CHI SONO IO?

Domenica XII C

 

                                                                       Leggi Luca 9, 18-24 e poi medita con me

 

            “Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i suoi discepoli erano con lui, pose loro questa domanda:  Chi sono io secondo la gente.. (e) voi che dite che io sia?”

            Oggi questa domanda viene rivolta a noi che abbiamo udito il Vangelo.  La lettura del Vangelo non è invano, ma mentre si legge si attua.

          Ognuno di noi è sollecitato a rispondere alla domanda:  Chi è Gesù per te?

In altre parole:  Che cosa penso io di Gesù?  Che cosa sento dire dalla gente che è attorno a me? -   “Chi è Gesù?” 

Questo interrogativo ha percorso tutta la storia e continuerà sino alla fine dei secoli; si rivolge a ogni persona perché Gesù è venuto in terra per tutti. 

Chi è Gesù?  Gesù è Dio, uomo e pane (eucaristico).  

E’ l’infinito e l’immenso Dio; il Dio fatto mio fratello in terra di Palestina; e diventato cibo e bevanda nella comunione!

 Gesù è il supremo Dio.  Ma è riconosciuto tale? - Gesù è il Dio fatto uomo e venuto fra noi.  Ma lo incontrano tutti?  Lo seguono?  E’ pane vivo che ci trasforma nell’intimo del cuore con la comunione.  Che mistero è mai la comunione?  Crediamo o non crediamo!

 

Chi è Gesù per i grandi personaggi e per gli umili…  per i politici, per gli esseri che pare non abbiano peso nella società?…

Gesù si può incontrare prima di tutto leggendo il Vangelo, e soprattutto nella Santa Ostia consacrata.  Il Gesù della Palestina, il Gesù di cui parla il Vangelo è ancora vivo; è  fra noi!  La santa Ostia è Gesù in carne e ossa.  Ma l’abbiamo sperimentato?   Bisogna sperimentarlo!  E in che modo?  In modo da restare stupefatti! 

L’incontro con Dio, se non è straordinario, se non è divino, non è incontro con Dio.

Gesù Dio infinito, si è fatto uomo e fratello nostro.  E’ Colui che per noi è morto in croce ed è risorto; e dà vita eterna e divina:  che fortuna! - Ma approfitto io di questa grande fortuna?   Una comunione (con la consapevolezza di quello che è una comunione  e con la coscienza purificata dalla confessione)… una comunione è il massimo incontro con Gesù; è un incontro vivo, cioè vita e vita, carne e sangue divino che si unisce a me. Gesù è colui che più di tutti ha diritto nella nostra vita; e più di tutti può dare la risposta vera ai nostri problemi.

 

            Il Vangelo dice che Gesù pose la domanda “mentre si trovava in un luogo appartato  -  a pregare -  e i suoi discepoli erano con lui”.  Troviamo all’inizio del brano del Vangelo tre elementi per poter rispondere alla domanda:  Chi è Gesù per me?

 Gesù indicò tre elementi per iniziare il dialogo con lui: 1) Un luogo appartato che concilia la riflessione; 2) la sua preghiera (mentre Gesù pregava chiese ai discepoli che cosa pensavano di lui); 3) anche la preghiera dei discepoli: Gesù pregava e i discepoli erano con lui a pregare.  Allora Gesù pose la domanda:  Chi sono io per voi.  E voi dovete pensare diversamente dalla gente che non è con me e non prega con me.

Non si può rispondere adeguatamente a quella domanda cruciale senza solitudine e riflessione, senza la preghiera di Gesù e senza la preghiera personale.  Si tratta di fare un’esperienza di Gesù e non di rispondere a una domanda accademica.  Gesù vuole che ci rendiamo conto…  del gran bene… che è lui: lui Dio con noi,  e talmente vicino  fino a diventare carne e sangue.  Questo è dunque il Dio cristiano?  Questo è il Dio cristiano, il Dio della comunione.  Senza comunione (vera, cosciente, piena) non ho mai sperimentato che cosa è il cristianesimo.

 

Guardiamo meglio questi tre elementi iniziali per fare esperienza di religiosità cristiana.

           

1) Senza solitudine o “luogo appartato”, non si può né capire né dire chi è Gesù per noi.  In questo mondo siamo troppo frastornati dai veri valori della vita.  Gesù è il valore massimo della nostra esistenza.   

Occorre solitudine e riflessione per fare esperienza di religiosità cristiana ossia di Gesù perché siamo in una situazione talmente innaturale da non vedere chiaro neanche le realtà fondamentali della vita.  Siamo ciechi; abbiamo bisogno della vera luce che è Gesù.

          Con estrema facilità ci influenziamo vicendevolmente per dire bugie sulla nostra vita; bugie come quelle della TV, la grande pettegola   quando  dice    (con parole o con atteggiamenti) che Dio è all’ultimo posto. 

Sono molti i seguaci della TV e non possono essere seguaci di Cristo:  non possono goderlo.  C’è molta gente che vive di apparenze e perciò nuota in un vuoto tragico nel profondo del cuore!  Gesù però è la Verità in persona e il nemico della menzogna, l’amico della gioia vera. 

Se entriamo nella solitudine, possiamo udire la voce sincera del cuore.  La voce di Dio,  se non è sommersa dalle chiacchiere, si scopre perché è scritta nel profondo di noi stessi. 

Con Gesù conosceremo la verità della vita, la pienezza di noi stessi: cose tanto lontane dall’uomo moderno, infelice fino all’inverosimile e infelice perché  spostato dal suo centro vitale che è Dio.  Dio ci ha creati per sé e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in lui.

Dio sembra lontano quando non si vuole accogliere.  Ma è più vicino a noi di noi stessi.  Senza di lui non potremmo esistere.  In lui siamo, viviamo, ci muoviamo e respiriamo.

 

Chi è Gesù? 

Se ci mettiamo in atteggiamento di sincera ricerca, lo scopriremo.   Gesù è venuto nel mondo per tutti i tempi e per tutte le generazioni… per essere il Salvatore di tutti e per incontrare ogni persona.

Gesù è venuto anche per le persone che conoscono la discoteca, l’amarezza della vita e la disperazione.  E’ venuto anche per chi sfugge la solitudine e ha paura di prendere sul serio la vita.  -  E sarebbe la vera fortuna! 

Gesù è capace di trasformare in santi perfino i più grandi drogati del potere, dell’avere e del piacere.  Tutto è possibile a lui che ha vinto la morte e la cambiò in risurrezione gioiosa, gloriosa e per sempre.

 

            Nella pagina del Vangelo sono indicate inizialmente tre condizioni per la risposta a quell’interrogativo cruciale… 1) La solitudine, 2) la preghiera di Gesù, 3) la preghiera dei discepoli ossia la nostra preghiera.  Dice infatti il Vangelo:   “Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui (anch’essi in preghiera); (allora non prima) pose loro questa domanda:  Chi sono io per voi?

 

2)     oltre il deserto, occorre la preghiera di Gesù.

Se Gesù non si avvicina a noi, noi non possiamo fare nulla.  La religione cristiana insegna che Dio è venuto in terra e viene accanto a ogni uomo.  Se noi lo cerchiamo è segno che lui per primo si è posto accanto a noi a sollecitarci a rispondergli.

           L’uomo non sa pregare perché è tutto impregnato di ateismo e di materialismo;  non sente Dio; non percepisce i valori dello spirito.  Venne Gesù fra noi, uomo tra gli uomini, e accanto a noi si mise a pregare.

Gesù si mette vicino a ogni persona per pregare

 3)  e prega con l’intento di coinvolgere anche noi nella sua preghiera. 

Dice il Vangelo:  “Gesù pregava e i discepoli erano con lui ( s’intende:  a pregare come lui e con lui).

Che cosa vuol dire pregare?  S. Francesco d’Assisi per una intera notte disse solo queste parole:  Dio mio e mio tutto.  Chi sei tu e chi sono io?  Dio mio e mio tutto!

Pregare significa conoscere se stessi come poveri, vuoti e desiderosi di essere riempiti di Dio.  Pregare significa credere che Dio è il nostro tutto.  S. Francesco d’Assisi, in un’intera notte pregò ripetendo queste sole parole:  Dio mio e mio tutto; chi sei tu e chi sono io?  Dio mio e mio tutto. 

Più si insiste nella ricerca di Dio e più si incontra, perché prima che noi cerchiamo Gesù, è lui che cerca noi ed è vicino a sollecitarci.  Dice il Vangelo:  Chi cerca (sottinteso, Dio, lo) trova.

Pregare è dire il Padre nostro, la preghiera che c’ insegnò Gesù.  

Che cosa vuol dire pregare con il Padre nostro?  Significa  mettersi in relazione filiale con Dio.  Così pregava Gesù:  diceva la bellissima espressione infantile dei bambini del suo tempo.  Diceva “Papà”, non soltanto “Padre”.  Infatti la parola “Abbàh” è la parola familiare dei bambini nel dialetto di Gesù.  Una parola che talmente impressionò i primi discepoli da lasciarla intatta nei brani del Nuovo Testamento:  Abbàh, Abbàh, tu sei il mio papà...

            La preghiera è imparare da Gesù (Figlio di Dio) che Dio è papà.  E s’impara dicendo ripetutamente con tutto il cuore:  Dio mio e mio papà! 

Quando pregheremo fino a commuovere il cuore, anche se siamo i più grandi peccatori, Dio, come papà, apre le braccia e ci accoglie nel suo cuore.  Allora abbiamo fatto l’esperienza di Dio Padre e di Gesù che gli è Figlio.  Allora abbiamo capito chi è Gesù. 

Gesù è il Figlio di Dio che ci fa figli di Dio.  QUESTO E’ IL CRISTIANESIMO; QUESTA E’ LA NOSTRA FELICITA!

 

 

            Dice il Vangelo:  “Gesù pose questa domanda (ai discepoli):  Chi sono io secondo la gente?… Ma voi chi dite che io sia? – Pietro, prendendo la parola, rispose:  Il Cristo di Dio”

            Cristo è parola greca che traduce quella ebraica Messia.  I discepoli di Gesù riconobbero che Gesù era il Messia, il grande atteso da secoli, l’uomo prestigioso che avrebbe trasformato tutta l’umanità e perfino il cosmo.  Anche noi cristiani diciamo con fede che Gesù trasfigurerà perfino il nostro corpo e lo configurerà con il suo corpo risorto e inoltre trasfigurerà il cosmo intero, il mondo materiale.

            Gesù è il Messia, ma è molto diversa la concezione ebraica del Messia da quella cristiana.  Per gli ebrei il Messia era un re politico e materiale.  Per i cristiani è il Salvatore totale dell’uomo: corpo e anima, tempo ed eternità, perché Gesù è Messia e anche Uomo-Dio. 

In quel tempo, se gli ebrei avessero creduto che Gesù era il Messia, avrebbero rivoluzionato il mondo.  Si sarebbero ribellati ai romani, certi che era venuto il tempo del grande impero ebraico contro gli imperi pagani.  Ma Gesù non è venuto nel mondo per darci un altro regno politico come quello dell’Antico Testamento.  Nell’Antico Testamento il regno politico era solo segno e annunzio del regno di amore, di pace e di vera fraternità nel corpo e nel sangue di Gesù sacramentato.  

Il linguaggio usato nell’Antico Testamento era fatto di immagini, che dovevano essere ben decifrate.  L’Antico Testamento era il primo incontro di Dio con gli uomini ancora troppo materiali.  Dio usò un linguaggio terreno per indicare realtà eterne che Gesù ci avrebbe comunicato. 

Da un’ esperienza di vita materiale, Israele doveva passare a un’altra, quella del nuovo rivelatore o Messia, Gesù.  Gesù ci ha parlato con chiarezza di anima ed eternità, di vita divina e di filiazione divina: cose che superano ogni intendimento umano.

Le pagine dell’ Antico Testamento erano piene di speranze meravigliose espresse con termini materiali.  Si diceva, per esempio, che al tempo del Messia i ruscelli avrebbero fatto scorrere latte, miele e vino dolce, le strade sarebbero state lastricate di oro e di pietre preziose…

Le realtà cristiane sono di gran lunga superiori alle stesse città, se fossero davvero lastricate di oro e di pietre preziose.  Le realtà cristiane sono divine, non terrene, eterne e non temporanee come: avere realmente la vita divina e possedere Dio nell’anima, nutrirsi di Gesù nella comunione… sono meraviglie che nessuno mai poteva immaginare.

Gesù è veramente il Messia che compie cose inimmaginabili, molto superiori a quelle inventate dalla fantasia popolare di Israele.  Però due cose sfuggono per l’attuazione di questo grande progetto del Messia:  Come farà tutto questo?  Quando lo farà?

Le realtà cristiane avrebbero avuto due tempi distinti di attuazione: un primo tempo subito dopo la risurrezione di Gesù con la vita e l’esperienza cristiana nella Chiesa.    E un secondo e definitivo quello dell’esperienza eterna in paradiso.

Oggi, nella vita di Chiesa, nessuno vede con gli occhi materiali le meraviglie di una comunione.  La comunione è veramente qualche cosa di divino e di inaudito!  Ma si percepisce mediante la fede, il mistero e il sacrificio continuo per passare da una vita materiale a una soprannaturale.   Noi cristiani siamo nelle meraviglie divine, ma le percepiamo mediante la fede e le acquistiamo mediante il sacrificio.

 

Per questo Gesù, dice il Vangelo, “ordinò (ai discepoli) severamente di non riferire a nessuno (che egli era il Messia o Cristo). E disse:  Il Figlio dell’uomo (ossia il Messia) deve soffrire molto… (necessità del sacrificio per essere cristiani), essere messo a morte e risorgere il terzo giorno.  E a tutti diceva:  Se qualcuno vuol venire dietro a me (come discepolo), rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”:  la vita cristiana in terra è inseparabile dall’esercizio del sacrificio e della fede (non vedo, ma credo alla parola di Gesù).

            Gesù dunque lo comprendiamo e lo gustiamo, se amiamo la solitudine e il silenzio, la preghiera e il sacrificio.

            La domanda:     CHI E’ DUNQUE GESU’?  è un invito ad accostarci a lui con la lettura del Vangelo, con la preghiera, con la vita eucaristica (confessione, comunione, visitare spesso l’amico Gesù)… con l’esercizio della fede e il sacrificio dei sensi.  I sensi vogliono vedere e sentire per credere; il cristiano crede alla parola di Gesù e crede quando fa tutto quello che Gesù ci ha insegnato: fede senza pratica non è fede; ma la fede si acquista proprio con la pratica, la preghiera, l’esercizio, il sacrificio.

Allora Gesù si percepisce, si sente non con i sensi, ma con la fede che è percezione divina e soprannaturale.  Una percezione molto più grande di quella che avevano gli ebrei sul Messia; molto più vera della fantasia popolare ebraica, molto più di tutte le attese e le speranze di questo mondo, fossero pure degli uomini e delle donne prestigiosi o del successo, degli scienziati e dei filosofi… 

Dice la Bibbia:  Noi siamo figli di Dio, ma quello che saremo non è stato ancora rivelato.  Sappiamo che saremo simili a Dio…  Niente di meno, noi saremo come Dio?  Al di là di ogni esperienza e di ogni immaginazione…  La fede svela meraviglie che I desiri avanza….ossia oltrepassa ogni desiderio.           

 

Vogliamo comprendere come ragionano i santi, cioè i veri cristiani che vivono il Vangelo in pienezza e in interezza?  Ecco due pagine del Diario di S. Faustina:

La sofferenza è il tesoro più grande che ci sia sulla terra.  Essa purifica l’anima e la rende piena di vero amore. (L’amore è la grande realtà cristiana che si tuffa in Dio).

Nella sofferenza conosciamo il vero amore, la vera amicizia, il bene per il bene, il sommo Bene che è Dio solo.

Signore, Grazie per le croci, le umiliazioni, i contrasti, le lotte aspre, i fraintesi, le sofferenze interiori, terribili come l’inferno, le aridità di spirito, le paure, i timori, i dubbi, l’ora della morte con l’ultima lotta, l’agonia…

Sarò simile a te coperto di piaghe su tutto il corpo, con gli occhi inondati di sangue e di lacrime, col volto deturpato e coperto di sputi, di spine pungenti che raggiungono il cervello…  Così ci hai amati.  E così ti amo, perché tu solo sei Figlio di Dio e Dio vero ed eterno.  La sofferenza passa e santifica; la santità dura in eterno! (Diario, pag. 165. 173).

In un momento la presenza di Dio mi penetrò da parte a parte… La mia anima venne immersa in Dio e inondata di una felicità così grande che non riesco a descrivere…  Dio si fondeva in modo mirabile in me.  Vidi la grande compiacenza di Dio verso di me e il mio spirito si immerse in lui.  Sento di essere amata in modo particolare e io amo con tutte le forze dell’anima mia.  Mi sembra di dover morire d’amore mentre Dio mi guardava… Ho parlato a lungo con il Signore, ma senza una parola.  Dio mi disse:  Sei la delizia del mio cuore.  Così disse anche a Gesù:  Figlio diletto!

Non sono sentimenti, ma consapevolezza più reali di qualsiasi realtà umana:  sono realtà divine nell’anima umana.

Nella mia anima sono entrati coraggio e forza.  Ho guardato tutte le sofferenze con uno sguardo così sereno… quelle sofferenze che prima sembravano che mi sommergessero in un abisso senza fondo e per sempre…

L’anima da sola può ben poco, ma con Dio può tutto.  Purtroppo sono poche le anime che seguono tutte le ispirazioni di Dio.  La felicità di Dio è per tutti e non solo per pochi privilegiati (Diario, pag. 73s).