SEGUIRE GESU’  E’ IMPEGNATIVO!

Domenica 23 nell’anno

                             

         Siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse:  “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.  Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.

         Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento?  Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo:  Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro.

         Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?  Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace.  Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”(Lc 14, 25-33).

        

           

Non si può essere cristiani o discepoli di Cristo senza muovere un dito.  E’ facile dire:  Sono credente, sono cattolico.  Ma nel Vangelo trovo quattro espressioni che fanno tremare.  Gesù dice che non si può essere suoi discepoli,  1) se non si odia il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle ; 2)  se non si odia la propria vita; 3) se non si porta una croce come quella sua sulla via del Calvario; 4) se non si rinunzia a tutti i propri averi.  Sono frasi sconcertanti, sono anche parola indiscussa di Gesù Cristo!

        

Per capire il brano del Vangelo dobbiamo riflettere attentamente e a lungo sulla frase iniziale:  Siccome molta gente andava con (Gesù)…

        

Molta gente seguiva Gesù. 

 

Gesù è stato un fenomeno unico nella storia di tutti i tempi.

 

Mai è apparso all’orizzonte dell’umanità un uomo che può competere con Gesù di Nazaret.  Mai!  Gesù è Dio e uomo; Dio reso visibile fra i mortali. 

 

Che il divino sia apparso sulla terra è un fatto che tutti lo ammettono, se non sono  ciechi.  I ciechi non vedono neanche il sole che splende in pieno giorno d’estate.  La Bibbia, libro abbastanza corposo, è la testimonianza di  una lunga storia di rivelazioni divine, in prevalenza in terra di Palestina, per duemila anni fino a Cristo. 

Ma solo il cristianesimo testimonia la presenza di Dio continua, notte e giorno, per trenta anni, dal primo germoglio di vita umana nel seno materno fino alla croce, alla morte e oltre la morte con le apparizioni del Risorto ripetute frequentemente per quaranta giorni ed oltre.

 

Gesù non fu creduto definitivamente e pienamente se non dopo la risurrezione.  Alla sua morte i discepoli si dispersero.  Ma egli ritornò in vita e convinse i discepoli con la sua presenza prolungata.

         E’ vero che Gesù riuscì a nascondere la sua divinità nella semplicità di un uomo qualunque: di un bambino, di un fanciullo, di un garzone di bottega e di un itinerante maestro della Bibbia.  Però Gesù non era un uomo qualunque.  Era l’infinito Dio! 

La gente non sapeva chi fosse in realtà, ma sentiva un fascino irresistibile!  Non è possibile che  un vulcano apra un cratere (che prima era spento) senza far sentire niente.  Il terremoto scuote tutti, terrorizza e mette in moto tutti.  Così era la presenza di Gesù in terra.

        

Gesù affascinava e affascina folle immense anche ai nostri giorni.

        

Anche oggi il fenomeno Gesù o Chiesa non è uno dei tanti, ma è l’unico, il supremo, il sublime.

 

Che cosa è venuto a fare Dio in mezzo a noi?  A portare grandiosità divine, cose inaudite, meraviglie inimmaginabili, miracoli innumerevoli e straordinari:  ne è testimone storico qualificato il Vangelo. 

 

Anche oggi nella Chiesa esistono miracoli.  Un libro raccoglie i miracoli straordinari recenti e provati davanti alla scienza: Saverio Gaeta, “Miracoli. Quando la scienza si arrende”, editrice Piemme.  Sono riportati soltanto alcuni dei molti miracoli operati a migliaia e vagliati scientificamente nelle cause dei santi.  I processi di santificazione sotto Giovanni Paolo II sono oltre i mille.  Non può essere decreto di santità senza miracoli provati senza alcun dubbio davanti a scienziati.

        

Che cosa è venuto a fare nel nostro mondo questo essere straordinario Gesù?  Egli ha concentrato tutta la sua attività e il suo insegnamento per distruggere la morte nella sua vera radice (la cattiveria, il peccato, la malignità umana).  E’ venuto fra noi per vincere il male in ogni direzione:  mali fisici, malattie, mali morali, cattiverie.  Gesù ha guarito malati senza numero, ha risuscitato morti, ha scacciato il demonio (origine di ogni crimine).  Gesù ha portato ogni bene.  E non solo i beni che la mente umana può sognare (moltiplicare il pane, il vino,  frenare le tempeste…), ma soprattutto quelli che mai cuore umano desiderò.  Nessuno poteva immaginare il valore del battesimo:  avere la vita divina, diventare figli di Dio, essere introdotti nella stessa famiglia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, essere nutriti di Dio come avviene nella comunione, essere chiamati a vivere per sempre in paradiso con Dio e come Dio; e a vivere con anima e corpo risuscitato e trasfigurato con caratteristiche divine (bellezza, splendore, agilità, velocità del pensiero, impassibilità… per vivere in un mondo nuovo e trasfigurato da Dio proprio per i suoi figli per tutta l’eternità).

        

Dobbiamo richiamare spesso alla mente le promesse di Cristo, quello che egli ci dà ora nell’interiorità del cuore (la gioia di Dio e Dio stesso in persona del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo).  Dobbiamo spesso meditare con entusiasmo quello che ci attende dopo morte per accendere il cuore alle meraviglie eterne.

 

Il primo insegnamento del brano evangelico è:  1)  Gesù ci dà cose grandiose.  E il secondo è:  2) ma esige da noi un impegno sovrumano.

Dopo aver riflettuto sul primo argomento, ora passiamo al secondo.

         Le promesse di Cristo sono superumane e divine.  Ma i sacrifici che Gesù esige da noi sono come i suoi sacrifici.  Egli li accolse per amor nostro e con generosità senza confronto:  umiliazione, crocifissione, agonia straziante, sacrifici immani, impegni straordinari. 

Gesù, in questo brano del Vangelo, ci chiede di rischiare tutto per ottenere il Tutto con lettera maiuscola, che è Dio.

 

         Dice il Vangelo che Gesù, vedendo folle immense che lo seguivano e che volevano diventare suoi discepoli, alzò la voce forte e gridò a squarciagola per comunicare un  messaggio fortissimo:  non crediate che seguire lui sia facile!  Non vi mettete in animo che essere cristiani sia  una chiacchiera!  E’ qualche cosa di divino e perciò impegna divinamente.

         Quanti pensano di essere cristiani e non spostano un dito per sacrificarsi per Cristo!  Ma d’altra parte si impegnano (e in che modo!) per il denaro, per la salute, per debellare un tumore maligno…  E per andare a messa, a confessarsi, a pregare, a digiunare… non  hanno mai tempo, mai voglia, mai il desiderio…

 

         Che cosa dunque insegna il Vangelo?  Le parole sono molto forti e perfino scandalose.  Sono parole divine per un ideale eterno e infinito.  Il Vangelo ci parla del vero destino dell’uomo, destino che dura un’eternità ed è di entità divina:  siamo chiamati a vivere da dèi!

         Dice Gesù:  Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo.  Chi non  porta la propria croce e non viene dietro di  me,   non può essere mio discepolo.  Chiunque di voi non rinunzia a tutti  i  suoi  averi, non può essere mio discepolo.

 

Gesù vuole che prendiamo consapevolezza della grandiosità dei suoi doni.  Gesù non vuole essere paragonato a nessuna persona, a nessuna cosa, a nessun avvenimento.  Egli è l’unico in assoluto.  Egli è superiore agli affetti familiari, all’istinto della propria conservazione e a qualsiasi bene.  Gesù si mette in alternativa: o lui o niente altro; o solo lui oppure egli non ci dà niente di se stesso.

         Gesù vale più del padre e della madre, della moglie e del marito, dei figli, dei fratelli e delle sorelle, di tutti i beni e perfino della propria vita.  Anche della propria vita.  Per lui dobbiamo essere disposti anche ad affrontare la morte, perché lui è il bene anche al di là della morte ed è ogni bene, tutto il bene e solo unico bene.

 

         Se aveste un figlio all’ospedale, andreste a trovarlo almeno una volta la settimana, la domenica?  E perché Gesù vero, vivo nella santa ostia, lo trascurate con estrema facilità e non lo andate a trovare neanche una volta la settimana, la domenica?  Amiamo Gesù a parole o a fatti, secondo quello che pensiamo noi o secondo quello che è scritto nel Vangelo, parola di Gesù, Dio venuto in terra?

         Dio si ama più dei figli, più della propria vita, più di tutti i beni e si ama per sempre anche dopo la morte.

         Siete disposti a accettare la perdita di tutto per essere fedeli a Gesù Cristo?  A non procurare un aborto, a non commettere immoralità nel matrimonio anche se perdete marito o moglie, figli o fratelli o padre e madre?

         E se per evitare l’aborto dovete accettare la morte, lasciando figli piccoli senza madre?  Così agì una santa donna medico, veramente credente, che preferì morire anziché abortire.  La figlia ora è medico come la madre.  La madre si chiamava Gianna Beretta Molla, dichiarata santa da Papa Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.

Questo esempio eroico, ma doveroso, ci ripete:  Non credete che Dio è più grande di voi nell’assistere i figli teneri senza madre? E vi rendete conto che cosa è un peccato mortale?  E se si muore in peccato mortale c’è un inferno eterno.  Non per dieci anni o per cento anni, ma per sempre…

 

         Gesù ci invita al calcolo:  fate bene i conti, rendetevi conto di ciò che perdete senza di lui e di ciò che guadagnate con lui solo. 

         Questo è il significato delle due parabole della torre e del re che va in guerra.

Dice Gesù:  Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa…?   La fede in Gesù non costruisce una torre o un castello o una villa di piacere…  In fondo in fondo con la villa o senza villa si vive lo stesso.  A parte un po’ di vergogna in faccia, o in una reggia o in tugurio si campa ugualmente.  Ma se si perde l’anima, si perde tutto: padre, madre, moglie, marito, figli, fratelli, sorelle e amici e perfino la propria vita.  Non nel senso che chi va nell’inferno finisce.  Molti pensano che alla fine tutto finisce.  Ma non è vero.  Dopo morte comincia tutto.  Una vita per sempre, per sempre felice o infelice.

         Dice Gesù:  Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi (a tutti i suoi cari, alla sua stessa vita), non può essere mio discepolo.

         Dice Gesù:  Chi non porta la propria croce… non può essere mio discepolo.

         Anche se sono disposto a preferire Gesù a tutto, ancora non ho fatto tutto quello che Gesù vuole per essere suo discepolo.  Non basta perdere tutto o rinunziare a tutto e perfino alla propria vita.  Occorre anche cercare il soffrire, volere soffrire, passare la vita in penitenze, sacrifici come quelli di Gesù crocifisso.

         E perché allora ci lamentiamo quando ci capita una malattia, una sofferenza… se  siamo obbligati a creare il disagio come esercizio di sofferenza con Gesù e come lui per portare nel mondo la redenzione che si porta attraverso la croce?

         Gesù vuole anche la rinunzia ai propri averi.  Siamo attaccati al denaro?  Dobbiamo esercitarci ogni giorno a privarcene per amore di Gesù Cristo che visse e morì povero.  Via tanta corsa alla ricchezza, ad accumulare sempre più e mai saziarsi…  Altrimenti il nostro Dio è quello uno e trino, ma il dio quattrino.

 

         IN CONCLUSIONE PREGHIAMO:

         O Gesù, nostro maestro e redentore, Dio e nostro salvatore, la tua parola ci sconvolge.  Abbi pietà della nostra debolezza; e non permettere sacrifici al di sopra delle nostre forze.  Donaci tu la fede forte, il coraggio e la forza per seguirti in tutti i sentieri della nostra vita, sempre dietro le tue orme.  Con te nella comunione siamo capaci di affrontare anche atti eroici e sovrumani. 

Grazie, Gesù, della tua parola e della tua bontà che ci guida con amore infinito verso il bene eterno e infinito.