DIECI LEBBROSI GUARITI IN SAMARIA

Domenica 28 dell’anno C

 

            “Durante il viaggio verso Gerusalemme,  Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.  Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce dicendo:  Gesù maestro, abbi pietà di noi! – Appena li vide, Gesù disse:  Andate a presentarvi ai sacerdoti.  – E mentre essi andavano, furono sanati.  Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo.  Era un Samaritano.  Ma Gesù osservò:  Non sono stati guariti tutti e dieci?  E gli altri nove dove sono?  Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero? – E gli disse:  Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!” (Lc 17, 11ss).

 

Gesù guarisce i lebbrosi rivelandosi il Messia che è venuto per distruggere il male e donare salute, vita, gioia e salvezza.  Egli è il Salvatore dell’umanità.  Dobbiamo ricorrere a lui, per guarire nel corpo e per salvare l’anima.  Dei dieci lebbrosi guariti uno solo fu salvato per la sua fede piena nel Messia, e divenne suo discepolo.  Tutte le creature sono sotto gli innumerevoli benefici di Dio, ma solo pochi traggono vantaggio per diventare suoi fedeli credenti.

 

LA CONDIZIONE PIU’ DISPERATA

Chi era il lebbroso?  L’uomo nella massima disperazione perché: 1) era malato inguaribile; 2) affetto di un male deformante; 3) di un male contagioso:  la società doveva difendersi, abbandonando il malcapitato nella disperazione; 4) era considerato un maledetto.

Il lebbroso era una persona senza speranza.  In quel tempo, la lebbra era il “male brutto” che neppure si nominava, il male che conduceva alla morte; era la suprema rovina.  Ma Gesù è il Salvatore venuto proprio per ridare speranza anche ai più emarginati e senza aiuti.

 I dieci lebbrosi, abbandonati da tutti, avevano trovato un certo conforto vivendo insieme.  Era un aiuto apparente perché, pur uniti fra loro, si aiutavano solo a piangere insieme la triste sorte, moltiplicando il dolore.  La sofferenza assume proporzioni molto più ampie quando coinvolge molta gente.

Dal punto di vista religioso, il lebbroso era considerato un maledetto.  Dice infatti la Bibbia di un servo di Dio, figura del futuro Crocifisso:  Non ha apparenza, né bellezza… disprezzato e reietto dagli uomini.  Gli si diede sepoltura tra gli empi…(era ritenuto un essere lontano da Dio, anche se)…  trafitto per i nostri delitti… per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53). 

Gesù fu crocifisso fuori delle mura di Gerusalemme, la città santa, perché non la contaminasse.  Egli si era fatto per noi “peccato” e “maledizione” (dice la Bibbia in 2 Cor e Gal), non perché avesse peccato, ma perché si era associato ai peccatori assumendo la stessa pena sulla croce per distruggerla con la  risurrezione.

Gesù conosceva i passi della Bibbia che lo paragonavano ai lebbrosi e agli emarginati, ai quali si era assimilato con le sue piaghe e con la morte ignominiosa.  Quali sentimenti provava nel cuore quando veniva a contatto con i lebbrosi?  Gli stessi sentimenti dei genitori davanti ai figli sofferenti, condannati a morte.  I genitori preferirebbero la propria morte a quella dei figli.  Così ha fatto Gesù per noi:  ci ha amati al di sopra di ogni amore che si possa immaginare!

Mentre tutti sfuggivano i lebbrosi, Gesù li cercava, stendeva la mano e li toccava. Non poteva temere contagio lui che è la vita.  Era lui a contagiare con la sua salute gli inguaribili. 

Non solo i lebbrosi erano avvicinati da Gesù, ma tutti coloro che soffrivano, tutta l’umanità.  Egli è il redentore dell’umanità piagata da mali di ogni genere.  La vera lebbra è il peccato che sta all’origine di tutte le sofferenze.  Causa di ogni male è il peccato e cioè la superbia, l’empietà, il materialismo.  Gesù ci guarisce soprattutto da questi terribili mali.

Dice il Vangelo che durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea… Gli vennero incontro dieci lebbrosi.  Gesù era diretto a Gerusalemme dove avrebbe redento il mondo con la morte in croce.  A lui che, per amore nostro sarebbe diventato lebbroso, si accostarono i dieci.   Il numero dieci ha valore anche simbolico, vuol dire una comunità, un popolo.  Il Vangelo perciò intende dire:  Il nostro Redentore si è immedesimato con il popolo dei lebbrosi, con tutta l’umanità dilaniata terribilmente dal peccato, dall’orgoglio, dalla cattiveria.  Nonostante il benessere e le conquiste della scienza, i mali non mancano mai.  Si debella la tisi e viene il tumore, si vincerà il tumore e verrà la polmonite atipica…  Gesù è l’unico, vero e universale salvatore dell’umanità.

La gente teneva lontano i lebbrosi, Gesù li cercava e li guariva e non solo in Israele, ma perfino in Samaria.  Anche la Samaria era considerata terra maledetta.  Samaritano però era uno solo.  Gli altri erano Giudei, appartenevano al popolo eletto.  E anche essi, come lebbrosi, erano accomunati al disastro universale del peccato.  Lebbrosi dunque non sono soltanto i Samaritani o i lontani, ma tutti indistintamente:  Giudei e Samaritani, pagani e cristiani. 

LA DISPERAZIONE SI CAMBIA IN SALVEZZA PER CHI SI LASCIA INCONTRARE DAL SALVATORE

Beati quei dieci lebbrosi che incontrarono Gesù, beata quella terra ritenuta maledetta, la Samaria, ma visitata dal Salvatore! 

Non esiste terra in cui Gesù non si renda presente per salvarla.  Non esistono lebbrosi o peccatori che non possano incontrare il Redentore.  Tutti i peccatori possono  udire la parola consolante di Gesù:  La tua fede ti ha salvato!  Egli è accanto a tutti quelli che vivono in questo mondo, in qualsiasi angolo della terra. 

Che cosa fecero i lebbrosi?  1) Alzarono la voce, dicendo:  Gesù Maestro, abbi pietà di noi!  2)  Obbedirono alla parola di Gesù prima di essere guariti:  Andate e presentatevi al sacerdote perché vi dichiari guariti e reintegrati a tutti i diritti umani.  3) Uno solo, fu guarito e salvato ossia entrò a far parte dei discepoli di Gesù.

Il Vangelo dice il samaritano, vistosi guarito, “tornò dietro lodando Dio a gran voce e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo”.  Dalla guarigione entrò nella fede generica: loda Colui dal quale viene ogni beneficio.  Ma poi entrò nella fede specifica cristiana perché lodò e ringraziò come Dio quel Gesù che aveva incontrato per le vie di questo mondo.  La fede cristiana non è solo fede in Dio, ma fede nel Dio che si è fatto uomo, entrò nella nostra storia, ed è presente con noi nella santa Eucaristia, nei sacramenti e nelle pratiche di fede cristiana.

 

QUANDO GESU’ SI MISE IN VIAGGIO?

Gesù si mise in viaggio da quando si fece uomo.  Da allora cominciò a visitare prima la Palestina e poi tutto il mondo mediante i suoi inviati o missionari.  Egli disse ai suoi discepoli:  Andate in tutto il mondo, insegnate quanto vi ho detto e portate a tutti la salvezza.  Io sono con voi sino alla fine della storia.

Tutti possono incontrare Gesù nella santa Ostia consacrata, nei sacramenti che sono gesti di Cristo per la nostra salvezza, nella parola di Dio che si trova sulle labbra di coloro che Gesù ha mandato in tutto il mondo e nella Bibbia.

Gesù è con noi per salvare l’umanità da ogni male.  La preghiera può tutto; è un grido che scuote il cuore amoroso di Dio.  Se fossimo nelle condizioni dei lebbrosi che cosa faremmo?  Non siamo forse in condizioni peggiori?  Il peccato è più pericoloso della lebbra perché rovina il nostro destino eterno.  Pensate che cosa vuol dire finire nell’inferno per sempre… Dobbiamo pregare con maggiore impegno di quello dei lebbrosi e gridare per noi e per tutto genere umano.

 

DOBBAIMO CREDERE ALLA PAROLOA DI GESU’

Gesù disse ai lebbrosi:  Andate e presentatevi ai sacerdoti perché constatino la vostra guarigione e vi concedano di rientrare in società.  La guarigione avvenne dopo.  I lebbrosi credettero alle parole di Gesù.  Anche noi dobbiamo credere alla parola di Gesù o letta o ascoltata dai sacerdoti. 

E la guarigione avverrà come avvenne quella dei lebbrosi.  Il Vangelo è messaggio divino.  Non viene mai meno.  Quello che dice si avvera per tutti, perché è il libro universale.

 

DIVENTARE DISCEPOLI OSSIA INTIMI DI GESU’

Tutti furono guariti, ma uno solo fu salvato.  Di quelli che vanno in chiesa non tutti ricevono la salvezza, anche se tutti ricevono benefici divini.  La salvezza è la partecipazione alla vita di Gesù, entrare in comunione con lui, vivere da amici intimi e familiari più che figli e fratelli e coniugi.

Quando Gesù diventa l’amico più caro e più intimo, allora siamo entrati nella sfera dei veri seguaci di Cristo.  Per giungervi occorre, dice il Vangelo,  tornare dietro verso Gesù, lodare Dio ad alta voce e prostrarsi ai piedi di Gesù.

Tornare dietro.  Sempre dobbiamo riformare quello che abbiamo fatto per renderlo maggiormente conforme al Vangelo.  Dobbiamo correggerci continuamente, convertirci continuamente.