NON CONSIDERASI GIUSTI E NON DISPREZZARE NESSUN PECCATORE
(Fariseo e pubblicano – Domenica 30 dell’anno C)
“Gesù disse questa parabola per
alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri: Due uomini salirono al tempio pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra
sé: O Dio, ti ringrazio che non sono
come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo
pubblicano. Digiuno due volte la
settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a
distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto
dicendo: O Dio, abbi pietà di me
peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a
differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà
esaltato” (Lc 18, 9ss).
Ci viene proposta la parabola del fariseo e del pubblicano. Il fariseo era un uomo di chiesa: pregava, ma disprezzava gli altri. Chi disprezza gli altri non onora Dio. Dio si è fatto uomo e va rispettato in ogni persona.
Il pubblicano era un pubblico peccatore, ma si convertì e divenne santo. Il pubblicano era un esattore di imposte. Faceva parte di gente che aveva in mano il potere e lo esercitava con prepotenza: esigeva quanto più possibile per arricchirsi enormemente dopo di aver versato nell’erario dello stato quello che l’autorità richiedeva.
Il pubblicano era un uomo ingiusto, crudele, bollato da tutti come “peccatore” per eccellenza, come i terroristi di oggi o i mafiosi, che, per arricchirsi, si oppongono perché la legge intervenga efficacemente contro la piaga della droga. Il pubblicano era come coloro che fanno traffico di organi prelevati da bambini rapiti e uccisi; erano simili agli abitanti di tangentopoli che per denaro sono capaci di vendere sangue infetto e distrugge intere generazioni.
Il pubblicano o super-criminale riconobbe i suoi peccati e divenne cristiano ossia seguace di Cristo.
Il fariseo era un falso devoto. Era uno che
diceva frasi che spesso si odono fra noi (purtroppo anche nelle
confessioni): Io non faccio male a
nessuno; la gente è maligna; gli altri fanno male a me; io faccio sempre bene e
ricevo male.
Chi è il
fariseo lo abbiamo sentito dal Vangelo: Gesù disse
questa parabola per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano
gli altri: Due uomini salirono al
tempio pregare: uno era fariseo e
l’altro pubblicano. Il fariseo, stando
in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti
ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri,
e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Concluse Gesù dicendo: Io vi
dico: (il pubblicano) tornò a casa sua
giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi
si umilia sarà esaltato.
Quando ci mettiamo davanti a
Dio e al prossimo, dobbiamo imitare il pubblicano e non il fariseo. Gesù vuole che ci rapportiamo con loro con
l’atteggiamento interiore di un grande peccatore.
Il pubblicano aveva sulla coscienza un peso enorme di peccati gravissimi. Entrò nel tempio e si mise a pregare, forse per la prima volta in vita sua. Però non guardò nessuno in faccia, non si paragonò con nessuno. Si riconobbe peggiore di tutti. Non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Quest’uomo criminale fra i peggiori, dice Gesù: … tornò a casa sua giustificato. Divenne un santo come S. Giuseppe, di cui il Vangelo dice che era un uomo giusto, cioè un grande santo.
Il grande peccatore divenne
buono e innocente per uno straordinario miracolo di Dio che sa trasformare i
peccatori in suoi figli prediletti, come il prediletto Gesù. Per questo il Figlio di Dio è venuto nel
mondo per salvare e non per giudicare i peccatori. Il Padre ci purifica mediante lo Spirito
Santo, per i meriti del Redentore, e ci riveste della stessa santità di
Gesù.
Questo avviene ogni volta che riceviamo i sacramenti con le dovute disposizioni, cioè la comunione senza peccato mortale e con grande fede; la confessione con un dolore simile a quel pubblicano della parabola.
Allora viene riversata in noi la stessa santità di Gesù, dell’Immacolata e di S. Giuseppe, uomo giusto. Quando ci confessiamo, dobbiamo avere la convinzione di essere i più grandi peccatori.
Il cristiano deve stare sempre davanti a Dio e al prossimo con la ferma convinzione di essere il più grande peccatore del mondo e di tutta la storia.
Questa idea stenta ad entrare
in noi, ma è insegnamento di Gesù. Non
per nulla Dio ci comunica il suo pensiero, che certamente è immensamente
differente dal nostro. E’ un insegnamento di fede. Come credo che l’ostia consacrata è Gesù e
non vedo niente, così io devo credere fermamente di essere il più grande
peccatore che sia mai esistito.
Altrimenti non sono d’accordo con il Vangelo.
La Bibbia ci propone
alcune frasi che dobbiamo ripetere continuamente per creare in noi la
convinzione di fede: Considerate gli
altri superiori a voi stessi; gareggiate nello stimarvi a vicenda; non
giudicate nessuno, ma ognuno giudichi e condanni se stesso (e dica con
l’apostolo Paolo:) Dei peccatori il primo sono io.
Com’è mai possibile?
Cerchiamo di comprenderlo,
per quanto è possibile.Tutte le persone
che vivono in questo mondo, eccetto Gesù e la Madonna immacolata, sono formate dalla
stessa materia corrotta. Quando il
fornaio confeziona panini dalla stessa pasta fermentata, i consumatori ricevono
gli stessi alimenti. Se la pasta fosse
fermentata con il veleno, tutti i consumatori si avvelenano. Gesù ci insegna
che ogni persona che viene in questo mondo è come un panino confezionato con
pasta avvelenata di tutti i peccati possibili e immaginabili.
Per questo se veniamo a conoscenza delle cattiverie esistenti nel mondo, dobbiamo dire: Così sono io. – Se non siamo cristiani, ma farisei, diremo: Io non sono come gli altri. - Inoltre dobbiamo aggiungere: Non solo sono cattivo come tutti, ma di tutti sono il peggiore. Leggo nelle biografie dei santi che Gesù disse: Se ti facessi vedere la malizia e la superbia che c’è in ognuno di voi, moriresti di spavento.
Quando perciò veniamo a
conoscenza dei più grandi crimini di oggi, dobbiamo dire: Ciò che vedo è lo specchio di quello che si
trova in me. Io non posso vedere il mio
volto se non attraverso lo specchio che sono le cattiverie del mondo attorno a
me.
Gesù vuole che io chiuda
gli occhi sugli altri e li apra dentro di me.
E devo ripetere: Dei peccatori il
primo sono io; non devo giudicare nessuno, devo giudicare e condannare me
stesso: O Dio, abbi pietà di me
peccatore. Sono fariseo se dico: Perché Dio non li distrugge tutti i malvagi?
S. Umile da Bisignano si confessava ogni giorno con lacrime amare e talvolta insanguinate, eppure non aveva mai commesso un peccato grave. Il più grave peccato era stato quello di aver risposto una volta con un po’ di risentimento alla madre. Faceva la comunione ogni giorno, ma prima, si confessava con grande dolore.
Quando pensiamo agli altri, dobbiamo immancabilmente ricordare che l’altro è Gesù che disse: Quello che fate agli altri lo fate a me. - Dobbiamo pensare che nessuno è capace di conoscere l’interno altrui, ma deve conoscere il proprio io. Gli altri sono segno di Dio e si devono onorare come immagine sacra.
Il fariseo diceva: Io non sono come gli altri, io osservo tutte le leggi. La religiosità del fariseo è falsa e solo umana, mentre quella cristiana è divina. - E’ solo umana perché la religiosità non coincide con l’osservanza delle leggi. Prima di tutto, la Bibbia insegna che nessun uomo osserva tutte le leggi. Poi la religiosità cristiana non è osservare le leggi, ma essere figli di Dio. Con il Battesimo riceviamo la vita e la santità divina. Gli uomini sono capaci talvolta di compiere atti di bontà umana, non divina…
Presumere di essere senza peccati è
contro il domma cristiano del peccato originale poiché tutti ereditiamo da
Adamo la stessa materia avvelenata con i germi di ogni male. Ogni persona è un super-criminale in potenza
o in atto. Se non abbiamo fatto il male
degli altri è perché non abbiamo avuto l’occasione.
Ecco quello
che Gesù vuole dai suoi discepoli:
una sincera
presa di coscienza della personale, estrema miseria; una grande fiducia in Gesù
crocifisso che ha pagato tutti i peccati del mondo. Dobbiamo avere una fiducia illimitata
nell’infinita bontà di Dio, una compassione fraterna e affettuosa per tutti i
peccati del prossimo e una sincera ricerca continua di umiltà, penitenza e
amore verso il nostro prossimo.
Allora entreremo in una situazione
meravigliosa: saremo più dolci, più
sereni, più accoglienti, più penitenti, più generosi nella sopportazione di
ogni male che è sempre ben meritato.
Saremo gioiosi della felicità dei santi.
I peccatori pentiti diventano santi e spargono attorno a sé bontà, gioia e fiducia.