5c – IL BUON PASTORE

IV DOMENICA DI PASQUA

 

             Gesù disse:  Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.  Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.  Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.  Io e il Padre siamo una cosa sola. (Gv 10, 27-30).

 

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (7, 9ss):

 

         Io, Giovanni, vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.  Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani.  E uno degli anziani disse:  Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide  col sangue dell’Agnello.  Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.  Non avranno più fame, né avranno più sete, né li colpirà il sole, né arsura di sorta, perché l’Agnello che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.  E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi.

 

 

         Gesù è come il buon pastore che si prende cura delle pecore e le nutre con grande premura.

 

Pastori erano chiamati i reggitori dei popoli, coloro che potevano fare quello che volevano.  Gesù esercita il suo potere sovrano non per esaltare se stesso, ma per rendere felici noi. 

         Dice Gesù:  Io do la mia vita per le mie pecore.   1) Diede la vita in croce per ottenerci il perdono dei peccati; 2) risorse con il corpo umano glorioso per condurre anche noi  alla sorgente e alla fonte divina della vita. 

Nell’antichità l’uomo ha cercato di raggiungere la sorgente della vita per sfuggire la morte, essere immortale e felice per sempre, ma mai riuscì.  Solo la Bibbia dice che Dio aveva dato all’uomo un albero della vita a portata di mano di tutti, nel mezzo del paradiso terrestre, ma l’uomo se ne rese indegno.

Venne Gesù e disse:  Io sono il pane della vita, chi mangia questo pane vivrà in eterno. -  Gesù ci nutre di sé nella comunione, dopo averci dato la vita divina nel Battesimo

         Il libro dell’Apocalisse insegna che i cristiani partecipano della vita del Risorto con queste parole:  Vidi una moltitudine immensa (di salvati); l’Agnello li guiderà alle fonti delle acque della vita.

         I salvati dalla redenzione di Gesù sono una moltitudine immensa e non provengono da un solo popolo (come l’antico Israele), ma da tutte le razze.  La redenzione di Gesù è divina, universale e onnipotente.  E’ divina perché ci dona cose divine; è universale perché non esclude nessuno; è onnipotente, perché vince ogni ostacolo.

 

Dobbiamo avere una fede viva e credere fermamente che avviene in noi cristiani un grande cambiamento per i meriti della passione e risurrezione di Gesù e tramite i sacramenti in cui opera quello Spirito Santo che risuscitò l’umanità del Crocifisso. 

Il Figlio di Dio ci inserisce nella vita trinitaria fin da questa vita terrena, ma nel silenzio della fede.  Vale a dire:  siamo già nella divinità, ma non lo percepiamo sensibilmente. Siamo come il bambino nel grembo materno che non sa di essere figlio e di essere amato e custodito con immenso amore. Domani, quando nasceremo nell’eternità, con la perdita del corpo materiale, vedremo che cosa è essere cristiani o figli di Dio, e godremo una felicità che è divina, quella stessa di Dio infinito, eterno!  Saremo in paradiso.  Come un ferro diventa infocato se viene immerso nel fuoco, così l’umanità diventa “indiata” ossia fatta divina perché viene immersa nella vita intima di Dio. 

 

Il Vangelo dice che tra i fedeli e Cristo esiste un’intimità massima, molto più che vite e tralci, simile a quella esistente tra Padre e Figlio e Spirito nella SS. Trinità.  Dice l’Apocalisse:  Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro. – Con immagine dei pastori, si dice che introduce l’uomo nella intima dimora, nella tenda o intimità domestica.  Dio ci fa suoi familiari come Padre e Figlio e Spirito Santo che sono un solo Dio e una famiglia trinitaria:  Stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio (come gli angeli) giorno e notte nel suo santuario…  Non avranno più fame, né sete, né li colpirà il sole (troppo forte con l’insolazione), perché l’Agnello che sta in mezzo a loro sarà il loro pastore. E li guiderà alle fonti delle acque della vita.  E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi. 

 

Gesù dice:  Le mie pecore ascoltano la mia voce: il cristiano deve essere in continuo contatto con Gesù, Parola e Rivelazione di Dio. E come il vero figlio è in perenne ascolto del padre, così il cristiano deve formare un solo Figlio con Cristo; e con lui e come lui ascoltare sempre Dio Padre ossia vivere in continua relazione di vita e di amore respirando e godendo il Padre per sempre. 

In questo modo si è sempre rigenerati e condotti nella pienezza dell’Essere in Dio.  Mai un vero cristiano dirà di non essersi realizzato o di vivere una vita fallita, poiché ha in sé una soddisfazione piena, divina, eterna.

 

 

 

Dice Gesù: Io le conosco (cioè le amo) ed esse mi seguono (mi prendono come modello di vita e di ideale nelle azioni, nei comportamenti, nell’etica…Ogni cristiano deve vivere come visse Gesù secondo le narrazioni evangeliche.

Gesù estende nei discepoli la sua pasqua:  li fa risorgere dal sepolcro del peccato e li arricchisce di vita divina; li guida verso gli stessi comportamenti di vita del Maestro ossia secondo i dettami del Vangelo (l’umiltà, la bontà, l’altruismo…) ; e infine promette loro la partecipazione alla stessa gloria o felicità divina di Gesù risorto nell’anima (dopo la morte corporale) e nel corpo (alla risurrezione generale).

   

Dice ancora Gesù:  Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.  Il Padre che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.

Si gode la certezza, la sicurezza, la stabilità di possedere per sempre quello che si è ossia una cosa sola in Dio Padre e con il Figlio e con lo Spirito Santo.  Possiamo dire con Gesù:  Io e il Padre siamo una cosa sola.

 

Sono pochi o molti quelli che seguono Gesù con tanta intimità e vivezza?  La Parola infallibile di Dio dice:  Sono una  moltitudine immensa.  Contro la delusione degli sfiduciati, Dio ci insegna che non sono poche le persone salvate al seguito di Cristo.  Sono una moltitudine immensa , che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.

         Oltre ai cristiani, direi, visibili, sono molti quelli che vengono raggiunti dallo Spirito Santo.  Infatti Gesù dice:  Chi cerca (Dio) lo trova. Vale a dire:  tutti quelli che seguono l’impulso misterioso dello Spirito Santo (per gli infiniti meriti della morte e risurrezione di Gesù) e rispondono alle sue ispirazioni, pur senza conoscere Gesù, vengono afferrati dalla sua redenzione infinita. 

        

Dice l’Apocalisse:  i salvati in Cristo stanno in piedi cioè sono dei risorti a vita nuova come Gesù e godono (mediante la fede) della bellezza e grandezza di Dio insieme con l’umanità risorta di Gesù.

         Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione (non si può essere fedeli a Cristo senza sacrificio e senza attraversare la passione dolorosa come il Maestro) e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello (la passione di Gesù purifica, ogni sofferenza accolta in unione a Cristo è redenzione.  Il sangue di Gesù viene riversato in noi con la confessione e la comunione). 

Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario (tutti i cristiani formano come un tempio invisibile, ma reale che canta la gloria di Dio insieme con gli angeli in cielo); e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro (è il gesto della protezione massima unita come introdurre nell’intimità domestica di Dio:  questo avviene in modo stupendo nella comunione).  Non avranno più fame né avranno più sete né li colpirà il sole né arsura di sorta (sono già da questo mondo in uno stato di paradiso dentro il cuore, nonostante i sacrifici e le difficoltà che però si accolgono con amore e con immensa gioia.

           

La Beata Elisabetta della Trinità pregava continuamente (e ogni cristiano deve pregare) così:  O mio Dio, Trinità che io adoro, aiutami a dimenticarmi interamente per nascondermi in te, immobile e tranquilla come se la mia anima fosse già nell’eternità.  Niente possa turbare la gioia del mio essere cristiana, avvolta nell’amore del Padre con il Figlio e piena di Spirito Santo, eterno divino amore.

Fa’ che ogni istanti mi immerga nella profondità del tuo mistero pienamente abbandonata nella grandiosità del tuo mistero di gioia.  O miei Tre, Padre e Figlio e Spirito Santo, mia Beatitudine immensa, Grandezza in cui mi perdo felice e sempre piena di infiniti beni, mi do a voi come possesso eterno:  immergetevi in me come io mi immergo in voi, aspettando di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze!

S. Faustina scrive nel suo diario:  In un momento mi sono sentita immersa in Dio come una spugna dentro l’oceano.  Quello che ho provato non si può narrare. Nessuno mai potrà comprendere i sentimenti di quelle esperienze!

Nella comunione sento che tutto quello che è di Gesù diventa mio e quello che sono io, povera e misera, diventa di Gesù che tutto trasforma e arricchisce…

Gesù le diceva:  Conduci le anime alla sorgente della misericordia, della mia infinita bontà…Se tu vivi esclusivamente del mio amore, io regno da sovrano e compio meraviglie che non si possono neanche immaginare, ma si vedranno nell’eternità.

C’erano dei momenti in cui la Santa soffriva come Gesù nel Getsemani…  Allora Gesù le diceva:  E’ necessario soffrire perché devi lavarti nel sangue dell’Agnello morto e risorto…

Poi finiva sempre con frasi meravigliose di affetto divino, infinto, eterno come:  O figlia amata, riposa un momento accanto al mio cuore e assapora quell’amore di cui ti delizierai per tutta l’eternità…  Ancora non sei nella patria.  I giorni dell’esilio terreno passeranno e anche la possibilità di guadagnare per la tua e altrui salvezza.  Mi devi portar  molte anime che loderanno in eterno la mia misericordia infinita.

La Santa scrive:  Anche se mi venisse a mancare la terra sotto i piedi, rimarrei tranquilla accanto al cuore di Gesù.