32 I MORTI IN CRISTO SONO UGUALI AGLI ANGELI
Domenica
XXXII dell’anno C
“Si avvicinarono
alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la
risurrezione, e posero a Gesù questa domanda:
Maestro, Mosé ci ha prescritto:
Se a qualcuno muore un fratello che ha moglie, ma senza figli, suo
fratello prenda la vedova e dia discendenza al proprio fratello. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo
aver preso moglie, morì senza figli. Allora
la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette; e morirono tutti senza
lasciare figli.
Da ultimo anche la donna morì. Questa donna dunque, nella risurrezione, di
chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’
hanno avuta in moglie. Gesù
rispose: I figli di questo mondo
prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni
dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito;
e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli
della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgono, lo ha indicato anche Mosé a proposito del
roveto, quando chiama il Signore: Dio di
Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui” (Lc 20, 27ss).
Gesù distrugge la morte. Egli compie quest’ opera in due tempi: prima col cambiare la sua crocifissione in
risurrezione; e poi eliminando la nostra morte, legandoci a sé vita e vita
mediante i sacramenti. Si pensi alla
comunione: il corpo e l’anima umana di
Gesù diventano nostro nutrimento: ci nutriamo di Cristo e diventiamo Cristo
risorto e Dio.
Dal momento dell’unione con Gesù,
entrano in noi i germi di santità e di risurrezione provenienti da Cristo; ma vi abitano pure i
germi del male e della morte. Dobbiamo
fare in modo che siano distrutti i germi di male e che restino solo quelli di
Cristo. Se faremo questo, al momento
della morte, il corpo diventa inservibile, muore e va sotto terra per farsi
polvere; ma l’anima va in Dio e nella
gioia del paradiso. Allora saremo come
gli angeli, persone senza corpo, ma molto più nobili di noi e più potenti.
Se si muore senza aver fatto la
purificazione, ci sono due possibilità:
se siamo in stato di amicizia con Dio ossia senza peccato mortale,
andremo in purgatorio; altrimenti nell’inferno eterno, dove resteremo in una
eterna agonia: non si può morire.
Il brano del Vangelo ci insegna
molte cose sulla morte. Faccio un elenco
di NOVE PUNTI: 1) DIO E’ IL DIO DELLA VITA E NON DELLA MORTE.
2) TUTTI VIVONO PER LUI. Dio non ha
creato la morte (insegnava già la Bibbia nell’Antico Testamento e dice
ancora:) Ne fa triste esperienza chi
pecca. Le anime dei giusti sono nella
mani di Dio, parvero che morissero, ma la loro fine è piena di immortalità.
Chi non vuole morire ha la
possibilità di farlo: si unisca a
Gesù con i sacramenti. Una volta, quando
ero giovane, un mio coetaneo morì piangendo e gridando: Non voglio morire! – Dio ci ha creati per la
vita e non per la morte. Per il peccato
venne la morte. Ma il peccato si può
vincere con la vita cristiana ossia in Cristo Gesù. E’ molto importante vivere il cristianesimo!
Dice Gesù: I figli di questo mondo prendono moglie e
prendono marito, ma quelli che sono stati giudicati degni dell’altro mondo e
della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono
più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione,
sono figli di Dio.
Dunque Gesù ci insegna (TERZO PUNTO) che esiste questo mondo e
l’altro mondo ossia il mondo di qua e il mondo di là, il mondo
in cui ci troviamo noi ora e dove si trovava anche Gesù quando parlava ai
discepoli; ma esiste anche un altro mondo.
Gesù ne ha parlato diverse volte.
Non possiamo dire di non sapere nulla.
Le parole di Gesù sono contenute negli scritti del Nuovo Testamento.
QUARTO PUNTO: nell’altro mondo non possono
morire.
Nel mondo attuale talvolta alcuni si suicidano. Che cosa avviene in quel momento? Non la distruzione della persona. La persona umana è composta di anima e
corpo. Dice Gesù in un altro brano del
Vangelo: Non temete coloro che
uccidono il corpo e dopo non possono fare altro. Temete colui che può mandare in perdizione e
anima e corpo.
Quella che noi chiamiamo morte è in
realtà la separazione dell’anima dal corpo.
Il corpo senza anima si decompone.
Ma l’anima è immortale e indistruttibile. Dice Gesù:
Nell’altro mondo non possono morire. O buoni o cattivi, tutti siamo dotati di
anima immortale e non possiamo distruggere la nostra personalità che è radicata
nell’anima.
Dunque abbiamo un destino eterno; e
non dipende da noi venire all’esistenza, ma è dono di Dio che ci crea per
amore. Però essere felici o infelici
dipende esclusivamente da noi perché Dio vuole tutti salvi. Quanta responsabilità abbiamo! Dobbiamo pensarci!
Dice Gesù: …quelli che sono
giudicati degni della risurrezione...
Qual è questa risurrezione?
E’ la risurrezione di Gesù comunicata a noi e che ci fa
meravigliosamente nuovi: prima nell’interiorità di noi stessi: con i sacramenti inizia dentro di noi una
vita divina che avvolge corpo e anima e li rende come una seconda incarnazione
divina. Noi diventiamo come un corpo e
un’anima aggiunti a Gesù, partecipiamo alla sua vita divina, siamo figli di Dio
come lui, e morendo, senza rinnegare Cristo con il peccato mortale, entriamo nella
stessa condizione dell’anima umana di Gesù risorto; e un giorno saremo
rivestiti di un corpo glorioso come quello di Gesù.
Chi, dopo morte, viene giudicato
degno della risurrezione partecipa alla stessa gloria di Cristo per
sempre. QUINTO PUNTO: CHI VIENE GIUDICATO degno della
risurrezione… Dopo la morte ci
attende il giudizio in cui veniamo giudicati degni del paradiso o
dell’inferno o del purgatorio. Il
catechismo insegna che alla fine della nostra vita ci attende: morte, giudizio, inferno o paradiso o
purgatorio.
SESTO PUNTO: CHE COS’E’ LA RISURREZIONE?
E’ la risurrezione di Gesù, che
viene comunicata a noi mediante i
sacramenti. Allora ha inizio una vita
nuova: si partecipa alla vita divina, e
si è figli di Dio (SETTIMO PUNTO); morendo si gode della stessa felicità
divina; alla fine del mondo si viene
rivestiti del corpo glorioso come Gesù risorto.
La risurrezione quindi si intende 1) la nostra
elevazione alla vita divina; 2) l’ingresso nella gloria solo con l’anima, dopo
la morte; e la vita come angeli senza corpo; 3) la definitiva condizione finale
ossia la risurrezione del corpo per vivere corpo e anima per sempre.
Entriamo in Dio con il Battesimo (prima
risurrezione), pur restando in questo mondo.
In questa vita anche i cristiani (esseri risorti in Cristo a vita
divina) si moltiplicheranno (prendono moglie o marito); poi finirà la
storia e tutti insieme risorgeranno: I
buoni per la pena eterna in anima e corpo nell’inferno; gli altri per la gloria
eterna in anima e corpo. Allora non ci sarà più né matrimonio né famiglia. La famiglia sarà sostituita da un amore
sommamente perfetto, intimo e divino che oltrepassa ogni esperienza: veniamo inseriti nella stessa famiglia
trinitaria.
E poiché entriamo nella vita divina dal Battesimo,
da allora il cristiano vive il matrimonio divinamente (come la Madonna e S.
Giuseppe) e alcuni vengono talmente affascinati dall’amore divino da non sentire le necessità di vivere
in una famiglia (verginità consacrata).
Attualmente
i musulmani, privi della luce del Vangelo, pensano che la vita dopo la morte
del corpo sia una replica della vita terrena.
Gesù invece insegna che dopo la morte corporale si vive un nuovo tipo di
esistenza del tutto nuovo.
Gesù dice: NON PRENDERANNO MOGLIE NE’ MARITO – OTTAVO
PUNTO.
Non tutti giungeranno al regno della beatitudine, ma
ci sono alcuni che vengono esclusi. Risorgeranno sì, ma per la pena
eterna: avranno un corpo orribile,
sofferente e terribilmente degradato a un rango inferiore alle bestie. Per questo i demoni e i loro colleghi vengono
raffigurati come bestie.
Il corpo dei veri seguaci di Cristo risorgerà e
parteciperà alla gloria dell’anima e acquisterà caratteristiche dello spirito
pur essendo un vero corpo di materia. Il
corpo risorto avrà una bellezza, uno splendore superiore a quello del sole,
l’agilità dello spirito (si può muovere con la velocità del pensiero),
l’impassibilità (non può soffrire, invecchiare, morire), la penetrabilità (entrerà dentro il fuoco e l’acqua, nelle
viscere della terra. Anche il mondo,
dopo la risurrezione, avrà un’altra configurazione nuova; risorgerà per essere
capace di contenere i corpi gloriosi.
Così insegna Romani, c.8).
Nel periodo intermedio, in paradiso, fra la morte e
la risurrezione dei corpi, l’anima vivrà un’esperienza come gli angeli ossia di
spirito senza materia. Anche senza corpo, io come persona rimango totalmente
integro. Non si ama e non si pensa con i
piedi o con il corpo, altrimenti l’asino sarebbe più intelligente dell’uomo
perché ha una testa più grossa e un
corpo più voluminoso.
Un grande mutilato di guerra, senza braccia e senza
gambe, scrisse molti libri, dettando alla moglie. Aveva perduto le braccia e le gambe, ma non
l’intelligenza, non la volontà, la capacità di amare, godere e soffrire. Quando muore il corpo noi saremo come se
venissimo mutilati di tutte le membra, ma non per questo verremo privati di
intelligenza, di personalità, di volontà, di capacità di amare, godere in
paradiso o di soffrire con i demoni nell’inferno. Gesù dice che saremo come gli angeli e
come Dio.
Come sono gli angeli – NONO
PUNTO. Persone nobilissime, molto
superiori all’uomo nell’intelligenza, nella volontà, nella capacità di amare e
di soffrire (come fanno i demoni nell’inferno) o di godere (in paradiso). Anche gli angeli non hanno corpo eppure
producono effetti anche fisici poderosi, superiori a tutte le forze materiali e
dell’ingegno umano. Non è il corpo che
dà concretezza di esistenza, ma lo spirito, l’anima. Dio non ha corpo come noi eppure ha creato l’immensità
dell’universo. Non è il corpo tutta la
realtà dell’uomo. Senza corpo si è
persone e con il solo corpo si è bestie.
Che cosa avviene con la morte
corporale? L’anima si distacca dal corpo
e continua a vivere; il corpo resta senza vita e prende l’aspetto di un
cadavere. Noi lo guarderemo e ne
rideremo. Ormai era inservibile; e
l’anima lo ha lasciato ed è volata, veramente volata, verso Dio, come un angelo, in paradiso.
CONCLUSIONE
Coloro che si addormentano nella morte senza peccato mortale avranno una grande ricompensa, inimmaginabile! Allora la vita raggiungerà la condizione piena, perfetta, totale e oltre. Nel mondo di qua restiamo sempre insoddisfatti, mai raggiungeremo la pienezza di noi stessi; ma in paradiso la gioia supera immensamente quella che nessuno sa immaginare né desiderare. Per questo dobbiamo fare nostre le parole di S. Gregorio Nazianzeno nella morte di un fratello:
O Signore, accogli fra le tue braccia mio fratello che ci ha lasciati (per una vita molto più grande della presente tanto misera!). E un giorno accogli anche noi. Fa’ che ci presentiamo a te ben preparati (questo è lo scopo della predente vita). Allora saremo sereni e felici, non sconvolti dal timore (come chi non ha fede né speranza cristiana), non in stato di inimicizia con te. Fa’ che in quel momento tanto felice non ci sentiamo come strappati e sradicati per forza dal mondo e da questa misera vita; e non ci mettiamo contro voglia in cammino verso la vera vita. Ma che veniamo a te ben disposti e felici come chi parte per una terra meravigliosa, divina e che non finirà mai.