5b - IL BANCHETTO DEL RISORTO
III
domenica di pasqua
Il
Vangelo dice che i discepoli videro Gesù risorto sulla riva del mare, ma non
lo riconobbero: Quando era già
l’alba, Gesù si presentò sulla riva (del mare di Tiberiade), ma i discepoli non
si erano accorti che era Gesù.
Alla fine del brano poi lo
riconobbero senza alcun dubbio: Gesù disse loro: Venite a mangiare, e videro un fuoco di brace
con del pesce sopra e del pane, (allora) sapevano bene che era il Signore. Perché Gesù non fu riconosciuto a prima vista e poi non
lasciò alcun dubbio, quando preparò pane e pesce?
Ciò dipese dalla mancanza o dalla presenza della fede. Gesù li condusse alla fede mediante un cammino, che è utile anche per noi per raggiungere la vera fede cristiana.
La
moltiplicazione dei pesci sul mare di Tiberiade era un gesto simile alla
moltiplicazione dei pani nel deserto.
Nel deserto non è possibile avere nulla, eppure Gesù aveva sfamato
cinquemila persone con lo stesso cibo (pane e pesce) che offrì in riva al
mare. Quel mare era diventato
infruttuoso come il deserto: Dice il
Vangelo: In quella notte non presero
nulla. Gesù disse loro: Figlioli, non avete nulla da mangiare? Gli risposero: No!. Allora disse loro: Gettate la rete dalla parte destra della
barca e troverete. La gettarono e non
potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
La moltiplicazione del pane nel deserto e la moltiplicazione dei pesci nel mare di Tiberiade indicano la stessa realtà, sono segno di quel pane benedetto dei nostri altari in cui si moltiplica la presenza di Gesù risorto come cibo e bevanda di vita, cioè come eucaristia, come comunione.
Il Vangelo
vuol dire: ormai con la risurrezione
Gesù è della sfera dell’al di là anche con il suo corpo umano materiale. Ma ciononostante egli non è lontano. Lo possiamo percepire solo attraverso la
fede. L’ Eucaristia o Messa infatti è il
grande mistero della fede!
Avere Gesù
vicino e nel nostro cuore è il gran dono del Risorto, della redenzione: nella
comunione egli è consanguineo e concorporeo come lo era fino allora solo la sua
santa Madre. La risurrezione di Gesù è
anche nostra risurrezione: con lui
veniamo trasformati ed elevati alla sua vita divina!
Però per
poter fare la comunione è necessario (dice il catechismo, che tutti devono
avere in mano insieme con il Vangelo e i Salmi): la coscienza pulita dal peccato (che la
fede definisce mortale) mediante la confessione, il digiuno di un’ora e sapere
e pensare chi si va a ricevere.
Il Vangelo
dice la stessa cosa con parole simboliche:
Gesù disse (ai discepoli):
Venite a mangiare. E nessuno dei
discepoli osava domandargli: Chi sei?
, poiché sapevano bene che era il
Signore. Finalmente erano giunti alla fede cristiana di credere che Gesù con
la risurrezione è ancora vivo, vicino ed è nutrimento di immortalità con la
comunione. Allora (non prima)
Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Allora poterono fare la comunione con Gesù,
divenire suoi conviviali: Oh, che
gioia, Gesù è con noi!
Non si può fare la comunione se non c’è una vera e viva fede cristiana. E per avere una vera e viva fede cristiana che cosa occorre? Un cammino di fede. E d’altronde, con la frequenza dell’ Eucaristia la fede si vivifica e si rafforza. Chi invece non partecipa alla Messa, si comunica raramente, rivela e rimane in una fede molto languida.
Volete un
segno della vera fede? Saremo veri
credenti quando facciamo centro della nostra vita la Messa, la comunione e la
visita al SS. Sacramento; ossia quando con convinzione diciamo: Non lascerei una Messa, anche feriale (se
posso), per tutto l’oro del mondo; non posso vivere un giorno senza
Eucaristia. Chi è veramente impedito dal
suo dovere farà tanti atti di amore e di adorazione nella giornata che
suppliranno anche alla Messa e comunione.
Se invece
spreco molto tempo o davanti alla Tv o in chiacchiere, allora devo dire che il
centro della mia vita è la frivolezza e non Gesù; allora non faccio caso del
Risorto che è sempre con noi, ma non lo vedo, non lo sento, non lo riconosco.
Per essere
cristiani è doveroso partecipare alla santa Eucaristia. In modo indispensabile la domenica, giorno
della risurrezione di Gesù. Solo
nell’Eucaristia possiamo incontrare il Maestro che ancora ci istruisce con la
parola di Dio, il Crocifisso che ci redime con il suo corpo offerto in
sacrificio reso presente nella Messa, il Risorto, che ci comunica la sua vita
divina che fa risorgere la nostra
umanità come fu trasformata la sua personale umanità da crocifissa in risorta.
Se
facciamo questo esercizio, allora, piano piano la santa ostia diventa viva,
calda di affetto, amorosa come il cuore di Gesù che pulsa là dentro, quel cuore
che diede la vita per noi. Come non
fremere di amore davanti a Gesù sacramentato:
chi ci ama più di lui?
Quale
comportamento abbiamo con la persona più cara?
Quante ore si trascorrono insieme e non sono mai troppe? E davanti a Gesù? Se evitiamo le cose inutili (chiacchiere,
TV, perditempo…), se facciamo centro della vita il tabernacolo, allora sì che
entreremo in una fede grande: Gesù
diventa il paradiso in terra. Con una
fede del genere non si dirà mai che la Messa annoia, non dice niente, non attira…
La fede è
questione di amore. Occorre la conoscenza e la preghiera perché si deve
conoscere un Essere divino; occorre lo studio della parola di Dio, la pratica
ripetuta come costante esercizio.
Sul lago di Tiberiade Gesù aveva compiuto un gesto simbolico con il pane e i pesci preparati per i discepoli. Attraverso quel gesto simbolico, i discepoli, che avevano assistito sia alla moltiplicazione del pane come anche all’ultima cena, capirono che Gesù intendeva richiamare la Cena pasquale cristiana o Messa con quel banchetto presso il mare.
Noi, discepoli di Gesù ora, nella Messa (comunione e visita al SS. Sacramento) incontriamo il Risorto, diventiamo suoi contemporanei, ascoltiamo ancora la sua parola e viviamo il significato dei suoi gesti miracolosi. Il Vangelo diventa vivo mediante la SS. Eucaristia.
La vita terrena di Gesù diventa attuale con la santa ostia creduta, amata, partecipata… Allora siamo cristiani ossia di Cristo e la nostra vita diventa piena, fervente, colma di gioia pasquale. Dio o si ama totalmente o non si ama affatto!
I
discepoli di Gesù raggiunsero la piena convinzione, che il Risorto era con
loro, solo dopo aver attraversato una serie di gesti compiuti dal Risorto. Dice il Vangelo: Gesù risorto si manifestò ai discepoli,
verso l’alba, fece confessare che da soli non erano risusciti a trovare
pesci per tutta la notte. Diede loro la
sua parola per dire che la parola di Dio è luce e forza della vita. Allora disse loro: Gettate la rete dalla parte destra della
barca e troverete. La gettarono e non
potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora il discepolo che Gesù amava disse a
Pietro: E’ il Signore! E alla fine tutti credettero.
E’ il
Signore! E’
l’espressione della vera fede cristiana.
Dice la Bibbia (Nuovo Testamento):
La professione di fede si fa con la bocca (e col cuore dicendo): Gesù è il Signore (Rm 10,9). Nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non sotto l’azione
dello Spirito Santo (1 Cor 12, 3). Nel nome di Gesù ogni ginocchio si
pieghi e ogni lingua proclami che Gesù è il Signore (Fil 2, 10s).
La fede è
dono di Dio per mezzo dello Spirito Santo, ma viene dato a chi è docile. E allora sì che Gesù si vede e si tocca. Con la risurrezione i cristiani capirono che
Gesù non solo era Cristo ossia Messia, ma anche Dio o Signore. Infatti capirono che Gesù era il Signore
cioè Dio. Così veniva chiamato Dio
nell’Antico Testamento. Con la
risurrezione i primi discepoli di Gesù ebbero la fede piena credendo in Gesù
Dio e Salvatore: era lui quel Dio che
per duemila anni (come narra la Bibbia) aveva condotto il suo popolo attraverso
doni, grazie e miracoli senza numero da farli gridare di gioia e di fede: Javé (oppure: il Signore) solo è il nostro
Dio che noi serviremo!
Il Vangelo ci indica così il cammino per raggiungere la fede cristiana: 1) Apparizione di Gesù risorto; se Gesù risorto non fosse apparso, i discepoli non potevano credere alla sua risurrezione. 2) Ma non basta la presenza di Gesù risorto. Egli era lì presente, ma non fu capito, non fu percepito. Gesù risorto era in una condizione diversa da quella prima della risurrezione, era nella sfera divina anche con il corpo umano materiale. Per farsi conoscere dai discepoli, Gesù dovette fare un segno straordinario umanamente inspiegabile. Il segno fu questo: un mare infruttoso si rese tutt’una volta fecondo di pesci. Centocinquantatré grossi pesci. Allora si diceva che tutte le specie dei pesci erano di questo numero. Tutti i pesci furono dati a coloro che per una notte intera non avevano trovato nulla. Dal nulla al tutto c’è una grande diversità. Chi l’aveva causata? Quel personaggio sconosciuto, Gesù risorto. – 3) Per riconoscer Gesù fu necessario ancora un altro elemento: la fede di chi è più docile all’azione dello Spirito Santo. Ai segni dati dal Risorto fu più di tutti sensibile chi più lo amava ed era amato, Giovanni; lui scoprì l’identità di quell’essere sconosciuto fino allora. La fede oggi viene testimoniata dalla Chiesa.
Esistono nella Chiesa persone che hanno dei
doni particolari, dei lumi straordinari:
sono i veggenti, come i tre pastorelli di Fatima. Essi vedevano in maniera del tutto
straordinario il soprannaturale. Ma ogni
vero atto di fede è un dono straordinario, una luce soprannaturale per cui
possiamo credere senza esitazione a ciò che non vediamo, ma che ci è
testimoniato dai veri credenti.
Certamente
non bisogna confondere i veggenti con i credenti. Il giorno della pentecoste i credenti furono
creduti pieni di vino, ma erano in realtà pieni di divino. Tutti i credenti sono pieni di vino dello
Spirito Santo, i veggenti naturalmente hanno un alcool superiore a quello dei
liquori più forti.
Non tutti
i credenti sono veggenti ossia hanno delle visioni straordinarie di Dio o del
mondo dell’al di là. Però tutti i
credenti per essere tali devono giungere a uno stato tale di conoscenza e di
amore delle verità di fede da sentirsi quasi trascinati (secondo il grado di
fede) a seguire quello che ci viene proposto.
Dalla forza di attrazione si misura la fede, quanto più si è
praticanti tanto si è credenti.
Un non
praticante certamente non ha raggiunto la fede che porta a salvezza, ma ha
fatto solo i primi passi verso la fede, ma ancora insufficienti per dirsi
discepoli di Cristo. Raggiungerà la vera
fede proprio quando la partecipazione all’Eucaristia diventa una realtà
indispensabile.
PREGHIAMO!
O Padre,
accresci in noi la luce della vera fede con la potenza dello Spirito
Santo. Così possiamo riconoscere ancora
Gesù risorto che continua a manifestarsi nel mondo. Donaci la grazia di proclamare a tutti che
solo Gesù è il Signore, Dio e Salvatore che ci dona la sua divina
salvezza.