salvezza e la gratuità della fede e diceva:  La salvezza è dei piccoli, dei poveri, di coloro che si mettono davanti a Dio con docilità, umiltà e ricerca appassionata per trovarlo, servirlo e amarlo.  I pagani erano vicini alla salvezza, mentre Israele, e in particolare Nazaret, diventava sempre più lontano da Dio.   

Gli abitanti di Nazaret si sentirono gravemente feriti nell’essere considerati inferiori ai pagani mentre ritenevano di essere superiori a tutti gli altri israeliti.  Si ribellarono e volevano uccidere Gesù.  Chi non vuol credere, pretende di uccidere Dio. Dice: Io sono ateo, non credo.  Sono agnostico. -  Come se con queste frasi si potesse distruggere Dio.  Dio c’è anche se tu non lo vedi o non lo vuoi vedere.  Il sole esiste e splende meravigliosamente anche se ciechi sono a migliaia e a milioni.

            Dice la prima preghiera della liturgia odierna:  O Dio, nei profeti, accolti dai pagani e rifiutati in patria, manifesti il dramma dell’umanità che respinge la tua salvezza.  Fa’ che alla tua Chiesa non venga mai meno il coraggio dell’annunzio missionario del Vangelo.

 

Dio si nasconde nella santa ostia, nelle azioni dei sacramenti, nella Bibbia, nella carne umana, ma è proprio lui!  Quando ci confessiamo e sentiamo le parole dell’assoluzione, non sono parole di Dio?  Io ti assolvo dai tuoi peccati!  Sono come quelle parole della messa:  Questo è il mio corpo e il mio sangue.  Tutte le parole della Bibbia, libro di Dio per eccellenza, sono divine e noi non ce ne rendiamo conto!  Ma c’è una presenza di Gesù in ogni persona, secondo il Vangelo di Mt c.25.  Dice Gesù:  Quello che fate a una persona qualsiasi, la fate a me che mi sono rivestito della vostra carne umana! Quello che facciamo a uno qualsiasi lo facciamo a lui in persona o di bene o di male:  stiamo attenti!  Alla fine della vita ci giudicherà non per quello che abbiamo goduto, ma per quello che abbiamo fatto a chi era nel bisogno.  Gesù ci dirà:  Ero Io quel bisognoso, quel povero, quello scorbutico!  Non ti sei accorto?  Non hai letto il Vangelo?

           

L’uomo non ha ragioni per non credere:  Dio si è reso visibile, è venuto in mezzo a noi, ci ha parlato, ci ha salvati con la forza inesauribile della sua redenzione.  Ma quando la volontà umana si oppone al bene non vede ragioni che possano condurla sulla retta via. 

            Constatare la malizia umana davanti alla verità del Vangelo, non deve frenare l’ardore della evangelizzazione nella Chiesa.  Noi dobbiamo sempre predicare Cristo e il suo messaggio anche se gli uomini fanno opposizione.  La nostra fiducia è posta in Dio che sa trovare sempre anime docili che accettano il messaggio come fra i pagani si sono trovate persone ben disposte.

            “Non spaventarti, io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro” coloro che ostacolano il Vangelo.  Così diceva Dio al profeta Geremia, perseguitato fino all’inverosimile e vera figura di Gesù Messia perseguitato.  Dio è molto più grande dell’uomo; e pur nella sua libertà, alla fine l’uomo deve cedere alla forza travolgente della bontà di Dio.

 

LA CONCLUSIONE la troviamo nella frase rivolta a Maria, il vero tipo del credente:  Beata te che hai creduto, si compiranno tutte le promesse del Signore in tuo favore.  La Madonna avrebbe potuto portare molte prove per non credere accanto alle tante e tante per credere.  Avrebbe potuto dire:  Come potevo io credere quando lo vidi perseguitato, umiliato, crocifisso e finito in croce?  Eppure credette.

            La fede è il più bel atto di amore a Dio, attira la sua benevolenza e la gioia di essere con lui.  Però la fede deve rispettare i limiti imposti dal mistero.  Non possiamo pretendere di SENTIRE la presenza di Dio.  Dio vuole che lo onoriamo, lo adoriamo, lo ossequiamo con l’adesione della nostra VOLONTA’ alla sua.  Ha molta fede non chi sente di più la presenza di Dio, ma chi vive in conseguenza come se lo vedesse e lo sentisse.  Dio premia la volontà e non il sentimento.

            Non dobbiamo credere solo quando Dio appare come pare e piace a noi.  Dio ama l’umiltà, la semplicità, la via ordinaria.  Egli carica di divino la vita umana e la lascia intatta nella sua condizione  “umana”,  e vuole che combattiamo la mania del vistoso, la mania del visibile, che è una specie di materialismo.