RIMANERE NELL’AMORE CHE E’ CRISTO
Domenica VI di Pasqua
– C
La prima lettura della Bibbia (Atti 15, 1-29) in questa domenica dice con certezza e senza dubbio che i cristiani non sono tenuti ad osservare le leggi sociali dell’Antico Testamento come la circoncisione, il divieto di mangiare sangue ecc. I comandamenti di Dio invece sono leggi morali e perciò obbligano tutti e sempre.
Consiglio di leggere attentamente tutto il capitolo 15 degli Atti perché là si parla dell’autorità di Pietro e del papa di interpretare autenticamente la Parola di Dio e la futilità dei Testimoni di Geova che ancora insistono sul divieto di mangiare le carni. Di Pietro si dice che, mentre tutti discutevano animatamente, appena egli affermò che non esiste obbligo della circoncisione e né divieto di astenersi dal sangue, tutti tacquero e accolsero il suo insegnamento. Anche Giacomo accettò ed era il più acceso sostenitore delle leggi sociali ebraiche. Restando certo che per i cristiani non hanno valore le leggi sociali dell’Antico Testamento, Giacomo chiese di avere rispetto per la mentalità degli ebrei abituati da secoli a non mangiare sangue. Perciò in loro presenza evitassero di mangiar sangue per amor di carità e di convivenza. Gli apostoli ordinarono: “farete cosa buona ad astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue e dagli animali soffocati (il cui sangue rimase nella carne) e dalla impudicizia”. Con quest’ultima parola allora si chiamavano alcuni matrimoni fra consanguinei. Gli ebrei vietavano il matrimonio anche fra parenti lontani.
La Bibbia (Romani 14,17) insegna: Il regno di Dio (ossia la religione cristiana) non è questione di cibo o di bevanda, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo, cioè il dono dello Spirito Santo che noi riceviamo con i sacramenti. Questa è l’essenza della religione cristiana: avere lo Spirito Santo nei cuori e non le prescrizioni alimentari dell’Antico Testamento. Lo Spirito Santo ci fa realmente figli di Dio e veri cristiani e non il mangiare o non mangiare sangue.
Gesù nel brano del Vangelo di questa domenica parla del gran dono che abbiamo come cristiani e cioè Dio nei cuori. Questa è l’essenza e il fondamento della fede cristiana e non mangiare o non mangiare sangue.
“Gesù disse ai suoi discepoli: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non si a turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate” (Gv 14, 23ss).
“L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e
alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio,
risplendente della gloria di Dio. Il suo
splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro
cristallino. La città è cinta da un
grande e alto muro con dodici porte:
sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle
dodici tribù dei figli di Israele. A
oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad
occidente tre porte. Le mura della città
poggiavano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici
apostoli dell’Agnello. Non vidi alcun
tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo
tempio. La città non ha bisogno della
luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e
la sua lampada è l’Agnello.” (Apocalisse 20, 10ss).
LA SUPREMA FELICITA’ (DIO AMORE) E’ IN NOI!
Nel cuore del cristiano abita realmente Dio, come esiste veramente Gesù nella S. Ostia consacrata. Il cristiano è consacrato tempio vivo della SS. Trinità. Dice Gesù: Verremo e vi prenderemo dimora. - Chi? Gesù, il Padre e lo Spirito Santo. Siamo dimora di Dio, e siamo divenuti figli del Padre, fratelli del Figlio e pieni di Spirito Santo. Dio si apre dentro il nostro cuore perché noi entriamo nell’interno di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.
Per questo la comunione con il corpo e il sangue di Gesù è il nutrimento necessario dell’essere e del vivere cristiano; il ricorso normale alla confessione è necessario come il bisogno del medico per la salute fisica.
Nel brano del Vangelo di questa domenica metto in evidenza questi punti: 1) l’abitazione di Dio in noi; 2) il dialogo continuo tra Dio e noi per mezzo dello Spirito Santo che ci fa da maestro interiore; 3) la felicità divina o pace che alberga nel cristiano vero. Vi lascio la pace, dice Gesù, vi do la mia (divina) pace. 4) La necessità di aderire sempre a Cristo nostro Salvatore, che disse: Osservate la mia parola.
Vediamo meglio i quattro punti:
1) Padre, Figlio e Spirito Santo abitano nel cuore del cristiano: Dice Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola (aderisce continuamente a Cristo) e il Padre mio lo amerà (come figlio) e noi (Padre, Figlio e Spirito Santo) verremo e prenderemo dimora presso di lui. 2) Lo Spirito Santo dentro il singolo cristiano diventa il suo maestro interiore. Dice Gesù: Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che io ho detto. Ogni cristiano, sensibile al Dio nel suo cuore, è un Vangelo vivente in cui risuona sempre la parola di Gesù. Lo Spirito Santo (nella lingua della Bibbia è di genere femminile), come un’amorosissima mamma gli ripete: Dici: papà, mamma…
Un poeta latino lasciò scritto: Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem; comincia, o piccolo bambino, a conoscre tua madre (e tuo padre) con il sorriso tuo e della tua mamma. Con l’intervento ineffabile dello Spirito Santo, possiamo conoscere e sperimentare Dio come padre e come madre. Lo Spirito Santo ci infonde l’esperienza misteriosa del divino…
Dice Gesù: Se non diverrete bambini non entrerete nel regno di Dio (cioè non parteciperete alla vera esperienza religiosa cristiana). Il cristianesimo è suprema esperienza di amore. Chi ha sete di amare e di essere amato viva il cristianesimo!
3) L’abitazione di Dio nei nostri cuori produce una felicità divina che costituisce il vero paradiso già da questo mondo e poi la felicità eterna in paradiso. Dice Gesù: Vi lascio la pace… non come la dà il mondo. Non una pace superficiale, ma vera, piena e divina. Non sia turbato mai il vostro cuore e non abbia timore. 4) Però è necessario aderire a Cristo e osservare la sua parola e aderire fino alla morte di croce come lui. Dice Gesù: Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre con la passione e la morte.
L’abitazione di Dio in noi è la grande e gioiosa realtà che Gesù ci ha meritato, è la grande felicità cristiana in terra e in paradiso. Gesù dice: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo e prenderemo dimora presso di lui. In un’altra circo-stanza, Gesù aveva detto: Anch’io osservo la parola del Padre e rimango nel suo amore. Gesù mai non sarà Figlio. - Poi aggiunse: Non vi chiamo servi, ma amici perché tutto quello che ho udito dal Padre mio l’ ho fatto conoscere a voi.
Che cosa ha
udito Gesù dal Padre suo? La parola
che sintetizza tutto il discorso tra Padre e Figlio. La sintesi del discorso di Dio Padre al
Figlio è la parola: Figlio mio diletto! - E la sintesi del discorso del Figlio al Padre
è: Abbàh! Padre mio! – Questo dialogo,
questo parlare, queste parole (Figlio-Papà) costituiscono l’essenza del Padre e
del Figlio. Il Figlio custodisce sempre
la parola Padre e il Padre quella di Figlio.
Mai il Padre o il Figlio finiscono di essere tali. Gesù rimane sempre nell’amore del Padre come
Figlio. Noi possiamo perdere il nostro
essere figli del Padre e fratelli di Gesù, se cadiamo nel peccato mortale.
Se vogliamo comprendere il valore
delle parole Padre e Figlio dobbiamo pensare alla famiglia. Ci invita Gesù stesso a fare questo, dato che
per parlarci della sua vita intima con il Padre nello Spirito Santo usa i vocaboli
della vita familiare: Padre, Figlio, Spirito (di genere femminile=Madre)..
LA FAMIGLIA IDEALE E’ UN PICCOLO
SEGNO DELL’INFINITO ETERNO AMORE
La famiglia vera e sincera è la gioia più grande che Dio ha dato all’umanità in questa terra. La felicità eterna è dello stesso tipo, ma è divina, eterna e infinita. Nella famiglia si gode immensamente quando si dice con la parola e con le opere, con le espressioni e con la realtà: papà, mamma, sposo, sposa, fratelli, sorelle. E’ la grande gioia di essere, sentirsi e vivere amandosi sinceramente ossia essere in relazione di consanguineità, sentirlo e sperimentarlo, viverlo ogni giorno sempre più e anche sentirlo con le orecchie…Che cosa provate nel cuore quando vi sentite chiamare papà, mamma, sposo, sposa, fratello, sorella? Qual è la risposta? Gioia di mamma o di papà.
Anche nell’esperienza divina c’è una felicità infinita nelle mutue relazioni di eterno e infinito amore. Questa è l’essenza della vita intima di Dio: essere, sentirsi, vivere e ripetere eternamente e in maniera sempre nuova: Padre, Figlio e Spirito Santo Amore. - E’ una felicità vissuta, una continua e infinita esperienza nel riconoscere, dire, sentire, rispondere al Padre e al Figlio con la foga infinitamente infocata di amore nello Spirito Santo, persona divina Amore. A questa stessa realtà, esperienza e sentimento o sentire siamo chiamati e tuffati con il battesimo (parola greca che vuol dire tuffo) e con i sacramenti già da questa terra e poi nell’eternità per sempre in paradiso.
Quando Gesù venne nel mondo, fu udita anche in questo mondo la parola: Figlio prediletto ossia Gioia del Padre! Questo avvenne presso il fiume Giordano e nella trasfigurazione. Così il Padre disse: Tu sei il mio Figlio diletto! Perché queste parole furono udite in terra? Perché erano annunzio della futura realtà cristiana, chiamata a partecipare alla stessa vita, gioia e felicità divina. Disse Gesù: Vi lascio la mia pace, non come la dà il mondo. Il mondo la dà in superficie, in edizione molto ridotta. E’ la religiosità cristiana la esperienza eterna e divina dell’amore. La famiglia più affettuosa è semplicemente un annunzio.
Ma oggi quanti non hanno amore. L’infelicità umana consiste nel non amare (azione propria del Padre), essere amati (quella del Figlio) e divenire amore (lo Spirito Santo è persona divina Amore concretizzato).
L’AMORE E’ DIO E NON IO, SPIRITO E NON MATERIA…
Quanti non amano, non sono amati e perciò non vivono felici. L’ Amore va scritto con lettera maiuscola perché è Dio, è Spirito, è volere bene fino a morire in croce. Ma oggi si sfuggono i sacrifici, e perciò si distrugge l’amore; si è materialisti, egoisti, chiusi in se stessi. Non si formano famiglie, ma convivenze; non si vogliono “impicci” di figli e perciò cresce l’egoismo e si distrugge l’amore. L’amore è Dio, è lo spirito e non la materia, è sacrificio, è gioia di spendersi per riconquistare il vero se stessi: non l’ego (= io), ma Dio e l’io trasformato in noi. L’uomo da solo è infelice. L’amore è pluralità in relazione di familiarità e intimità. La solitudine è la morte dell’essere e dell’amore. Essere e vivere si equivalgono. La massima solitudine si sperimenta oggi perché si è perduto il senso di Dio.
VIVERE IN DIO PADRE, FIGLIO E SPIRITO
Dio Padre dice a ogni battezzato la stessa parola che rivolge al Figlio da tutta l’eternità: Figlio mio prediletto! – Ogni cristiano senza peccato mortale è oggetto di un amore infinito insieme con il Figlio e come lui. E questo perché siamo inseriti nel cuore del Padre come Gesù. Dice Gesù: Se osservate la mia parola (come io osservo la parola del Padre), noi verremo e abiteremo in voi. Come? Come i l bambino nel seno materno, come gli sposi e i componenti della stessa famiglia che sono una carne e un sangue. Ma la massima intimità è solo in Dio, il massimo amore è in lui solo, la vera eterna felicità è l’esperienza religiosa cristiana.
Per capire bene l’intimità divina data a noi, ci illumina un altro detto di Gesù: Non vi chiamo più servi, ma amici perché il servo non sa quello che fa il padrone, ma a voi ho fatto conoscere tutto quello che ho udito dal Padre. Qual è il discorso che il Figlio sente dal Padre? Figlio diletto! – Orbene, dice Gesù, l’infinita divinità si apre ai suoi discepoli, a noi cristiani; e noi entriamo in Dio e Dio in noi come un bambino nel grembo materno. Dice Gesù: Io sono nel Padre, il Padre è in me e io in voi. In Efesini 2 si legge: Non siete più estranei a Dio, ma familiari, della stessa intimità come figli, come sposi, come se foste una quarta persona nella SS. Trinità. Anzi, non una quarta persona, ma la seconda persona, Gesù: noi siamo figli di Dio nell’unico Figlio Gesù. Noi siamo innestati a lui come boccioli della stessa vite. Lo dice Gesù nel c.15 del Vangelo di Giovanni: Io sono la vite e voi i tralci
Come cristiani, siamo inseriti nel cuore di Dio, possiamo esplorare la divinità senza riserve, senza segreti, senza misteri. Dice Gesù: Vi ho fatto conoscere tutto, vale a dire: Vi ho inseriti nella stessa intimità del Figlio nel Padre. Non ci sono più misteri o segreti in Dio per il cristiano, perché è stato introdotto dentro di lui; e lui è dentro di noi. Noi sperimentiamo quello che sperimenta Gesù da tutta l’eternità: quello che egli ha udito e lo dichiara Figlio diletto. Il cielo non è più chiuso. I misteri sono stati aperti. L’uomo ha fatto la scalata al cielo, come da sempre ha sognato. Tutto è avvenuto perché Dio Figlio si è fatto uomo e noi siamo diventati come lui. E’ una realtà operata dalla redenzione e comunicata dai sacramenti. Questa realtà è la vita divina! Essa ci introduce in Dio.
In terra la gioia più grande è vivere la realtà della famiglia in pienezza ossia dirsi vicendevolmente ed essere: padre, madre, figli, sposi, fratelli, sorelle. Ma anche la gioia più grande in terra (quella della famiglia) è immensamente sorpassata dall’esperienza cristiana: essere e sentirsi figli di Dio! Sorpassata quanto il cielo sovrasta la terra!
E’ la suprema felicità possibile e immaginabile. DIO FA L’UOMO PARTECIPE DELLA SUA
FELICITA’ DIVINA
Sono cose
inimmaginabili, ma vere, divinamente vere perché le dice Gesù. Nell’eternità le vedremo e le godremo con
chiarezza e pienezza, ma fin da ora le abbiamo già dentro di noi, nell’intimo
del cuore. Le possiamo vedere in
proporzione alla crescita della fede. La
fede cresce con l’esercizio della preghiera.
Ripetete spesso, specialmente davanti a Gesù sacramentato: Fammi vedere con la fede! Aumenta la mia fede. Ripetete molti Padre nostro e molte Ave
Maria… Verrà il momento della scoperta
inaudita… La preghiera è la porta che introduce nella vera felicità: essere e sentirsi nel Padre, con il Figlio,
avvolti dallo Spirito Santo, persona divina Amore.
L’anelito
dell’uomo a diventare Dio si è realizzato.
Lo comprendessero tutti i superuomini o le superdonne! Tutti abbiamo il desiderio di diventare come
Dio, essere infiniti, essere al primo posto, desideriamo avere sempre maggiori
beni. Noi siamo tesi verso l’Infinito
ossia verso Dio perché lui solo è infinito.
Il nostro cuore è inquieto finché non riposi in Dio. Allora non desidereremo niente più, avremo
tutto… La vita è felice con la
preghiera. Gesù dice: Vi lascio la pace, non come la dà il
mondo. Il mondo ce la dà in
superficie. Gesù nel profondo di noi
stessi…
Abbiamo la
gioia di essere (come il Padre) coloro che amano, (come il Figlio) coloro che
sono amati e (come lo Spirito Santo) l’Amore in persona, persona divina
Amore. E’ così ogni cristiano, ogni
battezzato, che non ha rinnegato la filiazione di Dio (non si è staccato con il
peccato mortale): In lui siamo viviamo e
ci muoviamo, dice la Bibbia (Atti 17, 28).
Dio non lo vediamo, ma lo sentiamo, lo respiriamo e lo viviamo. E’ meglio vivere che apparire, avere che
sembrare. Miliardi di cristiani formano qualche cosa come miliardi di cellule
vive, divine, e sono un solo e grande organismo o corpo o tempio che si chiama
Chiesa. La Chiesa è la dimora di Dio in
quella umanità che vive la sua filiazione, la conserva con amore, la sperimenta
con gioia, ne attende la piena rivelazione in paradiso. Allora finalmente tutti i desideri saranno
appagati in Dio.
Riferisco una
sola esperienza spirituale di Padre Pio.
Di tali esperienze le vite dei santi sono piene e senza numero. Scrive il Santo: “Mi duole di non sapermi esprimere, perché si
tratta di cose assai alte e segrete. (L’anima sua era entrata nei segreti di
Dio). I vocaboli mancano per poter
ritrarre anche debolmente quello che in questo stato si passa tra l’anima e
Dio. E’ Dio stesso che opera nel centro
dell’anima, ma in maniera così dolce e segreta che è nascosta ad ogni creatura
umana e angelica. In questo stato
l’anima è felice perché sente di amare il suo caro Bene e di essere amata in
maniera molto delicata. Sente che tutto
il suo essere è concentrato in Dio per cui tutto tende a lui solo. L’anima gravita intorno a Dio con una forza e
una prontezza meravigliosa. E la gioia e
la pace sono indicibili.”
Che
differenza enorme fra queste esperienze di Dio e quelle delle false religioni,
delle sette, come i Testimoni di Geova, che fanno consistere la loro
religiosità in pratiche umane come nel non mangiare sangue! La Bibbia (Atti degli apostoli, 15)
dice: I cristiani non sono tenuti alle
usanze dei giudei dell’Antico Testamento.
Il paradiso dell’al di là (nel futuro) e quello della
interiorità (già nel presente) vengono chiamati da un testo dell’Apocalisse con
il simbolo di Gerusalemme. Questa città
era il cuore del regno divino nell’Antico Testamento. In essa il tempio era il luogo ove Dio
dimorava in mezzo al popolo e comunicava un carattere divino alla città e alla
nazione. Ora il veggente dell’Apocalisse rivela una nuova Gerusalemme, la
Chiesa, il tempio divino costruito dal Redentore con i miliardi di cellule
viventi che sono altrettante dimore di Dio in ogni singola persona.
Se
Dio facesse un mondo di pietre preziose e ricchissimo (come dice l’Apocalisse),
non sarebbe minimamente paragonabile a quello che egli ha fatto nel cuore di
ognuno di noi con la sua vita divina.
Nessuna ricchezza materiale può paragonarsi a quelle divine,
eterne… Dunque Dio ha fatto per noi l’inconcepibile,
l’inimmaginabile! Noi siamo i più grandi
fortunati e dobbiamo renderci conto per ringraziare continuamente Dio,
ripetendo, come in Paradiso: Santo,
Santo, Santo è Dio, l’infinito, la meraviglia di amore riversato nella nostra
umanità mediante Gesù, Dio fatto uomo.
Dice
l’Apocalisse che la nuova Gerusalemme “scende dal cielo, da Dio, risplendente
della gloria di Dio”: essa è opera
esclusiva della redenzione, opera di pura grazia e dono di santità perché luogo
ove dimora la SS. Trinità. Questa
esercita lì il suo amore di Padre, Figlio e Spirito. Gerusalemme è luogo di meraviglie insondabili
che vedremo e godremo in pienezza solo in paradiso. Qui in terra possiamo vederle con la fede,
come vediamo Gesù nella santa Ostia consacrata.
“Non vidi alcun tempio in essa perché il
Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio”. Tutta la Chiesa è dimora o tempio di Dio come l’umanità di Cristo (o Agnello) è tempio in cui abita la pienezza della
divinità. E Gesù è il nucleo
fondamentale ed essenziale della Chiesa.
La Chiesa è in
cammino verso la pienezza della dimora di Dio.
Essa è destinata a conquistare
tutta l’umanità e tutto il cosmo e perciò è vista da ora come risplendente di
luce divina o di divinità. Quando avremo
il corpo risorto e il mondo materiale trasfigurato come l’umanità di Cristo
risorto, allora saremo nella pienezza dello stato della Chiesa. Ora siamo in via, ma certamente destinati a
quella sorte ben definita e che nessuno potrà mai ostacolare.
“Dio
la illumina e la sua lampada è l’Agnello”:
il Figlio di Dio fatto uomo è il primo nucleo della Chiesa, unito
strettamente alla Madre immacolata. E’
lui che comunica la sua santità, bellezza e gioia e la conduce alla pienezza
della sua esistenza secondo il divino eterno piano divino.
O Dio, nostro Padre, manda il tuo Spirito perché ci illumini, ci infiammi di amore e ci conduca al traguardo finale dell’umanità: Cristo in tutti, Dio tutto in tutti.