SEGUIRE GESU’ E’ IMPEGNATIVO!
Siccome
molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua
madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita,
non può essere mio discepolo. Chi non
porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
Chi di
voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se
ha i mezzi per portarla a compimento? Per
evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro
che vedono comincino a deriderlo, dicendo:
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il
lavoro.
Oppure quale
re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può
affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli
manda un’ambasceria per la pace. Così
chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio
discepolo”(Lc
14, 25-33).
Non si può essere cristiani o discepoli
di Cristo senza muovere un dito. E’
facile dire: Sono credente, sono
cattolico. Ma nel Vangelo trovo quattro
espressioni che fanno tremare. Gesù dice
che non si può essere suoi discepoli, 1)
se non si odia il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle ;
2) se non si odia la propria vita; 3) se
non si porta una croce come quella sua sulla via del Calvario; 4) se non si
rinunzia a tutti i propri averi. Sono frasi sconcertanti, sono anche
parola indiscussa di Gesù Cristo!
Per capire il brano del Vangelo dobbiamo
riflettere attentamente e a lungo sulla frase iniziale: Siccome molta gente andava con (Gesù)…
Molta gente seguiva Gesù.
Gesù è stato un fenomeno unico nella
storia di tutti i tempi.
Mai è apparso all’orizzonte dell’umanità
un uomo che può competere con Gesù di Nazaret.
Mai! Gesù è Dio e uomo; Dio reso
visibile fra i mortali.
Che il divino sia apparso sulla terra è
un fatto che tutti lo ammettono, se non sono
ciechi. I ciechi non vedono
neanche il sole che splende in pieno giorno d’estate. La Bibbia, libro abbastanza corposo, è la
testimonianza di una lunga storia di
rivelazioni divine, in prevalenza in terra di Palestina, per duemila anni fino
a Cristo.
Ma solo il cristianesimo testimonia la
presenza di Dio continua, notte e giorno, per trenta anni, dal primo germoglio di
vita umana nel seno materno fino alla croce, alla morte e oltre la morte con le
apparizioni del Risorto ripetute frequentemente per quaranta giorni ed oltre.
Gesù non fu creduto definitivamente e
pienamente se non dopo la risurrezione.
Alla sua morte i discepoli si dispersero. Ma egli ritornò in vita e convinse i
discepoli con la sua presenza prolungata.
E’ vero che Gesù riuscì a nascondere
la sua divinità nella semplicità di un uomo qualunque: di un bambino, di un
fanciullo, di un garzone di bottega e di un itinerante maestro della
Bibbia. Però Gesù non era un uomo
qualunque. Era l’infinito Dio!
La gente non sapeva chi fosse in realtà,
ma sentiva un fascino irresistibile! Non
è possibile che un vulcano apra un
cratere (che prima era spento) senza far sentire niente. Il terremoto scuote tutti, terrorizza e mette
in moto tutti. Così era la presenza di
Gesù in terra.
Gesù affascinava e affascina folle
immense anche ai nostri giorni.
Anche oggi il fenomeno Gesù o Chiesa non
è uno dei tanti, ma è l’unico, il supremo, il sublime.
Che cosa è venuto a fare Dio in mezzo a
noi? A portare grandiosità divine,
cose inaudite, meraviglie inimmaginabili, miracoli innumerevoli e
straordinari: ne è testimone storico
qualificato il Vangelo.
Anche oggi nella Chiesa esistono
miracoli. Un libro raccoglie i miracoli
straordinari recenti e provati davanti alla scienza: Saverio Gaeta, “Miracoli.
Quando la scienza si arrende”, editrice Piemme.
Sono riportati soltanto alcuni dei molti miracoli operati a migliaia e
vagliati scientificamente nelle cause dei santi. I processi di santificazione sotto Giovanni
Paolo II sono oltre i mille. Non può
essere decreto di santità senza miracoli provati senza alcun dubbio davanti a
scienziati.
Che cosa è venuto a fare nel nostro mondo
questo essere straordinario Gesù?
Egli ha concentrato tutta la sua attività e il suo insegnamento per distruggere
la morte nella sua vera radice (la cattiveria, il peccato, la malignità
umana). E’ venuto fra noi per vincere il
male in ogni direzione: mali fisici,
malattie, mali morali, cattiverie. Gesù
ha guarito malati senza numero, ha risuscitato morti, ha scacciato il demonio
(origine di ogni crimine). Gesù ha
portato ogni bene. E non solo i beni che
la mente umana può sognare (moltiplicare il pane, il vino, frenare le tempeste…), ma soprattutto quelli
che mai cuore umano desiderò. Nessuno
poteva immaginare il valore del battesimo:
avere la vita divina, diventare figli di Dio, essere introdotti nella
stessa famiglia del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, essere nutriti di
Dio come avviene nella comunione, essere chiamati a vivere per sempre in
paradiso con Dio e come Dio; e a vivere con anima e corpo risuscitato e
trasfigurato con caratteristiche divine (bellezza, splendore, agilità, velocità
del pensiero, impassibilità… per vivere in un mondo nuovo e trasfigurato da Dio
proprio per i suoi figli per tutta l’eternità).
Dobbiamo richiamare spesso alla mente le
promesse di Cristo, quello che egli ci dà ora nell’interiorità del cuore (la
gioia di Dio e Dio stesso in persona del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo). Dobbiamo spesso meditare con
entusiasmo quello che ci attende dopo morte per accendere il cuore alle
meraviglie eterne.
Il primo insegnamento del brano
evangelico è: 1) Gesù ci dà cose grandiose. E il secondo è: 2) ma esige da noi un impegno sovrumano.
Dopo aver riflettuto sul primo argomento,
ora passiamo al secondo.
Le promesse di
Cristo sono superumane e divine. Ma i
sacrifici che Gesù esige da noi sono come i suoi sacrifici. Egli li accolse per amor nostro e con
generosità senza confronto: umiliazione,
crocifissione, agonia straziante, sacrifici immani, impegni straordinari.
Gesù, in questo brano del Vangelo, ci
chiede di rischiare tutto per ottenere il Tutto con lettera maiuscola, che è
Dio.
Dice il
Vangelo che Gesù, vedendo folle immense che lo seguivano e che volevano
diventare suoi discepoli, alzò la voce forte e gridò a squarciagola per
comunicare un messaggio fortissimo: non crediate che seguire lui sia facile! Non vi mettete in animo che essere cristiani
sia una chiacchiera! E’ qualche cosa di divino e perciò impegna
divinamente.
Quanti pensano
di essere cristiani e non spostano un dito per sacrificarsi per Cristo! Ma d’altra parte si impegnano (e in che
modo!) per il denaro, per la salute, per debellare un tumore maligno… E per andare a messa, a confessarsi, a
pregare, a digiunare… non hanno mai
tempo, mai voglia, mai il desiderio…
Che cosa
dunque insegna il Vangelo? Le parole
sono molto forti e perfino scandalose.
Sono parole divine per un ideale eterno e infinito. Il Vangelo ci parla del vero destino
dell’uomo, destino che dura un’eternità ed è di entità divina: siamo chiamati a vivere da dèi!
Dice Gesù:
Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i
fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio
discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro
di me,
non può essere mio discepolo.
Chiunque di voi non rinunzia a tutti
i suoi averi, non può essere mio discepolo.
Gesù vuole che prendiamo consapevolezza
della grandiosità dei suoi doni. Gesù
non vuole essere paragonato a nessuna persona, a nessuna cosa, a nessun
avvenimento. Egli è l’unico in
assoluto. Egli è superiore agli affetti
familiari, all’istinto della propria conservazione e a qualsiasi bene. Gesù si mette in alternativa: o lui o niente
altro; o solo lui oppure egli non ci dà niente di se stesso.
Gesù vale più
del padre e della madre, della moglie e del marito, dei figli, dei fratelli e
delle sorelle, di tutti i beni e perfino della propria vita. Anche della propria vita. Per lui dobbiamo essere disposti anche ad
affrontare la morte, perché lui è il bene anche al di là della morte ed è ogni
bene, tutto il bene e solo unico bene.
Se aveste un
figlio all’ospedale, andreste a trovarlo almeno una volta la settimana, la
domenica? E perché Gesù vero, vivo nella
santa ostia, lo trascurate con estrema facilità e non lo andate a trovare
neanche una volta la settimana, la domenica?
Amiamo Gesù a parole o a fatti, secondo quello che pensiamo noi o
secondo quello che è scritto nel Vangelo, parola di Gesù, Dio venuto in terra?
Dio si ama più
dei figli, più della propria vita, più di tutti i beni e si ama per sempre
anche dopo la morte.
Siete disposti
a accettare la perdita di tutto per essere fedeli a Gesù Cristo? A non procurare un aborto, a non commettere
immoralità nel matrimonio anche se perdete marito o moglie, figli o fratelli o
padre e madre?
E se per
evitare l’aborto dovete accettare la morte, lasciando figli piccoli senza
madre? Così agì una santa donna medico,
veramente credente, che preferì morire anziché abortire. La figlia ora è medico come la madre. La madre si chiamava Gianna Beretta Molla,
dichiarata santa da Papa Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.
Questo esempio eroico, ma doveroso, ci ripete: Non credete che Dio è più grande di voi
nell’assistere i figli teneri senza madre? E
vi rendete conto che cosa è un peccato mortale?
E se si muore in peccato mortale c’è un inferno eterno. Non per dieci anni o per cento anni, ma per
sempre…
Gesù ci
invita al calcolo: fate bene i
conti, rendetevi conto di ciò che perdete senza di lui e di ciò che guadagnate
con lui solo.
Questo è il
significato delle due parabole della torre e del re che va in guerra.
Dice Gesù: Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima
a calcolarne la spesa…? La fede in Gesù
non costruisce una torre o un castello o una villa di piacere… In fondo in fondo con la villa o senza villa
si vive lo stesso. A parte un po’ di
vergogna in faccia, o in una reggia o in tugurio si campa ugualmente. Ma se si perde l’anima, si perde tutto:
padre, madre, moglie, marito, figli, fratelli, sorelle e amici e perfino la
propria vita. Non nel senso che chi va
nell’inferno finisce. Molti pensano che
alla fine tutto finisce. Ma non è
vero. Dopo morte comincia tutto. Una vita per sempre, per sempre felice o
infelice.
Dice
Gesù: Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi (a
tutti i suoi cari, alla sua stessa vita), non può essere mio discepolo.
Dice
Gesù: Chi non porta la propria croce… non può essere mio
discepolo.
Anche se sono
disposto a preferire Gesù a tutto, ancora non ho fatto tutto quello che Gesù
vuole per essere suo discepolo. Non
basta perdere tutto o rinunziare a tutto e perfino alla propria vita. Occorre anche cercare il soffrire, volere
soffrire, passare la vita in penitenze, sacrifici come quelli di Gesù
crocifisso.
E perché allora
ci lamentiamo quando ci capita una malattia, una sofferenza… se siamo obbligati a creare il disagio come
esercizio di sofferenza con Gesù e come lui per portare nel mondo la
redenzione che si porta attraverso la croce?
Gesù vuole
anche la rinunzia ai propri averi. Siamo
attaccati al denaro? Dobbiamo
esercitarci ogni giorno a privarcene per amore di Gesù Cristo che visse e morì
povero. Via tanta corsa alla ricchezza,
ad accumulare sempre più e mai saziarsi…
Altrimenti il nostro Dio è quello uno e trino, ma il dio quattrino.
IN CONCLUSIONE
PREGHIAMO:
O Gesù, nostro
maestro e redentore, Dio e nostro salvatore, la tua parola ci sconvolge. Abbi pietà della nostra debolezza; e non
permettere sacrifici al di sopra delle nostre forze. Donaci tu la fede forte, il coraggio e la
forza per seguirti in tutti i sentieri della nostra vita, sempre dietro le tue
orme. Con te nella comunione siamo
capaci di affrontare anche atti eroici e sovrumani.
Grazie, Gesù, della tua parola e della
tua bontà che ci guida con amore infinito verso il bene eterno e infinito.