LO SPIRITO DEL SIGNORE SOPRA DI ME

                                                                  Leggi Lc 4,14-21 e medita con me…

 

         Gesù inizia la vita pubblica, dopo il battesimo nel fiume Giordano e dopo quaranta giorni di preghiera e di digiuno nel deserto. 

Scrive l’evangelista Luca al c.4: Gesù,  pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto…(poi) ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo; la sua fama si diffuse in tutta la regione.  Insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.  Si recò a Nazaret… entrò secondo il solito, di sabato, nella sinagoga e si alzò a leggere:  “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio…”. Gli occhi di tutti stavano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi.

 

Gesù si presentò in mezzo al popolo di Israele come maestro, profeta, messia.

 

Gesù insegnava nelle sinagoghe… A Nazaret, secondo il solito nella sinagoga e si alzò a leggere.  Leggere e spiegare la Bibbia nelle sinagoghe era compito dei dottori della legge di Dio ossia la Bibbia.  Essi erano chiamati anche scribi ossia coloro che spiegavano la Sacra Scrittura.

L’insegnamento di Gesù era straordinariamente  diverso da quello dei maestri del tempo. Il Vangelo riferisce frasi di grande ammirazione nei riguardi di Gesù come:  Non abbiamo mai udito cose simili;  mai un uomo ha parlato come  lui; egli insegna con autorità e non come gli scribi.  Il nostro brano dice:  Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.  Insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.  Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui.  Erano tutti ammirati.

Gesù dunque era più che scriba o rabbino (come venivano chiamati i dottori della legge).  Egli disse di se stesso a Nazaret: Lo Spirito del Signore… mi ha consacrato e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio.

Dio Padre, dunque, consacrò (consacrazione) e mandò (missione) il Figlio come suo profeta.  La consacrazione era l’affidamento della parola divina;  la missione era la predicazione, a cui Gesù diede inizio dopo il battesimo.

Gesù non era soltanto profeta, ma anche re.  Infatti la consacrazione era propria dei re in Israele, non dei profeti.  Il re aveva il compito di far attuare la parola di Dio in Israele.  Gesù, come Messia, cioè Il Re per eccellenza, era colui avrebbe attuato la parola che proclamava.

Quando fu affidata la parola di Dio a Gesù?  Come Dio egli era Parola del Padre dall’eternità per il fatto che era suo Figlio ossia sua espressione massima.  Dice infatti l’evangelista Giovanni:  In principio era la Parola e la Parola era Dio ed era presso il Padre.

Con l’incarnazione Gesù divenne Parola di Dio incarnata.  Mentre da tutta l’eternità diceva (o cantava al Padre) il suo essere Parola o Specchio del Padre, facendosi uomo venne a narrarlo a noi.

Il profeta era l’uomo pieno di Spirito Santo ossia un ispirato perché le sue parole fossero autentico messaggio divino.  La parola “profeta” viene dal greco (pro femì), e significa colui che parla al posto di Dio, riferisce le sue parole, le rende sensibili.  Il profeta era l’uomo in cui la divina parola  bolliva”.  L’idea di parola bollente viene dall’ebraico, che chiama il profeta nabì ossia colui dentro il quale ferve la divina parola per la presenza dello Spirito Santo, amore divino.  Il profeta veniva chiamato inoltre “roè” che vuol dire veggente.  Il profeta è colui che vede il divino e lo rivela agli altri.  E infine era detto uomo di Dio perché era una persona consacrata, santificata; era un santo.  La parola di Dio ferveva dentro quell’uomo da renderlo incarnazione del suo messaggio.  Non si poteva essere profeti senza essere santi ossia i primi trasformati dalla parola. Il profeta diventava quello che doveva dire perché anche gli altri si adeguassero al  suo messaggio.

 

Profeti in Israele sono stati molti, ma il profeta di Nazaret era il culmine del profetismo. 

        

Gesù giunse a dire:  E’ stato detto dai profeti o scritto nella Bibbia, ma io vi dico.  Chi è questo io di Gesù?  E’ l’io del Figlio di Dio fatto uomo, è Dio in persona, è Dio-Parola.  Dio Padre, mandando nel mondo il Figlio, aveva dato l’espressione e la rivelazione massima di sé, la sua Parola in persona ossia (con parola latina) il Verbo eterno. 

Se i profeti erano bollenti di Spirito Santo, Gesù era una sola sostanza con lo  Spirito Santo con il quale e con il Padre era un’unica divinità.  Per questo egli si comportava come Dio: sceglieva i discepoli,  che poi sarebbero stati i suoi luogotenenti nella Chiesa, come Dio aveva eletto re e profeti per il bene del suo popolo.  Mentre i maestri o rabbini erano scelti dai discepoli (che si mettevano alla loro scuola),  Gesù sceglieva lui personalmente i discepoli da mandare nel mondo come suoi rappresentanti. Gesù disse perfino cose che solo Dio può esigere:  Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me.

Gesù, anche come uomo, era pieno di Spirito Santo.  Per opera dello Spirito fu concepito nel seno di Maria vergine; e fu sempre guidato dal medesimo Spirito.  Al battesimo nel Giordano, prima di cominciare la sua attività pubblica, lo Spirito Santo scese su di lui in forma visibile quasi per dare il via alla sua azione di profeta, re e Messia in mezzo a Israele.

Gesù disse che con la sua presenza la legge e i profeti erano giunti al compimento:  Oggi è adempiuta (o compiuta) questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi.  Giungere al compimento significa che avevano raggiunto il massimo grado, al di sopra del quale non è possibile arrivare.  Il massimo grado della parola di Dio è Gesù in persona, lui che è Parola di Dio fatta carne e resa visibile in terra di Palestina.

S. Giovanni della Croce scrive:  Con la presenza di Gesù nel mondo il Padre tace dicendo:  Ormai non ho nulla più da dire, vi ho detto tutto mandando a voi la Parola, il Figlio mio, la massima espressione di me.

 

Da Gesù al Vangelo in tutto il mondo.

 

Gesù è la Parola di Dio fatta carne e resa visibile in mezzo a noi prima in terra di Palestina e ora in tutto il mondo, dovunque egli mandò i suoi discepoli dicendo:  Andate in tutto il mondo e annunziate quello che vi ho detto.  Chi crederà sarà salvo, chi non crederà sarà condannato. Gesù è presente ovunque si legge il suo Vangelo.  Scrisse infatti l’evangelista Luca all’inizio del suo Vangelo:  Poiché molti hanno posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola (cioè gli apostoli, i vescovi, i predicatori), così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate (il Vangelo è stato scritto con grande diligenza e racconta fatti e parole con massima certezza) su ogni circostanza fin dagli inizi… perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto, o cristiano!

Dovunque arriva il Vangelo avviene quello che si racconta di Gesù:  era un’irruzione potente di Spirito Santo.  Dice il Vangelo:  Gesù  ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.

Gesù diffondeva lo Spirito Santo che possedeva in pienezza, emettendo dal suo interno qualche cosa di onnipotente, divino e infinito come è lo Spirito Santo, persona divina.  Gesù diffondeva il divino come un’ondata potente di profumo tale da causare stupore, attenzione, impressioni potentissime.  Il nostro brano dice:  Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione.  Insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.  Gli occhi di tutti stavano fissi sopra di lui.  Erano tutti ammirati.

 Lo Spirito Santo è onnipotenza di salvezza, di vita e di gioia, di santità e di felicità.  Dove va Gesù entra Dio e Dio Spirito che penetra ovunque come la luce, l’aria, il vento.  Sono tutte immagini della Bibbia sullo Spirito Santo.

I contemporanei di Gesù non sapevano spiegare quello che succedeva, ma avvertivano bene che era presente qualche cosa di inimmaginabile, di inaudito, al di sopra di tutte le esperienze divine in tutta la storia sacra.  La storia della salvezza era giunta al culmine, al massimo.  Dio in persona era sceso in mezzo agli uomini e si era fatto vicino ad ogni uomo come mai.  Dio si era fatto carne!  Gli uomini non lo sapevano, ma lo avvertivano, lo sperimentavano, lo vedevano e lo toccavano.  Così infatti dice l’apostolo Giovanni:  Quello che abbiamo visto, toccato con mano e sperimentato, quello vi annunziamo perché anche voi abbiate la stessa esperienza nostra (1 Gv 1,1ss).

 

Gesù dice:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi. L’esperienza di Dio fatto carne e vivente in mezzo a noi non è solo un fatto del passato ormai finito.  E’ realtà in ogni luogo ove ci sono discepoli di Gesù, ove è la comunità di Cristo o Chiesa, dovunque si legge il Vangelo.  Vangelo vuol dire:  la bella notizia che Dio è con noi.

La lettura del Vangelo ha una forza divina intrinseca che produce effetti inauditi:  emette lo Spirito Santo e lo diffonde sugli ascoltatori.  Il Vangelo (culmine della Bibbia), con l’avvento di Gesù in terra, diventa realtà presente ovunque.  Gesù ovunque mandò i suoi missionari o rappresentanti con la sua stessa potenza.  Disse infatti:  Come il Padre ha mandato me, così anch’io ho mandato voi.

 

E quale deve essere l’ atteggiamento degli ascoltatori? 

 

Quello indicato dal nostro brano:  Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui… La fama si diffuse in tutta la regione… Tutti ne facevano grandi lodi!

  Nella sinagoga di Nazaret, Gesù lesse un brano del libro di Isaia.  Un profeta singolare diceva:  Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione; e mi ha mandato a portare un lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, canti di lode in vece di un cuore mesto.  Essi si chiameranno querce di giustizia, piantagione del Signore per manifestare la sua gloria.  Ricostruiranno le vecchie rovine, rialzeranno gli antichi ruderi, restaureranno le città desolate, devastate da più generazioni.  Ci saranno stranieri a pascere i vostri greggi e figli di stranieri saranno vostri contadini e vignaioli… Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito della veste di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli.

Questa pagina è un annunzio di un discepolo di Isaia dopo il disastro dell’esilio babilonese:  Gerusalemme era un cumulo di rovine, di povertà e di disonore.  Allora una voce potente come Dio gridò forte per invitare alla gioia più grande del disastro e una gioia che più grande non si può immaginare.  Annunziava che Gerusalemme sarebbe stata ricostruita e divenendo  uno splendore superiore a tutte le città del mondo;  i suoi abitanti sarebbero stati arricchiti, serviti come principi massimi di tutta la terra; Israele sarebbe stata la prima fra le nazioni del mondo come una sposa di bellezza incantevole, vanto di tutti i popoli che la serviranno come gran regina, sempre felice e mai più abbandonata o umiliata, sempre giovane, sempre felice.

Questo annunzio non era certo per la Gerusalemme del dopo esilio babilonese, ma per la Gerusalemme ideale del tempo del Messia.  Messia è Gesù.  Egli è venuto per restaurare tutta l’umanità e farla una meraviglia senza confronto.  Quale?  La Chiesa che è umanità presa da tutta la terra e assunta da Gesù, Figlio di Dio, fatto fratello e amico, consanguineo e gioia di tutta la terra.  E’ la felicità dell’esperienza cristiana, ora sotto gli occhi della fede, domani nella gioia eterna del paradiso.

 

Ogni lettore del Vangelo deve applicare a sé le parole del nostro brano:    Gli occhi di tutti stavano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire:  Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi.

Con gli occhi spalancati nel cuore di Gesù dobbiamo credere fermamente che per ognuno di noi, ogni giorno, se abbiamo fede, è l’ oggi dell’adempimento delle Scritture che udiamo con le orecchie se piene di fede e di amore!

LA PAROLA DI GESU’ E’ ONNIPOTENTE, CAPACE DI CREARE CIELI NUOVI E TERRE NUOVE.  La parola di Gesù trasforma pane e vino nel suo corpo e nel suo sangue nel mistero incantevole della santa Eucaristia.

Gesù ci salva attraverso la sua parola che risuona in ogni luogo ove si trova un lettore del Vangelo.  La parola di Dio compie e crea quello che annunzia.  Basta ascoltare l’annunzio (specialmente quello ufficiale nelle assemblee liturgiche) per essere cambiati interiormente e fatti straordinariamente sublimi, felici, gioiosi e santi. 

Gesù cambia il mondo a partire dal cuore di ogni pesona, perché egli disse che dal cuore vengono i beni e i mali.  Purificare i cuori è lo stesso che trasformare tutta la società.  I problemi umani si risolvono a partire dal cuore.  Quando il cuore è pieno di Dio, non si teme nulla, neanche la morte.  Anche se venisse l’annunzio della presenza di un tumore maligno e fulminante, non ho paura se sono pieno della parola di Gesù.  Anzi proprio allora griderei di gioia con i Salmi:  Quale gioia quando mi dissero:  Andremo alla casa del Signore.  E ora i nostri piedi sono rivolti a te, Gerusalemme.  Quando vedrò il volto di Dio?

E infatti la gioia è il paradiso; solo il paradiso è la vera ed eterna gioia;  gioia divina, gioia piena e inimmaginabile.

Occorre dunque DIVORARE LA DIVINA PAROLA CON LA CERTEZZA DELLE TRASFORMAZIONI RADICALI!!!

Tutti devono fare il proposito di non tralasciare un giorno senza aver letto almeno una pagina del Vangelo.  Leggere e rileggere i quattro Vangeli fino ad impararli a memoria.  E quando si saranno imparati a memoria, ripeterli come il Padre nostro e l’Ave Maria nel rosario… per cinquanta e più volte al giorno!